Le Sezioni Unite cambiano idea. La fusione estingue la società incorporata.

Di Marco Farina -

Con la sentenza n. 21970 del 30 luglio 2021, le Sezioni Unite sono tornate sul tema degli effetti processuali della fusione societaria.

L’occasione per la pronuncia è stata fornita al Supremo Collegio dalla impugnazione di una sentenza di appello di conferma di una sentenza di primo grado nella parte in cui essa aveva ritenuto validamente instaurato il processo da parte di una società incorporata già cancellata dal registro delle imprese, e ciò in applicazione del principio di diritto affermato da Cass. civ., sez. un., 2006 la quale, come noto e per effetto delle modifiche apportate dal D.lgs. 6/2003 di riforma del diritto societario, aveva ricostruito la fusione alla stregua di una vicenda modificativo-evolutiva e non (anche) estintiva della società incorporata.

Le Sezioni Unite hanno ritenuto di dover rimeditare la conclusione cui erano giunte le sezioni unite nel 2006 e, all’esito di un approfondito excursus dei termini della questione (sia dal punto di vista sostanziale, che processuale; sia dal punto di vista del diritto interno, che di quello europeo), hanno affermato il principio di diritto secondo il quale «la fusione per incorporazione estingue la società incorporata», non potendosi quindi ritenere validamente iniziato il processo da o contro una società incorporata.

Le Sezioni Unite, però, non fanno derivare da questa mutata conclusione quanto agli effetti estintivi (e non solo modificativi-evolutivi) della fusione anche l’ulteriore mutamento in ordine alle conseguenze di ordine processuale che si producano allorché la fusione si perfezioni nel corso del giudizio. Si continua, infatti, a ritenere tale circostanza sopravvenuta inidonea a costituire un evento in grado di cagionare l’interruzione del processo pur a dispetto del venire meno di una delle parti (in casu, la società incorporata). La conclusione, a dire delle sezioni unite, si giustifica in virtù della espressa previsione contenuta nell’art. 2504-bis c.c. che, nel prevedere una automatica prosecuzione di tutti i rapporti (sostanziali e processuali) in capo alla società risultante dalla fusione senza alcuna soluzione di continuità, imporrebbe di ritenere inesistente una situazione capace di generare quell’esigenza di ristabilire il contraddittorio tra le (nuove) giuste parti di cui è espressione la disciplina dell’interruzione.

Ancorché, dunque, secondo il nuovo corso delle sezioni unite, la società incorporata già parte di un processo è destinata a venir meno a seguito della fusione, ciò non comporterà comunque l’interruzione del processo di cui essa era parte atteso che del processo dovrà considerarsi automaticamente parte la società risultante dalla fusione per effetto della automatica prosecuzione dei rapporti prevista dall’art. 2504-bis c.c.

Il principio di diritto affermato dalle Sezioni Unite in ordine agli effetti estintivi della fusione e, dunque, in ordine alla radicale invalidità di una iniziativa giudiziale assunta da o contro una società incorporata (come tale inesistente) viene, peraltro, ulteriormente mitigato dalla pronuncia nella misura in cui si ritiene idoneo a “salvare” il processo invalidamente iniziato dalla società incorporata l’intervento in causa della società risultante dalla fusione. A parere delle sezioni unite, si tratta di un intervento che deve essere ricondotto alla categoria dell’intervento principale di cui all’art. 105, comma 1, c.p.c. il quale, si afferma nella sentenza, non presupporrebbe – affinché la domanda con esso veicolata possa essere esaminata nel merito – la valida instaurazione del processo nel cui ambito tale intervento viene in effetti sperimentato.

In definitiva, il principio di diritto affermato dalla pronuncia in esame è il seguente: «la fusione per incorporazione estingue la società incorporata, la quale dunque non iniziare un giudizio in persona del suo ex amministratore, avendo facoltà la società incorporante di spiegare intervento in corso di causa, ai sensi dell’art. 105 cod. proc. civ., nel rispetto delle regole che lo disciplinano».