ERRORE NELL’INDICAZIONE DEL NUMERO DI RUOLO E RIMESSIONE IN TERMINI

A fronte di una errata indicazione del numero di ruolo del fasciolo interessato dal deposito telematico non può applicarsi l’art. 153 c.p.c., trattandosi comunque di errore imputabile alla parte, ma può ordinarsi alla cancelleria di forzare l’accettazione

Di Alessio Luca Bonafine -

Trib. Torino 13 maggio 2016

Con la sentenza segnalata il Tribunale di Torino affronta il particolare tema delle conseguenze della errata indicazione del numero di ruolo del fascicolo interessato dal deposito telematico.

Nel caso sottoposto al suo esame, in particolare, la convenuta, a fronte del deposito telematico della comparsa di costituzione e risposta, aveva ricevuto conferma dell’accettazione e dell’avvenuta consegna dell’atto. Tuttavia, nel corso della stessa giornata in cui aveva provveduto al deposito, la medesima riceveva anche l’esito dei controlli automatici il quale seganalava la necessità di ulteriori verifiche tecniche ai fini del suo perfezionamento.

Solo dopo la scadenza del termine di costituizione, però, veniva generata la ricevuta PEC attestante il rifiuto del deposito perché effettuato su fascicolo indicante un errato numero di ruolo.

La convenuta con successiva istanza domandava quindi al Tribunale di considerare comunque valido e tempestivo il deposito ovvero, in via alternativa, di essere rimessa in termini ex art. 153 c.p.c. per un nuovo deposito della comparsa di costituzione.

La soluzione offerta dal giudice piemontese origina dal dato normativo.

In forza dell’14, comma 7, provvedimento DGSIA 16 aprile 2014, l’indicazione da parte del depositante di un numero di ruolo errato deve intendersi quale errore di tipo ERROR, dunque come anomalia bloccante che lascia alla determinazione dell’ufficio ricevente la scelta fra intervenire forzando l’accettazione ovvero rifiutare il deposito.

La circolare ministeriale del 23 ottobre 2015 ha però precisato, attraverso il suo art. 7, che “Le cancellerie, in presenza di anomalie del tipo WARN o ERROR, dovranno […], ove possibile, accettare il deposito, avendo tuttavia cura di segnalare al giudice ogni informazione utile in ordine all’anomalia riscontrata”.

Ciò, evidentemente, senza scalfire il dettato dell’art. 16-bis, comma 7, d.l. n. 179/2012 che lega il momento di perfezionamento del deposito telematico alla generazione della ricevuta di avvenuta consegna da parte del gestore di posta elettronica certificata del Ministero della giustizia. In altri termini, sebbene l’accettazione dell’atto da parte della cancelleria produce l’effetto di rendere lo stesso visibile alle controparti e al giudice, essa – come osservato dal Tribunale – “non costituisce deposito ma mero inserimento dell’atto nel fascicolo telematico. In generale quindi non pare legittimo condizionare la validità e tempestività del deposito al buon esito dell’operazione di inserimento nel fascicolo digitale. Né può ammettersi che anomalie che bloccano l’inserimento nel fascicolo sortiscano l’effetto di travolgere retroattivamente il deposito”.

Per queste vie, il giudice esclude l’applicabilità al caso dell’art. 153, comma 2, c.p.c. sul duplice rilievo per cui l’errore che ha generato l’anomalia è comunque imputabile alla parte e, in ogni caso, ove autorizzata la rimessione in termini non offrirebbe garanzie in punto di certa corrispondenza dell’atto nuovamente depositato a quello oggetto di precedente rifiuto.

Cionondimeno, valorizzando la considerazione per cui al medesimo errore nel sistema cartaceo di deposito non sarebbe stato possibile associare alcuna conseguenza per il depositante, il Tribunale segnala una diversa e comunque utile strada nell’ordine alla cancelleria di forzare l’accettazione del deposito nel fascicolo telematico, indicando quale data quella in cui il depositante ha ottenuto la ricevuta di avvenuta consegna, così dimostrando anche di volere evitare il rischio che a causa del descritto errore, non grave ma dalle conseguenze rilevanti, l’atto, sebbene depositato de facto, rimanga non visibile ai soggetti del processo.