Provvedimenti “de potestate”, ex art. 330 e 333 c.c.: ricorso straordinario ex art. 111, comma 7 cost. su questione di rito, previa conversione del regolamento di giurisdizione. Convenzione dell’Aja 19 ottobre 1996.

Di Gian Paolo Califano -

Sommario: 1. Premessa. 2. La previsione degli artt. 739 e 742 c.p.c. 3. Sulla revoca e modifica dei provvedimenti pronunciati in camera di consiglio. 4. Il regime dei provvedimenti pronunciati in sede di reclamo ex art. 739 c.p.c. 5. La fattispecie rimessa all’esame delle Sezioni Unite civili.  6. La pronuncia delle Sezioni Unite civili e considerazioni conclusive. 7. In calce: copia della requisitoria del P.M.

1.Premessa.

La pronuncia in epigrafe si innesta, per molti versi, sul tema del “maquillage” del rito camerale. È ben noto il problema, ampiamente discusso[1], della evidente inadeguatezza di tale rito quando adottato dal Legislatore non per la regolamentazione di un mero interesse (giuridicamente tutelato) ma, piuttosto e anche per dirimere vere e proprie controversie su diritti soggettivi[2]. Dibattito ovviamente rinfocolato[3] dalla riforma del ’99 sul “giusto processo” costituzionalmente garantito: la riserva di legge di cui al comma 1 dell’art. 111 cost. (come riformulato) non sembra infatti compatibile con un rito -per volontaria giurisdizione contenziosa- che, nel dettato normativo, troppo affidi alla discrezionalità del giudice e appaia privo delle principali garanzie riconosciute dalla cognizione ordinaria.

Non a caso, simile problema si è aperto quando il Legislatore ha introdotto (poi estendendone l’ambito di applicazione: D.lgs. n. 150/2011[4]) il rito sommario di cognizione di cui agli artt. 702-bis ss. c.p.c.[5]. E, quando Costantino[6] introdusse gli interventi programmati del XXXI Convegno nazionale dell’Associazione fra gli Studiosi del processo civile, dedicato, appunto, a la tutela dei diritti e le regole del processo, rilevando che «nonostante quanto previsto dall’art. 111, comma 1°, Cost., … nelle ipotesi in cui è imposta l’applicazione del procedimento sommario di cognizione o del procedimento camerale, la determinazione delle regole del processo è affidata alla discrezione del giudice senza alcuna possibilità di accesso ad un processo con regole predeterminate», nell’occasione[7] si prospettò una possibile soluzione del problema, sostanzialmente riducendo la discrezionalità del giudice nel rito sommario al mancato obbligo di pedissequa applicazione delle regole del procedere di cui all’art. 183 c.p.c.

Sebbene anch’io abbia non poche perplessità[8] su pur opportune “letture”, che, di fatto, immaginano un rito “flessibile”, capace di adattarsi nelle forme alle peculiarità della singola controversa, ma nient’affatto previsto dal Legislatore, per quanto qui interessa mi limito a brevemente riassumere lo “stato dell’arte” del sistema del procedimento di volontaria giurisdizione in vigore, caratterizzato da opportuni e singolari “ritocchi” legislativi, e da dottrina e giurisprudenza “creativa”[9]. In primis, nei suoi presupposti, fino all’indirizzo giurisprudenziale che ammette (nei limiti che di seguito emergeranno) il ricorso straordinario in Cassazione, ex art. 111, comma 7 cost., avverso il provvedimento pronunciato dalla corte di appello in sede di reclamo e, dunque, all’esito di un procedimento in camera di consiglio (artt. 737 ss., c.p.c.). Orientamento che, a sua volta, lo vedremo, poggia sulla pretesa che il decreto pronunciato in sede di reclamo, affermato come impugnabile col rimedio costituzionale, sia in qualche modo dotato della “stabilità” e “decisorietà” ritenute indispensabili per l’ammissione del ricorso straordinario. Ciò che potrebbe trovare conferma nel disposto dell’art. 741 c.p.c. ai sensi del quale tali provvedimenti, di regola, «acquistano efficacia quando sono decorsi i termini di cui agli articoli precedenti senza che sia stato proposto reclamo»; ovvero, evidentemente e per implicito, all’esito del reclamo. E che, comunque, è quanto conferma la sentenza in epigrafe.

2.La previsione degli artt. 739 e 742 c.p.c.

Vengo, così (come necessaria premessa a quanto segue), a ciò che espressamente stabilisce, in parte qua, l’art. 739 c.p.c.

Considerato il precedente art. 737, per il quale «i provvedimenti che debbono essere pronunciati in camera di consiglio si chiedono con ricorso al giudice competente e hanno forma di decreto motivato, salvo che la legge disponga altrimenti», di tali decreti l’art. 739 detta il regime, stabilendo che essi sono soggetti a reclamo (da proporre al tribunale se pronunciati dal giudice tutelare ovvero alla corte di appello se pronunciati dal tribunale). Il giudice del reclamo si pronuncia, a sua volta, sempre in camera di consiglio; e dunque, con altro provvedimento pure in forma di decreto. La norma continua stabilendo che «il reclamo deve essere proposto nel termine perentorio di dieci giorni dalla comunicazione del decreto, se è dato in confronto di una sola parte, o dalla notificazione se è dato in confronto di più parti» (co. 2). E che «salvo che la legge disponga altrimenti, non è ammesso reclamo contro i decreti della corte d’appello e contro quelli del tribunale pronunciati in sede di reclamo» (co. 3)[10].

Da tale previsione sembrerebbe emergere un forte indizio: strano immaginare che un provvedimento “impugnabile” con reclamo e un provvedimento pronunciato all’esito di quest’ultimo siano revocabili o modificabili ad libitum dal giudice a quo. Tuttavia, il successivo art. 742 (sin dalla sua rubrica: Revocabilità dei provvedimenti) espressamente stabilisce (con formula generica) che, salvi i diritti acquistati in buona fede dai terzi, «i decreti possono essere in ogni tempo modificati o revocati…». Con l’ulteriore “aggravante” che tale ultima norma, non prevede, a differenza, ad esempio, dagli artt. 669-decies e terdecies, cod. rito, dedicati alla revoca e modifica e al reclamo dei provvedimenti cautelari che questi possano essere revocati o modificati soltanto «se si verificano mutamenti nelle circostanze o se si allegano fatti anteriori di cui si è acquisita conoscenza successivamente al provvedimento cautelare» (art. 669-decies, commi 1 e 2 c.p.c.).

Se ne deduce, inevitabilmente: a) che i decreti pronunciati in camera di consiglio sono certamente revocabili o modificabili; b) che di tale possibilità, espressamente dettata dal legislatore, vanno soltanto individuati gli eventuali limiti.

3. Sulla revoca e modifica dei provvedimenti pronunciati in camera di consiglio

Notevole è stato il dibattito intorno alla revoca o modifica del decreto camerale. Ed anche inevitabile, direi, posto, appunto, il difficile rapporto tra tale istituto e quello del reclamo, cui non può negarsi una qualche efficacia preclusiva[11].

La tesi più coerente con quanto espressamente dettato dall’art. 742 c.p.c. ribadisce la revocabilità e modificabilità dei provvedimenti in discorso, in ogni tempo; e, di conseguenza, ne nega l’attitudine al giudicato formale o sostanziale[12]. E, ascritto il procedimento in camera di consiglio alla categoria di quelli sommari-semplificati, capaci di condurre a provvedimenti meramente esecutivi, in taluni casi (ad esempio di cui all’art. 9 l. 1 dicembre 1970, n. 898, come modificato nel 1987, con l. n. 74 e all’art. 710 c.p.c., come modificato dalla l. 29 luglio 1988, n. 331), li ritiene non preclusivi della possibilità di azionare il diritto al mantenimento o all’assegno in un successivo processo a cognizione piena (se del caso istaurato anche ai sensi dell’art. 615 c.p.c.)[13].

Non identica la posizione di chi[14] afferma che «la revoca e la modifica si possono avere non solo allegando circostanze sopravvenute …. Ma anche allegando circostanze già esistenti al momento in cui il provvedimento è stato emesso, ma in quella sede non fatte valere».

Altri[15], premesso il rilievo della equivocità del concetto di mero interesse (la cui regolamentazione sarebbe -per diffusa ma non chiara definizione- oggetto dei procedimenti di volontaria giurisdizione[16]), e riservata al Legislatore la scelta del rito processuale (a suo parere più idoneo) al quale rimettere le varie situazioni giuridicamente tutelate (peraltro ritenendo che l’istruzione sommaria caratterizzante il procedimento cautelare possa e debba adeguarsi al caso specifico) afferma non possa negarsi al decreto camerale “una certa stabilità”. E lo ritiene[17], esperito il reclamo o decorso il termine per proporlo, revocabile o modificabile per motivi di merito in forza di circostanze sopravvenute e non per un riesame dei fatti né per motivi di legittimità sostanziale o processuale[18].

V’è, poi, chi[19], preso atto dell’indirizzo giurisprudenziale affermativo della revocabilità o modificabilità “condizionata” dei provvedimenti in discorso, alla necessità che la relativa istanza proponga motivi di legittimità o di merito in relazione a circostanze preesistenti o sopravvenute, aggiunge che «sarebbe davvero eccessivo consentire la revoca per vizi di legittimità del procedimento (quale la mancata audizione di eventuali controinteressati o di richiesti pareri, ecc.), se a tali vizi non si accompagnasse la deduzione di conseguenze sotto il profilo di una violazione dell’interesse sotteso.». E pure sottrae il vizio di competenza ai motivi spendibili con l’istanza in discorso.

4. Il regime dei provvedimenti pronunciati in sede di reclamo ex art. 739 c.p.c.

Brevemente riassunto il dibattito dottrinale circa i termini nei quali sembrano modificabili o revocabili i decreti pronunciati all’esito del procedimento in camera di consiglio, si è poi posto il problema di stabilire se quelli resi in sede di reclamo siano a loro volta impugnabili in cassazione ai sensi dell’art. 111, comma 7, cost.[20]. Problema peraltro risolto in senso positivo nella pronuncia in commento.

Sul punto, oltre che in dottrina, si rileva(va) grave dibattito giurisprudenziale.

Il problema, non per caso, si è posto spesso in tema di rito camerale adottato in materia di famiglia[21].

In linea generale, a partire da Cass., Sez. un., 30 luglio 1953, n. 2593[22], «la giurisprudenza si era orientata nel senso che fosse possibile il ricorso per cassazione avverso i decreti camerali emessi in sede di reclamo che avessero ad oggetto la soluzione di conflitti intersoggettivi». Soluzione avallata da Corte cost., 1° marzo 1973, n. 22[23]». Orientamento che si è poi andato chiarendo nel senso di ammettere il ricorso straordinario soltanto avverso il decreto che abbia risolto in maniera definitiva la controversia; cioè con efficacia assimilabile a quella del giudicato[24]. Rectius: avverso provvedimenti riconosciuti come idonei al c.d. giudicato “rebus sic stantibus” (pretesa attitudine che ancor più ne aggrava la trattazione in camera di consiglio)[25] .

Ma il percorso è stato tutt’altro che lineare. In particolare, sulla impugnabilità in Cassazione (ai sensi dell’art. 111 cost.) dei provvedimenti de potestate emessi dal giudice minorile ai sensi degli artt. 330 a 333 c.c. si proponeva ancora di recente grave oscillazione giurisprudenziale. Un primo indirizzo, infatti, ne escludeva l’impugnabilità ai sensi dell’art. 111, comma 7, cost. sul presupposto che «il decreto con cui l’autorità giudiziaria assume “i provvedimenti convenienti” per l’interesse del minore, ai sensi dell’art. 333 c.p.c., al fine di superare la condotta pregiudizievole del genitore, ha natura di atto di giurisdizione non contenziosa ed è privo di carattere definitivo, in quanto revocabile e reclamabile, sia per il disposto speciale di cui al comma 2 della disposizione menzionata, sia secondo le regole generali degli articoli 739 e 742 c.p.c.»[26].

E soltanto di recente si è arrivati ad affermare, con evidente sovvertimento dei presupposti del precedente orientamento, che siffatti provvedimenti: a) sono impugnabili col ricorso straordinario in cassazione[27], pur confermatane la natura non contenziosa[28]; in quanto, b) essi sarebbero capaci di coprirsi del “giudicato rebus sic stantibus[29], perché, c) non revocabili o modificabili salva la sopravvenienza di fatti nuovi.

Orientamento che, per tale via, afferma la ricorribilità in cassazione avverso il decreto della Corte di appello che, in sede di reclamo, abbia confermato, modificato o revocato i predetti provvedimenti.

Nuovo indirizzo giurisprudenziale che si è proposto, con ogni evidenza, in relazione a provvedimenti camerali “di merito”, (individuati, appunto, come) idonei a coprirsi di un’efficacia in tutto simile a quella di cui all’art. 2909 c.c. E perciò meritevoli della tutela del rimedio costituzionale. Non anche per decreti definitivi di mero rito.

5. La fattispecie rimessa all’esame delle Sezioni Unite civili

Chiarito lo stato dell’arte in tema di procedimento camerale, vengo alla pronuncia in epigrafe. L’attrice, con cittadinanza italiana e statunitense, proponeva ricorso ex art. 330 ss. c.c. innanzi al Tribunale per i minorenni di Firenze, in relazione all’esercizio della responsabilità genitoriale sulla figlia minore, nata in California e figlia della ricorrente e di un cittadino statunitense.

Con decreto del 3 ottobre 2019, l’adito Tribunale dichiarava di non poter provvedere sulla domanda, in quanto proposta quando già pendeva altro procedimento iniziato dalla medesima ricorrente innanzi al giudice straniero (art. 13, comma 1, Convenzione dell’Aja del 19 ottobre 1996, ratificata in Italia con legge 18 giugno 2015, n. 101).

Proposto reclamo (ex art. 739 c.p.c.) avverso tale provvedimento, la Corte di appello di Firenze, Sezione minorenni, negata la litispendenza internazionale alla data di proposizione del ricorso in Italia, lo accoglieva affermando la giurisdizione italiana e rimettendo la causa al Tribunale dei minori ai sensi dell’art. 353 c.p.c.

Ricorreva in Cassazione il padre (Y), con ricorso qualificato come “regolamento di giurisdizione”; con tale strumento riproponendo la questione del “difetto di giurisdizione del giudice italiano per la previa pendenza del procedimento americano”.

Due sono i profili da esaminare (e tra loro intersecati): 1. se dopo la pronuncia della Corte di appello, che ha rimesso la causa in primo grado, sia ammissibile un ricorso per regolamento di giurisdizione. 2. Se, eventualmente ritenuto inammissibile il regolamento di giurisdizione, questo possa “convertirsi” in (ammissibile) ricorso in cassazione (ordinario o straordinario -ormai omologati quanto ai motivi: cfr. l’art. 360, comma 4, c.p.c.-) nel procedimento di cui trattasi, e come regolato dall’art. 336 c.c.

Quanto al primo punto, pacifico ormai che anche una questione di giurisdizione “internazionale” possa costituire oggetto del rimedio preventivo, rileva, piuttosto, l’interpretazione dottrinale e giurisprudenziale dell’art. 41, comma 1, c.p.c. nella parte in cui la norma stabilisce che il regolamento di giurisdizione può essere proposto «finché la causa non sia decisa nel merito in primo grado».

Tale previsione notoriamente non trova applicazione letterale in giurisprudenza, ritenendosi capace di precludere il regolamento anche ogni sentenza eventualmente pronunciata dal giudice di prime cure pur su questione di rito, che, impugnabile coi rimedi ordinari, esclude, allora, l’ammissibilità dell’istituto in discorso. Ebbene, nella specie era stato pronunciato un provvedimento definitivo in primo grado (pur se, in coerenza col relativo rito, non in forma di sentenza) “impugnabile” con reclamo. E, dunque, non sembra azzardata la conclusione che anche nel nostro caso il regolamento di giurisdizione sia divenuto inammissibile con la pronuncia di tale provvedimento.

Senonché -a tacere sul punto della (im)proponibilità del regolamento, quando la causa sia stata rimessa al primo giudice[30]-, e ritenuto inammissibile, nella specie, il regolamento di giurisdizione, bisogna allora verificare se l’atto proposto dal ricorrente possa convertirsi in ricorso in cassazione, straordinario: comunque quest’ultimo, come già sopra ricordato, ormai esperibile per tutti i motivi di cui all’art. 360 c.p.c.[31].

Sulla impugnabilità in Cassazione (ai sensi dell’art. 111 cost.) dei provvedimenti de potestate emessi dal giudice minorile ai sensi degli artt. 330 a 333 c.c. ho gia sopra riassunto lo stato dell’arte[32]. Premesso che siffatti provvedimenti, pronunciati in sede di reclamo, salva espressa previsione in senso opposto, non possono essere a loro volta fatti oggetto di nuovo reclamo, posto l’espresso divieto di cui all’art. 739, comma 3, c.c.[33], il più recente orientamento[34] l’ammette, come sopra rilevato[35], sulla base del rilievo che, pur confermatane la natura non contenziosa[36] sono essi capaci di coprirsi del “giudicato rebus sic stantibus[37], in quanto non revocabili o modificabili salva la sopravvenienza di fatti nuovi[38]. Orientamento che, per tale via, afferma la ricorribilità in cassazione avverso il decreto della Corte di appello che, in sede di reclamo, abbia confermato, modificato o revocato i predetti provvedimenti.

V’è da ricordare che, sebbene, nella specie, ammesso il ricorso, le Sezioni unite risolvevano in primis una questione di giurisdizione internazionale, il nuovo indirizzo era da esse consacrato, con ogni evidenza, in relazione a provvedimenti camerali “di merito”, idonei a coprirsi di un’efficacia in tutto simile a quella di cui all’art. 2909 c.c. E perciò meritevoli della tutela del rimedio costituzionale.

E se tale fosse rimasta la motivazione della ammissibilità in medias res, del ricorso straordinario in Cassazione non sarebbe stato agevole estendere il nuovo precetto giurisprudenziale anche ad un provvedimento che, come quello di cui trattasi, si sia limitato a pronunciarsi su mera questione di giurisdizione.

Il problema, torno a dirlo, è che, come autorevolmente e condivisibilmente sostenuto, il procedimento camerale mal si presta a regolare quelli che sono veri e propri conflitti (in materia di famiglia) tra coniugi e figli minori[39]. E dove vengono in rilievo principii costituzionali di rango assai elevato, senza forzature da alcuni equiparati per qualche verso ai diritti di libertà[40].

Non v’è ormai più dubbio[41] che è già presente nella elaborazione giurisprudenziale[42], in assenza di accorto intervento normativo, la consapevolezza di dover «dotare il rito camerale dei correttivi minimi atti a garantire i parametri costituzionali del giusto processo».

D’altra parte, l’ammissibilità del ricorso straordinario non può che essere valutata anche e soprattutto alla luce dei sopravvenuti commi 1 e 2 del medesimo art. 111 cost. ed al “presupposto” e precedente art. 24 della medesima Carta fondamentale. Compreso, dunque il principio della ragionevole durata del processo. Nella logica di indagine circa la “legittimità costituzionale di una norma costituzionale come elaborata dalla giurisprudenza”[43]. E anche in coerenza coi perenni dubbi sulla legittimità dei procedimenti in camera di consiglio posti a servizio di funzioni contenziose o non propriamente di volontaria giurisdizione in senso pieno (cioè non tese alla regolamentazione di meri interessi).

6.La pronuncia delle Sezioni Unite civili e considerazioni conclusive.

Tutto quanto precede ha di fatto aperto la via alle Sez. un. per una “generosa” (sebbene “ortopedica” ma costituzionalmente orientata) pronuncia, che, sulla scorta della requisitoria del P.M.[44], e accertato ogni presupposto di legge, compreso quello della c.d. autosufficienza, ha convertito l’istanza del ricorrente (malamente qualificata come di “regolamento di giurisdizione”) in ricorso straordinario in Cassazione (sulla base di quanto già dalle medesime Sezioni unite affermato in passato[45]). Ed ha riconosciuto al supremo Organo la potestà di pronunciarsi sulla giurisdizione, affermandone quella italiana.

E si è aperta, così, la via del ricorso straordinario in Cassazione avverso provvedimenti camerali anche su questione di rito (e non dunque soltanto “di merito”).

Nella specie, le Sezioni unite giungono ad affermare la giurisdizione italiana sulla base di principi e norme della citata Convenzione dell’Aja alla quale l’Italia ha dato esecuzione con legge 18 giugno 2015, n. 101 “recante ratifica ed esecuzione della Convenzione sulla competenza, la legge applicabile, il riconoscimento, l’esecuzione e la cooperazione in materia di responsabilità genitoriale e di misure di protezione dei minori, fatta all’Aja il 19 ottobre 1996”. Convenzione il cui art. 5, comma 1, stabilisce che «Le autorità, sia giudiziarie che amministrative, dello Stato contraente di residenza abituale del minore sono competenti ad adottare misure tendenti alla protezione della sua persona o dei suoi beni». La norma, dunque, attribuisce la competenza giurisdizionale allo Stato contraente di “residenza abituale del minore”. Correttamente nell’occasione individuata in Italia per protratta situazione di fatto[46] (peraltro legittima ed estranea alla diversa situazione, regolata da altra Convenzione -del 25 ottobre 1980- relativa ai casi di sottrazione internazionale dei minori, o illecito espatrio e dall’art. 7 della medesima Convenzione del 1996.

Vero è che, nella vicenda, già in passato l’autorità giudiziaria straniera aveva dettato non meglio specificati provvedimenti a tutela della minore; e che la stessa XX, nella qualità, aveva poi dinanzi alle stesse proposto nuova istanza prima di adire successivamente il giudice italiano. Sicché potrebbe in astratto configurarsi un caso di litispendenza internazionale (art. 13, § 1, della citata Convenzione Aja, per il quale: «Le autorità di uno Stato contraente che siano competenti ai sensi degli articoli da 5 a 10 ad adottare misure di protezione della persona o dei beni del minore devono astenersi dal decidere se, all’atto dell’introduzione della procedura, misure analoghe siano state richieste alle autorità di altro Stato contraente allora competenti ai sensi degli articoli da 5 a 10 e siano ancora in corso di esame»).

Tuttavia, l’art. 5 § 2 stabilisce che «Fatto salvo l’articolo 7, in caso di trasferimento della residenza abituale del minore in un altro Stato contraente, sono competenti le autorità dello Stato della nuova residenza». E il successivo art. 11, §§ 2 e 3, stabilisce, poi, che «In tutti i casi di urgenza, sono competenti ad adottare le misure di protezione necessarie le autorità di ogni Stato contraente sul cui territorio si trovino il minore o dei beni ad esso appartenenti. – Le misure adottate in applicazione del paragrafo precedente nei confronti di un minore che abbia la residenza abituale in uno stato contraente cessano di avere effetto non appena le autorità competenti ai sensi degli articoli da 5 a 10 hanno adottato le misure imposte dalla situazione». Da tal sistema ben può evincersi che, mutata la “residenza abituale” (acquisita in Italia) della figlia minorenne (xx), il giudice italiano abbia acquistato la giurisdizione per i provvedimenti a sua tutela; e che quelli già pronunciati altrove, seppure non a termine, vedrebbero comunque cessati i propri effetti al momento della nuova regolamentazione dettata dall’autorità giudiziaria italiana.

Sembra, in definitiva, che, nella specie, la potestas iudicandi arrivi effettivamente a proporsi come «presupposto dei presupposti[47]»; ossia quale questione processuale pregiudiziale ad ogni altra. Starà, poi, al giudice italiano, cui, appunto, è stata così riconosciuta la giurisdizione, stabilire se possa in concreto provvedere nel merito senza violare il precitato art. 13 della Convenzione.

  1. In calce: copia della requisitoria del P.M.

Procura Generale

della Corte di Cassazione

Sezioni Unite Civili

Udienza Pubblica del 23 febbraio 2021

Ricorso n. 4

R.G. 22420/2020

Rel. Cons. A. Lamorgese

IL PROCURATORE GENERALE

Letti gli atti;

OSSERVA

1.Gatti Anna La sig.ra X, cittadina italiana e statunitense, con ricorso ex art. 330 ss. c.c. depositato in data 6.12.2018, proponeva innanzi al Tribunale per i Minorenni di Firenze una serie di istanze ex artt. 330 ss. c.c. inerenti alla regolamentazione dell’esercizio delle responsabilità genitoriale sulla minore Athena Sofia xx nata in California il 18.2.2010 dalla relazione con Ferguson Charles Henry Y, cittadino statunitense.

2. Il Tribunale per i Minorenni, con decreto del 3.10.2019, dichiarava il non luogo a provvedere su tali istanze, ritenendo che le stesse fossero state proposte in pendenza del procedimento instaurato dalla medesima Gatti X innanzi al giudice straniero, funzionalmente e territorialmente competente.

La Corte di appello di Firenze, sezione minorenni, in sede di reclamo ex art. 739 c.p.c., negata la litispendenza internazionale alla data di proposizione del ricorso in Italia, dichiarava sussistente la giurisdizione del giudice italiano sul presupposto della stabile residenza in Italia della minore e rimetteva le parti innanzi al Tribunale per i minorenni ai sensi dell’art. 353 c.p.c.

Avverso questo decreto Ferguson Charles Henry Y proponeva ricorso qualificato come “regolamento di giurisdizione”.

2.  Gatti Anna la sig.ra X ha, in limine litis, eccepito l’inammissibilità del regolamento di giurisdizione, non regolando l’art. 37 c.p.c. i rapporti tra il giudice italiano e il giudice straniero.

Il rilievo svolto dalla Gatti   X è infondato. Ciò nondimeno il ricorso per regolamento di giurisdizione non è ammissibile.

2.1. – Il regolamento preventivo di giurisdizione deve, infatti, ritenersi ammissibile relativamente alle questioni sulla sussistenza o meno della giurisdizione italiana, senza che vi osti la circostanza che l’art. 37 c.p.c. -così come modificato dall’art. 73 della legge 31 maggio 1995, n. 218, di riforma del diritto internazionale privato, che ne ha abrogato il secondo comma- menzioni il difetto di giurisdizione del giudice ordinario nei soli confronti della p.a. o dei giudici speciali, giacché il rinvio recettizio operato dall’art. 41 c.p.c. all’art. 37 dello stesso codice per la determinazione del campo di applicazione del regolamento di giurisdizione deve intendersi ora riferito anche all’art. 11 della stessa legge n. 218 del 1995, che disciplina, appunto, la rilevabilità del difetto di giurisdizione del giudice italiano (Cass. SU n. 6585 del 2006).

2.2. – Il regolamento di giurisdizione non è però ammissibile per un’altra ragione.

È stato, infatti, proposto avverso una decisione assunta dalla Corte di appello e perciò al di fuori dei casi previsti dall’art. 41 c.p.c. (“Finché la causa non sia decisa nel merito in primo grado”). L’esperibilità degli ordinari mezzi di impugnazione esclude, infatti, l’ammissibilità del regolamento di giurisdizione ex art. 41, comma 1, c.p.c.

Al riguardo è noto che l’incipit dell’art. 41, comma 1, c.p.c., non trova applicazione letterale in giurisprudenza, ritenendosi capace di precludere il regolamento anche ogni sentenza eventualmente pronunciata dal giudice di prime cure pur su questione di rito, che, impugnabile coi rimedi ordinari, esclude, allora, l’ammissibilità del rimedio preventivo.

Nel caso di specie, è stato pronunciato un provvedimento definitivo in primo grado, con la forma del decreto (imposta dal rito), “impugnabile” con reclamo.

Ne consegue che il regolamento di giurisdizione è divenuto inammissibile con la pronuncia di tale provvedimento, irrilevante essendo che la causa sia stata rimessa al primo giudice, rimanendo ferme, nella specie, le preclusioni già in prime cure maturate.

2.3. – Resta, a questo punto, da verificare la convertibilità del regolamento di giurisdizione in ricorso per cassazione ordinario ex art. 360, comma 1, n. 1, c.p.c. o straordinario ex art. 111, comma 7, Cost. (ora pacificamente esperibile per tutti i motivi di cui all’art. 360 c.p.c.).

Il ricorso erroneamente proposto come regolamento preventivo può, infatti, essere convertito in ricorso per cassazione per violazione di legge -e, quindi, per motivi attinenti alla giurisdizione -ove ne ricorrano i presupposti (Cass. SU n. 14952 del 2007), come con ogni evidenza accade nella fattispecie sub iudice, sussistendone tutti i presupposti formali con indicazione della vicenda processuale e delle tesi in diritto in base alle quali è stata affermata dalla Corte di appello la giurisdizione del giudice italiano.

Nello specifico, deve, peraltro, affermarsi la convertibilità in ricorso straordinario poiché i provvedimenti de potestate, emessi dal giudice minorile ai sensi degli artt. 330 e 333 c.c., hanno attitudine al giudicato rebus sic stantibus, in quanto non sono revocabili o modificabili salva la sopravvenienza di fatti nuovi. Quindi, il decreto della Corte di appello che, in sede di reclamo, conferma, revoca o modifica i predetti provvedimenti, è impugnabile mediante ricorso per cassazione ai sensi dell’art. 111, comma 7, Cost. (Cass. SU n. 32359 del 2018).

Una volta affermato che le disposizioni inerenti al rapporto fra genitori e figli minori sono idonee ad incidere in modo definitivo sulle posizioni soggettive degli interessati, deve ritenersi che tale connotazione si estenda necessariamente anche alla definizione delle questioni pregiudiziali, quali la giurisdizione (art. ex Cass. SU n. 3931 del 1988).

La violazione delle norme che regolano il processo, infatti, assume autonoma valenza di provvedimento decisorio e definitivo se tali (come nella specie) sono le caratteristiche dell’atto al cui conseguimento il processo è preordinato, stante la natura strumentale della problematica processuale, che disciplina i presupposti, i modi e i tempi con i quali la domanda può essere portata all’esame del giudice, e, dunque, la sua idoneità a costituire oggetto di dibattito soltanto nella sede, e nei limiti, in cui sia aperta o possa esser riaperta la discussione sul merito (Cass. SU n. 11026 del 2003).

Poiché, dunque, la pronunzia sull’osservanza delle norme che regolano il processo, disciplinando i presupposti, i modi e i tempi con i quali la domanda può essere portata all’esame del giudice, ha necessariamente la medesima natura dell’atto giurisdizionale cui il processo è preordinato, nella materia riguardante i provvedimenti de potestate è senz’altro convertibile il regolamento di giurisdizione in ricorso straordinario.

3. Se non è consentito alla Corte di cassazione statuire su quale sia il giudice straniero munito di giurisdizione (tanto non potendo rientrare nelle sue istituzionali attribuzioni, a cui l’ordinamento dei giudici stranieri resta ovviamente del tutto estraneo), certamente le spetta determinare se quello italiano ne sia sprovvisto oppur no (Cass. SU n. 7621 del 2019).

A tal riguardo, la domanda del Ferguson è intesa alla verifica dell’insussistenza della giurisdizione del giudice italiano, in dipendenza della sussistenza di quella dei giudici stranieri. La domanda del ricorrente non assurge ad (inammissibile) oggetto principale, ma a presupposto della declaratoria richiesta, che può ritenersi limitata alla negazione della giurisdizione del giudice invocata dalla controparte, odierna resistente.

3.1. – Il principio innanzi espresso dev’essere coordinato con l’altro, secondo cui ogni questione relativa alla litispendenza internazionale esula dall’ambito del regolamento di giurisdizione, riguardando una questione di applicazione di norma processuale e non l’astratta titolarità della giurisdizione in capo al giudice adito.

Le Sezioni Unite di questa Corte, infatti, hanno superato (cfr. Cass. SU n. 30877 del 2017, tra le altre confermata da Cass. SU n. 12638 del 2019) la contraria impostazione (di Cass. SU n. 12410 del 2011), per ritornare all’orientamento precedente (su cui, per tutte, cfr. Cass. SU n. 274 del 1999), per negare la stessa astratta configurabilità di una questione di giurisdizione in caso di mancato riconoscimento della litispendenza internazionale, con conseguente inammissibilità del regolamento preventivo di giurisdizione, nemmeno convertibile, per non essere quello ammesso contro provvedimenti che la sospensione neghino, nel regolamento di competenza cd. improprio (Cass. SU n. 37 del 2001).

3.2. – Epperò nel caso di specie la questione della litispendenza internazionale, in disparte ogni analisi sull’effettiva anteriorità dell’introduzione del giudizio dinanzi alla Corte Suprema della California non rileva.

Infatti, essa integra una questione di rito sulla sussistenza o meno dei presupposti di natura processuale inerenti l’identità delle cause e la pendenza del giudizio instaurato preventivamente e non incide, quindi, in alcun modo sulla giurisdizione correttamente intesa.

Con la conseguenza che dovrebbe allora esperirsi, contro l’ordinanza che sospendesse il giudizio nazionale ovvero che dichiarasse, come nella specie in primo grado, il non luogo a provvedere, il regolamento necessario di competenza ex art. 42 c.p.c. (in tali esatti espressi termini, cfr. Cass. SU n. 30877 del 2017), mentre al contrario, qualora la sospensione non fosse disposta o il non luogo a provvedere non fosse dichiarato (nella specie, in sede di reclamo), dovrebbe trovare applicazione la regola generale (tra molte, v. Cass. n. 5645 del 2017) per la quale non è data impugnazione contro i provvedimenti che la negano e, a tutto concedere, il relativo vizio si potrebbe propagare, quale nullità del procedimento, alla successiva sentenza, essa sola da impugnare coi rimedi suoi propri (cfr. Cass. SU n. 7621 del 2019).

Ne deriva la devoluzione al giudice del merito, cui sarà riconosciuta spettare la giurisdizione, anche di ogni potestà decisionale sulla questione della litispendenza internazionale (Cass. SU n. 28675 del 2020, punto 11 della motivazione).

3.3. – Se, però, il concreto thema decidendum devoluto col presente ricorso esclude che la Corte possa verificare i profili di interferenza tra le due azioni sotto il versante della litispendenza già qualificata come irrilevante, altrettanto non può dirsi con riguardo alla verifica della sussistenza della giurisdizione in capo al giudice italiano sulle domande originariamente proposte a questo.

Tanto non è contraddetto da una recente decisione secondo la quale non è esperibile e deve essere dichiarato inammissibile il ricorso per regolamento preventivo di giurisdizione, relativamente a controversie in cui sussista un’ipotesi di litispendenza o connessione (Cass. SU n. 12638 del 2019). Ciò perché tale conclusione è stata raggiunta nel caso, assolutamente peculiare ed al quale non può in alcun modo ricondursi la presente fattispecie, di conflitto fra clausole di proroga della giurisdizione che attribuiscano la competenza a giudici di diversi Paesi dell’Unione europea ed ove il giudice straniero sia stato adito in forza di una clausola di attribuzione esclusiva della giurisdizione preventivamente rispetto al giudice italiano, poi adito anch’esso in forza di una clausola attributiva in via esclusiva della giurisdizione.

Peraltro, non può rilevarsi di ufficio una questione di litispendenza quando non sia stata direttamente (benché, come detto più sopra, in modo inammissibile, non riguardando una questione di giurisdizione, ma di applicazione di norma processuale sulla litispendenza internazionale ex art. 13 della Convenzione dell’Aja, ai sensi del quale “Le autorità di una Stato contraente che siano competenti ai sensi degli articoli 5-10 ad adottare misure di protezione della persona o dei beni del minore non potranno esercitare tale competenza qualora, all’atto dell’introduzione della procedura, misure analoghe siano state chieste alle autorità di un altro Stato contraente allora competenti ai sensi degli articoli 5-10 e siano ancora in corso di esame”) dedotta dalla parte a sostegno esclusivo della negazione o dell’affermazione della giurisdizione: cosa che nella specie accade solo quanto alla dedotta litispendenza.

3.4. – L’inammissibilità del ricorso riguarda, dunque, lo specifico (primo) motivo incentrato sulla prospettata insussistenza della giurisdizione per la ragione meramente processuale della litispendenza internazionale, ma non quello che involga la sussistenza o meno della giurisdizione sulla domanda originaria in sé e per sé considerata (secondo motivo).

A tale ultimo riguardo, correttamente intesa la domanda originariamente proposta dalla Gatti come finalizzata ad ottenere i provvedimenti ex artt. 330 e 333 c.c., e non come domanda cautelare per ottenere ex art. 11 della Convenzione dell’Aja l’emissione delle misure di protezione (tale è, invece, la prospettazione del Ferguson), deve affermarsi la giurisdizione del giudice italiano in base al seguente principio: “In tema di giurisdizione sui provvedimenti “de potestate”, l’art. 1 della Convenzione dell’Aja dà rilievo unicamente al criterio della residenza abituale del minore, quale determinata in base alla situazione di fatto esistente all’atto dell’introduzione del giudizio, non consentendo, quindi, il mutamento della competenza, in ossequio al diverso principio di “prossimità”, poiché questo è evocabile solo in tema di competenza interna; pertanto, in caso di trasferimento di un minore (nella specie dalla Svizzera all’Italia) permane la giurisdizione del giudice di residenza abituale, ancorché l’autorità giudiziaria adita a seguito del trasferimento abbia emesso provvedimenti interinali per ragioni d’urgenza” (cfr. Cass. SU n. 16864 del 2011, ma il principio è pacifico: da ultima, v. Cass. SU n. 28329 del 2019).

La minore Athena Sofia, infatti, al momento della proposizione del ricorso, aveva (almeno da due anni) pacificamente stabile residenza in Italia, ove vive(va) con la madre e frequenta la scuola. In Italia, quindi, aveva consolidato una rete di affetti e relazioni, tali da assicurarne un armonico sviluppo psicofisico (Cass. SU n. 27153 del 2017).

P.Q.M.

Chiede

Previa declaratoria di inammissibilità del primo motivo, dichiararsi la giurisdizione del giudice italiano.

Roma, 19 gennaio 2021.

Per il Procuratore Generale

                                                              Stanislao De Matteis, sostituto

[1] Inutile qui soffermarsi sulla inadeguatezza del procedimento camerale ex artt. 737 ss. c.p.c. quando trasmigrato nella giurisdizione volontaria e per casi in cui i provvedimenti giudiziali finiscono con l’incidere «su diritti a contenuto e funzione non patrimoniale: su diritti inviolabili della persona o su situazioni di libertà”: A. Proto Pisani, Lezioni di diritto processuale civile, 6a ed., Napoli, 2014, pp. 672 ss. e spec., p. 689. In tema v. Id., Usi e abusi della procedura camerale ex art. 737 ss. c.p.c. (Appunti sulla tutela giurisdizionale dei diritti e sulla gestione d’interessi devoluta al giudice), in Riv. dir. civ., 1990, I, p. 395 ss.; E. Allorio, Saggio polemico sulla «giurisdizione volontaria», in Riv. trim. dir. e proc. civ., 1948, pp. 487 ss.; C. Mandrioli, I provvedimenti presidenziali nel giudizio di separazione dei coniugi, Milano, 1953; G. A. Micheli, Significato e limiti della giurisdizione volontaria, in Riv. dir. proc., 1957, p. 526 ss.; Id., Camera di consiglio (dir. proc. civ.), in Enc. del dir., V, 1959, pp. 981 ss.; E. Fazzalari, La giurisdizione volontaria, Padova, 1953; Id., Giurisdizione volontaria (dir. proc. civ.), in Enc. dir., XIX, 1970, p. 330 ss.; C. Vocino, L’efficacia dei provvedimenti di giurisdizione volontaria, in Atti del 3° Convegno internazionale di diritto processuale civile, Milano, 1969, p. 498 ss.; F. Cipriani, I provvedimenti presidenziali “nell’interesse dei coniugi e della prole”, Napoli, 1970; G. Monteleone, voce Camera di consiglio, in Nss. Dig. it., App., I, Torino, 1980, p. 987; A. Cerino Canova, Per la chiarezza di idee in tema di procedimento camerale e di giurisdizione volontaria, in Riv. dir. civ., 1987, I, p. 431 ss.; V. Denti, La giurisdizione volontaria rivisitata, in Riv. trim. dir. e proc. civ., 1987, p. 327 ss.; L. Lanfranchi, I procedimenti camerali decisori nelle procedure concorsuali e nel sistema della tutela giurisdizionale dei diritti, in Riv. trim. dir. e proc. civ., 1989, p. 905 ss.; F. Verde, La volontaria giurisdizione, Padova, 1989, p. 155; G. Grasso, I procedimenti cautelari e l’oggetto della tutela, in Atti del XVII Convegno nazionale dell’Associazione fra gli studiosi del processo civile, XLV, Milano, 1991, p. 49 ss.; L. Montesano, La tutela giurisdizionale dei diritti, Torino, 1994, passim; Id., voce Giurisdizione volontaria, in Enc. giur., XV, Roma, 1989, p. 1 ss.; Id., «Dovuto processo» su diritti incisi da giudizi camerali e sommari, in Riv. dir. proc., 1989, p. 915 ss.; M. Pagano, Contributo allo studio dei procedimenti in camera di consiglio, in Dir. e giur., estratto, Napoli, 1989; F. Tommaseo, Il processo minorile e il diritto di difesa, in Studium iuris, 2001 p. 297 ss.; Id., Processo civile e tutela globale del minore, in Fam dir., 1999, p. 583 ss. In tema v. anche Carratta, voce Processo camerale (dir. proc. civ.), in Enc. dir. Annali, III, Milano, 2010, p. 928 ss.; Tarantino, Procedimenti in camera di consiglio e tutela dei diritti connessi, in Giusto proc. civ., 2011, p. 217 ss. Di recente, anche per più ampie considerazioni sulla volontaria giurisdizione, v. R. Donzelli, I provvedimenti nell’interesse dei figli minori ex art. 709 c.p.c., Torino, 2018; D. Turroni, I procedimenti camerali «senza diritti», I, LE situazioni soggettive, Torino, 2018. In fine, sulla controversa natura degli ordini di protezione familiare introdotti dalla legge 4 aprile 2001, n. 154, v.: A. R. Eremita, Ordini di protezione familiare e processo civile, Napoli, 2019, in part., p. 129 ss.

[2] Cfr. già A. Cerino Canova, La garanzia costituzionale del giudicato civile (meditazioni sull’art. 111, comma 2°), in Riv. dir. civ., 1977, p. 1359 ss.

[3] Cfr. A. Proto Pisani, La giurisdizionalizzazione dei processi minorili c.d. de potestate, in Foro it., 2013, V, 72.

[4] Sull’ambito di applicazione del rito, anche alla luce del D.lgs. n. 150/2011: F. Ballati, Procedimento sommario di cognizione: sulla compatibilità col rito locatizio, in Altalex.com 2013; E. Benati, Pretese limitazioni all’applicabilità del procedimento speciale sommario introdotto con il nuovo art. 702 bis c.p.c., in Giusto proc. civ., 2011, 505; M. Bove, Su alcune controversie regolate dal rito sommario di cognizione: riflessione in ordine agli art. 16 e 17 d.leg. 150/2011, in Giusto proc. civ., 2012, 975;  G. Califano, Provvedimenti disciplinari a carico dei notai e rito sommario di cognizione, in www.ildirittoprocessualecivileitalianoecomparato.it, 2021; Ambiti di applicabilità del procedimento sommario di cognizione, a cura di F. Campione, in Ventiquattrore avvocato, 2013, 12, 64; A. Chizzini, Note introduttive al d.lgs. n. 150/2011 sulla c.d. semplificazione dei riti, in Giusto proc. civ., 2011, p. 980 ss.; C. Consolo, Prime osservazioni introduttive sul d.lgs. n. 150/2011 di riordino (e relativa “semplificazione”) dei riti settoriali, in Corr. giur., 2011, p. 1488 ss.; La «semplificazione» dei riti e le altre riforme processuali, a cura di C. Consolo, Milano, 2012; I. Coppola, Lo strumento processuale del procedimento sommario di cognizione e la tutela del credito del professionista legale, in Riv. dir. privato, 2016, 611; C. Costabile, Le ricadute sul giudizio di appello della ritenuta compatibilità tra il procedimento sommario di cognizione e le controversie locatizie, in Giur. merito, 2013, 2132; F. G. Del Rosso, Sulla forma dell’atto di appello nelle controversie in materia di riconoscimento della protezione internazionale, in Giusto proc. civ., 2017, p. 269; F. FRADEANI, Sull’incompatibilità tra il nuovo procedimento sommario di cognizione e le controversie in materia di locazione e comodato, in Giur. it., 2011, 395; F. M. Giorgi, Le questioni di rito nel nuovo processo per l’impugnazione dei licenziamenti, in Lavoro giur., 2013, 92; F. Lazzaro e R. Mucci, La semplificazione dei riti e le recenti riforme del codice, Milano, 2012; E. Magini e S. Zerauschek, Il procedimento sommario in materia di condominio, in Immobili & proprietà, 2011, 28; R. Masoni, Procedimento sommario di cognizione come alternativa al processo locatizio? In Immobili & dir., 2010, fasc. 9, 37; Commentario alle riforme del processo civile dalla semplificazione dei riti al decreto sviluppo, a cura di R. Martino e A. Panzarola, Torino, 2013; S. Menchini, Il rito semplificato a cognizione sommaria per le controversie semplici introdotto con la riforma del 2009, in Giusto proc. civ., 2009, 1101; La «semplificazione» dei riti e le altre riforme processuali, a cura di C. Consolo, Milano, 2012; La semplificazione dei riti civili, a cura di B. Sassani e R. Tiscini, Roma, 2011; E. Salemi, Sull’ambito di applicazione del procedimento sommario di cognizione, in www.altalex.com, 2010; P. Sandulli, Il procedimento sommario di cognizione ed il rito del lavoro -Osservazioni alla sentenza del tribunale di Napoli 25 gennaio 2011, in Lavoro e prev. Oggi, 2011, 619; Riordino e semplificazione dei procedimenti civili. Commentario al decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150, a cura di F. Santangeli, Milano, 2012; F. Tallaro, Rito sommario e controversie locatizie: osservazioni dalla parte dell’utente del servizio giustizia, in Giur. merito, 2011, 1250; R. Tiscini, Il procedimento sommario di cognizione, fenomeno in via di gemmazione, in Riv. dir. proc., 2017, 112; F. Valerini, Il rito sommario di cognizione guadagna ambiti di applicazione esclusiva, in www.dirittoegiustizia.it 2011; G. Vidiri, Procedimento sommario di cognizione e rito del lavoro, tra «provvedimenti presidenziali» ed «osservazioni sulla giustizia civile», in Corr. giur., 2010, 1377; L. Viola, Il nuovo procedimento sommario di cognizione: quando si può instaurare? In www.altalex.com, 2010; Id., La semplificazione dei riti civili. Commento al d.lgs. 1 settembre 2011, n. 150, Padova, 2011.

[5] Ampia, ormai, la letteratura in tema rito sommario di cognizione. A parte gli studi sull’ambito di applicazione dell’istituto, su cui supra, in nota che precede, per trattazioni generali dell’istituto v: M. Abbamonte, Il procedimento sommario di cognizione e la disciplina della conversione del rito, Giuffrè, Milano, 2017; I. Ambrosi e M. D’Auria, La riforma del processo civile: il procedimento sommario di cognizione, in Famiglia, persone e successioni, 2010, 77; G. Arieta, Il rito «semplificato» di cognizione, in P.Q.M., 2010, 1, 11; F. Bartolini, R. Pastore e P. Savarro, Il nuovo procedimento sommario di cognizione e il procedimento cautelare uniforme – Commento organico dopo la riforma del processo civile (l. n. 69/09), La tribuna, Piacenza, 2009; G. Basilico, Il procedimento sommario di cognizione, in Giusto proc. civ., 2010, 737; P. Biavati, Appunti introduttivi sul nuovo processo a cognizione semplificata, in Riv. trim. dir. e proc. civ., 2010, 185; M. Bina, Il procedimento sommario di cognizione, in Riv. dir. proc., 2010, 117; M. Bove, Il procedimento sommario di cognizione di cui agli art. 702 bis seg. c.p.c., www.judicium.it; Il nuovo procedimento sommario di cognizione, a cura di L. Cameriero e C. Gabbanelli, in Ventiquattrore avvocato, suppl. al fasc. 3, 70; ; B. Capponi, Il procedimento sommario di cognizione tra norme e istruzioni per l’uso, in Corriere giur., 2010, 1103; Id, Note sul procedimento sommario di cognizione (art. 702 bis seg. c.p.c.), in www.judicium.itr 2010; Il procedimento sommario di cognizione: S. Chiarloni, Introduzione; questioni sulla prima applicazione de «procedimento sommario di cognizione»; art. 702 bis seg. c.p.c.; C. Besso, Il nuovo rito ex art. 702 bis c.p.c.: tra sommarietà del procedimento e pienezza della cognizione; A. Carratta, Le «condizioni di ammissibilità» del nuovo procedimento sommario di cognizione; G. Olivieri, Il procedimento di primo grado; G. Basilico, Rapporti con il processo di cognizione ordinaria; A. Scala, L’appello nel procedimento sommario di cognizione e G. Scarselli, Le altre impugnazioni e il giudicato, in Giur. it., 2010, 719.; G. Buffone, E. Curto, e G. Iannacci, Rito sommario e ordinario di cognizione, Giuffrè, Milano, 2013; A. Carratta, Processo sommario (diritto processuale civile), in Enciclopedia dir. Annali, Milano, 2008, II, tomo I, 877; Id, Il nuovo procedimento sommario (art. 702 bis seg. c.p.c.), in Rassegna forense, 2009, 445; Id, Processo sommario (diritto processuale civile), in Enc. dir. Annali, Giuffrè, Milano 2017, vol. X, 659; Id, Procedimento sommario di cognizione (diritto processuale civile) (voce nuova 2009), in Enc. giur. Treccani, vol. XVIII; Id, Procedimento sommario di cognizione, in Libro dell’anno del diritto-Enc. giur. Treccani, Roma, 2012, 669; C. Costabile, Il procedimento sommario, La tribuna, 2012; L. Dittrich, Il nuovo procedimento sommario di cognizione, in Riv. dir. proc., 2009, 1582; C. Ferri, Il procedimento sommario di cognizione, in Riv. dir. proc., 2010, 92; M. A. P. Francola, Il procedimento sommario di cognizione, in Riv. nel diritto, 2011, 1715; S. Giani, Il nuovo procedimento sommario di cognizione, in Il Civilista, 2010, fasc. 10, inserto; Il procedimento sommario di cognizione, a cura di A. Mengali, in Ventiquattrore avvocato, 2010, 7, 67; G.P. Macagno, Il processo sommario di cognizione – Brevi note, in Giur. merito, 2009, 3047; P. Porreca, Il procedimento sommario di cognizione – Orientamenti, applicazioni e protocolli dei fori italiani, Giuffrè, Milano, 2011; N. Santi Di Paola, Il nuovo procedimento sommario di cognizione, in Il Civilista, 2009, 12, 48; La riforma del processo civile: B. Sassani, L’onere della contestazione; M. Bove, Il procedimento sommario di cognizione; G. Maero, Il principio di non contestazione prima e dopo la riforma; R. Lombardi, Il procedimento sommario di cognizione generale e M. D’Ambrosio, Sulla riforma dell’art. 300, 4° comma, c.p.c., in Giusto proc. civ., 2010, 401; C. Taraschi, Il procedimento sommario di cognizione, in Strumentario avvocati, 2010, 5, 3; A. Tedoldi, Il nuovo procedimento sommario di cognizione, in Commentario del codice di procedura civile, a cura di S. Chiarloni, Bologna, 2016; Id., Il nuovo procedimento sommario di cognizione, Torino, 2013; F. Tommaseo, Il procedimento sommario di cognizione, in Prev. Forense, 2009, 125; D. Volpino, Il procedimento sommario di cognizione, in Nuova giur. civ., 2010, II, 53. Sull’istruzione: S. Caprio e B. Tabasco, L’istruttoria nel processo sommario, Maggioli, 2019; A. Carratta, Nuovo procedimento sommario di cognizione e presupposto dell’«istruzione sommaria”: prime applicazioni, in Giur. it., 2010, 902; L. Guaglione, La prova nel giudizio a cognizione sommaria, in Giur. merito, 2009, suppl. al n. 12, 85; A. Lupoi, Sommario (ma non tropo) in Riv. trim. dir e proc. civ., 2010, 1225; A. Mengali, Brevi note in tema di poteri istruttori del giudice e preclusioni nel processo sommario di cognizione ai sensi degli art. 702 bis ss. c.p.c., in www.judicium.it 2019, 1, 23; G. Ricci, Le preclusioni istruttorie nel rito sommario di cognizione (Nota a Cass. civ. sez. II, 18 dicembre 2015, n. 25547), in Giur. it., 2016, 2158; R. Tiscini, L’accertamento del fatto nei procedimenti con struttura sommaria, in www.judicium.it 2010. Sull’appello: V. Amendolagine, L’appello avverso l’ordinanza emessa ex art. 702 bis c.p.c. si propone con atto di citazione (nota a Cass. 15 dicembre 2014, n. 26326), in Giur. it., 2015, 1621; C. M. Cea, L’appello nel processo sommario di cognizione, in www.jiudicium.it 2011; G. Lisella, Il regime di appellabilità delle ordinanze conclusive del procedimento sommario di cognizione: posizioni giurisprudenziali e rilievi critici, in Nuova proc. civ., 2013, 4, 58; Id, L’appellabilità delle ordinanze di rigetto nel procedimento sommario di cognizione, nota a margine alla sentenza della corte d’appello di Roma, sez. I, 13 marzo 2013, in Nuova proc. civ., 2014, 1, 66; Appello nel procedimento sommario di cognizione ex art. 702 quater c.p.c., a cura di P. Ortolani, in Ventiquattrore avvocato, 2015, 3, 59; F. Pistone, Appellabilità dell’ordinanza decisoria di rigetto ex art. 702 quater c.p.c. (nota a App. Roma, 13 marzo 2013), in Nuova proc. civ., 2013, 5, 281; M. Scalamogna, Brevi osservazioni sulla forma dell’atto di appello nel procedimento sommario di cognizione, in Giusto proc. civ., 2012, 183; C. Scalvini, Per proporre l’appello ex art. 702 quater gioca unicamente il termine «breve» (nota a Cass. civ. sez. II, 6 giugno 2018, n. 14478), in Giur. it., 2019, 84; C. Uccella, L’ammissibilità dell’appello avverso l’ordinanza di rigetto ex art. 702 ter, 5° e 6° comma, c.p.c., in Foro pad., 2013, I, 284. Su singoli problemi: M. Acierno, Il nuovo procedimento sommario: le prime questioni applicative, in Corriere giur., 2010, 503; R. Aliberti, La residualità della misura ex art. 700 c.p.c. in relazione a quelle ex art. 670, n. 1) e 702 bis c.p.c., in Corriere merito, 2013, 955; P. Baiocchetti, Analisi della compatibilità della tutela cautelare d’urgenza di cui all’art. 700 c.p.c. con il processo sommario di cognizione di cui agli art. 702 bis seg. c.p.c., in Nuova proc. civ., 2014, 1, 111; E. Benigni, Al procedimento sommario di cognizione si applica la mediazione obbligatoria (nota a T. Torino, 23 marzo 2015), in Giur. it., 2015, 2122; A. Bonafine, Procedimento sommario di cognizione, chiamata in causa ex art. 106 c.p.c. e applicabilità (analogica) dell’art. 702 ter, in Giur. merito, 2012, 2060; F. Cossignani, Della sospensione per pregiudizialità del procedimento sommario di cognizione, in Giur. it., 2012, 2327; Procedimento sommario di cognizione (art. 702 bis c.p.c.): protocollo dell’osservatorio romano sulla giustizia civile, con premessa di D. Dalfino, in Foro it., 2010, V, 195; Procedimento sommario di cognizione protocollo dell’osservatorio valore prassi di Verona, con premessa di D. Dalfino, in Foro it., 2010, V, 84; A. Didone, Il nuovo procedimento sommario di cognizione: collocazione sistematica, disciplina e prime applicazioni pretorie, in Giur. merito, 2010, 411; G. Finocchiaro, Sul procedimento sommario di cognizione anche Roma adotta un protocollo ad hoc, in Guida al dir., 2010, 28, 100; G. Ianni, Il procedimento sommario di cognizione: problematiche applicative, in www.ilcaso.it 2012; S. Izzo, Sulla compatibilità tra cautelare in corso di causa e procedimento sommario di cognizione, in Dir. e giur., 2011, 463 e in www.judicium.it ; O. Laboragine, Procedimento sommario di cognizione: prime esperienze applicative, in Foro it., 2011, V, 59; A. Mondini, I provvedimenti dei presidenti dei tribunali di Genova e di Bologna per la prima applicazione del procedimento sommario di cognizione, in Corr. giur., 2010, 517; M. Pantaleo, Sequestro giudiziario ed inammissibilità della domanda ex art. 702 ter, 2° comma, c.p.c. (Nota a Trib. Roma, 7 luglio 2015), in Giur. it., 2016, 84; D. Poto, Una applicazione del procedimento sommario di cognizione, in Foro pad., 2011, I, 449; A. Renzi, Ammissibilità e disciplina del regolamento di giurisdizione nel procedimento sommario di cognizione, in Giusto proc. civ., 2014, 569; A. Risolo, Prime pronunce giurisprudenziali sul rito sommario di cognizione, in Giusto proc. civ., 2010, 837; G. Trisorio Liuzzi, Il procedimento sommario di cognizione e la sospensione per pregiudizialità, in Giusto proc. civ., 2012, 157; D. Turroni, Le decisioni non definitive nel processo sommario di cognizione, in Riv. trim. dir. e proc. civ., 2012, 791; Id, Decisioni non definitive nel procedimento sommario di cognizione – «autopsia» di un intervento in causa rca, in Nuova giur. civ., 2012, I, 152; F. Valerini, Procedimento sommario di cognizione: come trascrivere la domanda ed il verbale di mediazione, in www.dirittoegiustizia.it 2012; A. Vianello, Ricorso ex art. 702 bis c.p.c.: procedimento sommario di cognizione, in Studium iuris, 2009, 1371; L. Viola, Il problema della residualità della tutela cautelare atipica rispetto al rito sommario di cognizione, in Nuova proc. civ., 2014, 1, 15. Per considerazioni varie: P. Biavati, Alla prova il nuovo rito a cognizione semplificata, in Giur. merito, 2010, 2168; L. Breggia, e G. Olivieri, Il rito sommario: una scommessa da accettare, in Giustizia insieme, 2009, fasc. 2, 107; R. Caponi, Sulla distinzione tra cognizione piena e cognizione sommaria (in margine al nuovo procedimento ex art. 702 bis seg. c.p.c.), in Giusto proc. civ., 2009, 1115; R. Caponi, Procedimento sommario di cognizione e canone di proporzionalità (a margine dell’art. 702 bis c.p.c.), in Questioni giustizia, 2010, 61; I. Chesta, Procedimento sommario di cognizione: un bilancio provvisorio alla luce della giurisprudenza di merito, in Giur. merito, 2010, 2456; C. Consolo e F. P. Luiso, Assestamenti funzionali per l’effettività piena del procedimento sommario di cognizione: una prima conclusione, in Corr. giur. 2010, 519; M. Gerardo, e A. Mutarelli, Procedimento sommario di cognizione ex art. 702 bis c.p.c.: primo bilancio operativo, in www.judicium.it 2011; G. Ludovici, Il processo sommario di cognizione: in attesa di giudizio – Un altro esperimento dopo il flop del rito societario, in www.altalex 2010; S. Menchini, L’ultima «idea» del legislatore per accelerare i tempi della tutela dichiarativa dei diritti: il processo sommario di cognizione, in Corr. giur., 2009, 1025; M. Pacilli, Brevi note sul nuovo procedimento sommario di cognizione, in Riv. trim. dir. e proc. civ., 2011, 929; P. Porreca, Il procedimento sommario di cognizione: un rito flessibile, in Riv. trim. dir e proc. civ., 2010, 823 P. Saija, Sommarietà ex art. 702-ter, comma 3, codice di procedura civile: un’ipotesi (inconsapevole) di frode delle etichette? in www.filodiritto.com; G. Scarselli, Abolizione del processo civile? (contro il progetto che fa del rito sommario la regola generale di cognizione dei diritti civili), in Foro it., 2016, V, 314; A. Scrima, Il nuovo procedimento sommario di cognizione come modalità acceleratoria di gestione del processo, in Dir. e formazione, 2010, 708; R. Siciliano, Il rito sommario di cognizione dieci anni dopo – Spunti di riflessione e prospettive future, in www.judicium.it, 2019, 2, 273; F. Valerio, Nuovi incentivi all’utilizzo del procedimento sommario di cognizione, in Studium iuris, 2013, 420. Sul passaggio dal rito sommario a quello ordinario, e viceversa: G. Basilico, Articolo 183 bis: passaggio dal rito ordinario al rito sommario di cognizione, in Giur. it., 2015, 1749; P. Della Vedova, Alcune riflessioni intorno all’art. 183 bis del codice di rito civile ed al giudizio sommario di cognizione, in www.judicium.it 2015; R. Martino, Conversione del rito ordinario in sommario e processo semplificato di cognizione, in Riv. dir. proc., 2015, p. 916; R. Metafora, Il passaggio dal rito ordinario al rito sommario di cognizione, in Giusto proc. civ., 2016, 1179; A. Ronco, Il procedimento sommario di cognizione nel prisma dell’incompetenza, dell’inammissibilità della domanda (e del mutamento del rito), in Giur. it., 2012, 210; A. Tedoldi, La conversione del rito ordinario nel rito sommario ad nutum iudicis (art. 183 bis c.p.c.), in Riv. dir. proc., 2015, 490; S. Turatto, Il passaggio dal rito ordinario al rito sommario di cognizione: il nuovo art. 183 bis c.p.c. (art. 14 1° comma, d.l. 12 settembre 2014, n. 132, conv. dalla l. 10 novembre 2014, n. 162), in Nuove leggi civ., 2015, 737;

[6] G. Costantino, Note su tutela dei diritti e regole del processo, p. 21, in La tutela dei diritti e le regole del processo. Atti del XXXI Convegno nazionale, Padova, 29-30 settembre 2017, in Quaderni dell’Associazione italiana fra gli Studiosi del processo civile, LXVII, Bologna, 2019.

[7] Cfr. G. Balena, Alla ricerca del processo ideale, tra regole e discrezionalità, p. 49 ss., in La tutela dei diritti e le regole del processo. Atti del XXXI Convegno nazionale, Padova, 29-30 settembre 2017, in Quaderni dell’Associazione italiana fra gli Studiosi del processo civile, LXVII, cit., che conclude, a p. 73, nel senso che «la considerevole libertà di azione concessa al giudice finisce per incidere quasi esclusivamente sulla trattazione, che risulta affrancata da schemi precostituiti, qual è quello attualmente previsto, per il rito ordinario, dall’art. 183 c.p.c., nonché ovviamente dalle formalità previste per il passaggio alla fase decisoria, a cominciare dalla precisazione delle conclusioni». E, a p. 79, nel senso che «per quanto rigorosamente possa intendersi la riserva di legge prevista dall’art. 111 Cost., sia impossibile negare (e infatti nessuno nega) al giudice “uno spazio di discrezionalità … per stabilire come procedere”» (tra virgolette: Bove, Il procedimento sommario di cognizione, cit., p. 455 ss.).

[8] Scrive I. Pagni, Principio di proporzionalità e regole minime tra rito ordinario, rito sommario, rito del lavoro e tutela sommaria, in La tutela dei diritti e le regole del processo, Quaderni dell’Associazione fra gli studiosi del processo civile, LXVII, Bologna, 2019, p. 185: quanto al rito camerale degli artt. 737 ss. c.p.c.: «Non vi è dubbio che colà il modello processuale non sia compiutamente tratteggiato, e che la lacunosità dei modi coi quali il procedimento si snoda dalla domanda alla pronuncia impedisca di parlare di un “giusto processo camerale a dispetto degli innesti di garanzie che la giurisprudenza ha compiuto nel tempo, restando, tra la cognizione piena e quella sommaria camerale del codice processuale, una differenza abissale nella controllabilità delle forme impiegate per la tutela giurisdizionale dei diritti, sebbene la profondità e la qualità dell’accertamento non siano troppo dissimili rispetto a quella».

[9] Cfr., ad esempio, B. Poliseno, Profili di tutela del minore nel processo civile, Napoli, 2017, p. 99 ss. e p. 229, nota 67. Cfr. anche V. Colesanti, Principio del contraddittorio e procedimenti speciali, in Riv. dir. proc., 1975, p. 584 s.

[10] Giustifica la previsione di cui al testo, avendo il Legislatore evidentemente ritenuto, nella specie, e come regola generale, sufficienti due gradi di merito: Cass. 23 febbraio 2012, n. 2757, in Foro it., 2012, I, 3140, con nota di richiami.

[11] Cfr. G. Verde, Diritto processuale civile, 3, 5a ed., Torino, 2017, p. 267.

[12] A. Proto Pisani, Lezioni di diritto processuale civile, cit., p. 671 s., per il quale «il decreto ex art. 737 ss. sarà modificabile o revocabile in ogni tempo: a) per motivi di legittimità, ove le nullità (formali o extraformali) non si siano sanate nel corso del procedimento ex artt. 156, 157 (nei limiti in cui il concreto atteggiarsi del singolo processo ha consentito l’operare della sanatoria prevista da tali norme), 162 ovvero tramite le discipline di sanatoria relative ai singoli requisiti extraformali, nei limiti in cui tali discipline (previste dal I Libro c.p.c.) siano applicabili anche nell’ambiente camerale; b) per motivi di merito, cioè a seguito di allegazione di fatti o prove sia preesistenti al momento della emanazione del decreto (già valutati o no dal decreto stesso), sia sopravvenuti: con la conseguenza che nel primo caso la revoca o la modifica potrà avere efficacia ex tunc, mentre nel secondo solo ex nunc. Assenza quindi di un giudicato formale e sostanziale; revocabilità ben al di là dei motivi indicati nell’art. 395 (ed in ispecie ben al di là delle strette maglie costituite dai nn. 2 e 3 dell’art. 395); non operatività dell’assorbimento delle nullità ex art. 161, 1° comma; non ricorribilità in cassazione ex art. 111, 2° comma Cost.; non operatività della preclusione del dedotto e del deducibile».

[13] A. Proto Pisani, Lezioni di diritto processuale civile, cit., p. 682. Cfr. G. Balena, Istituzioni di diritto processuale civile, 3a ed., III, 2014, p. 310.

[14] F. P. Luiso, Diritto processuale civile, 9a ed., IV, Milano, 2017, p. 314.

[15] G. Grasso, I procedimenti camerali e l’oggetto della tutela, cit., passim. Peraltro, l’a., (p. 62 s.) con specifico riferimento a quanto disciplinato dagli artt. 330, 333, 334 e 336, afferma che «Le norme che prevedono la decadenza dalla potestà sui figli, l’adozione di provvedimenti giudiziali idonei a far cessare la condotta del genitore pregiudizievole al figlio e la sua rimozione dall’amministrazione del patrimonio del minore tutelano direttamente una situazione di vantaggio del minore che ha come fondamento l’interesse al rispetto della sua personalità e la corretta amministrazione dei suoi beni. Il fatto che la legittimazione, nel procedimento camerale, spetti all’altro genitore o ad un parente non può indurre a ritenere che la situazione tutelata appartenga a questi ultimi: l’altro genitore agisce per rappresentanza legale e il parente a norma dell’art. 81 c.p.c. Il genitore vede a sua volta protetta la propria situazione di vantaggio (l’esercizio della potestà) dalle norme che disciplinano la reintegrazione e la riammissione nell’esercizio dell’amministrazione, provvedimenti dal contenuto originale talora erroneamente intesi come mera applicazione del principio di revoca sancito dall’art. 742 c.p.c. La netta immagine delle due situazioni e la possibilità di un conflitto tra gli interessi sottostanti, che il giudice camerale compone, tolgono ogni attendibilità alla nota teoria che, costruendo la potestà come mero officium, nei casi da ultimo considerati, vorrebbe protetta ancora e soltanto la posizione del figlio».

[16] G. Grasso, op. cit., p. 78, critica, ad esempio, anche Corte cost. 10 luglio 1975, n. 202 (in Giur. cost., 1975, p. 1573 ss.), nella misura in cui nell’occasione il Giudice delle leggi individuò «i legittimi motivi della scelta del paradigma camerale, da parte di chi legifera, nella “natura degli interessi regolati”.

[17] G. Grasso, op. cit., p. 86.

[18] Nel medesimo senso, G. Monteleone, Camera di consiglio, cit., p. 989; F. Verde, La volontaria giurisdizione, cit., p. 155. Contra: E. T. Liebman, Revocabilità dei provvedimenti pronunciati in camera di consiglio, in Problemi del processo civile, Napoli, 1962, p. 448 ss.

[19] G. Verde, Diritto processuale civile, 3, cit., p. 266 ss.

[20] Sul rimedio costituzionale v. R. Tiscini, Il ricorso straordinario in Cassazione, Torino, 2005.

[21] Scrive A. Proto Pisani, Lezioni di diritto processuale civile, cit., p. 668: «Sono … da considerare, come settore in cui sono massime le difficoltà di distinguere tra giurisdizione contenziosa e giurisdizione volontaria, le ipotesi di tutela dell’interesse dei minori a fronte del diritto-potestà dei genitori. Si va dalle già gravissime ipotesi di rimozione dell’amministrazione, di decadenza dalla potestà, di “provvedimenti convenienti” ivi compreso l’allontanamento del figlio dalla residenza familiare, di affidamento temporaneo del minore in mancanza di assenso dei genitori (artt. 330, 333, 334 c.c. e art. 4 l. 184/1983), alla dichiarazione dello stato di adottabilità (artt. 8-21 l. 184/1983), alla dichiarazione di adozione (artt. 25-28 l. 184/1983). In casi di questa specie la contrapposizione tra gestione dell’interesse del minore e tutela del diritto-potestà parentale è massima: soprattutto … la contrapposizione non sembra componibile in modo alcuno tramite la scissione tra giurisdizione non contenziosa sulla gestione dell’interesse del minore e giurisdizione contenziosa sulla tutela del diritto del genitore». E, dal canto suo, D. Turroni, I procedimenti camerali «senza diritti», I, cit., p. 187 ss., sostanzialmente esclude tali procedimenti dall’oggetto della suo studio, peraltro correttamente rilevando che, per elaborazione dottrinale e giurisprudenziale, trattasi ormai di procedimenti «progressivamente attratti alla sfera del modello camerale integrato e soggetto al controllo in cassazione: così per i provvedimenti relativi ai figli ex art. 710 c.p.c.; come per quelli limitativi o ablativi della responsabilità genitoriale…». In arg. v. anche R. Donzelli, I provvedimenti nell’interesse dei figli minori ex art. 709 c.p.c., cit., p. 242 ss. E di seguito nel testo.

[22] Cass. sez. Un., 30 luglio 1953, 2593, In Foro it., 1953, I, c. 1248.

[23] Corte cost. 1° marzo, 1973, n. 22, in giurcost.org.

[24] Cfr. G. Verde, Diritto processuale civile, 3, cit., p. 270. L’a. segnala che l’odierno orientamento si è “affinato” a partire da Cass., Sez. un., 23 ottobre 1986, n. 6220 che dichiarò inammissibile il ricorso per cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost., proposto avverso il decreto della Corte d’appello che abbia disposto l’esclusione di entrambi i genitori naturali dall’esercizio della potestà sul figlio minore ex art. 317 bis c.c. e l’affidamento familiare dello stesso ai sensi dell’art. 4 legge 4 maggio 1983, n. 184 (in motivazione il principio è ritenuto applicabile anche ai provvedimenti ex artt. 330, 332 e 333 c.c.). V. la sentenza in Foro it., 1987, 3278.

[25] Vi sarebbe, infatti, la soluzione addirittura con efficacia di giudicato, di controversie su veri e propri diritti soggettivi senza piena attuazione delle forme del “giusto processo”.

[26] Cass. (ord.) 10 luglio 2018, n. 18149, in Foro it., 2018, I, 2716. Nello stesso senso: Cass. 22 novembre 2016, n. 18562, in Rep. Foro it., 2016, voce Responsabilità genitoriale, n. 38; Cass. Sez. un., 1999, n. 729, in Giur. it., 2000, 1150.

[27] Cass. 12 novembre 2018, n. 29001, in Famiglia e dir., 2019, p. 368, con nota adesiva di A. Frassinetti, Curatore speciale per il minore e garanzia del ricorso per cassazione; Cass. 12 novembre 2018, n. 28998, in Rep. Foro it., 2018, voce Filiazione, n. 48; Cass. 10 dicembre 2018, n. 31902, in Famiglia e dir., 2019, p. 250, con nota, adesiva sul dictum, di F. Danovi, La Cassazione si esprime (ante litteram?) sulla parità dei tempi dei genitori con il minore), risolto da Cass. Sez. un., 13 dicembre 2018, n. 32359, in Riv. dir. proc., 2020, p. 899 ss. con nota adesiva di S. Tarricone, Ammissibilità del ricorso straordinario per cassazione contro i provvedimenti camerali sulla responsabilità genitoriale.

[28] In senso opposto v., però, A. Proto Pisani, La giurisdizionalizzazione dei processi minorili c.d. de potestate, cit., p. 72, che ascrive tali provvedimenti alla giurisdizione contenziosa. E, in generale, quanto al noto e delicatissimo problema dell’adozione del procedimento camerale per l’emanazione di provvedimenti idonei ad incidere su situazioni sostanziali, v. in particolare, le ormai “classiche” affermazioni di L. Montesano, La tutela giurisdizionale dei diritti, Torino, 1994, passim; Id., voce Giurisdizione volontaria, in Enc. giur., XV, Roma, 1989, p. 1 ss.; Id., «Dovuto processo» su diritti incisi da giudizi camerali e sommari, in Riv. dir. proc., 1989, p. 915 ss.

[29] Sull’equivoca figura del cd giudicato rebus sic stantibus v. R. Tiscini, op. cit., p. 177 ss.

[30] Cfr. Olivieri, La rimessione al primo giudice nell’appello civile, Napoli, 1999, pp. 372 ss. per il quale, rimessa la causa al primo giudice, restano, nella specie, le preclusioni già in prime cure maturate; e si consideri l’orientamento giurisprudenziale per il quale il regolamento preventivo è inammissibile già quando la causa sia rimessa in decisione: per tutte, Cass. sez. un., 13 gennaio 2003, n. 342, in Foro it., Rep., 2003, voce Giurisdizione civile, n. 208) – sembra superfluo chiedersi se il rimedio preventivo in discorso sia nella specie inammissibile anche per la natura di “giurisdizione volontaria” del procedimento di cui trattasi (su tale natura cfr. Cass. Sez. un., 20 maggio 1987, n. 4607, in Foro it., 1987, I, 3278, in motivazione e sulle orme di Cass. Sez. un., 23 ottobre 1986, n. n. 6220, in Foro it., 1987, I, 3278 che si era pronunciata con specifico riferimento agli artt. 330, 332, 333 e 336 c.c.; e, per la inammissibilità del regolamento di giurisdizione nel corso di tali procedimenti, nel procedimento per l’affidamento di figlio naturale riconosciuto: Cass. Sez. un., 25 maggio 1993, n. 5847, in Foro it., 1994, I, 1525, con nota, critica in punto di motivazione, di Cipriani, Novità giurisprudenziali e legislative sul regolamento di giurisdizione; Cass. sez. un., 10 febbraio 1987, n. 1392, in Giur. it., 1987, I, 1, 118, per la quale: “nel corso del procedimento volto ad ottenere il provvedimento di volontaria giurisdizione non è ammissibile il regolamento preventivo di giurisdizione, atteso che i procedimenti di volontaria giurisdizione non hanno carattere decisorio, non risolvono alcuna controversia né definiscono un giudizio; mentre per l’applicazione del regolamento è necessario che la questione di giurisdizione sorga nel corso di una causa come espressamente previsto dall’art. 41 c.p.c., e che quindi vi sia la pendenza di un vero processo”. Ma v., in senso opposto, per l’ammissibilità del regolamento nei procedimenti camerali contenziosi: Cass. Sez. un., 18 agosto 1990, n. 8427, in Dir. fam., 1991, I, 513, che ha ritenuto ammissibile il rimedio preventivo in tutti i procedimenti di natura contenziosa, ancorchè soggetti a rito speciale o sommario, così dichiarandolo ammissibile in relazione al giudizio di separazione personale dei coniugi.

[31] Sul rimedio costituzionale v. R. Tiscini, Il ricorso straordinario in Cassazione, Torino, 2005.

[32] Per la non impugnabilità in Cassazione: Cass. 10 luglio 2018, n. 18149, in Foro it., 2018, I, 2716; Cass. 22 novembre 2016, n. 18562, in Foro it., Rep., 2016, voce Responsabilità genitoriale, n. 38; Cass. Sez. un., 1999, n. 729, in Giur. it., 2000, 1150. In senso opposto: Cass. 12 novembre 2018, n. 29001, in Famiglia e dir., 2019, 368, con nota adesiva di Frassinetti, Curatore speciale per il minore e garanzia del ricorso per cassazione; Cass. 12 novembre 2018, n. 28998, in Foro it., Rep., 2018, voce Filiazione, n. 48; Cass. 10 dicembre 2018, n. 31902, in Famiglia e dir., 2019, 250, con nota, adesiva sul dictum, di Danovi, La Cassazione si esprime (ante litteram?) sulla parità dei tempi dei genitori con il minore), risolto da Cass. Sez. un., 13 dicembre 2018, n. 32359, in Riv. dir. proc., 2020, pp. 899 ss. con nota adesiva di S. Tarricone, Ammissibilità del ricorso straordinario per cassazione contro i provvedimenti camerali sulla responsabilità genitoriale, nel senso. In dottrina, cfr. ance Civinini, I procedimenti in camera di consiglio, in Giurisprudenza sistematica di diritto processuale civile, diretta da Proto Pisani, Torino, 1995, pp. 236 ss.; Mandrioli, Ricorso straordinario ex art. 111 Cost., e provvedimenti camerali, in Giur. it., 1986, 613; Proto Pisani, Sussulti sul c.d. ricorso straordinario per cassazione, in Foro it., 2012, I, 2802. E l’approfondita opera di Tiscini, Il ricorso straordinario in Cassazione, cit., spec. pp. 188 ss.

[33] Giustifica la previsione di cui al testo, avendo il legislatore evidentemente ritenuto, nella specie, e come regola generale, sufficienti due gradi di merito: Cass. 23 febbraio 2012, n. 2757, in Foro it., 2012, I, 3140, con nota di richiami.

[34] Cass. 12 novembre 2018, n. 29001, in Famiglia e dir., 2019, 368, con nota adesiva di Frassinetti, Curatore speciale per il minore e garanzia del ricorso per cassazione; Cass. 12 novembre 2018, n. 28998, in Foro it., Rep., 2018, voce Filiazione, n. 48; Cass. 10 dicembre 2018, n. 31902, in Famiglia e dir., 2019, 250, con nota, adesiva sul dictum, di Danovi, La Cassazione si esprime (ante litteram?) sulla parità dei tempi dei genitori con il minore), risolto da Cass. Sez. un., 13 dicembre 2018, n. 32359, in Riv. dir. proc., 2020, pp. 899 ss. con nota adesiva di S. Tarricone, Ammissibilità del ricorso straordinario per cassazione contro i provvedimenti camerali sulla responsabilità genitoriale.

[35] V. supra, § 4.

[36] In senso opposto v., però, Proto Pisani, La giurisdizionalizzazione dei processi minorili c.d. de potestate, in Foro it., 2013, V, 72, che ascrive tali provvedimenti alla giurisdizione contenziosa. E, in generale, quanto al noto e delicatissimo problema dell’adozione del procedimento camerale per l’emanazione di provvedimenti idonei ad incidere su situazioni sostanziali, v. in particolare, le ormai “classiche” e ampiamente condivise affermazioni di Montesano, La tutela giurisdizionale dei diritti, Torino, 1994, passim; Id., voce Giurisdizione volontaria, in Enc. giur., XV, Roma, 1989, 1 ss.; Id., «Dovuto processo» su diritti incisi da giudizi camerali e sommari, in Riv. dir. proc., 1989, pp. 915 ss.

[37] Sull’equivoca figura del cd giudicato rebus sic stantibus v. Tiscini, op. cit., pp. 177 ss.

[38]Cfr. Verde, Diritto processuale civile, 3, 5a ed., Torino, 2017, p. 267; Grasso, Atti del XVII Convegno Ass. naz. Studiosi proc. civ., Milano, 1991, pp. 85 s. Ma v. anche, in senso opposto, ad es., Proto Pisani, Lezioni di diritto processuale civile, 6a ed., Napoli, 2014, p. 671 e Balena, Istituzioni di diritto processuale civile, 3a ed., III, 2014, p. 310. Per Luiso, Diritto processuale civile, 9a ed., IV, Milano, 2017, p. 314, «la revoca e la modifica si possono avere non solo allegando circostanze sopravvenute …. Ma anche allegando circostanze già esistenti al momento in cui il provvedimento è stato emesso, ma in quella sede non fatte valere.

[39] V. supra, nota n. 1.

[40] V. Proto Pisani, La giurisdizionalizzazione dei processi minorili c.d. de potestate, cit., passim.

[41] Cfr. B. Poliseno, Profili di tutela del minore nel processo civile, Napoli, 2017, pp. 99 ss. e p. 229, nota 67.

[42] Discorre, non senza apprezzamento e anche con riferimento alla più recente elaborazione giurisprudenziale, di “deviazioni dal modello-base nei procedimenti camerali aventi ad oggetto diritti o status”, Balena, Istituzioni di diritto processuale civile, cit., III, pp. 310 ss.

[43] Cfr. Tiscini, Il ricorso straordinario in Cassazione, cit., p. 589 s.

[44] V. la requisitoria del P.M., dott. Stanislao De Matteis, in calce al presente scritto.

[45] Cass. sez. un., 2 luglio 2007, n. 14952, in Foro it., 2008, I, 20, per la quale «Il regolamento preventivo di giurisdizione è inammissibile dopo che il giudice di merito abbia emesso una sentenza, anche se solo limitata alla giurisdizione o ad altra questione processuale, poiché in la caso la decisione sul punto va rimessa al giudice di grado superiore; il ricorso erroneamente proposto come regolamento preventivo, peraltro, può essere convertito in ricorso per cassazione per violazione di legge -e, quindi, per motivi attinenti alla giurisdizione- ove ne ricorrano i presupposti».

[46] Si legge a pag. 9 s., in La Convenzione dell’Aja del 1996. Prontuario per l’operatore giuridico, a cura di Filomena Albano (v. sul sito web garanteinfanzia.org), «La residenza abituale dipende da riscontri fattuali che variano da caso a caso. Per i minori, in particolare, assume rilievo il luogo in cui si concentrano gli interessi familiari, affettivi, di cura ed educativi. In molti casi, identificare la residenza abituale di un minore non comporta difficoltà particolari: si tratterà del Paese in cui il bambino frequenta la scuola e riceve le cure quotidiane assicurategli dai familiari o dalle altre persone a cui in concreto risulta affidato….».

[47] Il virgolettato è tratto da G. Fanelli, L’ordine delle questioni di rito nel processo civile in primo grado, Quaderni di Judicium, 2020, p. 153 (ove però, rilievi critici dell’a. quanto al sistema interno italiano).