LE FORME DEL DEPOSITO DEL RICORSO IN RIASSUNZIONE

E’ inammissibile il ricorso in riassunzione depositato nelle forme cartacee

Di Alessio Luca Bonafine -

Trib. Vasto 28 ottobre 2016

La sentenza del Tribunale di Vasto n. 180 del 28 ottobre 2016 affronta il tema delle regole di deposito del ricorso in riassunzione e delle sanzioni processuali conseguenti alla loro violazione.

In accoglimento dell’eccezione formulata dalla parte resistente in un giudizio promosso per la dichiarazione di illegittimità di una sanzione disciplinare, la pronuncia ha infatti affermato il principio dell’inammissibilità del ricorso in riassunzione – successivo ad una pronuncia di incompetenza territoriale – depositato con modalità cartacee e non telematiche.

La base di ragionamento offerta dal Tribunale è costituita dal dettato normativo.

Ai sensi dell’art. 16-bis d.l. n. 179/2012, in effetti, “nei procedimenti civili, contenziosi o di volontaria giurisdizione, innanzi al tribunale, il deposito degli atti processuali e dei documenti da parte dei difensori delle parti precedentemente costituite ha luogo esclusivamente con modalità telematiche, nel rispetto della normativa anche regolamentare concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici”.

Per queste vie il Tribunale risolve il tema della qualificazione della natura endoprocessuale del ricorso in riassunzione di un procedimento già instaurato innanzi ad un giudice dichiaratosi incompetente.

Esso, infatti, non introduce un nuovo, diverso e autonomo giudizio, ma rappresentata la prosecuzione del medesimo procedimento, realizzando una perfetta traslatio iudicii. In questo senso, secondo la pronuncia in esame, si muove anche la previsione della forma dell’ordinanza per il provvedimento che dichiara l’incompetenza territoriale e il dettato dello stesso art. 50 c.p.c. che a seguito della declinatoria prevede che “il processo continua davanti al nuovo giudice”.

E ciò senza nemmeno dimenticare che in seguito alla riassunzione restano ferme le preclusioni precedentemente maturate e che davanti al giudice individuato come competente sono utilizzabili gli atti istruttori espletati da quello dichiaratosi incompetente.

In altri termini, il ricorso in riassunzione si inserisce in un procedimento già avviato nell’ambito del quale le parti risultano essere già costituite, integrando un atto processuale proveniente dal difensore di una parte già costituita quale atto endoprocessuale che, quindi, deve essere depositato telematicamente.

Ciò posto, il giudice abruzzese ha quindi chiarito il regime ritenuto applicabile a tutte le ipotesi in cui l’atto risulti depositato in cancelleria con modalità diversa da quella “vincolata” dalla norma, concludendo per la giuridica inesistenza del medesimo sul presupposto per cui esso risulterebbe “redatto in modo assolutamente non previsto dalla normativa e totalmente privo degli estremi e dei requisiti essenziali per la sua qualificazione come atto del tipo normativamente considerato, da considerarsi quindi non solo inidoneo a produrre gli effetti processuali propri degli atti riconducibili al corrispondente tipo ma anche non passibile di considerazione sotto il profilo giuridico”.

In altri termini, lungo l’iter logico della decisione segnalata la modalità cartacea di deposito determina un deficit strutturale e ontologico che impone il giudizio sulla inesistenza dell’atto e, per l’effetto, apre pure alla conclusione dell’estinzione del processo per mancata riassunzione della causa.