LE COMUNICAZIONI DI CANCELLERIA E IL FORMATO .ZIP

E’ valida la trasmissione di una comunicazione di cancelleria nel formato compresso .zip, poiché con esso il contenuto del documento non viene mutato ma esclusivamente compresso al fine di ridurne le dimensioni in fase di invio

Di Alessio Luca Bonafine -

Cass., sez. III, 20 luglio 2016, n. 14827

Con la sentenza che si esamina la Corte di Cassazione offre un nuovo contributo alla ricostruzione della disciplina di settore in materia processo civile telematico, questa volta affrontando e risolvendo il tema dei formati utilizzabili nell’ambito delle comunicazioni di cancelleria.

L’occasione è offerta dalla doglianza con cui il ricorrente poneva in evidenza che l’avviso trasmesso a mezzo PEC dalla cancelleria della Corte d’appello riguardante la fissazione di un’udienza per l’audizione dei testi conteneva vari allegati, alcuni dei quali non aperti per una pretesa irregolarità del loro formato elettronico (file pdf .zip) che non riportava l’icona identificativa del documento da leggere. Tale circostanza era stata dimostrata, secondo il ricorrente, da apposita c.t. di parte prodotta davanti alla Corte d’appello che, tuttavia, aveva concluso per la non scusabilità dell’errore e, pertanto, dichiarato la decadenza dalla prova.

In altri termini, la censura del ricorrente derivava dalla presunta violazione dei formati elettronici con i quali possono essere compiute le comunicazioni di cancelleria e si completava nella denuncia della nullità della sentenza e del procedimento per violazione degli artt. 136 c.p.c., 12 e 34 d.m. 21 febbraio 2011, n. 44, nonché degli artt. 16, comma 3 e 17, commi 1 e 2, del regolamento 18 luglio 2011 del Ministero della giustizia, sul presupposto per cui le richiamate disposizioni ammetterebbero solo la trasmissione del file nel formato .pdf.

I giudici di legittimità, tuttavia, concludono per l’infondatezza del motivo.

A tali fini, innanzitutto osservano che la Corte d’appello, nel confermare la decadenza dall’assunzione dei mezzi istruttori già decisa con ordinanza, nella sentenza definitiva aveva ribadito che la mancata visualizzazione del file allegato era dipesa da un’errata configurazione del computer in uso al difensore, così svolgendo un accertamento in fatto non più discutibile in sede di legittimità e contenente in sé una valutazione sulla scusabilità dell’errore, anch’essa quindi non più sindacabile al di fuori delle ipotesi di motivazione mancante e illogica. E ciò al netto dell’ulteriore ma conseguente considerazione per cui già il semplice onere di diligenza che grava sul difensore avrebbe dovuto consigliare, in caso di dubbio, di rivolgersi alla cancelleria del giudice per risolvere il problema, eventualmente chiedendo una nuova trasmissione.

In ultimo, evidenziano la contrarietà del dato normativo alla tesi esposta dal ricorrente sottolineando come il formato .zip non muta il contenuto del documento, ma serve soltanto al fine di comprimere il file in sede di trasmissione, in modo che occupi uno spazio minore. Esso, in altri termini, non è un formato diverso da quelli autorizzati e nel suo impiego, pertanto, non può rintracciarsi alcuna violazione della disciplina di settore ricostruibile alla luce dell’art. 34, d.m. n. 44/2011 ovvero dei provvedimenti del 16 aprile 2014 e 28 dicembre 2015.