L’andirivieni della Cassazione sul tema dell’interesse all’impugnazione incidentale tardiva

  Ai sensi dell'art. 334 c.p.c. e del combinato disposto di cui agli artt. 370 e 371 c.p.c., sono inammissibili le impugnazioni incidentali tardive che hanno contenuto adesivo al ricorso principale, quelle che investono un capo della sentenza non impugnato ed inoltre quelle che investono lo stesso capo impugnato ma per motivi diversi da quelli fatti valere con il ricorso principale: in tali casi, infatti, essendo l’interesse ad impugnare già sorto in conseguenza dell’emanazione della sentenza di appello, l’impugnazione deve essere proposta nei termini di cui all’art. 325 c.p.c.

Di Giulia Mazzaferro -

La Terza Sezione della Suprema Corte di cassazione torna sulla annosa questione relativa alla definizione dei limiti e dei criteri entro cui le parti di un giudizio possono essere ammesse a proporre impugnazione incidentale tardiva.

Pacifico essendo che l’art. 334 c.p.c. concede la possibilità dell’impugnazione tardiva alle parti assoggettate al gravame (e a quelle chiamate ad integrare il contraddittorio) nell’intento di scongiurare impugnazioni meramente precauzionali in ipotesi di soccombenze parziali, sembrava relegato al passato il dibattito dottrinario e giurisprudenziale sulla sussistenza dell’interesse a proporre impugnazione incidentale tardiva.

Dal lato della giurisprudenza di legittimità, infatti, la questione sembrava essere stata risolta dalle Sezioni Unite della Corte, le quali in più occasioni sono intervenute sul tema, andando a definire con gli anni un preciso orientamento. In primo luogo, appare utile richiamare brevemente una delle pronunce più risalenti delle Sezioni Unite le quali, con la decisione n. 4640 del 07/11/1989 (leggibile in Giust. civ., 1990, I, 83), hanno determinato il venire meno del limite all’impugnazione incidentale tardiva relativo alla corrispondenza tra il capo di sentenza oggetto di impugnazione principale e quello oggetto di impugnazione incidentale, sancendo, diversamente, la possibilità per la parte contro cui è stata proposta l’impugnazione principale di proporre gravame contro qualsiasi capo della sentenza, sebbene differente da quello investito dall’impugnazione principale.

Più di recente, peraltro, Cass. civ. Sez. Unite, sent. 27/11/2007, n. 24627 (a commento si veda Consolo, Condebito solidale fra artt. 332 e 334 c.p.c.: una collocazione sempre ardua (con tentazione di ritorno all’art. 471, comma 2, n. 3, c.p.c. 1865), in Corr. giur., 2008, 12, 1713; si veda altresì Corrado, Riflessioni a margine degli artt. 334 e 331 c.p.c., in Riv. Dir. Proc., 2008, 5, 1423) ha posto ancor più l’accento sul principio dell’interesse all’impugnazione e ha ampliato l’ambito soggettivo dell’impugnazione incidentale tardiva, la quale viene così ritenuta ammissibile non solo quando si configura come controimpugnazione rivolta contro il ricorrente principale, ma anche quando si presenta come impugnazione adesiva nei confronti della parte investita dell’impugnazione principale, anche se fondata sugli stessi motivi sollevati da quest’ultima, dal momento che anche nelle cause scindibili l’interesse deriva in ogni caso dall’impugnazione principale, “la quale, se accolta, comporterebbe una modifica dell’assetto delle situazioni giuridiche originariamente accettate dal coobbligato solidale.”

Fatte tali premesse – tornando alla decisione presa nell’ambito della pronuncia oggetto dell’odierno esame – occorre rilevare che il collegio che l’ha resa sembra prendere le distanze dalla linea emergente dai richiamati arresti giurisprudenziali. La Corte, infatti, ha ritenuto che il ricorso incidentale non avrebbe potuto essere proposto beneficiando della rimessione in termini dell’art. 334 c.p.c., dovendosi invece applicare gli ordinari termini di impugnazione, posto che nel caso di specie l’interesse a proporre impugnazione non era sorto dalla proposizione del ricorso principale, bensì si era concretizzato con l’emanazione della sentenza di appello. Pertanto, richiamando il principio in base al quale il ricorso di una parte con contenuto adesivo a quello principale (e inoltre ogni ricorso incidentale che investe un capo della sentenza non impugnato o comunque lo stesso capo impugnato ma per motivi diversi da quelli evidenziati con il ricorso principale) deve essere presentato osservando la disciplina dell’art. 325 c.p.c., i giudici hanno dichiarato l’inammissibilità dello stesso.

Tale pronuncia è di evidente rilievo e offre l’occasione per prendere atto della circostanza che persistono ancora oggi sul tema due filoni giurisprudenziali nettamente divergenti: siffatta decisione, infatti, non è un caso isolato ma è soltanto l’ultimo di numerosi provvedimenti (alcuni citati dalla stessa ordinanza, quali ad esempio Cass. n. 1120/2014 e Cass. n. 20040/2015) che, in passato, si sono discostati dagli approdi giurisprudenziali cui erano pervenute le predette Sezioni Unite e avevano preferito portare avanti la teoria più restrittiva in materia di ammissibilità delle impugnazioni incidentali tardive.

Nonostante, quindi, le Sezioni Unite avessero tentato di sciogliere in via definitiva la questione, oggi l’operatore del diritto si confronta con un’incertezza irrisolta che, a sua volta, propone un quesito: la discordanza tra decisioni è dovuta ad una precisa volontà di resistenza di una parte della Corte alle affermazioni rese dal Supremo Consesso oppure è frutto di un mancato coordinamento tra collegi giudicanti?

Peraltro, a conferma dell’esistenza del contrasto giurisprudenziale, è appena il caso di rilevare che la decisione in esame si colloca in un momento di poco successivo all’intervento di un’altra pronuncia della medesima sezione della Corte (Cass. civ. sent. 09/07/2020, n. 14596) che in un contesto analogo aveva statuito in maniera inequivocabilmente difforme, accogliendo invece l’insegnamento delle Sezioni Unite. In quell’occasione di poco più di un mese precedente, il collegio aveva riconosciuto ammissibile l’impugnazione incidentale tardiva – sia quella proposta nei confronti del ricorrente principale con riguardo ad un capo della sentenza diverso da quello investito dall’impugnazione principale, sia quella proposta nei confronti di eventuali altre parti processuali diverse dall’impugnante principale nelle forme dell’impugnazione adesiva – “tutte le volte che quella principale metta in discussione l’assetto di interessi derivante dalla sentenza”: in quel caso, dunque, la Corte aveva ravvisato l’interesse ad impugnare della parte la quale, in mancanza dell’altrui impugnazione, aveva accettato la statuizione presa, ma a seguito del gravame proposto dalla controparte, se non avesse avuto la possibilità di proporre impugnazione tardiva, sarebbe stata pregiudicata da tale preclusione.

Il problema, dunque, in linea con quanto si evidenziava nelle premesse, è difficilmente confinabile a passate discussioni, anzi, appare oggi ben lontano dall’essere sopito: alla luce di tali evidenti incertezze che arrivano dalla giurisprudenza di legittimità, appare verosimile (e auspicabile) l’intervento di nuovo arresto delle Sezioni Unite sull’inesauribile tema della genesi dell’interesse ai fini dell’impugnazione incidentale tardiva.