Inibitoria ex art. 649 c.p.c. ed esecuzione ingiusta: un impasse da superare

Di Stefano Conforti -

 

 

 

Sommario: 1. La sospensione dell’esecutività del decreto ingiuntivo tra limiti “strutturali” e rispetto del principio costituzionale di parità delle armi. – 2. La controversa natura dell’istituto. – 3. Il “perimetro” dei “gravi motivi”. – 4. I rapporti con il processo esecutivo. 5. Rilievi conclusivi

1.La sospensione dell’esecutività del decreto ingiuntivo tra limiti “strutturali” e rispetto del principio costituzionale di parità delle armi.

 

Scopo di questo lavoro è approfondire i profili applicativi dell’art. 649 c.p.c., a mente del quale «Il giudice istruttore, su istanza dell’opponente, quando ricorrono gravi motivi, può, con ordinanza non impugnabile, sospendere l’esecuzione provvisoria del decreto concessa a norma dell’articolo 642»[1].

La ratio della norma è quella di consentire all’ingiunto che ha proposto l’opposizione ex art. 645 c.p.c. di chiedere a contraddittorio integro un riesame del provvedimento sull’esecutività immediata del decreto ingiuntivo concessa sulla scorta dei presupposti di cui all’art. 642 c.p.c. e conseguentemente ottenere l’arresto delle attività esecutive intraprese su quel titolo.

L’art. 649 c.p.c. e il tipo di tutela ivi prevista pone non pochi problemi di bilanciamento tra effettività della tutela giurisdizionale e paritario diritto di difesa delle parti. La provvisoria esecutività concessa nella fase monitoria costituisce, infatti, un evidente potenziamento[2] dell’incidenza dell’azione monitoria quale tecnica processuale di recupero veloce del credito certo, liquido ed esigibile[3]. Nell’ottica della soddisfazione delle ragioni del creditore ciò ha dato sicuramente “buona prova”, tanto è vero che il legislatore nazionale (L. 28 dicembre 2005, n. 263) ha ampliato le ipotesi di esecutività immediata (discrezionale) del provvedimento monitorio, inserendo nell’art. 642, comma 2°, parte seconda, c.p.c. anche il caso del riconoscimento del debito[4].Va inoltre considerato che in tutti i casi dell’art. 642 c.p.c. il creditore può conseguire un’ulteriore agevolazione allorquando il giudice del monitorio lo dispensi dal rispetto del termine dilatorio di cui all’art. 482 c.p.c. a tenore del quale, come noto, non si può iniziare l’esecuzione forzata  prima che sia decorso il termine indicato nel precetto e in ogni caso non prima che siano decorsi dieci giorni dalla notificazione di esso.

Tuttavia, a fronte di tale situazione che prefigura un sostanziale favor creditoris, il codice di rito consente all’opponente di reagire a contraddittorio restaurato con un rimedio che rappresenta il pendant negativo[5] per contestare «l’esecutorietà del provvedimento prevista prima che si conosca finanche il semplice annuncio delle eventuali difese dell’intimato[6]».

Nondimeno, nell’àmbito della disciplina del procedimento per ingiunzione di pagamento, soprattuto l’interazione tra il combinato disposto degli artt. 642 e 655 c.p.c.[7] e la tutela prevista dall’art. 649 c.p.c. ha generato profili di incertezza circa il rispetto del principio della parità d’armi tra le parti (artt. 3, 24 e 111 Cost.), tanto da essere sottoposta, in più occasioni, ma senza successo, al vaglio del giudice delle leggi[8].

In particolare, l’art. 649 c.p.c. prevede che, una volta instauratosi il procedimento d’opposizione e ricorrendo «gravi motivi», il debitore-opponente può chiedere al giudice istruttore di sospendere (ma non revocare) l’esecuzione provvisoria del decreto concessa a norma dell’art. 642 c.p.c. E’noto, altresì, che l’ordinanza di sospensione, stando al tenore della lettera, ha esclusivamente un’efficacia ex nunc: il decreto di ingiunzione viene quindi privato della sua efficacia di titolo esecutivo, ma rimangono fermi gli atti esecutivi già compiuti e l’ipoteca giudiziale già iscritta, in attesa della decisione in merito all’opposizione.

Nessuna disposizione, invece, consente espressamente all’opponente di ottenere dal giudice la revoca della provvisoria esecutorietà concessa al decreto ai sensi dell’art. 642 c.p.c. e conseguentemente (data l’efficacia ex tunc della revoca) l’immediata caducazione di tutti gli atti giuridici eventualmente già compiuti sulla sua base[9].

Il rischio più che concreto è che l’inibitoria ex art. 649 c.p.c. si riveli in concreto uno strumento inadatto a neutralizzare gli effetti di una esecuzione ingiusta per l’opponente e ciò a prescindere dal fatto che costui veda accogliere l’opposizione a decreto ingiuntivo proposta.

Si potrebbe obiettare che a definizione del giudizio di opposizione l’opponente risultato vittorioso possa coltivare un’azione di risarcimento nei confronti del creditore.

Tuttavia, il provvedimento di condanna potrebbe arrivare troppo tardi rispetto alle esigenze immediate dell’ingiunto volte ad eliminare tutte le conseguenze della provvisoria esecutorietà del decreto ingiuntivo concessa inaudita altera parte. Si pensi alle difficoltà che può incontrare un imprenditore, il quale dopo avere conseguito l’inibitoria ex art. 649 c.p.c. non riesce ad “eliminare” sia l’iscrizione ipotecaria che la segnalazione alla centrale rischi che lo individua quale cattivo pagatore. Il solo arresto dell’esecuzione in corso potrebbe, infatti, essere insufficiente soprattutto a risolvere il problema dell’accesso al finanziamento nel circuito bancario.

Tale situazione va altresì commisurata al fatto che il procedimento per decreto ingiuntivo “nostrano” su base documentale[10], come quello comunitario ex Reg. CE 1899/2006, non conosce alcun limite di valore di accesso alla procedura monitoria[11].

La disposizione qui analizzata si ricollega anche alla previsione di cui all’art. 615 c.p.c. (opposizione all’esecuzione), attesa l’influenza che la sospensione della provvisoria esecutività esplica all’interno del processo esecutivo già iniziato (v. infra § 3).

Nelle pagine che seguono si darà, quindi, conto delle proposte ermeneutiche offerte dalla dottrina e delle applicazioni giurisprudenziali che si sono succedute per superare quello che si presenta come un vero e proprio impasse.

2.La controversa natura dell’istituto.

Stando al tenore letterale si può dire che i presupposti applicativi per l’emanazione dell’ordinanza ex art. 649 c.p.c. sono tre: a) la pendenza-notifica dell’opposizione; b) la presentazione di una apposita istanza dell’opponente; c) la ricorrenza dei «gravi motivi».

L’esplicito riferimento alla provvisoria esecutività concessa ai sensi dell’art. 642 c.p.c. consente di escludere il rimedio della sospensione in tutte quelle ipotesi in cui l’esecutività del decreto ingiuntivo è concessa in virtù del medesimo capo del codice di rito come, ad esempio, ai sensi dell’art 647 c.p.c., ovvero ex art. 648 c.p.c.

Legittimato a proporre l’istanza di sospensiva è l’opponente e non genericamente il debitore ingiunto. La norma lascia così intendere che suddetta facoltà è esercitabile soltanto a giudizio di opposizione pendente.

La disposizione sembra, dunque, imporre che l’opposizione a decreto ingiuntivo sia stata quantomeno notificata, senza nulla dire sul momento in cui l’istanza è proponibile.

Sul punto, per ragioni di equo bilanciamento di interessi tra le parti, la Corte Costituzionale[12] ha osservato che non vi siano ostacoli affinché la decisione sull’istanza ex art. 649 c.p.c. sia resa in via anticipata rispetto alla prima udienza di comparizione.

In dottrina si registrano delle opinioni nel senso della concedibilità della sospensione ex art. 649 c.p.c. con decreto emesso inaudita altera parte[13] al fine di fornire al debitore ingiunto un rimedio tempestivo ed efficiente a fronte delle pretese infondate del «sedicente creditore»[14]. Tale esegesi muove, in realtà, dall’obiter dictum di Cass. 13 marzo 2012, n. 3979 che attribuiva natura latu sensu cautelare alla sospensiva di cui all’art. 649 c.p.c.[15] [16]. Il ragionamento è il seguente: se il provvedimento in questione ha natura cautelare, una volta appurata la compatibilità ex art. 669 quaterdecies c.p.c., è possibile utilizzare il relativo rito ed in particolare l’art. 669 sexies, secondo comma, c.p.c. che consente l’adozione della misura prima dell’instaurazione del contraddittorio sull’istanza cautelare stessa. Il decreto stesso verrebbe, poi, confermato, modificato o revocato nella successiva udienza di comparizione delle parti, così da recuperare in via differita la parità d’armi[17].

La tesi che riconosce natura cautelare al provvedimento ex art. 649 c.p.c., con conseguente “trasferibilità” a tale procedimento di inibitoria delle regole del rito cautelare uniforme, non ha fatto breccia nella giurisprudenza per obiettive ragioni se si guarda allo stesso tenore letterale della norma. Il testo individua, infatti, nell’«ordinanza» l’elettivo provvedimento per concedere la sospensione il cui presupposto non può che essere il preventivo svolgimento del contraddittorio tra le parti.

Va aggiunto che l’ordinanza che sospende l’esecutività del decreto ingiuntivo accordata al creditore ai sensi dell’art 642 c.p.c. è qualificata come «non impugnabile» e, dunque, non revocabile, ai sensi dell’art. 177, comma 3, n. 2, c.p.c. Ne deriva che gli effetti del provvedimento di sospensione sono destinati ad esaurirsi con la sentenza che pronuncia sull’opposizione e con la quale il giudice può provvedere alla revoca o meno del decreto ingiuntivo opposto[18].

Inoltre, la previsione del carattere non impugnabile dell’ordinanza esclude che la relativa istanza possa essere riproposta. Il provvedimento che il giudice dovrebbe pronunciare sulla istanza reiterata, qualunque ne sia il contenuto, comporterebbe infatti la revoca della prima ordinanza, in contrasto con la disposizione generale contenuta nel terzo comma dell’art. 177 c.p.c.

In tema di opposizione a decreto ingiuntivo, la stessa Cassazione ha poi ripetutamente affermato che «l’ordinanza con la quale venga negata la sospensione dell’esecuzione provvisoria del decreto opposto ha natura interinale ed è produttiva di effetti destinati ad esaurirsi con la sentenza che pronunzia sull’opposizione, senza interferire sulla definizione della causa, sicché non è impugnabile con regolamento di competenza, neppure se rechi una sommaria delibazione della questione di competenza, finalizzata alla decisione sulla sussistenza o meno delle condizioni per la concessione della richiesta sospensione»[19].

A confutazione dell’opinione che “conferisce” al provvedimento ex art. 649 c.p.c. natura cautelare è stato, altresì, osservato che «l’ordinanza ex art. 649 c.p.c. pur possedendo caratteristiche di strumentalità e di provvisorietà del tutto analoghe a quelle delle misure cautelari, non riveste natura cautelare in quanto interviene dopo che si è già avuto un accertamento giurisdizionale»[20].

Per altra via si è sostenuta la tesi dell’emanabilità di un decreto (in luogo dell’ordinanza) di sospensiva ex art 649 c.p.c. sulla base di un’applicazione analogica degli artt. 351, comma 3° e 373 c.p.c. Tali disposizioni consentono alla parte soccombente, in caso di urgenza, di ottenere con decreto l’inibitoria di una sentenza emanata all’esito di un giudizio a cognizione piena[21].  L’asserita lacuna dell’art. 649 c.p.c., che non disciplina l’ipotesi in cui vi sia urgenza di provvedere, condurrebbe, secondo tale corrente di pensiero, a ritenere violato l’art. 3 della Costituzione. Nondimeno ad avviso di chi scrive la paventata violazione del principio di ugaglianza potrebbe confliggere con la pacifica discrezionalità del legislatore di predisporre regole processuali particolareggiate per i singoli procedimenti speciali di tutela sommaria non cautelare, specie se dirette ad agevolare la rapida formazione del titolo esecutivo[22].

Quanto alla forma dell’istanza, in assenza di dati testuali, si può affermare che la stessa può essere contenuta nel corpo e nelle conclusioni dell’atto di opposizione a d.i. oppure formulata con separato ricorso e finanche esplicitata a verbale di udienza.

A prescindere dal discorso sulle concrete modalità di proposizione va sottolineato che, al pari dell’art. 642 c.p.c., anche la delibazione di sospensione ex art. 649 c.p.c. sia subordinata dalla proposizione di una esplicita istanza dell’opponente.

La concreta trattazione della questione avviene normalmente all’udienza di prima comparizione e trattazione (art. 183 c.p.c.), dovendo la decisione essere adottata allo stato degli atti e limitatamente alla sussistenza dei gravi motivi. Tuttavia, una volta instaurato il giudizio di opposizione, nulla vieta all’opponente di chiedere l’anticipazione dell’udienza al solo fine della trattazione dell’istanza ex art. 649 c.p.c.

3.Il “perimetro” dei “gravi motivi”.

L’individuazione dei gravi motivi per sospendere l’esecutorietà attribuita all’ingiunzione di pagamento a norma dell’art. 642 c.p.c. è questione dibattuta[23].

Secondo una tesi restrittiva essi vanno ricercati nel danno derivante al debitore ingiunto dall’esecuzione forzata del decreto ingiuntivo da collegare all’assenza di garanzie idonee per il risarcimento del danno medesimo in caso di accoglimento dell’opposizione[24]. Trattasi di una esegesi focalizzata sulla tutela del patrimonio del debitore-opponente, il quale potrebbe essere pregiudicato dalla (eventuale) mancata restituzione da parte del creditore-opposto risultato soccombente nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo.

È chiaro che siffatta interpretazione tende a ridurre il campo di applicazione dell’art. 649 c.p.c., soprattutto quando il creditore ingiungente che ha beneficiato dell’esecutività ex art. 642 c.p.c. è un soggetto (quasi sempre) solvibile come, ad esempio, un istituto bancario.

Altra corrente di pensiero ritiene, invece, che la norma debba essere simmetricamente coordinata con quella dell’art. 642 c.p.c., nel senso che i gravi motivi sono quelli che non consentirebbero a monte la concessione della provvisoria esecutività al provvedimento monitorio[25].  Si aggiunge poi che i gravi motivi debbano essere individuati sia nella «prova del buon diritto dell’opposto[26]» sia nella «rimeditazione del pericolo originario[27]»

Una tale soluzione appare condivisibile perché amplia il campo di applicazione dell’inibitoria qui all’esame, ricomprendendo altre fattispecie di diritto sostanziale tra le quali spiccano per la frequente ricorrenza il disconoscimento della sottoscrizione della scrittura privata, la sproporzione dell’ipoteca iscritta, l’anatocismo bancario, l’incidenza sulla stessa “reputazione” dell’imprenditore nei mercati di riferimento.

Un ulteriore ampliamento dell’orizzonte intepretativo potrebbe condurre all’applicabilità dell’ordinanza di sospensione anche in caso di vizi processuali. Si pensi all’ipotesi di decreto ingiuntivo munito della clausola ex art. 642 c.p.c. concesso, tuttavia, da un giudice palesemente incompetente. In questa eventualità, essendo il decreto privo delle stesse condizioni generali per la sua emanazione,  a maggiore ragione  non potrebbe essere confermata l’apposizione della clausola di provvisoria esecutività di cui all’art. 642 c.p.c.

La casistica recente mostra come la giurisprudenza di merito operi un vaglio estensivo dei gravi motivi ex art. 649 c.p.c. probabilmente nella consapevolezza che solo attraverso una delibazione di sistema di tale locuzione è possibile equilibrare i rapporti di forza tra le parti.

Si è così ad esempio affermato che «la delibazione in ordine alla sospensione della provvisoria esecuzione non implica né un riesame della sussistenza dei presupposti di cui all’art. 642 c.p.c. né una valutazione circa la sussistenza, in negativo, delle condizioni previste dall’art. 648 c.p.c. con riguardo alla richiesta di concessione della provvisoria esecuzione. Al contrario, siffatta valutazione presuppone l’indagine avente ad oggetto la probabile fondatezza dell’opposizione tale da far presumere che l’esecuzione del decreto impugnato possa cagionare all’opponente un danno ingiusto, tenuto conto della mancanza originaria o sopravvenuta delle ragioni di credito poste a base del titolo opposto»[28].

Ancora più esplicitamente si è ritenuto che i gravi motivi di cui all’art. 649 c.p.c. possono attenere al periculum, qualora si ritenga che l’esecuzione forzata del decreto ingiuntivo opposto possa danneggiare in modo grave il debitore, senza garanzia di risarcimento, in caso di accoglimento dell’opposizione oppure possono attenere alla probabile fondatezza dell’opposizione e finanche alla legittimità della concessione del decreto o della provvisoria esecutività dello stesso[29].

E’ possibile, infine, evidenziare che i gravi motivi ex art. 649 c.p.c. possano sussistere anche nell’ipotesi di novità e/o mutamento giurisprudenziale riferibile all’interpretazione di uno dei fatti costitutivi, modificativi, impeditivi ed estintivi del rapporto che ha dato luogo all’azione monitoria[30].

Anche alla luce della giurisprudenza appena esaminata sembra dunque più corretta l’impostazione secondo cui la verifica della sussistenza dei gravi motivi vada intesa come “attribuzione” al giudice dell’opposizione di un rimedio generale dal contenuto molto ampio. Da ciò ne consegue che l’efficacia provvisoriamente esecutiva dall’ingiunzione può essere sospesa: a) sia quando il giudice ritenga insussistenti le ragioni in base alle quali l’ingiunzione sia stata munita ex art. 642 c.p.c. della clausola di esecutività, b) sia allorché comunque rilevi ragioni dirimenti tali da suggerire l’immediato arresto dell’attività esecutiva altrimenti esperibile (o già intrapresa) dal creditore convenuto quali, esemplificativamente: i.) il danno che l’esecuzione può apportare alle complessive ragioni economiche e non del debitore opponente; ii) la palese infondatezza del diritto di credito azionato (ex se o in ragione delle eccezioni ed obiezioni che l’opponente vi abbia contrapposto); iii.) il rischio che il creditore non appaia in grado in caso di sentenza di revoca o annullamento del decreto di restituire quanto medio tempore riscosso, iv) o ancora evidenti vizi processuali e di legittimità del decreto opposto.

La graduale apertura della giurisprudenza verso un tendenziale allargamento delle ragioni per cui è concedibile la sospensione del titolo ottenuto in via monitoria appare ancor di più apprezzabile in considerazione dell’attuale difficoltà di trovare una legittimazione della revoca esclusa dal dettato normativo dell’art. 649 c.p.c.

4.I rapporti con il processo esecutivo.

L’accoglimento dell’istanza ex art. 649 c.p.c. costituisce una ipotesi di sospensione necessaria (c.d. «inibitoria processuale»).                dell’esecuzione in forza dell’art. 623 c.p.c. in quanto disposta dal giudice davanti al quale è impugnato il titolo esecutivo[31]. Ciò pone non pochi problemi di coordinamento con il processo esecutivo già iniziato dal creditore procedente. Il giudice dell’esecuzione, non verificandosi una sospensione ex lege, è tenuto a realizzare, attraverso un apposito provvedimento, il necessario raccordo fra la “privazione” dall’esterno dell’efficacia esecutiva del titolo azionato ed il processo esecutivo in corso.

La mera sospensione dell’esecuzione provvisoria del decreto ingiuntivo opposto non determina, infatti, la totale caducazione dell’efficacia dell’ingiunzione quale titolo esecutivo e non produce, quindi, l’estinzione del procedimento esecutivo intrapreso in forza del medesimo, né incide sulla legittimità degli atti esecutivi già compiuti, non comportando nemmeno la cancellazione dell’ipoteca iscritta in forza del decreto esecutivo, anche perché tale sospensione non inerisce ad un «provvedimento definitivo» così come richiesto dall’art. 2884 c.c.

In questi casi, il giudice dell’esecuzione, senza che sia necessario per le parti proporre l’opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c.[32], dovrà limitarsi a prendere atto che l’esecuzione in corso non può proseguire in virtù di un atto esterno di sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo. Il provvedimento del giudice dell’esecuzione che recepisce la sospensione esterna è dunque «meramente ricognitivo[33]». Esso sarà pronunciato ai sensi dell’art. 623 c.p.c. ed in quanto atto esecutivo sarà eventualmente opponibile ex art. 617 c.p.c.[34] ma non reclamabile ex art. 669 terdecies c.p.c. né ad esso sarà applicabile la disciplina prevista dal comma 3° dell’art. 624 c.p.c.

La Suprema Corte ha ritenuto, infatti, che l’effetto del provvedimento sospensivo ottenuto aliunde possa essere rappresentato al giudice dell’esecuzione mediante una semplice istanza ex art. 486 c.p.c.[35], senza che ciò possa escludere un rilievo d’ufficio. Nella chiara ottica deflattiva e di semplificazione, l’opponente – una volta ottenuta l’ordinanza di sospensione dal giudice della cognizione – non solo non sarà tenuto ad esperire l’opposizione ex art. 615 c.p.c. ma dovrà semplicemente produrre, anche telematicamente, nel fascicolo d’ufficio del processo esecutivo il provvedimento ex art. 649 c.p.c.  per l’adozione degli atti conseguenziali.

Altre interferenze di poteri tra giudice dell’opposizione a d.i. e giudice dell’esecuzione possono verificarsi allorquando a processo esecutivo iniziato sopraggiunge (in termine di allegazione e prova) un fatto modificativo o estintivo (ad es. il pagamento) del credito tale da incidere sulla provvisoria esecuzione del titolo.

Sul punto si registrano diversità di vedute.

Una risalente opinione di matrice giurisprudenziale afferma che la competenza del giudice dell’opposizione a decreto ingiuntivo venga meno ogni qualvolta sulla base del decreto ingiuntivo azionato in executivis, si sia radicata la competenza del giudice dell’opposizione all’esecuzione (art. 615 c.p.c.)[36].  

Altra interpretazione ritiene invece che l’eventuale pendenza del processo esecutivo non comporti, in alcun modo, il potere del giudice della cognizione (art. 645 c.p.c.) di adottare i provvedimenti più opportuni in tema di provvisoria esecuzione. Questo perché il giudice dell’opposizione a decreto ingiuntivo è l’unico e solo competente a vagliare i fatti estintivi e/o modificativi del credito azionato[37]. Tale tesi si colloca nel solco dell’orientamento della corte regolatrice secondo cui «attraverso l’opposizione all’esecuzione instaurata sulla base di una sentenza o di un provvedimento giudiziale esecutivo, non possono essere fatti valere motivi di merito inerenti a fatti anteriori alla formazione della sentenza o del provvedimento giudiziale esecutivo e l’eventuale contemporanea pendenza del giudizio cognitivo impone che ogni vizio di formazione del provvedimento sia fatto valere in quella sede, ed esclude la possibilità che il giudice dell’opposizione sia chiamato a conoscere degli stessi vizi già dedotti o che avrebbero potuto essere dedotti davanti al giudice della cognizione[38]»

Da questa opzione esegetica, decisamente prevalente, si è rilevato come le competenze dei due giudici (dell’opposizione e dell’esecuzione) pur potendo in astratto coesistere parallelamente si differenziano, in realtà, in base «all’oggetto delle censure sollevate dal debitore ingiunto ed (al contempo) esecutato[39]».

5.Rilievi conclusivi

Nonostante i meritevoli sforzi volti a tutelare il debitore soprattutto dalle conseguenze del combinato disposto degli artt. 642 e 655 c.p.c. l’attuale (e ormai consolidata) configurazione del procedimento per decreto ingiuntivo non consente di ammettere la revoca (ex tunc) degli effetti della clausola di immediata esecutività apposta al provvedimento monitorio nella fase senza contraddittorio. Per quanto supra riferito la revoca resta, infatti, allo stato «un provvedimento che non è normativamente previsto[40]».

La tutela del debitore a fronte di un’esecuzione “generata” da un decreto reso provvisoriamente esecutivo ex art. 642 c.p.c. è soltanto la (mera) sospensione. Né allo stato è prevedibile un mutamento del quadro normativo anche alla luce della comune opinione secondo cui il recupero del credito va assicurato (in termini di effettività) con strumenti processuali che portino alla rapida formazione del titolo esecutivo.

D’altronde la valorizzazione dell’istituto trova conferma anche in campo europeo. Il Regolamento CE n. 1896 del 12 dicembre 2006 ha introdotto il «Procedimento Europeo di Ingiunzione di pagamento» che nasce, in caso di lite transnazionale, con il dichiarato intento di semplificare, accelerare e ridurre i costi dei procedimenti per le controversie transfrontaliere in materia di crediti pecuniari non contestati[41]. Si percepisce, infatti, come la società contemporanea pretenda strumenti processuali che favoriscano il rapido recupero del credito insoddisfatto anche a fronte di tutele dimidiate per l’ingiunto-esecutato.

Il dato letterale dell’art. 649 c.p.c. unitamente agli arresti nomofilattici che ne escludono la natura cautelare, non consentono nemmeno l’ammissibilità di un decreto emesso inaudita altera parte (in luogo dell’ordinanza prevista dalla norma). Come pure l’ipoteca giudiziale che sia stata iscritta sulla scorta del decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo è destinata a cadere solo di fronte ad un accertamento negativo del diritto di credito fatto valere con la domanda di ingiunzione.

In assenza di interventi del legislatore, al’ingiunto-opponente non resta che fare leva sulle aperture della giurisprudenza, specie di merito, volte gradualmente ad estendere il novero dei gravi motivi legittimanti il provvedimento di sospensione. In questo modo l’inibitoria ex art. 649 c.p.c. ne uscirebbe sicuramente rafforzata, rappresentando per il debitore un valido rimedio volto a consentire almeno l’arresto dell’esecuzione in corso ogniqualvolta ci si trovi di fronte a fattispecie palesemente non “meritevoli” di “accedere” alla clausola di provvisoria esecutività di cui all’art. 642 c.p.c.

[1] Per la disamina generale dell’istituto nelle trattazioni monografiche dedicate al procedimento per decreto ingiuntivo v., tra gli altri, Garbagnati, Il procedimento per decreto ingiuntivo, Milano, 1991, spec. 190 e 224; Valitutti – De Stefano, Il decreto ingiuntivo e la fase d’opposizione, Padova, 2008, spec. 418-430. Di Rosa, Il procedimento di ingiunzione, Milano, 2002, 165, 370 e 428. Leanza – Paratore, Il procedimento per decreto ingiuntivo, Torino, 2003, spec. 281-292; Ronco, Struttura e disciplina del rito monitorio, Torino, 2000, spec., 495 e ss. Tra i commentari v. Conte- Sforza, Sub art. 649, in Codice di Procedura Civile commentato, a cura Consolo-Luiso, Milano, 2007, 4552-4558. Caterbi, Sub art. 649, in Commentario al Codice di Procedura Civile, a cura di Cendon, Milano, 2012, 269-280.

[2] Sul punto v. l’analisi di Zucconi Galli Fonseca, La provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo, in Riv. trim. dir. proc. civ., 2009, 175 e ss. in Studi in onore di M. Acone, 2010, 1057 e ss., la quale mette in evidenza (p. 1068) come l’ampliamento dei casi di provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo, «pone ancora più urgente il problema della tutela del debitore».

[3] Per Gabellini, La provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo nel prisma del giusto processo: le questioni aperte, in Riv. trim. dir. proc. civ., 2012, 1056, «si tratta di una possibilità che frantuma l’equilibrio del sistema, poiché consente al presunto creditore di ledere la sfera giuridica soggettiva del debitore, mediante la creazione di un atto di cui quest’ultimo viene a conoscenza solo una volta che si è concluso il suo iter di formazione». Negli stessi termini si pone Uccella, Sulla sospensione inaudita altera parte della provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo, in Riv. proc. civ. 2013, 1236, secondo cui «l’art. 642 si presta dunque ad essere utilizzato ingiustamente per il solo fatto di consentire la formazione del titolo esecutivo senza previo esperimento del contraddittorio».

[4] Sul tema anche per i riflessi sull’art. 649 c.p.c. v. Usuelli, Il novellato art. 642, 2° comma, c.p.c.: una nuova ipotesi di provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo al vaglio del giudice investito del procedimento monitorio, in Giur. it., 2007, I, p. 2276.

[5] In dottrina vi è chi parla di «contrappeso» come ad es. Conte, La prova nel procedimento per decreto ingiuntivo e nell’istanza di ingiunzione ex art. 186-ter, in Riv. dir. proc., 1999, 468.

[6] Così Colesanti, Principio del contraddittorio e procedimenti speciali, in Riv. dir. proc., 1975, 590-591. Su tale aspetto v. in passato i contributi di Liebman, In tema di esecuzione provvisoria del decreto d’ingiunzione, in Riv dir. proc., 1954, 129 ed anche in Problemi del processo civile, Napoli, 1962, 469, per l’a. (richiamando Chiovenda, Principii di diritto processuale civile, Napoli, 1923, 211) la clausola giustificativa che già dal diritto comune legittimava la pronuncia dell’ordine di pagamento senza che si fosse ascoltato preventivamente il debitore era da rinvenire nel fatto che «l’efficacia del decreto stesso era sospesa nel termine entro il quale il debitore poteva con l’opposizione ristabilire il contraddittorio momentaneamente sospeso».V. pure Cappelletti, Sui poteri del giudice istruttore in tema di esecuzione provvisoria di decreto ingiuntivo, in Riv. dir. proc., 1954, 117 e ss., spec. 125. Andrioli, La esecuzione provvisoria del decreto di ingiunzione e il diritto di difesa, in Giur. cost., 1966, 93;

[7] L’art. 655 c.p.c. consente l’iscrizione di ipoteca giudiziale sulla scorta del decreto ingiuntivo reso, ai sensi dell’art. 642 c.p.c., provvisoriamente esecutivo.

[8] In ordine temporale v. Pret. Busto Arsizio, 31 maggio 1984, in Giur. cost., 1985, II, 143. Questione respinta con ordinanza per manifesta infondatezza  da Corte Cost. 19 gennaio 1988, n. 37, in Resp. civ. prev., 1989, 560, con nota di Consolo, L’ipoteca giudiziale ex art. 655 c.p.c.: un istituto davvero manifestamente in regola con gli artt. 3 e 24 Cost.?. A seguito dell’ordinanza del giudice conciliatore di Verona (13 giugno 1994) e delle due ordinanze del Trib. Benevento (entrambe del 21 dicembre 1994), l’argomento fu  di nuovo prospettato alla Consulta, la quale decideva ancora per la manifesta infondatezza: cfr. Corte Cost. 17 giugno 1996, n. 200, in Foro it., 1997, I, 389, con nota di Scarselli, Ancora sulla legittimità costituzionale dell’irrevocabilità con ordinanza della provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo, in Riv. dir. proc., 1997, 282. Dopo l’introduzione nel nostro ordinamento dell’art. 186 ter c.p.c., al profilo di incostituzionalità per violazione dell’art 24 Cost. si è aggiunto quello per violazione del principio di uguaglianza, non essendo comprensibile che l’ordinanza ingiuntiva endoprocessuale sia revocabile, mentre non lo sia il provvedimento di provvisoria esecuzione ex 642 c.p.c.; v. per la tesi della “non omogeneità” fra le due ordinanze v. Corte Cost. 8 marzo 1996,  n. 65,  in Foro it, 1996, I, 2338. Infine, la problematica è stata affrontata dalla giurisprudenza di merito alla luce del nuovo art. 111 Cost.; cfr. Trib. Latina 17 febbraio 2000, n. 168, in Foro it., 2001, 763, con nota di Cea, L’art. 649 c.p.c. e la Corte Costituzionale: storia di un dialogo fra sordi, in Temi romana, 2000, I, 562, con nota di Asprella, Revoca e sospensione dell’esecuzione provvisoria del decreto ingiuntivo: l’art. 649 c.p.c. al vaglio del nuovo art 111 Cost.; per la relativa ordinanza per manifesta infondatezza si veda Corte cost., 15 maggio 2001, n. 134, in Corr. giur., 2001, 814-819, con nota critica di Consolo, Del vaglio alla stregua dell’art. 111 Cost. “potenziato” dei non troppo “equi” artt. 649 e 655 c.p.c. ed in genere del procedimento monitorio.

[9]Per la ricerca di una giustificazione “sistematica” alla revoca della provvisoria esecutività v. in dottrina, tra gli altri, Vaccarella-Sassani, «Revoca» e sospensione dell’esecuzione provvisoria del decreto ingiuntivo opposto, in Giur. it., 1995, IV, 273 e segg. secondo cui non può ritenersi che l’art. 649 c.p.c. sia applicabile soltanto dopo l’inizio dell’esecuzione e non anche prima non potendo ragionevolmente sostenersi che, onde ottenere la verifica della legittimità della clausola, l’opponente debba attendere di subire il pignoramento.  Gli autori ne fanno conseguire che, in tale ipotesi, il provvedimento di sospensione, in modo analogo a qualsiasi provvedimento di revoca, impedisce l’inizio dell’esecuzione e, pertanto, nell’art. 649 c.p.c. il termine sospensione è necessariamente utilizzato in un’accezione ampia, comprensiva della revoca dell’esecuzione iniziata sulla base del titolo con conseguente inefficacia retroattiva degli atti esecutivi eventualmente già compiuti; Riccardi, Revoca dell’esecuzione provvisoria del decreto ingiuntivo: art. 649 e principio di uguaglianza, in Giur. mer., 1995, 708 e ss. In giurisprudenza sulla stessa linea di pensiero si pongono alcune isolate pronunce di merito: Trib. Alessandria 1997, in Giur. it., 1998, 54, con nota di Ziino, “Questioni controverse in tema di sospensione e di revoca dell’esecuzione provvisoria del decreto ingiuntivo; Trib. Messina, 15 febbraio 2005, in Foro it., 2005, I, 1228, secondo cui «non si rinvengono nell’ordinamento processuale ragioni ostative all’ammissibilità della revoca della provvisoria esecuzione concessa ex art. 642 c.p.c. e che al contrario, essa risponde ad un principio generale ricavabile da un’interpretazione costituzionalmente orientata del sistema, tale per cui di fronte a provvedimenti emessi senza contraddittorio, deve darsi la possibilità alla parte destinataria del provvedimento, all’esito della verifica “incrociata”, di ottenere una tutela uguale e contraria, per effetti ed estensione, a quella accordata ante causam»; nello stesso senso Trib. Ancona, 18 febbraio 2003, in Foro it., 2003, I, 1589, con nota di Cea, Il periculum in mora e la provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo.

[10] Per Proto Pisani, Lezioni di diritto processuale civile, Napoli, 2006, 552, il procedimento per ingiunzione italiano «costituisce un’ibrida fusione tra il modello monitorio puro e quello documentale, per molti versi diversissimi se non antitetici tra loro». Per i profili storici v. Tomei, voce Procedimento d’ingiunzione, in Dig. disc. priv., sez. civ., XIV, Torino 1996, 559 e segg. e soprattutto Balbi, voce Ingiunzione (procedimento di), in Enicl. Giur. Treccani, XVII, Roma, 1997, 3 e ss.

[11] In argomento v. gli spunti di diritto comparato di Angelone, “Il “Proceso monitorio” spagnolo: tra effettività della tutela giurisdizionale e recupero del credito, anche nella prospettiva europea del Regolamento CE n. 1896/2006, in wwwjudicium.it.

[12] V. Corte Cost. 28 luglio 1998, n. 936, in Giur. Cost., 1998; I, 4356.

[13] V. soprattutto Uccella, Sulla sospensione inaudita altera parte della provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo, in Riv. dir. proc., 2013, 1234 e ss., nota a sentenza Cass. 13 marzo 2012, n. 3979. Frus, Sulla concedibilità con decreto della sospensione esecutiva ex art. 649 c.p.c., in Giur. it, 2017, 1, 91 e ss. nota a decr. Trib. Torino 9 marzo 2016.

[14] Uccella, Sulla sospensione inaudita altera parte della provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo, cit., 1237 che considera il provvedimento all’esame inadeguato, poiché anche se «l’ingiunto dimostra  che il credito del ricorrente è inesistente e il giudice dell’opposizione, nel contraddittorio tra le parti, se ne persuade e concede la sospensione della provvisoria esecutività, i beni e i crediti in precedenza (ingiustamente) pignorati restano bloccati sino alla revoca del decreto ingiuntivo con la sentenza che conclude il giudizio di primo grado».

[15] Per il passaggio in base al quale la sospensione della provvisoria esecuzione è definita da Cass. n. 3979/2012 provvedimento di natura lato sensu cautelare deve intendersi come mero obiter dictum v. Tribunale Reggio Emilia, 18 ottobre 2012 e anche Trib.Torino 3 agosto 2018, in www.ilcaso.it. che ha dichiarato inammissibile il reclamo ex art. 669 terdecies proposto avverso l’ordinanza di parziale accoglimento dell’istanza ex art. 649 c.p.c. Così anche Trib. di Palermo 29 maggio 2013, ritenendo che con la Suprema Corte, difatti, in quel frangente si era limitata a definirla, peraltro soltanto incidentalmente, come un “provvedimento di natura lato sensu cautelare”, al quale possono applicarsi, in via analogica, solo alcune regole del rito cautelare uniforme (nella fattispecie decisa dalla Cassazione, unicamente quelle relative al procedimento descritto nell’art. 669-sexies c.p.c.).

[16] Nel senso che i provvedimenti di sospensione della provvisoria esecutività hanno natura (almeno) latamente cautelare, cfr. Saletti, L’ambito di applicazione della disciplina cautelare uniforme, in Il processo cautelare, a cura di Tarzia e Saletti, 4a ed., Padova 2011, 668; Arieta, Le cautele – Il processo cautelare, in Tratt. dir. proc. civ., a cura di Arieta- Montesano, vol. XI, 2a ed., Padova 2011, 45; Fazzalari, Profili della cautela, in Riv. dir. proc.  1991, 5; Cariglia, Brevi note sull’ordinanza di rigetto dell’istanza di sospensione dell’efficacia esecutiva del decreto ingiuntivo opposto ex art. 649 c.p.c., in Giur. it. 2012, 1104; Impagnatiello, La provvisoria esecuzione e l’inibitoria nel processo civile, Milano 2010, 428 ss., spec. 435, ove si legge che «l’inibitoria sostanzia una forma di tutela cautelare con struttura interinale e funzione anticipatoria». Escludono che il provvedimento ex art. 649 c.p.c. abbia natura cautelare Proto Pisani, La nuova disciplina del processo civile, Napoli, 1991, 393 e segg.; Consolo, Commentario alla riforma del processo civile, Milano, 1996, 737; Cea, Spunti in tema di esecutorietà dei provvedimenti monitori, in Foro it., 2000, I, 3644 e segg., spec. 3649; Valitutti-De Stefano, Il decreto ingiuntivo e la fase di opposizione, Padova, 2008, 457; Valitutti, Il procedimento d’ingiunzione: le problematiche pratiche più controverse, in Giur. Mer., 2010, 2032 e segg., che attribuisce al provvedimento ex art. 649 c.p.c. soltanto natura «para-cautelare».

[17] Frus, Sulla concedibilità con decreto della sospensione esecutiva ex art. 649 c.p.c., cit., 91, acutamente osserva: «È dunque facilmente intuibile che i difensori del debitore opponente, consapevoli della difficoltà di ottenere un provvedimento di revoca dell’esecutività, ammessa soltanto da una parte assolutamente minoritaria della giurisprudenza, in determinate situazioni si sforzino di raggiungere per altra via lo stesso risultato, tentando di bloccare l’esecutività del decreto ingiuntivo con un decreto emanato in via d’urgenza “inaudita altera parte”, così da scongiurare, ove possibile, l’inizio dell’azione esecutiva, con le relative conseguenze pregiudizievoli, specie per l’imprenditore, che corre il rischio di vedersi revocare gli affidamenti dagli istituti bancari».

[18] Cfr. in tal senso Trib. Isernia 29 aprile 2016, in www.ilprocessocivile.it; Trib. Torino 2 aprile 2010, in Giur.mer., 6, 2011, 1585.

[19] Cass. 25 maggio 2020, n. 9553 che richiama i precedenti di Cass. 9 giugno 2017 n. 14513; Cass. 13 novembre 2015 n. 23309; Cass. e di Cass. 15 giugno 2006, n. 13765. Ma per Trib. Torino 3 agosto 2018, in www.ilcaso.it, «l’ordinanza con la quale il giudice dell’opposizione al decreto ingiuntivo rigetta l’istanza di sospensione dell’esecuzione provvisoria ben può essere invece modificata o revocata dal medesimo giudice, atteso che l’applicazione della regola generale sulla revocabilità delle ordinanze, sancita dall’art. 177 c.p.c., non è impedita dalla non impugnabilità dell’ordinanza che sospende l’esecuzione provvisoria del decreto ingiuntivo opposto stabilita dall’art. 649 c.p.c.: la regola della non impugnabilità e, quindi, della irrevocabilità si applica soltanto alle ordinanze con le quali l’esecuzione provvisoria del decreto ingiuntivo viene sospesa» (cfr. in tal senso: Trib. Venezia 4 aprile 2000. in Foro it., 2001, I, 3643; Trib. Arezzo 28 luglio 1999, in Foro it., 2001, I, 2699; Trib. Lamezia Terme 29 marzo 1996, in Giur. mer., 1997, 284).

[20] Trib. Torino 9 marzo 2016, cit., con argomentazioni critiche di Frus, Sulla concedibilità con decreto della sospensione esecutiva ex art. 649 c.p.c., cit., 92, posto che «l’esistenza di un precedente accertamento giurisdizionale, infatti, non impedisce l’emanazione di una misura cautelare, come confermato, a tacer d’altro, dall’art. 669 quater, 4° comma, c.p.c., che prevede la competenza del giudice a quo per la domanda cautelare la cui esigenza sia sorta in pendenza del termine per proporre l’impugnazione». In dottrina cfr. in argomento anche Ungaretti, Brevi note in tema di controlli sulle ordinanze ex artt. 648 e 649 c.p.c., in Giur. mer., 2007, 986 e ss., spec. § 3 assegna all’ordinanza ex art. 649 c.p.c. natura non cautelare qualificabile invece nel novero «dei provvedimenti sommari esecutivi».

[21] Uccella, Sulla sospensione inaudita altera parte della provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo, cit., 1242, il quale asserisce una identità di ratio delle inibitorie ex art. 351, 373 e 649 c.p.c.

[22] Per le esigenze soddisfatte dalla tutela sommaria e sulle differenze con il procedimento a cognizione piena si rinvia soprattutto agli studi di Proto Pisani, Lezioni di diritto processuale civile, cit., spec. 547- 548 e ss. e di Carratta, Processo sommario (dir. proc. civ.), in Enc. del dir., Annali, II, 2008, Milano, 877 ss.

[23] Non ci si può soffermare in questa sede sul “contiguo” profilo della sussitenza dei “gravi e fondati” motivi richiesti per la concessione dell’inibitoria della provvisoria esecutività della sentenza di primo grado ai sensi dell’art. 283 c.p.c. se non per evidenziarne l’intrinseca differenza quanto alla maggiore “rigidità” dei criteri di adottabilità del provvedimento. Sul punto v., per tutti, Consolo, Le impugnazioni delle sentenze e dei lodi, 2006, 131 secondo cui la formula dei “gravi e fondati motivi” introdotta dalla riforma del 2005 «nel suo complesso semantico appare suscettibile di rendere più severa la delicata verifica devoluta in limine gravaminis al giudice di appello e ad avvalorare ulteriormente l’impostazione per cui prognosi di fondatezza della prospettiva di una sostanziale riforma e ponderazione dei rispettivi pregiudizi e pericula devono avvenire entrambe e, all’occorenza, bilanciarsi secondo la metafora dei “vasi comunicanti”».

Giova sottolineare, altresì, che in senso “restrittivo” sembra essersi mossa anche la proposta di modifica dell’art. 283 c.p.c. ad opera della Commissione per l’elaborazione di proposte di interventi in materia di processo civile e di strumento alternativi istituita con d.m. del Ministro della Giustizia del 12.3.2021 e presieduta dal Prof. Luiso, la cui Relazione Finale è stata pubblicata in data 24.5.2021. La formula “riscritta” dell’art. 283 c.p.c. fa riferimento alla “manifesta fondatezza dell’impugnazione” o al “grave e irreparabile pregiudizio derivante dall’esecuzione della sentenza”.

[24] V. Garbagnati, Il procedimento per decreto ingiuntivo, cit., 191, per l’autore «i gravi motivi legittimanti la sospensione dell’esecutorietà, possono essere costituiti, anzitutto, dal pericolo che l’esecuzione forzata del decreto ingiuntivo produca un grave danno al debitore ingiunto, senza che esistano sufficienti garanzie che il danno stesso, in caso di accoglimento dell’opposizione, abbia essere risarcito». In tal senso v. Trib. Asti 24 febbraio 2016, in www.expartecreditoris.it, in cui si afferma che «l’istanza proposta ai sensi dell’art. 649 c.p.c. in sede di opposizione a decreto ingiuntivo non può essere intesa  né come volta ad un riesame della sussistenza dei presupposti della concessione della provvisoria esecuzione ex art. 642 c.p.c., né come implicante la valutazione circa la ricorrenza, in negativo, dei presupposti di cui all’art. 648 c.p.c…..i gravi motivi posti a fondamento della (pur discrezionale) sospensione della provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo devono concernere solo il pericolo che l’esecuzione forzata dello stesso possa danneggiare in modo grave il debitore, con necessario riferimento alla verosimiglianza della fondatezza dell’opposizione».

[25] Sanzo, La esecuzione provvisoria: concessione, sospensione, revoca, in Il Procedimento di ingiunzione, Bologna, 2005, spec. 322, secondo cui i gravi motivi  sono: «1) la presenza, a sostegno delle ragioni dell’opponente, di una prova scritta o di pronta soluzione; o comunque, la non configurabilità allo stato degli atti, della fondatezza (valutata in facto sulla base delle regole probatorie ordinarie) della domanda di condanna formulata con il ricorso di cui all’art. 638 c.p.c.; 2) oppure, pur in presenza di una situazione di “vantaggio probatorio” per l’opponente, alternativamente: 2.1) la presenza di un vizio del decreto (che non si risolva semplicemente nella mancanza degli elementi dimostrativi sufficienti per la pronuncia); o, anche 2.2) la sussistenza di un pericolo di grave danno derivabile all’opponente dall’esecuzione (pericolo di danno che non sia a sua volta eliso nella sua rilevanza da una situazione di periculum in mora dell’opposto) oppure dall’offerta di una congrua cauzione da parte di questi».   

[26] Valitutti – De Stefano, Il decreto ingiuntivo e la fase d’opposizione, cit., 458, secondo cui «i gravi motivi in forza dei quali può essere sospesa l’esecuzione provvisoria concessa sin dall’emanazione de decreto non possono che coincidere con una grave incertezza probatoria sui fatti costitutivi del diritto azionato, quale possa risultare a seguito dell’opposizione: in definitiva, essi sussistono allorquando, nonostante il peculiare valore delle prove scritte addotte per conseguire la clausola ex art. 642 c.p.c. (ma si ricordi  che la provvisoria esecuzione in decreto può concedersi anche per il pericolo nel ritardo), la contestazione del debitore – ovvero , ad ogni buon conto, la sua complessa attività assertiva e probatoria – abbia fatto venir meno il fumus boni juris o comunque la prova del buon diritto del creditore».

[27] Valitutti – De Stefano, Il decreto ingiuntivo e la fase d’opposizione, cit., 462, osservano che «i gravi motivi debbano essere vagliati sia alla luce del detto periculum, sia alla luce delle emergenze istruttorie, con conseguente accoglimento dell’istanza di sospensione sole ove il periculum originario non sussisteva e non sia stato allegato anche in sede di opposizione, ovvero, a contrario, quando questo sussisteva nella fase monitoria ma in sede di opposizione sia emerso il buon diritto dell’opponente».

[28] Trib. Perugia 2 ottobre 2020

[29] Trib. Velletri 5 marzo 2020, in www.ilprocessocivile.it, con nota adesiva di Giordano, I gravi motivi per la sospensione dell’esecuzione provvisoria del decreto ingiuntivo. In precedenza sulla stessa linea di pensiero v. pure significativamente Trib. Modena 14 aprile 2015 che ha affermato che «una relazione tecnica di parte che documenti l’asserita violazione delle norme in tema di usura ed anatocismo può integrare i “gravi motivi” richiesti dall’art. 649 c.p.c. ai fini della sospensione della provvisoria esecutorietà del decreto ingiuntivo opposto (Nel caso di specie, l’ingiunto proponeva opposizione al decreto, producendo relazione tecnica in cui si affermava l’applicazione, da parte della Banca ingiungente, di tassi di interesse usurari nel contratto di conto corrente dalla stessa fatto valere in via monitoria)»; Trib. Catania 2 novembre 2011, in www.condominioelocazione.it, in cui si stabilisce che «In tema di richiesta di sospensione della esecuzione provvisoria del decreto ingiuntivo opposto, non possono ritenersi sussistenti i gravi motivi ex art. 649 c.p.c., ricollegati all’ingiusto danno che potrebbe essere cagionato alla parte opponente dall’esecuzione del decreto impugnato, qualora la parte opponente ha inteso dolersi di vizi che non sembrano poter determinare la nullità della delibera; l’ambito del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo emesso per la riscossione di oneri condominiali, ex art. 63, disp. att., c.c., è limitato infatti alla verifica dell’esistenza ed efficacia della sottostante delibera assembleare di approvazione».

[30] Trib. Vicenza, 17 settembre 2020, in wwwdirittodelrisparmio.it., con nota adesiva di Zurlo, che ha accolto l’istanza di sospensione della provvisoria esecuzione di un decreto ingiuntivo opposto, ritenendo sussistente il fumus dell’opposizione spiegata, con riferimento all’eccepita inopponibilità della clausola derogatoria dell’art. 1957 c.c., per effetto della nullità parziale della fideiussione come prospettata alla luce dei principi espressi dalla più recente giurisprudenza di legittimità sul tema (Cass. 26 settembre 2019, n. 24044), con conseguente decadenza della Banca convenuta dal diritto di agire verso il garante – fideiussore, per inosservanza del termine di legge. Il Tribunale vicentino rilevava, tra l’altro che l’opposta, nel caso di specie, non aveva allegato elementi significativi atti a confutare tale presunzione, concludendo per la sussistenza dei “gravi motivi”, necessari ad accordare la sospensione, ai sensi dell’art. 649 c.p.c.

[31] Per Impagnatiello, La provvisoria esecuzione e l’inibitoria nel processo civile, cit., 372. «vi rientrano le numerose ipotesi nelle quali la legge rende possibile l’adozione di un provvedimento sospensivo dell’efficacia esecutiva o dell’esecuzione di un altro provvedimento giudiziale, per il tempo necessario alla decisione dell’impugnazione». Sul punto in giurisprudenza v. efficacemente Cass. 1 agosto 2008, n. 20925, che afferma: «Nel caso di coesistenza del processo esecutivo promosso sulla base di un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo, del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo e del giudizio di opposizione all’esecuzione, qualora il giudice dell’opposizione a decreto ingiuntivo disponga la sospensione della sua esecutorietà, si realizza l’ipotesi, prevista dall’art. 623, seconda ipotesi, c.p.c., di sospensione disposta dal giudice innanzi al quale è impugnato il titolo esecutivo, con conseguente impedimento alla prosecuzione del processo di esecuzione, il quale non può essere riattivato fino a quando, all’esito del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, il titolo non abbia riacquistato con il rigetto dell’opposizione la sua efficacia esecutiva a norma dell’art. 653 c.p.c.».

[32] Il rilievo è di Chiarloni, Opposizione all’esecuzione a seguito di sospensione dell’esecuzione provvisoria di decreto ingiuntivo, in Giur. it. 2004, 1869 che giustamente critica la sentenza di App. Torino, 11 ottobre 2003, ivi, 1867, la quale ha sostenuto la necessità di una opposizione all’esecuzione per far valere la sospensione dell’efficacia esecutiva provvisoria del decreto ingiuntivo disposta in sede di opposizione ai sensi dell’art. 649 c.p.c.

[33] Così Onniboni, Sulla compatibilità tra la sospensione dell’esecutività del titolo e la sospensione del processo esecutivo, in Corr. giur., 2014, 561, nota a Corte di Appello di Torino 27 settembre 2013, in cui è affrontata la problematica della ammissibile coesistenza di un provvedimento di sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo esecutivo già disposta dal giudice dell’opposizione a decreto ingiuntivo, ai sensi dell’art. 649 c.p.c., con un provvedimento di sospensione del processo esecutivo pronunciato dal giudice dell’esecuzione, previa valutazione dei gravi motivi, ai sensi dell’art. 624 c.p.c. Nel medesimo senso v. pure. Arieta-De Santis-Montesano, Corso base di diritto processuale civile, 2019, 957, secondo cui «Il giudice dell’esecuzione è in questi casi chiamato a pronunciare il provvedimento di necessaria sospensione del processo esecutivo, che ha natura meramente ricognitiva, nel senso che egli non è chiamato ad applicare la norma che disciplina gli effetti della inibitoria, ma solo a prendere atto di quanto già disposto dal giudice  al quale è attribuito il relativo potere dalla legge. Infatti, il provvedimento emesso dal giudice della cognizione sospende l’efficacia esecutiva fin dal suo deposito».

[34] Il rimedio dell’opposizione agli atti esecutivi sarà verosimilmente utilizzato dal debitore (che ha ottenuto l’accoglimento dell’istanza ex art. 649) per contestare la validità degli atti esecutivi compiuti dopo e nonostante la inibitoria allo scopo di ottenere una pronuncia che rimuova l’atto esecutivo «in ragione del tempo in cui è stato adottato». Così Conte- Sforza, Sub art. 649, in Codice di Procedura Civile commentato, cit., 4555.

[35] In tal senso v. già Cass. 16 gennaio 2006 n. 709 citata da Asprella, L’opposizione a decreto ingiuntivo tra teoria e pratica, in Giur. Mer., 2011, fasc. 7-8, 2013.

[36] Cass. 20 giugno 1983, n. 42199 afferma che «A norma dell’art. 623 c.p.c. il potere di sospendere l’esecuzione forzata spetta al giudice dell’esecuzione, salvo che la sospensione sia disposta dalla legge o dal giudice davanti al quale è stato impugnato il titolo esecutivo. Quest’ultima ipotesi non può identificarsi con quella della opposizione a decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo posto a base dell’esecuzione, attesa la non assimilabilità, ai fini della norma suindicata, del giudizio di opposizione ad una impugnazione (latu sensu). In ogni caso, la competenza del detto giudice cessa, con l’inizio dell’esecuzione, in quanto da tale momento sorge la competenza inderogabile, rilevabile e dichiarabile anche ex officio, del giudice dell’esecuzione».

[37] Di Rosa, Il procedimento di ingiunzione, cit., secondo cui «una volta iniziata l’esecuzione forzata, il sopravvenire di un fatto impeditivo o estintivo del credito potrà essere fatto valere non con l’opposizione ex art. 615 c.p.c., ma piuttosto con l’opposizione a decreto ingiuntivo ed in relazione all’art. 649 c.p.c.».

[38] Cfr. Cass. 19 dicembre 2006, n. 27159. Nello stesso senso in precednza v. Cass. 19. Giugno 2001, n. 8331; Cass. 20.settembre 2000, n. 12664.

[39] In particolare, per CATALDI, Il procedimento monitorio e l’opposizione al decreto ingiuntivo, Milano, 2006, 582,  «se il debitore contesta la sussistenza dei presupposti per l’emissione e la persistenza del decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo, la sospensione potrà essere disposta solo dal giudice dell’opposizione al provvedimento monitorio, il quale eliminerà ex tunc l’efficacia esecutiva del titolo posto a base dell’esecuzione, senza decidere alcunché sulla sorte degli atti esecutivi già compiuti, e quindi senza interferire con i poteri del giudice dell’esecuzione. Se invece l’ingiunto contesta la natura del titolo esecutivo del provvedimento azionato o la pignorabilità dei beni, o sostiene che – dopo la formazione del giudicato sul titolo esecutivo –il credito si è estinto per prescrizione o per adempimento, allora la sospensione potrà essere disposta solo dal giudice dell’esecuzione, che interverrà sull’esecuzione in corso, e non sull’efficacia esecutiva astratta del titolo giudiziale».

[40] Così Riccardi, Revoca dell’esecuzione provvisoria del decreto ingiuntivo: art. 649 e principio di uguaglianza, cit., 711.

[41] Va evidenziato il carattere alternativo del procedimento di ingiunzione europeo, giacché in virtù dell’art. 2, comma 2 Reg. CE 1896/2006, il creditore potrebbe utilizzare un procedimento nazionale a cognizione piena e/o sommaria. Per tale ragione Arieta-De Santis-Montesano, Corso base di diritto processuale civile, cit., 729, affermano che si tratta di «un mezzo supplementare e facoltativo del credito pecuniario non contestato». Sui profili processuali v., di recente, l’arresto di Cass., Sez. Un., 31 gennaio 2019, n. 2840, in www.ilcaso.it.