La parola fine sul caso Juventus-Napoli: il Collegio di Garanzia del CONI riafferma il primato dell’ordinamento statale e ribalta il “tavolino”.

Di Giorgio Giuseppe Poli -

 1.Premessa. – Con la decisione n. 1 del 2021, depositata il 7 gennaio scorso, il Collegio di Garanzia dello Sport presso il CONI, nella sua più autorevole composizione[1], ha annullato senza rinvio la decisione di secondo grado (C.U. n. 14 del 10 novembre 2020)[2], resa dalla Corte sportiva d’appello presso la FIGC a conferma della pronuncia del Giudice sportivo nazionale presso la Lega di Serie A (C.U. n. 65 del 14 ottobre 2020)[3], con cui era stata irrogata la sanzione della sconfitta “a tavolino”, e la conseguente penalizzazione di un punto in classifica da scontarsi nella stagione corrente, a carico della Società calcistica del Napoli. Le sanzioni erano state inflitte in (ritenuta) applicazione di alcune specifiche norme organizzative interne alla federazione gioco calcio, in tema di ordinamento dei campionati e delle gare (su cui v. infra § 2.), sul presupposto che la squadra ospite non si era presentata alla gara di campionato (Juventus-Napoli) programmata per il 4 ottobre 2020 ore 20.45, senza poter addurre alcuna valida causa di giustificazione.

In ottemperanza alla decisione in commento (rectius, già del solo dispositivo datato 22 dicembre 2020), la Lega Calcio di Serie A ha reso noto, con comunicato ufficiale n. 126 del 23 dicembre 2020[4], che la partita Juventus – Napoli, originariamente programmata per la terza giornata di campionato, verrà disputata in data da destinarsi (non ancora ufficialmente fissata al momento in cui si scrive).

Come era lecito e auspicabile attendersi, dunque, la decisione riconduce la sfida sul terreno di gioco, ponendo fine alla disputa giudiziaria che, peraltro, non è stata coltivata né dalla Società avversaria (Juventus f.c.) né dagli organi federali (F.I.G.C. e Lega calcio), rimasti “contumaci” anche dinanzi al Giudice sportivo di ultima istanza[5].

 

2.La vicenda e la centralità della vis maior impediente la disputa della partita. – La vicenda sportiva da cui origina la decisione è ben nota, anche al di fuori della cerchia degli operatori del settore, per ragioni, di tifo calcistico e di interesse mediatico, che finiscono per amplificarne i profili di rilevanza schiettamente giuridica. Questi ultimi meritano, comunque, autonoma attenzione perché toccano il nervo scoperto della difficile composizione tra (principio di) autonomia dell’ordinamento sportivo e supremazia dell’ordinamento dello Stato[6], tanto più in un periodo in cui l’emergenza pandemica in atto ha scompaginato l’assetto tradizionale delle fonti di produzione del diritto e moltiplicato l’attività nomopoietica delle pubbliche autorità nel comparto sanitario.

La fatica di individuare la disciplina (sportiva o statale) effettivamente applicabile al caso di specie e la difficoltà di decodificarne con esattezza portata e contenuti è, forse, la principale causa della netta dissonanza tra le soluzioni offerte dalla giustizia federale del calcio (nei gradi di merito) e l’esito del giudizio dinanzi alla “Cassazione” sportiva.

Questi i fatti, in sintesi: il 4 ottobre 2020, alle 20.45, la squadra del Napoli disertava il campo di gioco (Juventus stadium in Torino) ove si sarebbe dovuta recare per la disputa dell’incontro di campionato Juventus-Napoli, ritenendo di essere a ciò legittimata in forza di un espresso divieto dell’autorità sanitaria territorialmente competente (Asl Napoli), impartito a seguito dell’accertamento che il gruppo squadra della Società calcistica del Napoli era entrato in stretto contatto con due calciatori della “rosa” risultati “positivi” al test molecolare per il coronavirus; la squadra ospitante (Juventus F.C.), invece, si presentava puntualmente in campo per la disputa del match.

Valutati gli eventi ed esaminato il rapporto dell’arbitro di gara, il Giudice sportivo nazionale decideva di irrogare a carico del Napoli le sanzioni previste ex art. 53, comma 2, delle N.O.I.F. (come detto in premessa: sconfitta a tavolino e penalizzazione di un punto)[7], avendo escluso l’invocabilità di una causa di forza maggiore che, ai sensi dell’art. 55, comma 1, N.O.I.F., avrebbe giustificato la diserzione dell’incontro. Ciò sul presupposto che sarebbe stata ravvisabile, di contro, una rinuncia unilaterale alla prestazione sportiva da parte della Società calcistica partenopea, per avere questa disdetto, dalla sera precedente alla partita, il volo charter che avrebbe dovuto condurla a Torino. Difatti, il formale divieto dell’Autorità sanitaria ad intraprendere la trasferta – da identificarsi nel comunicato del 4 ottobre (ore 14.13) con cui la ASL Napoli 2 Nord, all’esito di ampio carteggio[8], certificava per la prima volta, «non sussistenti le condizioni che consentano lo spostamento in piena sicurezza» di tutti quei calciatori (l’intera prima squadra del Napoli) indicati quali “contatti stretti”[9] dei calciatori risultati positivi al test molecolare – pur astrattamente dotato dei crismi del factum principis[10] tale da rendere non imputabile l’inadempimento della prestazione, non poteva rilevare in concreto, quale forza maggiore esimente a norma dell’art. 55 N.O.I.F., perché intervenuto allorché l’adempimento della prestazione (i.e. partecipazione alla partita) era già divenuto impossibile in dipendenza di una scelta volontaria della parte obbligata (i.e. la disdetta dei voli).

Interposto reclamo dalla Società soccombente, la Corte sportiva d’Appello nazionale (I sezione) confermava il dictum di primo grado, addossando tuttavia al Napoli lo stigma del comportamento «teso a precostituirsi, per così dire, un “alibi” per non giocare quella partita». Evocando la categoria penalistica della “actio libera in causa”, il Giudice di seconde cure riteneva infatti di poter desumere, dallo scambio epistolare intercorso nei giorni precedenti alla disputa della gara tra le Asl territoriali e la Società calcistica, l’intento di quest’ultima di preordinarsi una giustificazione «per non disputare una gara che la Società ricorrente aveva già deciso di non giocare»: e ciò, in particolare, alla luce della reiterazione delle richieste di chiarimenti rivolte dalla Società all’autorità sanitaria, in merito alle conseguenze derivanti dall’isolamento fiduciario del gruppo squadra, apparendo al giudice di seconde cure assai singolare che «una Società di calcio professionistico, ben consapevole del contenuto dei Protocolli federali in materia di gestione delle gare […] debba chiedere lumi sulla loro applicazione alle Autorità sanitarie».

In linea con la decisione di primo grado, poi, anche il provvedimento di seconde cure escludeva la rilevanza del factum principis, anche qui identificato nella ridetta nota ASL del 4 ottobre 2020 (ore 14.13), argomentando che chi (come aveva fatto il Napoli, reiterando le richieste di chiarimento alle Asl, disdicendo il volo ed annullando i tamponi da effettuarsi il giorno della gara) si sia volontariamente e preordinatamente posto nelle condizioni di non fare una cosa,  non può poi invocare a scusante il verificarsi di una causa successiva (i.e. il ridetto provvedimento ASL), per giunta non autonoma rispetto alla condotta già posta in essere dal soggetto agente.

Così, conclusivamente, il Napoli avrebbe preteso di “farsi le regole da solo” in contrasto con la chiara volontà del Protocollo F.I.G.C. (in tema di gestione delle gare in tempi COVID-19) nella specie applicabile, la cui finalità, intesa a portare a termine comunque il campionato nelle difficoltà del periodo pandemico, risulterebbe fatalmente frustrata se si condizionasse al potere di veto dell’Autorità sanitaria la partecipazione delle squadre alla competizione calcistica.

 

3.La ricostruzione del Collegio di Garanzia e l’irresistibile recessività delle ragioni calcistiche.Il Collegio di Garanzia sovverte l’impianto argomentativo dei provvedimenti endofederali, confutando anche l’ispirazione marcatamente afflittiva emergente, in particolare, dalla motivazione della sentenza di appello.

La linea di ragionamento seguìta dal Giudice del CONI è, ad avviso di chi scrive, coerente e si declina nel seguente sillogismo. Premesso che la disciplina federale, in tema di svolgimento del campionato di calcio professionistico in periodo pandemico, ratione temporis applicabile, deve essere individuata nelle disposizioni del Protocollo F.I.G.C. del 28 settembre 2020[11] e considerato che tale documento rinvia in toto, in caso di riscontrata positività al Covid-19 di un calciatore, alla disciplina dettata dalla Circolare del Ministero della Salute del 18 giugno 2020[12], è quest’ultima la fonte statale, gerarchicamente sovraordinata[13], cui l’ordinamento sportivo deve conformarsi in casi come quello verificatosi nell’imminenza della gara di campionato Juventus-Napoli.

Ebbene, il fuoco del ragionamento del Giudice sportivo di ultima istanza – che chi scrive non può non condividere, avendo già sostenuto tale tesi altrove[14] – consiste nell’affermare che tale Circolare attribuisce al Dipartimento di prevenzione territorialmente competente (Asl Napoli, nella specie) la mera facoltà (nient’affatto un obbligo) di disporre che il gruppo squadra, entrato in stretto contatto con uno o più calciatori positivi al Covid-19, interrompa il regime di quarantena, per sottoporsi all’esecuzione del test molecolare il giorno della gara, e dunque la correlativa facoltà di autorizzare la c.d. trasferta “in bolla”, con l’eccezionale finalità di «consentire l’accesso allo stadio e la disputa della gara solo ai soggetti risultati negativi al test molecolare».

Alle ragioni addotte dalla Corte deve aggiungersi, peraltro, che il carattere discrezionale di tale potere appare non solo coerente, ma finanche obbligata conseguenza delle previsioni contenute nella legge primaria (v. art. 1, comma 7, d.l. 33/2020), là dove affidano proprio all’attività provvedimentale dell’Autorità sanitaria il compito di applicare le misure di contenimento della diffusione del virus e, più in generale, di quel necessario bilanciamento tra autonomia dell’ordinamento sportivo e rispetto delle garanzie costituzionali (in questo caso, della tutela del diritto fondamentale alla salute) che lo Stato è chiamato ad operare costantemente nella regolamentazione della disciplina sportiva[15].

L’esercizio della suddetta facoltà è stata, nella specie, legittimamente disattesa dalle competenti autorità sanitarie che, sin dalle comunicazioni del 3 ottobre (della Asl Napoli 1 e della Asl Napoli 2), antecedenti alla scelta del Napoli di disdire i voli per la trasferta, hanno invece manifestato la chiara opzione nel senso di sottoporre cautelativamente i calciatori individuati come “contatti stretti” dei “positivi” al regime di permanenza domiciliare senza interruzioni[16], e ciò non senza appiglio nelle previsioni della richiamata Circolare del 18 giugno, ove si dispone che il Dipartimento di prevenzione «provvede, nei confronti dei contatti stretti, alla prescrizione della quarantena per 14 giorni successivi all’ultima esposizione».

In sintesi, l’autorità amministrativa preposta non aveva alcun obbligo di autorizzare la trasferta del Napoli calcio, potendo al contrario (come ha, a buon diritto, scelto di fare) decidere di vietarla.

Così correttamente interpretata la disciplina applicabile, cade la tesi dei giudici federali secondo cui le prime comunicazioni ASL risultavano favorevoli alla possibilità di disputare la gara, mentre il primo ed unico atto dell’Autorità cui riconoscere «valenza incidente e connotati prescrittivi chiari» si sarebbe dovuto individuare nella comunicazione ASL, emessa il giorno della partita, recante la netta presa di posizione circa l’insussistenza delle condizioni per affrontare la trasferta in sicurezza. È dato, invece, ritenere che già i provvedimenti ASL del 3 ottobre, lì dove individuavano i nominativi dei contatti stretti dei calciatori “positivi” ed adottavano le opportune misure di confinamento, costituendo espressione del potere discrezionale dell’Autorità sanitaria di ritenere inopportuna la trasferta, integrassero gli estremi del factum principis ostativo all’adempimento della prestazione calcistica e, dunque, di quella forza maggiore in grado di esentare (ai sensi dell’art. 55 N.O.I.F.) la squadra del Napoli dalle conseguenze sanzionatorie derivanti dalla (forzata) diserzione della gara[17].

Ne consegue che la condotta del Napoli, tradottasi nella disdetta del volo e dei tamponi programmati per il giorno della gara, era non solo assentita dalla disciplina applicabile (e, dunque, nient’affatto preordinata a sottrarsi al dovere sportivo), ma finanche vincolata al rispetto di un divieto dell’Autorità (a non violare il regime di quarantena domiciliare), la cui inosservanza avrebbe potuto comportare responsabilità penale ai sensi dell’art. 650 c.p.

 

4.L’annullamento senza rinvio e le prospettive de iure condendo. – Sul piano procedimentale, merita evidenziare come il Giudice sportivo di ultima istanza abbia optato per la c.d. “cassazione sostitutiva di merito” della decisione impugnata, senza far luogo al rinvio della causa al giudice federale (di secondo grado), in applicazione di quanto consentito dall’art. 62, comma 1, del Codice di Giustizia sportiva del CONI per l’ipotesi in cui «non siano necessari ulteriori accertamenti di fatto»[18].

Si tratta di un punto delicato, fors’anche discutibile della decisione, perché, oltre a dover compiere la valutazione in puro diritto circa la disciplina (statale e sportiva) applicabile, il Collegio era chiamato anche a rivalutare la rilevanza del factum principis negata in concreto dai giudici di merito. Ciò potrebbe far pensare che il Giudice di ultima istanza si sia spinto (ben oltre quei poteri che, entro paletti piuttosto rigidi, gli conferiscono una cognizione nel merito) a sindacare, in punto di fatto, la sussistenza della causa di forza maggiore esimente ex art. 55 NOIF e cioè a compiere una valutazione che, anche secondo le norme organizzative del calcio[19], è indefettibilmente riservata agli organi di giustizia del doppio grado di merito endofederale[20].

A ben vedere, tuttavia, si deve escludere che la “Cassazione” sportiva abbia, nella specie, debordato dalle sue prerogative, se è vero che i giudici del merito avevano accertato la sussistenza dei fatti (rectius atti della autorità amministrativa competente) idonei ad integrare gli estremi della vis maior, negandone tuttavia l’operatività degli effetti giuridici a favore dell’obbligato, sull’erroneo presupposto che tali fatti fossero intervenuti solo dopo la rinuncia spontanea all’adempimento da parte dell’obbligato stesso (il Napoli).

Fermi i fatti, si trattava insomma di rimediare (a monte) alla violazione delle norme di diritto in cui era incorso il giudice di appello, travisando il principio di gerarchia delle fonti – che avrebbe dovuto condurre all’applicazione ed alla corretta interpretazione della disciplina di emanazione ministeriale: la Circolare del 18 giugno 2020 – e, per conseguenza, di riconoscere gli estremi della forza maggiore impediente sin dai provvedimenti della autorità sanitaria di cui alle, più volte evocate, comunicazioni ASL del 3 ottobre[21].

D’altronde, il sindacato sulle clausole generali o sui concetti giuridici indeterminati (nella specie, la forza maggiore) è stato ritenuto dalla Corte di cassazione (sulle cui prerogative il Collegio di Garanzia è modellato) compatibile con l’esercizio dei propri poteri di decisione nel merito della controversia, sebbene in dottrina si sia condivisibilmente avvertito che la questione finisce per lambire il giudizio di fatto, implicando la riconduzione al concetto giuridico indeterminato della fattispecie concreta accertata dal giudice di merito[22].

L’accesso al giudizio di rinvio sarebbe stato, di contro, doveroso nel caso in cui si fosse posta la necessità di ripercorrere, in punto di fatto, la condotta assunta dalla squadra del Napoli nell’imminenza della partita, al fine di verificare, in particolare, se l’adempimento della prestazione (id est l’arrivo allo stadio di Torino all’ora programmata per il match) risultasse ancora possibile dopo la disdetta anticipata dei voli, nell’eventualità che l’autorità sanitaria competente avesse, da ultimo, autorizzato la trasferta: indagine, questa, resa inutile dalla ratio decidendi della pronuncia del Collegio, che ha collocato il verificarsi della forza maggiore in un momento temporalmente antecedente alla rinuncia alla partenza da parte del Napoli.

In ordine ai riflessi (indiretti) della decisione, va poi segnalata l’avvenuta archiviazione del procedimento disciplinare aperto, a carico del Napoli, per l’ipotizzata violazione del Protocollo FIGC in tema di svolgimento del campionato: la decisione, assunta dalla Procura Generale dello Sport immediatamente dopo la pubblicazione delle motivazioni della pronuncia del Collegio di garanzia, non poteva non tener conto dell’accertamento lì effettuato in ordine alla piena osservanza, da parte della squadra, dei Protocolli e della normativa sportiva e statale vigenti all’epoca dei fatti[23].

Così correttamente ricomposto l’edificio giuridico che presiede allo svolgimento del campionato di calcio in periodo pandemico, vi è nondimeno un passaggio finale della motivazione della pronuncia che non convince e getta qualche ombra sul futuro, eventuale, verificarsi di casi analoghi.

Sebbene in via di obiter dictum (in quanto la disciplina de qua è detta inapplicabile al caso di specie, ratione temporis), sembrerebbe che il Giudice sportivo di ultima istanza dia per buona la tesi, adombrata dalla Corte sportiva di appello, secondo cui il Protocollo F.I.G.C. del 30 ottobre 2020 attualmente in vigore (ma successivo a quello del 28 settembre scorso, applicato al caso di specie) obbligherebbe la squadra di calcio, che annoveri alcuni casi di riscontrata positività al test molecolare per Covid-19, ad effettuare la trasferta (c.d. “in bolla”), con il conseguente dovere dei suoi calciatori di sottoporsi ai tamponi il giorno della partita.

In realtà, il richiamato protocollo – là dove dispone che «Per lo svolgimento delle gare […] si richiama quanto previsto dalla circolare del Ministero della Salute del 18 giugno 2020, tuttora valida, che prevede – unitamente all’isolamento del soggetto interessato – l’esecuzione per tutto il Gruppo Squadra dei test per la ricerca del virus SARS-CoV-2 (anche con Test antigenico rapido) il giorno della gara programmata a seguito dell’accertamento del caso di positività, in modo da ottenere i risultati dell’ultimo tampone entro 4 ore per consentire l’accesso allo stadio e la disputa della partita solo ai soggetti risultati negativi al test» – non autorizza l’interpretazione appena prospettata: e ciò sia perché esso contiene, come il precedente, un rinvio “in bianco” alle disposizioni ministeriali (del cui tenore si è già detto), sia perché non gli si può attribuire l’effetto di far dire alla Circolare del Ministero della Salute del 18 giugno 2020 ciò che essa non dice affatto, e cioè che la Autorità sanitaria sarebbe di fatto vincolata ad autorizzare la trasferta di un gruppo squadra con sospetti casi di positività e a disporre l’esecuzione dei tamponi last minute.

Per quanto detto innanzi, una tale conclusione sarebbe peraltro difficilmente sostenibile sul piano della gerarchia delle fonti, finendo con l’anteporre, ad ogni costo, le ragioni sportive a quelle di tutela della salute pubblica, in violazione del principio (di cui è espressione, anche sul piano giurisdizionale, l’art. 1 del d.l. n. 220/2003 convertito, con modificazioni, dalla l. 280/2003) per cui le situazioni giuridiche soggettive rilevanti (anche) per l’ordinamento dello Stato non possono esaurire la propria regolamentazione nell’ambito dell’ordinamento (settoriale) sportivo, dovendo essere scrutinate alla luce della normativa generale.

Se il caso “Juventus – Napoli” può dirsi, dunque, risolto, la questione di fondo appare allo stato tutt’altro che sopita.

[1] Il Collegio di Garanzia dello Sport presso il CONI (organo supremo della Giustizia sportiva esofederale, la cui istituzione è prevista all’art. 12 bis dello Statuto del Comitato olimpico nazionale italiano) può essere chiamato a giudicare a Sezioni unite, ai sensi dell’art. 56, comma 5, del Codice di Giustizia sportiva quando il Presidente del Collegio, anche su proposta di uno dei presidenti di Sezione, abbia deciso in tal senso in presenza di «profili di rilevanza e di principio» della controversia. Sui meccanismi di assegnazione alle Sezioni unite si veda anche l’art. 2, comma 3, del Regolamento di organizzazione e funzionamento del Collegio di garanzia dello sport (approvato con Deliberazione del Consiglio nazionale del Coni n. 1667 del 2 luglio 2020).

[2] In https://www.figc.it/media/127771/sez-i-decisione-n-014-csa-del-10-novembre-2020.pdf

[3] In http://www.judicium.it/calcio-non-salute-note-margine-della-decisione-del-giudice-sportivo-juventus-napoli/, con nota di G.G. Poli, Il calcio non è in salute. Note a margine della decisione del Giudice sportivo su Juventus Napoli.

[4] In http://www.legaseriea.it/uploads/default/attachments/comunicati/comunicati_m/8608/files/allegati/8706/126_-_rinvio_gara_serie_a_tim_juventus-napoli.pdf

[5] La (sola) Lega di Serie A si era invece costituita nel procedimento di primo grado dinanzi al Giudice Sportivo federale.

[6] La questione è, come noto, particolarmente avvertita sotto il profilo della discussa limitazione all’esercizio del diritto di azione costituzionalmente garantito imposta dal principio di autonomia (o meglio autodichìa) dell’ordinamento sportivo, che osterebbe alla piena sindacabilità, da parte dei giudici dello Stato, delle questioni c.d. “disciplinari” ex art. 2, comma 1, lett. b) d.l. 220/2003 (conv., con modif., dalla l. 280/2003), in quanto riservate all’ordinamento sportivo: sul punto, v. Corte cost. 25 giugno 2019, n. 160, Foro it., 2019, I, 3843; Riv. dir. proc., 2020, 807, con nota di Sandulli; Giornale dir. amm., 2020, 213, con nota di Basilico, Averardi; Rass. dir. economia sport, 2019, 75, con nota di Maio; Giur. costit., 2019, 1670, con nota di Scoca; Guida al dir., 2019, fasc. 30, 78, con nota di Ponte, che ha confermato la tollerabilità costituzionale dell’assetto per cui le sanzioni disciplinari di carattere sportivo sono sottratte alla tutela annullatoria/ripristinatoria del giudice amministrativo, restando al soggetto leso la sola possibilità di ottenere davanti al predetto giudice dello Stato la tutela risarcitoria, per equivalente monetario; nello stesso senso Corte cost. 11 febbraio 2011, n. 49, Foro it., 2011, I, 2602, con nota di A. Palmieri; in Riv. dir. sport. (online), in www.coni.it, con nota di A. Scala. In generale, sul tema dell’autonomia ordinamentale sportiva nei rapporti con l’ordinamento statale cfr. M.F. Serra, Brevi riflessioni sull’autonomia e specificità dell’ordinamento sportivo, in Rass. dir. economia sport, 2015, 325; G. Barozzi Reggiani, Autonomia dell’ordinamento sportivo: l’età crepuscolare?, in Dir. economia, 2013, 715; R. Caprioli, Il significato dell’autonomia nel sistema delle fonti del diritto sportivo nazionale, in Nuova giur. civ., 2007, II, 283; Id., L’autonomia normativa delle federazioni sportive nazionali nel diritto privato, Napoli, 1997, passim; G. De Marzo, Ordinamento statale e ordinamento sportivo tra spinte autonomistiche e valori costituzionali, in Corriere giur., 2003, 1265; C. Gallavotti, Le norme dell’ordinamento sportivo tra intervento legislativo ed autonomia privata, in Riv. dir. sport., 1999, 709.

[7] Secondo l’art. 53, comma 2, delle Norme organizzative interne della Federazione Giuoco Calcio «La società che rinuncia alla disputa di una gara di campionato […] subisce la perdita della gara con il punteggio di 0-3, ovvero 0-6 per le gare di calcio a cinque, o con il punteggio al momento più favorevole alla squadra avversaria nonché la penalizzazione di un punto in classifica, fatta salva l’applicazione di ulteriori e diverse sanzioni per la violazione dell’art. 1 comma 1 del C.G.S». Secondo l’art. 54, commi 1 e 2, N.O.I.F. «1. Le squadre hanno l’obbligo di presentarsi in campo all’ora fissata per l’inizio dello svolgimento della gara. 2. Nel caso di ritardo, fatte salve le sanzioni irrogabili dagli organi disciplinari ove il ritardo stesso sia ingiustificato, l’arbitro deve dare comunque inizio alla gara purché le squadre si presentino in campo in divisa di giuoco entro un termine pari alla durata di un tempo della gara». A norma, infine, dell’art. 55 N.O.I.F. (rubricato «Mancata partecipazione alla gara per causa di forza maggiore») «1. Le squadre che non si presentano in campo nel termine di cui all’art. 54, comma 2, sono considerate rinunciatarie alla gara con le conseguenze previste dall’art. 53, salvo che non dimostrino la sussistenza di una causa di forza maggiore. 2. La declaratoria della sussistenza della causa di forza maggiore compete al Giudice Sportivo in prima istanza e alla Corte Sportiva d’Appello in seconda e ultima istanza».

[8] Interamente consultabile in  in https://espresso.repubblica.it/attualita/2020/10/05/news/juve-napoli-documenti-esclusivi-1.354160

[9] Per la definizione di «contatto stretto» ai fini della disciplina di contenimento del contagio v. la Circolare del Ministero della salute n. 18584 del 29 maggio 2020, il Rapporto ISS Covid-19 n. 53/2020 del 25 giugno 2020, in www.iss.it, nonché, in relazione alle nuove indicazioni per la quarantena dei contatti stretti di un soggetto risultato positivo al Covid-19, la Circolare del Ministero della Salute n. 32850 del 12 ottobre 2020, in www.salute.gov.it

[10] Tale nozione è considerata una sottocategoria del «caso fortuito» o della «forza maggiore», consistente in un atto dell’Autorità che detiene il potere in forza del quale (al pari di quanto può accadere a causa di un evento materiale o naturalistico) divenga non imputabile l’inadempimento della prestazione da parte dell’obbligato. Sulla collocazione degli istituti del caso fortuito e della forza maggiore nel diritto positivo e sulla possibile sovrapponibilità delle loro nozioni, cfr., con diversità di accenti, A. Candian, Caso fortuito e forza maggiore, voce del Novissimo digesto it., II, Torino, 1957, 988 ss.; G. Cottino, Caso fortuito e forza maggiore (dir. civ.), voce dell’Enc. dir., VI, Milano, 1960, 377 ss., spec. 379; F. Realmonte, Caso fortuito e forza maggiore, voce del Digesto disc. priv., sez. civ., II, Torino, 1988, 248 ss., spec. 255; P. Forchielli., Caso fortuito e forza maggiore (dir. civ.), in Enc giur. Treccani, V, Roma, 1988. Per una recente rassegna pratica sul tema, in periodo di emergenza sanitaria, v. Factum principis (Act of God) e forza maggiore (Force Majeure) all’epoca del Covid-19, a cura di Biarella L., in Ventiquattrore avvocato, 2020, 3, 11.

[11] Si veda https://www.figc.it/it/federazione/norme/protocolli-allenamenti-e-gare-nell-emergenza-covid/

[12] Avente ad oggetto «Modalità attuative della quarantena per i contatti stretti dei casi COVID-19, in particolari contesti di riferimento, quali l’attività agonistica di squadra professionista», consultabile in www.salute.gov.it

[13] Fonte che, peraltro, rinviene la sua legittimazione nella normativa primaria (v., ratione temporis, l’art. 1, comma 7, d.l. 33/2020, convertito con modificazioni nella l. 74/2020) che affida al provvedimento dell’autorità sanitaria il potere di applicare il regime di quarantena precauzionale ai soggetti entrati in contatto stretto con un caso positivo al Covid-19.

[14] Sia consentito rinviare a quanto osservato in G.G. Poli, Il calcio non è in salute. Note a margine della decisione del Giudice sportivo su Juventus Napoli, in www.judicium.it, § 3.

[15] Cfr. in questo senso, da ultimo, la motivazione della già citata Corte cost. 25 giugno 2019, n. 160. In dottrina, nel senso che la potestà normativa degli ordinamenti settoriali, quale quello sportivo, deve sempre conformarsi ai principi stabiliti dalle superiori norme poste dallo Stato, dovendosi individuare la chiave di volta per la regolamentazione del rapporto tra i due sistemi nell’applicazione del principio di gerarchia delle fonti cfr. E. Lubrano, I rapporti tra ordinamento sportivo e ordinamento statale nella loro attuale configurazione, in Lineamenti di diritto sportivo, a cura di A. Cantalamessa – G.M. Riccio – G. Sciancalepore, Milano, 2008, 11; Id. – (L. Musumarra), Diritto dello sport, Roma, 2017, 9; con accenti non dissimili, sebbene intesi alla massima possibile valorizzazione del principio di autonomia regolamentare sportiva, v. P. Sandulli – (M. Sferrazza), Il giusto processo sportivo, Milano, 2015, 5.

[16] Si vedano in particolare la Nota della ASL Napoli 2 Nord del 3 ottobre (Prot. 14450/2020), nonché la Nota urgente, sempre datata 3 ottobre 2020, della ASL Napoli-1 Centro, avente ad oggetto “Caso positivo Piotr Zielinski”, consultabili, come detto, in https://espresso.repubblica.it/attualita/2020/10/05/news/juve-napoli-documenti-esclusivi-1.354160. Dopo aver identificato, in tutto il gruppo della prima squadra del Napoli, i calciatori da considerarsi quali “contatti stretti” degli atleti risultati positivi, entrambe le comunicazioni prescrivono per i “contatti stretti” il rispetto del regime di isolamento domiciliare per un periodo di 14 giorni dall’ultima esposizione.

[17] In argomento, per conclusioni analoghe a quelle poi fatte proprie dal Collegio di Garanzia, cfr., se vuoi, G.G. Poli, Il calcio non è in salute, cit., § 2., ove si sottolinea che la nota ASL del 4 ottobre (unica considerata degna di integrare gli estremi del factum principis dai giudici di merito) altro non era se non una chiarificazione delle precedenti comunicazioni provenienti dalle stesse autorità sanitarie. Chiarificazione che, peraltro, il Napoli (come la motivazione del provvedimento in commento non manca di sottolineare) aveva tutto il diritto di invocare, sempre alla stregua  della Circolare ministeriale del 18 giugno 2020, secondo cui il «Dipartimento di prevenzione, in presenza di un caso positivo, fornisce informazioni e indicazioni chiare, anche per iscritto, sulle misure precauzionali da attuare».

[18] La disposizione ricalca in parte qua la previsione dell’art. 384, comma 2, c.p.c., sebbene la disciplina sportiva preveda anche (in aggiunta a quella del codice di procedura civile) la possibilità che la cassazione senza rinvio consegua ad una richiesta concorde delle parti, da formularsi entro il termine di chiusura della discussione orale. Sui limiti ai poteri di decisione della causa nel merito da parte della Corte di cassazione (anche a seguito della riforma di cui al d.lgs. n. 40/2006), sul significato da attribuire alla nozione relativa alla non necessità di ulteriori accertamenti di fatto e sulla non configurabilità del suddetto potere in caso di accoglimento del ricorso per vizio di motivazione e di necessità di compiere attività istruttoria o valutazioni in fatto v., tra i contributi più recenti, M. De Cristofaro, in Codice di procedura civile. Commentario diretto da C. Consolo, Milano, 2018, II, sub art. 384 c.p.c., 1749 ss., ove ulteriori richiami di dottrina; A. Valitutti, Le cassazioni senza rinvio e la decisione della causa nel merito, in Aa.Vv., I processi civili in cassazione a cura di A. Didone –  F. De Santis, Milano, 2018, 983 ss.; A. Panzarola, La Cassazione giudice del merito, Torino, 2005, II, 838. Per l’esclusione della configurabilità della cassazione sostitutiva di merito allorché debbano essere rivalutati dalla Corte i c.d. “fatti extraprocessuali” v. G. Balena, Istituzioni di diritto processuale civile, Bari, 2019, 490. In giurisprudenza, nel senso che l’accesso al modulo decisorio dell’art. 384, comma 2, ult. periodo, sia consentito solo quando le questioni dibattute siano di puro diritto, rilevandosi in contrario (quando siano coinvolte questioni di fatto) inevitabile il ricorso al giudizio di rinvio v. Cass. 19 agosto 2020, n. 17315, Foro it., Rep. 2020, voce Cassazione civile, n. 100. Per una impostazione dottrinale diversa da quella degli autori citati innanzi (e più largheggiante), nel senso che sia ammesso anche un sindacato della Corte sulla quaestio facti e che, più in generale, alla luce della costituzionalizzazione del principio di ragionevole durata, la sostituzione della decisione attaccata debba ritenersi l’esito normale del giudizio di Cassazione, dovendosi invece far luogo al rinvio solo quando quella decisione proprio non sia possibile, v. M. Bove, La Corte di cassazione come giudice di terza istanza, in Riv. trim. dir. e proc. civ., 2004, 961 ss., spec. 966 ss.

[19] L’art. 55, comma 2, N.O.I.F. dispone che la declaratoria della sussistenza della causa di forza maggiore compete al Giudice sportivo in prima istanza e alla Corte Sportiva d’Appello in seconda e ultima istanza.

[20] In quest’ottica si spiegano le perplessità (che, tuttavia, non sembrano fondate per quanto si dirà nel testo) espresse sugli organi di stampa (v. intervista su La Gazzetta dello Sport del 9 gennaio 2021) dal Presidente federale Gravina, secondo cui «Il collegio di garanzia ha un ruolo ben chiaro nella giustizia sportiva, è la nostra Cassazione. Ma è un giudice di legittimità, non dovrebbe entrare nel merito e diventare un terzo grado di giudizio. Urge un chiarimento legislativo. Altrimenti saremo costretti a ricorrere al TAR e poi al Consiglio di Stato contro le sentenze del Coni. I pareri delle ASL erano due, di segno diverso, ed erano stati valutati da due giudizi federali di merito, che hanno ritenuto applicabile il protocollo. Non intendo discutere della sentenza, pongo un problema di funzionalità del sistema di giustizia sportiva».

[21] Per una ipotesi assimilabile a quella affrontata dalla decisione in commento, ove il Collegio di Garanzia ha riconosciuto sussistente la causa di forza di maggiore negata dal giudice di merito, cassando senza rinvio la decisione impugnata ed ordinando agli organi federali la disputa della gara v. Collegio di Garanzia 18 novembre 2020, n. 58, in www.coni.it

[22] Cfr. così M. De Cristofaro, in Codice di procedura civile. Commentario, cit., 1763. Per l’ammissibilità del sindacato di merito della Corte sull’applicazione dei concetti giuridici indeterminati v. anche M. Bove, La Corte di Cassazione come giudice di terza istanza, cit., 967.

[23] V. il Comunicato F.I.G.C. del 14 gennaio 2021 (in https://www.figc.it/it/federazione/news/dopo-la-decisione-del-collegio-di-garanzia-archiviata-l-indagine-sul-rispetto-dei-protocolli-sanitari-da-parte-del-napoli/) con cui si rende noto che «Il Procuratore federale Giuseppe Chinè […] considerato che la SSC Napoli si è attenuta a tutte le prescrizioni indicate dalla autorità sanitarie locali, effettuando costantemente i tamponi e mantenendo i giocatori negativi in isolamento domiciliare; considerato, quindi, che la SSC Napoli “ha applicato il Protocollo FIGC vigente all’epoca dei fatti di causa, che rimanda, con riferimento alla procedura da osservare in caso sia accertata la positività al COVID-19 di un calciatore, alla citata Circolare del Ministero della Salute del 18 giugno 2020; considerato, in conclusione che la SSC Napoli “ha agito in piena coerenza con quanto previsto dalla normativa vigente” (cfr, in tal senso, la decisione n.1/2021 del Collegio di Garanzia del CONI), ha applicato correttamente i Protocolli sanitari vigenti all’epoca dei fatti ed ha eseguito i test sanitari (tamponi molecolari) secondo la tempistica prevista; ritenuto, pertanto, che allo stato degli atti non vi siano elementi tali per poter procedere a contestazioni disciplinari e/o sostenere l’accusa in dibattimento; ha disposto l’archiviazione del procedimento relativo agli Accertamenti in ordine a notizie stampa sulla positività al Covid-19 di tesserati della S.S.C. Napoli S.p.A. La Procura Generale dello sport del CONI ha condiviso oggi l’archiviazione». Gli atti erano stati rimessi alla Procura federale dal Giudice sportivo di primo grado, anche in applicazione dell’art. 53, comma 2, N.O.I.F. che, in caso di irrogazione delle sanzioni tecniche per rinuncia alla partita da parte di una squadra, fa salva l’applicazione di ulteriori e diverse sanzioni derivanti dalla violazione dell’art. 1 Codice di Giustizia Sportiva F.I.G.C. (id est comportamenti rilevanti sul piano disciplinare).