ANCORA SULLE MODALITÀ DI DEPOSITO DEL RECLAMO CAUTELARE

E’ colpito da nullità non sanabile per raggiungimento dello scopo il reclamo cautelare depositato in formato cartaceo e non telematico

Di Alessio Luca Bonafine -

Trib. Locri 20 ottobre 2016

Ritorna attuale nell’elaborazione della giurisprudenza di merito il tema delle modalità di deposito del reclamo cautelare.

Questa volta a pronunciarsi sul punto è il Tribunale di Locri che ha sostenuto la nullità del reclamo cartaceo e non digitale.

Come noto, ai sensi dell’art. 16-bis, comma 1, d.l. n. 179/12 il legislatore ha imposto l’obbligatorietà del deposito telematico di tutti gli atti processuali e dei documenti prodotti successivamente alla costituzione, così legittimando le cancellerie a rifiutare il deposito in forma cartacea degli atti endoprocessuali, salve le eccezioni di cui ai commi 8 e 9 della medesima disposizione.

Punto nevralgico della soluzione offerta è quindi quello relativo alla qualificazione del ricorso ex art. 669 terdecies c.p.c. quale atto successivo alla costituzione in giudizio ovvero quale atto introduttivo strumentale alla medesima e in quanto tale soggetto al diverso regime della mera facoltatività (e non della obbligatorietà) delle forme telematiche di deposito come prevista dall’art. 19 d.l. n. 83/2015.

Si tratta, peraltro, di riflessione utile non solo in relazione al reclamo cautelare ma pure per tutti i procedimenti di natura (anche lato sensu) bifasica per i quali occorre verificare se la costituzione effettuata nella prima fase spieghi effetti anche nella seconda, con evidenti corollari in punto di forme del deposito.

Su tali premesse, nella pronuncia in esame trova sostegno la tesi per cui il reclamo non introduce un nuovo e diverso giudizio, atteso che lo strumento del ricorso ex art. 669 terdecies c.p.c. costituisce una ulteriore ed eventuale fase, dinanzi al collegio, facente parte integrante dell’unitario procedimento cautelare già instaurato dinanzi al primo giudice, che in tal modo, rispetto alla prima fase, ne costituisce mera prosecuzione a seguito dell’impugnazione dinanzi ad altro giudice rispetto a quello, monocratico, che ha emesso l’iniziale ordinanza oggetto di reclamo.

A tali fini il Tribunale valorizza anche il principio dell’estensione del mandato rilasciato “per il presente procedimento” cautelare anche alla fase di reclamo, pure quando questa non sia stata espressamente menzionata nel testo della procura, oltre che il carattere meramente organizzativo delle disposizioni amministrative relative all’obbligo di versamento del contributo unificato al momento del deposito del reclamo e all’iscrizione con un numero di ruolo diverso da quello del procedimento di primo grado.

Per queste vie la sentenza conclude nel senso che “per l’atto di reclamo non esiste altra forma di deposito se non quella da effettuarsi con modalità telematiche” e, conseguentemente, per la nullità – peraltro ritenuta non sanabile per raggiungimento dello scopo – di quello altrimenti formato.

Ciò in quanto nella ricostruzione offerta dal Tribunale il reclamo depositato con modalità cartacea si discosta talmente dalla normativa di settore da risultare mancante degli elementi essenziali non solo alla sua qualificazione come atto del tipo normativamente considerato ma pure alla produzione degli effetti processuali propri degli atti riconducibili al corrispondente tipo.

In altri termini, il deposito dell’atto di reclamo in modalità cartacea non è ritenuto idoneo al raggiungimento dello scopo del corrispondente deposito telematico che, in effetti, la pronuncia in esame individua non solo nella presa di contatto tra l’ufficio giudiziario ed il depositante e nella corretta (perché conforme al principio del contradditorio) instaurazione e prosecuzione del giudizio cautelare, ma soprattutto in quello ulteriore consistente nel “veicolare le richieste della parte al giudice al fine di sollecitare la sua decisione mediante un supporto smaterializzato e decentralizzato che consenta, da un lato, un più rapido ed immediato accesso agli atti e documenti del processo per il giudice e per le parti e, dall’altro, una diversa e più efficiente ed economica gestione dello scambio di dati e informazioni in ambito processuale rispetto al supporto cartaceo, nell’ottica di favorire la progressiva dematerializzazione del fascicolo cartaceo, per le ragioni di economia processuale e di ragionevole durata del processo cui è ispirato il PCT”.