Il processo italiano alla sua ennesima riscrittura.

Di Bruno Sassani -

Il nuovo tentativo di riscrivere le regole spostando “quelli di poppa a prora” e viceversa, ad uso dell’Unione Europea che esige tempi brevi e certi (!) richiama irresistibilmente il motto “facite ammuina”, traduzione vernacolare di un atteggiamento dello spirito che sfida la sua dubbia verità storica. Tra ripescaggi, assemblaggi e ingenue arditezze ingegneristiche (che, per il loro dettaglio, non ci si aspetterebbe in una legge delega) si apre un déjà vu che verrà ben presto sistemato e razionalizzato da dottrina e giurisprudenza … fino alla prossima volta. È facile infatti scommettere che il premio di tale fatica sarà ben presto vanificato dal permanente moto pendolare che caratterizza la legislazione processuale. Nulla scalfisce il mito della riforma perenne, cioè l’idea che sia necessario riscrivere continuamente le regole precedenti, inesorabilmente incolpate di “favorire la mora dei giudizi”. È la maledizione che incombe sul processo civile italiano: l’ultima è sempre la penultima.

La riflessione che (su Rivista di diritto processuale) avevo dedicato al tema un decennio fa mi sembra allora il miglior saluto alla nuova grosse Reform. Il saggio resta dedicato a chi (tutti noi) è costretto a operare “trattando l’ombre come cosa salda”. E poiché esso era comunque già reperibile su www.Judicium.it, credo di potermi qui limitare ad aiutare i potenziali cortesi lettori con l’inserzione del relativo link

https://www.judicium.it/il-codice-di-procedura-civile-e-il-mito-della-riforma-perenne/ .

LEGGE DELEGA APPROVATA DAL SENATO IL 21 SETTEMBRE 2021

Buona lettura!