L’istituto della mediazione come strumento di risoluzione delle controversie alla luce della legge polacca del 1° gennaio 2016

Di Monika Haczkowska -

L’istituto della mediazione come strumento di risoluzione delle controversie alla luce della legge polacca del 1° gennaio 2016 Sommario: Introduzione – 1. Modifica delle norme processuali in materia di ADR – 2. Principi di fondamentali del procedimento di mediazione – 2.1 Incontro informativo – 2.2 Tentativo obbligatorio di mediazione – 2.3 Metodi usati durante il procedimento di mediazione– 2.4 Rinvio delle parti alla mediazione – 2.5 Durata della mediazione – 3. Il mediatore – 3.1 Requisiti richiesti per la figura del mediatore – 3.2 Scelta del mediatore – 3.3 Rafforzamento della posizione del mediatore – 4. Costi della mediazione – 5. Stipula dell’accordo – Conclusioni.

Introduzione

In Polonia, l’istituto della mediazione come metodo alternativo di risoluzione delle controversie civili (Alternative Dispute Resolution – ADR) è oggetto di dibattito giurisprudenziale da oltre venti anni, tuttavia, ha cominciato ad acquisire rilevanza soltanto con l’approvazione della modifica al Codice di Procedura Civile del 28 luglio 2005 , in seguito alla quale è stata inserita nel I Capitolo, la Sezione I, intitolata “Mediazione” . Il legislatore con tale modifica ha regolamentato una pratica già esistente e ha introdotto uno strumento che consente di dirimere le controversie al di fuori del Tribunale e che favorisce la risoluzione autonoma delle controversie, garantendo in questo modo la possibilità di ottenere un accordo tra le parti. La modifica ha assunto, inoltre, essenziale importanza in una situazione di profonda crisi della giustizia in Polonia, determinata dall’eccessiva durata dei processi. Infatti, in numerose sentenze il Tribunale Europeo dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo, ha condannato lo Stato polacco per il mancato rispetto del termine di ragionevole durata del processo , sancito dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), e ha sottolineato la necessità di introdurre un procedimento giurisdizionale per richiedere il risarcimento del danno in caso di eccessiva durata del processo e di creare istituti atti a rendere più elastiche le regole processuali. La Polonia ha risposto alla crisi del sistema giudiziario, con l’approvazione della legge 17 giugno 2014 che ha previsto, da un lato la possibilità di proporre ricorso per violazione del diritto di una delle parti di conoscere il procedimento già durante la fase di preparazione, svolta sotto la supervisione del procuratore e il procedimento giudiziale, senza ritardi ingiustificati4; dall’altro lato, la riforma del 2014 ha introdotto nel Codice di Procedura Civile gli istituti della “Mediazione” e dell’ “Arbitrato”. L’introduzione nell’ordinamento giuridico polacco dell’istituto della mediazione non ha tuttavia prodotto l’auspicata riduzione dei procedimenti giudiziali. In particolare, la scarsa volontà da parte dei magistrati di utilizzare il nuovo istituto giuridico è stata una delle principali cause dell’insuccesso dello stesso, a ciò si è aggiunto l’ulteriore timore relativo alla qualità degli accordi stipulati con l’ausilio dei mediatori. Tenuto conto del fatto che i mediatori erano per lo più esponenti delle professioni non forensi, spesso gli accordi stipulati in ambito economico-finanziario non potevano essere omologati dal Tribunale, il che certo non favoriva un giudizio positivo su tale istituto. Lo sviluppo dell’istituto della mediazione in Polonia è avvenuto su due binari paralleli. Da una parte, nel corso degli anni le mediazioni extragiudiziali tra le imprese hanno acquisito importanza sempre maggiore (in modo simile agli arbitrati), sono stati istituiti centri di mediazione presso le Camere di Commercio o presso altre organizzazioni di imprese. E, alcuni esponenti delle professioni forensi (avvocati e consulenti legali), hanno ampliato il ventaglio di servizi offerti per la mediazione delle controversie civili e commerciali. Dall’altra parte, era evidente il tentativo da parte degli stessi tribunali di utilizzare la mediazione per le cause in materia di diritto di famiglia e di diritto civile, (mediazione giudiziale), in quanto la mediazione veniva sempre più percepita come uno strumento utile allo snellimento del contenzioso e all’accelerazione del procedimento giudiziale. Nondimento non si è registrato un progresso effettivo della mediazione, poichè il numero degli accordi raggiunti mediante il ricorso al procedimento di mediazione non ha superato neanche l’1% delle cause civili pendenti davanti i tribunali polacchi. Dopo 10 anni di mal funzionamento dell’istituto della mediazione è stata fortemente avvertita la necessità di apportare alcune modifiche. La regolamentazione fino ad allora vigente si era rivelata poco efficace, non solo a causa della scarsa conoscenza dei cittadini circa la possibilità di ricorrere alla procedura di mediazione ancor prima di adire il Tribunale competente per la risoluzione delle liti, ma anche a causa dei numerosi intoppi processuali. Ad esempio, il Tribunale poteva rimettere la controversia alla cognizione di un organismo di mediazione una sola volta durante tutto il processo e soltanto entro la prima udienza fissata per la trattazione della causa. Un altro ostacolo era costituito dal tempo ristretto entro cui doveva terminare il procedimento di mediazione, la cui durata complessiva era di un mese. Pertanto, i tribunali, nel timore che potessero essere proposti ricorsi per ritardi processuali, utilizzavano questo istituto piuttosto raramente. Inoltre, le spese di mediazione sostenute dalle parti non erano computate tra le spese processuali, facendo venir meno la possibilità di chiedere l’esenzione dal pagamento delle stesse. 1. Modifica delle norme processuali in materia di ADR L’introduzione delle modifiche, volte a favorire l’utilizzo di metodi alternativi di composizione delle controversie , ad opera della legge del 10 settembre 2015, è stata preceduta da numerosi dibattiti dottrinari e da studi di diritto comparato, (tra gli altri sono stati effettuati raffronti con il diritto Italiano e Tedesco). Le modifiche al codice di procedura civile sono entrate in vigore il 1° gennaio 2016. La finalità principale di tali modifiche era la diffusione della mediazione come strumento alternativo di risoluzione delle controversie. Le novità legislative hanno avuto ad oggetto non solo le norme del codice di procedura civile nazionale, ma anche la legislazione fiscale per le Persone Fisiche , la legislazione fiscale per le persone giuridiche , la legislazione fiscale per la tassazione forfettaria di alcuni redditi prodotti da persone fisiche , la legge sui Tribunali Ordinari , i regolamenti che disciplinano il regime delle spese processuali nel giudizio civile ed altro. 2. Principi fondamentali del procedimento di mediazione La novella ha introdotto nell’art. 10 del Codice di Procedura Civile la regola generale secondo cui “nelle cause in cui è possibile raggiungere un accordo tra le parti, il Tribunale tenta in ogni fase del procedimento di favorire il raggiungimento di un accordo, in particolare invitando le parti alla mediazione”. Questa disposizione costituisce quindi una chiara indicazione per il Tribunale, cui esso deve attenersi per tutta la durata del processo. Pertanto, se nel corso del processo il giudice ritiene che esista la possibilità di addivenire ad un accordo, anche parziale, deve esortare le parti alla mediazione. L’intento perseguito dal legislatore, con la previsione di tale obbligo per Tribunale, fa leva sull’autorità e la forza di azione della magistratura, che invece aveva poco contribuito alla diffusione della cultura della risoluzione extragiudiziale delle controversie . Un altro principio che è stato modificato in forza della legge del 10 settembre 2015 è il cosiddetto “principio di colpa”, enunciato nell’art. 103 §1 e 2 del Codice di Procedura Civile. Secondo tale principio è possibile imporre ad una delle parti l’obbligo di sostenere le spese insorte a cause dell’illegittimo rifiuto di tentare la mediazione. Le conseguenze di carattere economico previste a carico di una delle parti si fondano su motivi giuridici e pratici che derivano dall’idea che pervade l’intera modifica delle norme codicistiche, volta alla costruzione di un meccanismo per favorire la risoluzione bonaria delle controversie. La nuova disciplina mira, infatti, a mobilitare le parti per il raggiungimento di un accordo. L’eventuale obbligo in capo ad una delle parti di rimborsare le spese sostenute dalla parte avversaria si limita unicamente a quelle spese processuali conseguenti al comportamento non corretto di una delle parti, ad esempio gli onorari e i costi sostenuti dal mediatore, oppure i costi sostenuti da una delle parti per prendere parte all’incontro di mediazione, qualora la parte avversaria non si sia presentata. Il comportamento di una parte in causa deve, quindi, essere manifestamente scorretto, inadatto, ovvero in aperto contrasto con gli usi oppure sleale nei confronti dell’altra parte in causa o del Tribunale. Nel testo dell’art. 103 §1 del Codice di Procedura Civile il legislatore utilizza l’espressione costi “causati” dal comportamento colposo delle parti. Tuttavia, il Tribunale non è obbligato ad applicare tale regola, poichè tiene conto dello svolgimento del processo nel suo insieme. La modifica legislativa apportata rappresenta, quindi, una sorta di impulso atto a motivare le parti in causa alla mediazione, senza tuttavia disporre alcun obbligo esplicito di esperimento del procedimento di mediazione, nè di raggiungimento di un accordo, per non inficiare l’essenza stessa dell’istituto della mediazione, quale forma totalmente volontaria di composizione delle controversie. 2.1 Incontro informativo Con la modifica del 10 settembre 2015, è stata introdotta la possibilità di obbligare le parti, prima ancora che venga fissata la data della prima udienza, a partecipare ad un incontro informativo, finalizzato ad illustrare i vari metodi di risoluzione bonaria delle controversie, con particolare riferimento alla mediazione. Tale incontro può essere condotto da un giudice ordinario, da un giudice non togato, da un mediatore professionista, da un assistente o anche da un funzionario del Tribunale. Nella prassi tali incontri sono però gestiti da mediatori, che in aule apposite, denominate in alcuni Tribunali “Ufficio del Mediatore”, informano le parti della possibilità di avvalersi di metodi alternativi di risoluzione delle controversia e, in particolare, della possibilità di ricorrere alla mediazione e chiariscono la funzione della mediazione, le caratteristiche e i vantaggi per le parti in caso di composizione della lite con l’aiuto del mediatore. Le modalità di svolgimento dell’incontro informativo possono variare e dipendono dalle possibilità organizzative dei singoli Tribunali. Generalmente, l’incontro informativo si svolge secondo il seguente modo: l’incontro ha una durata di circa 20/40 minuti, in questo arco di tempo la persona a cui è affidato l’incarico di condurre l’incontro, illustra alle parti presenti le caratteristiche essenziali del procedimento di mediazione, come ad esempio il principio di confidenzialità, volontarietà e imparzialità del mediatore, e informa altresì le parti dei vantaggi che derivano dal ricorso a questo metodo di risoluzione delle controversie. In particolare, chi conduce l’incontro è tenuto ad informare le parti sul risparmio in termini di tempo e di spese, sul minor grado di formalità della procedura, sulla possibilità di rimborso delle spese di iscrizione a ruolo e sulla partecipazione attiva delle parti nel corso del procedimento di mediazione, durante il quale potranno, non solo, scegliere personalmente il mediatore, ma potranno anche scegliere il luogo e la data del procedimento, nonchè individuare la forma di accordo conciliativo più congeniale alle esigenze delle parti. L’incontro, quindi, in modo informale e senza entrare nei dettagli tecnico-giuridici della controversia, ha lo scopo di indirizzare le parti a tentare una risoluzione bonaria della controversia. Se le parti decidono di accedere alla mediazione, chi conduce l’incontro può aiutare le parti a scegliere il mediatore, tra coloro i quali sono iscritti nell’albo dei mediatori professionisti, tenuto presso il Tribunale circondariale e, per di più, può aiutare le parti a compilare l’istanza di mediazione. Viene così redatto un verbale che attesta la presenza delle parti, a cui saranno allegate le memorie da esse presentate. Il verbale e gli allegati saranno inseriti nel fascicolo della causa. Il legislatore ha, altresì, disciplinato le conseguenze in caso di mancata partecipazione senza giustificato motivo di una delle parti all’incontro informativo. In tal caso il Tribunale potrà condannare la parte inadempiente a rimborsare le spese sostenute dalla controparte, che invece ha preso parte all’incontro, disposto dal Tribunale. La pronuncia del Tribunale a tal riguardo è contenuta nella sentenza che definisce il giudizio, ai sensi dell’art. 183 §6 del Codice di Procedura Civile. La volontà del legislatore è volta dunque ad indurre le parti a partecipare agli incontri informativi disposti dal Tribunale. 2.2 Obbligo di mediazione prima di adire il tribunale Un’altra rilevante modifica è l’introduzione, a partire dal 1° gennaio 2016, dell’obbligo, che grava sulla parte attrice, di tentare la mediazione. Il paragrafo 3 aggiunto all’art. 187 §1 del Codice di Procedura Civile, stabilisce infatti l’obbligo in capo all’attore di indicare nell’atto di citazione se le parti hanno preliminarmente esperito il tentativo di mediazione o, comunque, hanno tentato di risolvere la controversia mediante l’utilizzo di un qualsiasi altro metodo alternativo di risoluzione ed eventualmente specificare i motivi che lo hanno impedito. La finalità di tale disciplina è quella di veicolare tra i cittadini la conoscenza dell’istituto della mediazione e delle altre forme di risoluzione extragiudiziali delle controversie e, allo stesso tempo, invogliare ed indirizzare le parti in causa a ricorrere a tali metodi alternativi. Per qualsiasi controversia la parte attrice, prima di adire il tribunale, deve verificare se è possibile risolvere bonariamente la controversia. Se non è possibile, la parte attrice ha l’obbligo di chiarirne il motivo. 2.3 Metodi usati durante il prodimento di mediazione Il legislatore, nell’aggiungere all’art. 183 il paragrafo 3, ha inteso introdurre la possibilità di giungere alla risoluzione della controversia attraverso differenti metodi di composizione amichevole delle liti. Il mediatore ha la facoltà e la possibilità di illustrare alle parti in causa tutti i metodi alternativi di risoluzione delle controversie, nel caso in cui le parti non siano in grado di arrivare da sole ad un compromesso. Tale disposizione del Codice di Procedura Civile sottolinea allo stesso tempo il ruolo del mediatore che, in prima battuta, aiuta le parti a formulare le proposte di accordo, qualora esse, nonostante la volontà di accordarsi bonariamente, non siano in grado di giungere ad una composizione della controversia spetterà al mediatore illustrare alle parti la loro situazione processuale, formulando proposte alternative di conciliazione o proponendo altre modalità di risoluzione della controversia. Va, tuttavia, detto che spetta alle parti la scelta definitiva su come risolvere la controversia o su come raggiungere un accordo di qualunque genere. La disciplina introdotta non impone al mediatore un particolare metodo di azione. Egli decide, in base alla sua visione e alla specifica causa, cosa proporre alle parti; la mediazione resta, infatti, un procedimento di carattere prettamente volontario e le proposte formulate dal mediatore alle parti non sono vincolanti. 2.4 Rinvio delle parti alla mediazione Una modifica essenziale, introdotta nel nuovo §1 dell’art. 183 del Codice di Procedura Civile, consiste nella possibilità attribuita al giudice di rinviare le parti alla procedura di mediazione, in qualunque fase del procedimento e diverse volte. Questo significa che il giudice può disporre il rinvio a mediazione e le parti hanno sette giorni per decidere se vogliono o non vogliono partecipare a mediazione, poiche la mediazione ha sempre carattere volontario. Nella disciplina previgente, tale rinvio poteva essere adottato soltanto una volta nel corso del procedimento giudiziale ed entro e non oltre la conclusione della prima udienza. Il legislatore della riforma, nel modificare la disciplina fino a quel momento in vigore, ha correttamente tenuto in considerazione le osservazioni formulate dai professionisti, i quali sottolineavano che la possibilità di definire bonariamente la controversia spesso si concretizzava soltanto in momenti successivi alla prima udienza, ad esempio dopo l’introduzione di nuove prove. La modifica introdotta consente dunque al Tribunale di decidere di tener conto di tutte le circostanze specifiche della controversia. D’altra parte, il prolungamento del periodo di durata della mediazione fino a tre mesi, con l’ulteriore facoltà riconosciuta al giudice di rimettere le parti dinanzi ad un organismo di mediazione, più volte durante il giudizio, aumenta la possibilità di porre fine alla controversia mediante un accordo conciliativo. L’art. 1838 §3 del Codice di Procedura Civile prevede, tuttavia, alcune eccezioni alla possibilità di rinviare le parti alla mediazione. Il Tribunale, infatti, non può rinviare le parti al procedimento di mediazione nel corso di procedimenti ingiuntivi o monitori. Con la modifica, introdotta il 1° gennaio 2016, è stato specificato nel nuovo §3 la possibilità di rinviare le parti alla mediazione nei procedimenti ingiuntivi in caso di valida opposizione di una delle parti. Prima della riforma, nel corso dell’intero procedimento ingiuntivo, non era ammessa la possibilità di esperire un procedimento di mediazione, anche se l’accordo tra le parti era possibile solo in seguito ad opposizione di una delle parti. 2.5 Durata della mediazione Prima dell’intervento legislativo del 2016, come già detto, la durata della mediazione era limitata ad un mese. Era contemplata soltanto la possibilità che, su istanza comune delle parti in causa, il Tribunale adito fissasse un termine di durata superiore. Tuttavia, difficilmente i Tribunali concedevano un termine più lungo, per evitare la proposizione di ricorsi fondati su ritardi processuali ingiustificati. Alla luce della nuova disciplina inserita nell’art. 183¹º §1 del Codice di Procedura Civile, il procedimento di mediazione può avere una durata non superiore a 3 mesi. Su instanza comune delle parti può essere disposto un rinvio, ove si intraveda la possibilità di una composizione amichevole. Il che implica per il giudice una maggiore libertà nell’avviare le parti al procedimento di mediazione; egli può, infatti, rinviare alla mediazione diverse volte e, in qualsiasi momento del processo, può rinviare la scadenza del termine previsto per la conclusione della mediazione, in caso di fondati e rilevanti motivi. L’elasticità della procedura e l’insieme dei diversi mezzi di cui dispone il giudice aumentano, in questo modo, le probabilità di raggiungimento di un accordo bonario. Di conseguenza il procedimento può abbreviarsi. Non va poi trascurata l’importanza della modifica apportata all’art. 183¹º §1 del Codice di Procedura Civile nella parte in cui ha previsto che il periodo di durata della mediazione non si computa ai fini della durata complessiva del procedimento giudiziale. Lo scopo di tale disposizione va ravvisato nell’esigenza di indurre i giudici a rinviare le parti alla mediazione, senza il timore che la durata della mediazione possa incidere negativamente sulla valutazione del loro operato, nell’ambito di eventuali ricorsi proposti per mancato rispetto del termine di ragionevole durata del processo . 3. Il mediatore 3.1 Requisiti richiesti per la figura del mediatore Con la novella del 2016, sono stati stabiliti dei criteri più rigorosi per l’iscrizione nell’elenco dei mediatori professionisti, tenuto presso i Tribunali circondariali. Come è stato sottolineato durante i lavori preparatori per l’elaborazione del progetto di modifica del codice, la mancata previsione di specifici requisiti per l’assunzione del ruolo di mediatore, la mancanza di strumenti giuridici in grado di permettere ai presidenti dei Tribunali circondariali di verificare le qualifiche e le competenze dei mediatori, così come la mancanza di una procedura che permettesse, in caso di necessità, la cancellazione dall’elenco dei mediatori che non davano sufficienti garanzie di corretta conduzione del procedimento di mediazione, aveva determinato la violazione delle regole elementari in materia di mediazione, come la riservatezza dei dati e la segretezza delle informazioni. Tuttavia, il rinvio delle parti alla mediazione da parte dei Tribunali, comportava l’obbligo dello Stato di garantire alle parti l’alta qualità dei servizi forniti dai mediatori professionisti. L’attuale art. 183, comma 2, §3 del Codice di Procedura Civile, indica i requisiti che devono essere in possesso del mediatore. Nelle controversie civili può svolgere il ruolo di mediatore qualsiasi persona fisica non interdetta nè legalmente nè dai pubblici uffici, che soddisfi i criteri indicati dall’art. 183, §1 e 2 del Codice di Procedura Civile e che, inoltre, possieda le competenze e la capacità di condurre i procedimenti di mediazione, che abbia compiuto 26 anni, abbia conoscenza della lingua Polacca, non abbia riportato condanne definitive per reati dolosi e non sia stata sottoposto ad alcun procedimento per tali reati. Il Tribunale circoscrizionale, dopo aver verificato la veridicità dei dati riportati nell’istanza di iscrizione, procede con l’iscrizione del nome del soggetto richiedente nelle liste dei mediatori professionisti. Un’ulteriore novità è da ravvisare nella previsione secondo cui, ove il mediatore non sia in possesso anche di uno solo dei requisiti prescritti dal legislatore, o abbia riportato condanna definitiva per reato fiscale doloso, o abbia assolto con negligenza i propri obblighi professionali, il Presidente del Tribunale procede alla cancellazione dall’elenco dei mediatori. 3.2 Scelta del mediatore Prima dell’entrata in vigore della nuova disciplina sulla mediazione, il Tribunale provvedeva all’individuazione del mediatore tra i soggetti iscritti nell’elenco, salva la possibilità per le parti di scegliere poi un altro mediatore. Attualmente, invece, spetta alle parti nominare il mediatore e, solo quando le parti non provvedono a tale scelta o in caso di contrasto o, comunque, nei casi di mancata nomina, il Tribunale, nel rinviare le parti a mediazione, indica anche un mediatore che abbia le opportune competenze e capacità per quel tipo di controversie. Nell’esercitare tale facoltà sussidiaria, il Tribunale prende in considerazione, in primo luogo, i mediatori professionisti, iscritti nella lista, tenuta presso il Tribunale circoscrizionale, (art. 1839 §1 del Codice di Procedura Civile). Nel caso in cui, invece, nella lista dei mediatori professionisti non dovesse essere presente alcun mediatore competente a trattare cause dello stesso tipo o comunque simili a quelle che saranno l’oggetto dell’imminente procedimento di mediazione (ad. es controversie su lavori edili, o su investimenti), il Tribunale ha la facoltà di scegliere un mediatore, che abbia specifiche competenze tecniche nella materia oggetto della controversia, al fine di garantire un efficace svolgimento del procedimento di mediazione. L’aver attribuito alle parti la priorità nella scelta del mediatore risponde all’intento di enfatizzare il ruolo attivo delle parti nello sviluppo del processo di mediazione. L’individuzione del mediatore rappresenta infatti un primo passo sulla via di un accordo e sottolinea altresì l’importanza della volontà delle parti e la loro indipendenza. 3.3. Rafforzamento della posizione del mediatore Il ruolo del mediatore nel processo di mediazione, dopo le modifiche legislative, è stato notevolmente rafforzato. Prima del 1° gennaio 2016, infatti, il Tribunale poteva rendere conoscibili gli atti della causa in favore del mediatore solo in caso di consenso delle parti; a tal fine il Tribunale doveva rendere un provvedimento, ciò comportava un allungamento non necessario dei tempi del processo. Tale regole è stata oggetto di modifica. A norma del vigente art. 1839 §2 del Codice di Procedura Civile, fin dal momento in cui le parti decidono di devolvere la risoluzione della controversia alla cognizione di un mediatore, questi automaticamente acquisisce il diritto di accedere agli atti. Nel caso in cui una delle parti, entro il termine di una settimana a far data dalla dichiarazione o dalla presentazione degli atti che rinviano le parti davanti al mediatore, dichiara il suo dissenso all’accesso da parte del mediatore agli atti processuali, questo ultimo dovrà condurre il procedimento di mediazione senza conoscere gli atti della causa e sulla base delle posizioni assunte dalle parti in conflitto nel corso dell’udienza di mediazione. Il principio in base al quale il diritto del mediatore di accesso agli atti processuali può essere impedito solo in caso di opposizione delle parti, si fonda sulla volontà del legislatore di accogliere le esigenze manifestate dai professionisti in materia, i quali sono consapevoli del fatto che le parti presuppongono la conoscenza del mediatore dei fatti e dei dettagli della controversia in cui esse sono coinvolte. In questo modo la novella legislativa sembra soddisfare le aspettative di coloro che partecipano alla procedura di mediazione. Una ulteriore modifica che ha rafforzato la posizione del mediatore è da individuare nella previsione, contenuta nell’art. 1839 §3 del Codice di Procedura Civile, della regola in virtù della quale, nel momento stesso in cui il Tribunale rinvia la controversia a mediazione, senza indugio trasmette al mediatore, ove ne sia già in possesso, tutti i dati necessari per contattare le parti e i loro rappresentanti legali; si pensi ad esempio ai numeri di telefono, agli indirizzi o alle email. Tale modifica garantisce un rapido contatto tra le parti, e allegerisce la procedura. 4. Costi di mediazione Tra le novità introdotte con la legge del 2016, il legislatore ha predisposto degli incentivi di carattere economico, in modo da accrescere la popolarità dei metodi alternativi di risoluzione delle controversie. Nella parte relativa alle spese dei procedimenti civili , il più importante incentivo è l’inclusione dei costi del procedimento di mediazione, effettuata a seguito di rinvio da parte del Tribunale, nelle cosiddette spese di giudizio. A ciò si è aggiunta l’esenzione dalle imposte di bollo delle proposte di omologazione degli accordi raggiunti in sede di mediazione extragiudiziale. In particolare, la prima delle due modifiche è essenziale. Infatti, prima della sua entrata in vigore i costi di mediazione non erano computati tra le spese del giudizio. Di conseguenza, non vi era alcuna possibilità di esentare le parti dal pagamento delle spese conseguenti al procedimento di mediazione. La mancanza di questa possibilità rappresentava uno dei più grandi ostacoli alla diffusione della mediazione. Inoltre, anche le parti che avevano diritto ad essere esentate dal pagamento delle spese processuali, dovevano comunque sostenere i costi della mediazione. Altra rilevante modifica concerne la possibilità di ottenere la restituzione per intero della cosiddetta imposta di giudizio, nei casi in cui le parti raggiungano un accordo già durante la fase preliminare del procedimento, o concludano l’accordo, sia in sede giudiziale sia tramite un mediatore, prima della valutazione nel merito della controversia, ovvero prima dell’udienza. L’intera restituzione di tale quota è comunque successiva alla stipula dell’accordo; infatti, nei casi in cui le parti stipulino l’accordo nelle fasi successive del procedimento giudiziale, la restituzione non avverrà per intero. Le modifiche apportate forniscono, pertanto, importanti incentivi economici alla mediazione, al fine di renderla più attraente rispetto alla normale procedura giudiziale. 5. Stipula dell’accordo La stipula dell’accordo costituisce il momento finale del procedimento di mediazione. L’accordo stipulato con l’ausilio del mediatore può essere omologato dal Tribunale e può farne istanza una delle parti. In questa ipotesi, il Tribunale senza indugio avvia la procedura di omologazione dell’accordo. È importante sottolineare che l’accordo omologato ha lo stesso valore legale di una qualsiasi sentenza emessa da un giudice; inoltre, se l’accordo è dotato di una clausola di esecutività, esso costituisce altresì titolo esecutivo. Tuttavia, il Tribunale non sempre procede con la omologazione dell’accordo conciliativo, o con l’apposizione della clausola esecutiva. Ai sensi dell’art. 183¹⁴ §3 del Codice di Procedura Civile, il Tribunale non può procedere con la omologazione dell’accordo e con l’esecutività dello stesso nei casi in cui l’accordo violi, anche in parte, la legge, o sia contrario ai principi della convivenza sociale, o risulti essere poco chiaro o contraddittorio. Il controllo degli accordi di mediazione da parte di Tribunali rappresenta, quindi, una reale ed autentica garanzia per le parti. Conclusioni In Polonia, il numero di cause civili iscritte a ruolo nei Tribunali, le lungaggini processuali e le spese relative ai giudizi, ma anche una maggiore consapevolezza da parte dei cittadini dei propri diritti fanno sì che la scelta di un metodo alternativo di risoluzione delle controversie debba rappresentare un’alternativa reale e attraente rispetto alla giustizia ordinaria. Le modifiche apportate, entrate in vigore il 1° gennaio del 2016, avevano come scopo quello di avvicinare i cittadini all’istituto della mediazione, snellire le pratiche nei tribunali ed evitare il ricorso alla giurisdizione statale per tutte quelle controversie in cui sembra possibile raggiungere un accordo tra le parti mediante metodi alternativi di risoluzione extragiudiziale. Un ampio catalogo di modifiche, che spazia dallo snellimento della procedura processuale, al rafforzamento della posizione del mediatore e allo stesso tempo all’inasprimento dei criteri per esercitare la funzione di mediatore, alla possibilità di rinviare le parti alla mediazione in ogni fase del procedimento giudiziale e all’allungamento del periodo della mediazione a 3 mesi, e infine l’introduzione di incentivi economici e fiscali, permette di sperare che la mediazione possa diventare sempre più popolare, affinchè le parti possano disporre di una alternativa extragiudiziale più economica rispetto a quella offerta dai Tribunali ordinari per la risoluzione delle controversie .