SULLE CONSEGUENZE DELL’INOSSERVANZA DELLA CLAUSOLA DI CONCILIAZIONE OBBLIGATORIA

L’attività difensiva della parte volta a sanzionare l’inosservanza di una clausola contrattuale istitutiva di una procedura di conciliazione obbligatoria e preventiva all’adizione dell’autorità giudiziaria integra una fin de non-recevoir.

Di Federica Porcelli -

Cour de cassation, civile, Chambre civile 3, 19 mai 2016, 15-14.464

Che la Corte di cassazione abbia il potere di controllare l’esatta qualificazione assegnata dai giudici di merito ad una clausola contrattuale non è circostanza nuova oltralpe ed è, infatti, quanto operato dalla Suprema Corte francese nella sentenza segnalata.

Chiamata così a decidere tanto della questione relativa all’esatta qualificazione di una clausola con cui le parti si impegnavano, prima di adire qualsiasi plesso giurisdizionale, a ricorrere al consilium di un «arbitro» per la soluzione delle controversie nascenti dall’applicazione del contratto, quanto della questione relativa all’individuazione della specifica attività difensiva – fin de non-recevoir, exception de procédure, défense au fond – in cui sussumere la difesa della parte volta a far valere l’inosservanza della predetta clausola, la sezione terza non ha esitato a stabilire che tale clausola istituiva un tentativo di conciliazione obbligatorio e preventivo all’introduzione della controversia dinanzi all’autorità giudiziaria statale.

È peraltro interessante osservare che la Corte di cassazione, nel confermare la sentenza di inammissibilità della Corte di appello, ha ricondotto la difesa con cui il controricorrente – nei precedenti gradi del giudizio – aveva fatto valere il mancato esperimento del tentativo obbligatorio di conciliazione alla categoria della fin de non-recevoir. Difesa, quest’ultima, che ai sensi dell’art. 122 CPC tende a far dichiarare la domanda irrecevable, senza che vi sia esame nel merito, e ciò a causa della carenza del diritto di azionare una pretesa dinanzi all’autorità giurisdizionale: è quanto avviene nei casi in cui vengano rilevati e ritenuti fondati il difetto di legittimazione ed interesse ad agire, la prescrizione, la decadenza dal termine o il precedente giudicato.

Al di là delle osservazioni in merito alla possibilità di configurare nell’ordinamento francese un’irrecevabilité per ragioni di merito (possibilità che emerge dalla lettera dell’art. 122 CPC laddove, nello specificare che la della fin de non-recevoir determina la dichiarazione di inammissibilità senza che vi sia esame del merito, ammette implicitamente che tale dichiarazione possa conseguire a valutazioni inerenti al merito), giova sottolineare che l’arresto segnalato, da un lato, sembra attribuire carattere non tassativo all’elencazione delle ipotesi di fin de non recevoir previste dall’art. 122 CPC e, dall’altro lato, equipara le situazioni in cui vi è assoluta carenza del diritto di azionare una pretesa in giudizio (quali quelle in cui si è incorsi in decadenza, si sia prescritto il diritto, etc.) a quelle in cui vi è mera carenza temporanea del diritto di azionare una pretesa in giudizio, perché ad esempio non si è provveduto ad esperire il tentativo di conciliazione obbligatorio.

Federica Porcelli