IL SISTEMA DELLE RICEVUTE NELLA DISCIPLINA DEL DEPOSTO TELEMATICO

E’ solo con il ricevimento di tutte e quattro le ricevute che il deposito telematico si ha per avvenuto

Di Alessio Luca Bonafine -

Trib. Massa 4 luglio 2016

La pronuncia che si segnala prende le mosse da un reclamo proposto ai sensi dell’art. 630, comma 3, c.p.c. avverso l’ordinanza che aveva dichiarato l’estinzione di una procedura esecutiva per non avere il creditore procedente tempestivamente depositato l’istanza di vendita.

Con l’impugnazione il reclamante intendeva ottenere la revoca dell’indicato provvedimento per la violazione delle norme di settore in punto di tempestività del deposito (che riteneva essersi perfezionato nei tempi prescritti) e, in via subordinata, la rimessione in termini ex art. 153 c.p.c.

Ciò in quanto, pur non avendo ricevuto la quarta PEC relativa ai controlli della cancelleria, affermava di avere comunque effettuato tre diversi tentativi di deposito telematico dell’istanza di vendita, tutti conclusisi con la terza ricevuta, quella riferita agli esiti dei controlli automatici, negativa a causa di anomalie (id est, l’utilizzo di un formato non ammesso) tuttavia ritenute non bloccanti e fronte delle quali, quindi, la cancelleria avrebbe dovuto accettare (se del caso anche forzandolo) il deposito, fermo comunque il dovere di segnalare al giudicante ogni informazione utile in merito all’anomalia riscontrata.

Cionondimeno, il Tribunale disattende le ricostruite argomentazioni concludendo per l’infondatezza del reclamo.

Ai sensi dell’art. 14, comma 7, provvedimento DGSIA 16 aprile 2014, infatti, il deposito dell’atto effettuato in un formato non ammesso (come nel caso deciso) configura un’anomalia bloccante, lasciata alla determinazione dell’ufficio ricevente, che “può” (e non “deve”) intervenire forzando l’accettazione, atteso che la più recente Circolare ministeriale del 23 ottobre 2015 ha modificato il dettato di quella precedente del 28 ottobre 2014 liberando le cancellerie dal dovere di accettazione.

Di conseguenza, conclude il Collegio toscano, “se è pur vero che il deposito con modalità telematiche si ha per avvenuto al momento in cui viene generata la ricevuta di avvenuta consegna da parte del gestore di posta elettronica certificata del ministero della giustizia […], avendo essa la funzione di esonerare il depositante dal rischio di tardività del deposito in ragione di ritardi di lavorazione a lui non imputabili – riferendosi ai controlli automatici effettuati dal dominio giustizia e, soprattutto, a quelli manuali degli operatori di cancelleria che possono avvenire a distanza di giorni – ma non dal rischio di nullità del deposito per carenza dei requisiti indispensabili (cfr. Trib. Torino 11/6/2015), tuttavia, il deposito si ha per avvenuto solamente con il ricevimento di tutte e quattro le ricevute con esito positivo”.

Per queste vie, quindi, rigetta anche l’istanza di rimessione in termini.

L’art. 153 c.p.c., infatti, la prevede e la consente qualora l’istante dimostri di essere in corso in una decadenza non imputabile.

Tuttavia, il Tribunale evidenzia come nel caso affrontato a rilevare sia l’inosservanza del termine perentorio per il deposito dell’istanza di vendita come determinato da un errore del depositante e certamente rientrante nella sfera di controllo dello stesso.

Il Collegio, pertanto, nega che l’istanza di rimessione possa essere accolta, a maggior ragione considerando che, nonostante l’errore fosse riconoscibile da parte del mittente già pochi minuti dopo ogni deposito, la medesima veniva formulata a distanza di molti mesi dalla scadenza del termine perentorio e comunque solamente dopo la sollevazione della questione d’ufficio, una volta verificata l’assenza nel fascicolo telematico dell’istanza medesima.