Conflitto negativo di competenza tra giudice civile e giudice penale e regolamento ex art. 42 c.p.c.: la questione rimessa alle sezioni unite

Di Gabriella Tota -

1.Con l’ordinanza interlocutoria n. 14174 del 24 maggio 2021 (in ilprocessocivile.it, 29 giugno 2021, con commento di C. Asprella, Conflitto negativo tra giudice civile e penale e regolamento di competenza: la parola alle Sezioni Unite) la VI sezione, sottosez. III, ha rimesso al Primo Presidente, per l’eventuale assegnazione alle sezioni unite, la questione di massima di particolare importanza avente ad oggetto l’esperibilità del regolamento di competenza nel caso in cui entrambi i giudici, penale e civile, abbiano pronunciato in via definitiva spogliandosi del processo.

Questa la vicenda. Nel corso di indagini preliminari, il G.I.P. del Tribunale di Sondrio convalidava il sequestro preventivo disposto dal P.M. su tutte le somme esistenti su di un libretto di deposito bancario intestato congiuntamente a due coniugi. Durante il successivo dibattimento, svoltosi davanti al Tribunale penale di Sondrio in composizione collegiale, erano pronunciate tre distinte ordinanze, con le quali veniva ordinato il parziale dissequestro delle somme e la restituzione in favore di uno dei due coniugi della somma complessiva di Euro 138.722,47, oltre interessi maturati fino a quella data. Con successivo ricorso proposto ex art. 702-bis c.p.c., il coniuge in favore del quale era stato disposto il parziale dissequestro delle somme conveniva in giudizio davanti al Tribunale civile di Sondrio la s.p.a. Equitalia Giustizia, rilevando che la società convenuta, nel dare esecuzione alle ordinanze di dissequestro, aveva corrisposto i soli interessi maturati dalla data del sequestro fino a quella della sua revoca, senza restituire gli interessi che le somme in oggetto avevano maturato nel periodo antecedente al sequestro. A sostegno della domanda, la ricorrente precisava di avere già rivolto analoga richiesta al Tribunale penale di Sondrio che aveva disposto il dissequestro, ma che quest’ultimo aveva affermato che la questione era di natura civilistica, avendo ad oggetto soltanto la misura degli interessi sulle somme dissequestrate, onde la domanda andava rivolta al giudice civile.

Il Tribunale civile dichiarava il ricorso inammissibile sul rilievo assorbente per cui, avendo la ricorrente contestato il merito dei provvedimenti di dissequestro emessi dal giudice penale, i rimedi impugnatori dovevano ritenersi quelli di cui all’art. 586 c.p.p. e, segnatamente, l’impugnazione del capo di sentenza relativo alla confisca delle cose sequestrate. Il Tribunale, quindi, declinava la propria competenza rispetto alla domanda proposta e condannava la ricorrente al pagamento delle spese di lite. Contro tale ordinanza era quindi proposto regolamento di competenza ai sensi dell’art. 42 c.p.c.

2. Nel pronunciare sull’istanza di regolamento, la S.C. esclude preliminarmente che la violazione delle norme relative al riparto degli affari civili e penali ponga una questione di giurisdizione, dal momento che, per giurisprudenza pacifica, il giudice civile e quello penale sono entrambi magistrati ordinari ed esercitano il medesimo potere giurisdizionale (per tutte, Cass., sez. un., 29 luglio 2013, n. 18189, e Cass., sez. un., 13 luglio 2003, n. 14696).

Ciò posto, il passo successivo da compiere è stabilire se la decisione del Tribunale civile di Sondrio sia o meno equiparabile a una pronuncia di incompetenza. A supporto della soluzione affermativa la Corte rileva che, sebbene il Tribunale abbia emesso una pronuncia di inammissibilità, quest’ultima configura nella sostanza una declinatoria di competenza: circostanza confermata sia dall’affermazione, contenuta nel provvedimento, per cui il Tribunale ritiene di essere «sprovvisto della competenza funzionale», sia dalla decisione in concreto assunta e dalla sua motivazione, le quali individuano la competenza nel giudice penale, con conseguente obbligo, per la ricorrente, di modulare la propria impugnazione seguendo le norme del codice di procedura penale (e, in particolare, l’art. 586 c.p.p.).

La Corte passa quindi a esaminare la terza questione, consistente nello stabilire se, in un caso come quello in esame, sia ammissibile o meno il regolamento di competenza, tenendo presente il tenore della decisione impugnata e la pregressa vicenda svoltasi davanti al Tribunale penale di Sondrio.

3. Per dare risposta a tale ultima questione, la Cassazione muove dall’esame dei precedenti di legittimità.

La giurisprudenza civile, in particolare, ha in più di un’occasione stabilito che il problema della ripartizione della potestas iudicandi tra il giudice civile e quello penale non pone una questione di competenza, configurabile esclusivamente in riferimento a contestazioni riguardanti l’individuazione del giudice al quale, tra i vari organi di giurisdizione in materia civile, è devoluta la cognizione di una determinata controversia. Conseguentemente, la violazione delle relative norme non può costituire oggetto di un’istanza di regolamento di competenza, ai sensi degli artt. 42 e 43 c.p.c., dovendosi altresì escludere la configurabilità di un conflitto negativo ai sensi dell’art. 45 c.p.c. (Cass. 2 agosto 2019, n. 20830; Cass. 28 maggio 2019, n. 14573; Cass. 26 luglio 2012, n. 13329). A supporto di tale conclusione si è dedotto tra l’altro che: il regolamento di competenza presuppone un conflitto tra giudici civili, sicché non potrebbe essere utilizzato in un contesto diverso; la violazione delle norme che disciplinano il riparto della potestas iudicandi tra giudice civile e giudice penale non dà luogo a questione di competenza né quando si ponga tra giudici dello stesso ufficio, né quando insorga tra giudici diversi; il possibile conflitto tra giudice civile e giudice penale può determinare esclusivamente un’interferenza tra giudizi, che si traduce in un limite che attiene alla proponibilità della domanda.

Assai diverso è invece l’orientamento della giurisprudenza penale sulla medesima questione. Nel vigente codice di procedura penale, infatti, vi è un complesso specifico di norme, e cioè gli artt. 28-32 c.p.p., che regolano l’istituto del conflitto di competenza e stabiliscono che esso sia risolto dalla Corte di cassazione. In particolare, l’art. 28, 1° comma, lett. b), c.p.p. dispone che vi è conflitto di competenza quando «due o più giudici ordinari contemporaneamente prendono o ricusano di prendere cognizione del medesimo fatto attribuito alla stessa persona».

La giurisprudenza di legittimità penale ha interpretato con larghezza la fattispecie legale ora indicata e vi ha ricompreso anche i casi di conflitto di competenza tra giudice civile e giudice penale, se e in quanto esso determini una situazione di stasi processuale eliminabile solo con l’intervento della Corte di cassazione (Cass. 2 aprile 2004, n. 19547; Cass. 15 marzo 2019, n. 31843). In entrambi i casi ora citati si trattava del conflitto insorto tra il giudice civile e quello penale in relazione al recupero delle spese processuali penali poste a carico dell’imputato condannato con sentenza definitiva, e in entrambi la soluzione è stata dettata dall’esigenza di evitare la stasi processuale che si viene a creare nel momento in cui i due giudici rifiutano entrambi di pronunciarsi sulla domanda, ritenendo che la competenza spetti all’altro.

4. A dire della S.C., è innegabile che dopo l’introduzione – ad opera dell’art. 111, 2° comma, Cost. – del principio della ragionevole durata di ogni processo, il rischio della stasi processuale rappresenti «un “nemico” da combattere in ogni modo», sia nel processo penale che in quello civile. E non è un caso che anche la Corte costituzionale sia in più occasioni intervenuta a dichiarare l’incostituzionalità di norme del codice di procedura penale che consentivano, anche se in relazione a fattispecie del tutto diverse, il protrarsi di una situazione di stasi del processo per un tempo non definito (v. ad es. le sentenze 22 ottobre 1996, n. 354 sull’art. 75 c.p.p., e 23 gennaio 1997, n. 10 sulla reiterazione strumentale e abusiva delle istanze di ricusazione del giudice penale).

Tanto premesso, la Corte conclude nel senso che sia «possibile […] una lettura diversa del complesso delle norme in materia di competenza la quale, modellata sulla falsariga dell’art. 28 c.p.p. – che potrebbe essere considerato come una norma “di sistema” – consenta anche al giudice civile di dirimere il conflitto negativo tra giudice civile e giudice penale ed evitare così la stasi processuale. Tale ricostruzione richiede che la Corte di cassazione ammetta, in un caso del genere, l’esperibilità del regolamento di competenza, statuendo con potere vincolante per tutti a quale giudice la parte debba rivolgersi». Ne consegue l’opportunità di rimettere gli atti al Primo Presidente, per l’eventuale assegnazione della questione alle sezioni unite, «trattandosi di questione di particolare importanza e, comunque, “di sistema”, in quanto relativa ad un problema che attraversa trasversalmente l’attività delle Sezioni penali e civili della Corte».