Ancora in tema di impugnazioni incidentali tardive: l’ennesimo arresto che alimenta il contrasto interno alla Suprema Corte

Ai sensi dell’art. 334, comma 1, c.p.c. sono legittimate a proporre impugnazione incidentale tardiva tutte le parti che potrebbero subire pregiudizio dalla modifica dell’assetto di interessi previsto in sentenza, poiché tale circostanza determina il sorgere dell’interesse all’impugnazione anche nelle cause scindibili: a tutela della reale utilità della parte, sono quindi sempre ammissibili anche le impugnazioni incidentali tardive che riguardano un capo della decisione diverso da quello oggetto del gravame principale o che investono lo stesso capo ma per motivi diversi da quelli già fatti valere con l’impugnazione principale.

Di Giulia Mazzaferro -

Cass. civ. Sez. Terza, ord. 11 novembre 2020, n. 25285

L’ordinanza che si segnala entra a far parte della copiosa giurisprudenza di legittimità che ha affrontato la questione dell’ammissibilità delle impugnazioni incidentali tardive e, in particolare, il tema della legittimazione a proporle.

Proprio di recente, in questa sede si era data evidenza di un contrasto di orientamenti sorto in seno alla Terza Sezione della Corte di cassazione, sulla definizione dei limiti e dei criteri entro cui proporre impugnazione incidentale tardiva ai sensi all’art. 334 c.p.c. (sia consentito rimandare, anche per riferimenti giurisprudenziali, a G. Mazzaferro, L’andirivieni della Cassazione sul tema dell’interesse all’impugnazione incidentale tardiva, in www.judicium.it, 2020).

Da un lato, infatti, si pone l’orientamento decisamente più restrittivo che esclude l’ammissibilità delle impugnazioni incidentali tardive con contenuto adesivo al ricorso principale, quelle che investono un capo della sentenza non impugnato con l’impugnazione principale e, inoltre, quelle che investono lo stesso capo impugnato ma per motivi diversi da quelli fatti valere con il ricorso principale. Ad avviso di una parte della giurisprudenza di legittimità, siffatte impugnazioni, il cui interesse alla proposizione deriva dall’emanazione della sentenza, devono essere proposte nei termini ordinari di cui agli artt. 325 e 327 del codice di rito.

Dall’altro lato, si colloca invece l’orientamento che ha accolto quanto affermato da una pronuncia delle Sezioni Unite (Cass. civ. Sez. Unite, sent. 27/11/2007, n. 24627, commentata da Consolo, Condebito solidale fra artt. 332 e 334 c.p.c.: una collocazione sempre ardua (con tentazione di ritorno all’art. 471, comma 2, n. 3, c.p.c. 1865), in Corr. giur., 2008, 12, 1713, e da Corrado, Riflessioni a margine degli artt. 334 e 331 c.p.c., in Riv. Dir. Proc., 2008, 5, 1423) che ha esteso l’ambito delle impugnazioni incidentali tardive dal punto di vista oggettivo e da quello soggettivo, ritenendole ammissibili (sia quella proposta nei confronti del ricorrente principale con riguardo ad un capo della sentenza diverso da quello investito dall’impugnazione principale, sia quella proposta nei confronti di eventuali altre parti processuali diverse dall’impugnante principale nelle forme dell’impugnazione adesiva) ogniqualvolta l’impugnazione principale contesti l’assetto di interessi delineato in sentenza e causi di conseguenza un possibile pregiudizio per il soggetto che subisce l’impugnazione.

Tali filoni interpretativi giurisprudenziali hanno proliferato di pari passo e, soprattutto nell’ultimo anno, numerose pronunce (tra cui, in via non esaustiva, si veda Cass. 04/03/2020, n. 5989, Cass. 07/07/2020, n. 14094, Cass. 09/07/2020, n. 14596, Cass. 24/08/2020, n. 17614, Cass. civ. 29-10-2020, n. 23903) hanno accresciuto le fila di entrambi gli orientamenti ma, oltre all’inconvenienza della contemporanea presenza nel panorama giurisprudenziale di pronunce contrastanti, la mancanza di uniformità nelle decisioni lascia all’interprete grande incertezza sulla sorte che subirebbero le future controversie insorgenti sulla medesima questione.

Anche l’ordinanza della Terza Sezione in commento conferma quanto appena rilevato ed entra nelle fila dei sostenitori della seconda corrente di pensiero citata: in Cassazione la vicenda processuale prende le mosse dalla lamentata mancata dichiarazione di inammissibilità dell’appello incidentale da parte del ricorrente, il quale, avendo rilevato la scindibilità delle cause, sottolineava la necessità che l’impugnazione incidentale fosse proposta nel rispetto dei termini ordinari di cui agli artt. 325 e 327 c.p.c., posto che l’interesse ad impugnare era sorto con l’emanazione della sentenza e non con la proposizione dell’appello principale.

Il Collegio incaricato della trattazione del giudizio, prima di rigettare il ricorso presentato, analizza i precedenti richiamati nell’atto illustrativo e ne motiva la mancata rilevanza e applicabilità al caso di specie, qualificando come recessivo l’orientamento che ritiene inammissibili le impugnazioni incidentali tardive qualora l’interesse alla loro proposizione non possa ritenersi nato per effetto dell’impugnazione principale, evidenziando al contrario che “è il principio funzionale dell’interesse ad agire che sorregge la conclusione dell’ammissibilità dell’impugnazione in parola, in assenza di limitazioni letterali evincibili dall’art. 334 c.p.c.”: stando infatti ad una corretta interpretazione del comma 1 della norma, rileva la Corte che la legittimazione attiva a proporre impugnazione incidentale tardiva debba essere estesa in favore di tutte le parti che potrebbero subire effetti pregiudizievoli a causa della proposizione del gravame principale.

Il ragionamento così operato in motivazione appare condivisibile e sembra non lasciare spazio a diverse interpretazioni; è altresì evidente che è in atto una querelle interna alla Suprema Corte che non accenna ad arrestarsi: l’ultima pronuncia segna soltanto un punto a vantaggio dello schieramento favorevole alla più ampia portata dell’ambito di applicazione delle impugnazioni incidentali tardive.

Si resta in attesa del necessario intervento delle Sezioni Unite.