La funzione nomofilattica della  Cassazione (a margine del “Progetto esecuzioni”).

Traendo spunto dal “Progetto esecuzioni” della III Sezione, che si prefigge l’obiettivo di assicurare l’interpretazione uniforme del diritto offrendo linee guida certe, consolidate e univoche nella specifica materia dell’esecuzione forzata, l’autore focalizza l’attenzione sulla funzione nomofilattica della Suprema corte. Le modifiche normative susseguitesi negli ultimi anni, specialmente la riscrittura dell’art. 363 c.p.c., valorizzano la funzione nomofilattica, ma pongono questioni interpretative di particolare rilievo. L’autore rileva le criticità del dettato normativo e l’uso, a volte distorto, che il giudice di legittimità fa delle disposizioni analizzate ed auspica una maggiore ed efficace collaborazione tra gli stakeholders per il migliore funzionamento della giustizia.

Di Giuseppe Miccolis -
Sommario: 1. Premessa. – 2. La nomofilachia mediante le “sentenze trattato” e i “progetti”. – 3. L’esercizio della funzione nomofilattica da parte della Corte di cassazione. L’art. 363 c.p.c. – 4. La funzione nomofilattica tra «questione di particolare importanza», «questione di massima di particolare importanza» e «particolare rilevanza della questione di diritto». – 5. Conclusioni. 1. La nomofilachia o la funzione nomofilattica della Corte di cassazione è un tema antico, che ebbe un grande impulso da Calamandrei, ma, al contempo, di grande attualità, soprattutto dopo la riforma del 2006 (d.lgs. 2 febbraio 2006, n. 40), che ha modificato l’art. 363 c.p.. . .