SULLA DECORRENZA DEL TERMINE BREVE EX ART. 18, COMMA 14, L.FALL.

La comunicazione via pec da parte della cancelleria della sentenza che rigetta il reclamo previsto dall’art. 18, comma 13, l. fall. è idonea a far decorrere il termine breve di impugnazione indicato dall’art. 18, comma 14, l. fall.

Di Alessio Bonafine -

Cass. 30 gennaio 2017, n. 2315

La comunicazione di cancelleria effettuata a mezzo pec è atto idoneo alla decorrenza dei termini per l’impugnazione in Cassazione della sentenza che rigetti il reclamo previsto dall’art. 18, comma 13, l. fall.?

E’ a tale quesito che il Collegio ha offerto una soluzione interpretativa con la sentenza segnalata.

L’occasione è offerta dall’opposizione alla dichiarazione di fallimento proposta, fra l’altro, sul presupposto della mancata notifica dell’istanza quale fatto impeditivo della possibilità per la società di dimostrare la ricorrenza delle cause di esclusione di cui all’art. l l. fall.

Avverso la sentenza di rigetto della stessa, infatti, veniva proposto ricorso per cassazione che, tuttavia, subiva il preliminare giudizio di inammissibilità in ragione della sua ritenuta intempestiva proposizione in forza del dettato degli artt. 18, comma 14, l. fall. e 133, comma 2, c.p.c. nella sua nuova formulazione.

In questo senso, i giudici di legittimità, ponendosi in linea di continuità con altre precedenti pronunce (ex multis, Cass. 10525/2016; Cass. n. 23526/2014), hanno affermato che l’ostacolo fissato dal nuovo art. 133 c.p.c. alla utilità della comunicazione di cancelleria alla decorrenza dei termini di impugnazione opera solo in caso di atto di impulso di controparte senza incidere, invece, sulle norme processuali derogatorie e speciali, quale quella di cui all’art. 18, comma 14, l. fall.

Tuttavia, occorre evidenziare come la predetta disposizione ricollega la decorrenza dei termini per l’impugnazione alla notifica della sentenza mentre nel caso deciso dal Collegio la trasmissione era stata effettuata con comunicazione di cancelleria.

Nel considerare la comunicazione di cancelleria equivalente negli effetti alla prescritta notificazione la Cassazione sembra avere di fatto suggerito e accolto il superamento della differenza tra comunicazione e notifica, in un quadro normativo che, però, non si dimostra ancora maturo per tale soluzione.

Al di là della corrispondenza contenutistica resa possibile dal nuovo dettato dell’art. 133, comma 2, c.p.c., infatti, le comunicazioni e le notifiche – accumunate anche dal ricorso esclusivo al canale telematico – continuano a costituire, almeno formalmente, attività distinte.