Sulla connessione fra società e locazione ai fini della competenza “specializzata”

Di Pier Girolamo Attanasio -

In linea con le conclusioni della Procura, l’ordinanza in commento previene un possibile conflitto di competenza fra Sezione comune e Sezione specializzata.

Questo il caso: Alfa S.p.a. conveniva davanti al Tribunale di Monza la socia Tizia e ne domandava la condanna al pagamento di oneri dovuti «per l’assegnazione in uso di una piazzola di sosta», la quale – dedotto in via pregiudiziale lo scioglimento del rapporto sociale anteriore alla maturazione dei pretesi canoni – si costituiva domandando il rigetto della domanda attorea.

Il giudice territoriale ammetteva l’azione pregiudiziale sull’accertamento dello status e rimetteva, di conseguenza, la decisione alla competenza della Sezione specializzata.

Come è noto, in materia di società di capitali, ai sensi dell’art. 3, comma 3, Dlvo 168/2003, «le sezioni specializzate sono altresì competenti per le cause e i procedimenti che presentano ragioni di connessione» alle cause e ai procedimenti su rapporti societari; mentre resta devoluta alla competenza del giudice naturale ogni altra controversia, ai sensi dell’art. 9 c.p.c.[1]

La questione affrontata dalla Cassazione verte sul tema di diritto sostanziale se vi sia collegamento fra rapporto societario e rapporto personale di godimento, nell’ipotesi in cui socio e società siano parti di quest’ultimo.

Il rapporto di godimento è un rapporto di durata, tipico carattere del diritto reale[2], ed il suo esercizio è idoneo a costituire quell’apparentia juris capace di ingenerare nei terzi l’affidamento che il possessore possa essere proprietario. Come è noto, infatti, non v’è modo di qualificare il possesso sulla base della «mera attività corrispondente all’esercizio della proprietà o di altro diritto reale» senza indagare l’animus o, quantomeno, il titulus[3].

Per la Cassazione, allora, il rapporto di godimento è più vicino al diritto reale che al diritto di credito e, di conseguenza, la domanda con la quale lo si farà valere andrà considerata, «alla stregua del criterio generale del petitum sostanziale», come un’actio locati, quantomeno ai fini della competenza[4].

Questo giustifica la devoluzione al giudice ordinario, non essendo le sezioni “specializzate”, abbastanza specializzate a conoscere situazioni latamente possessorie, ed essendo piuttosto votate a dirimere controversie che emergono nel quotidiano svolgimento del rapporto societario. A riprova di ciò, si consideri che le liti fra soci concernono, essenzialmente, questioni contrattuali attinenti al rapporto societario[5], ivi compresa la sua spettanza[6].

I due contratti, quindi, non avrebbero alcun negozio implicito di collegamento, e quindi non è lecito presumere che la causa dell’assegnazione in godimento della piazzola di sosta possa dipendere, in fin dei conti, dal rapporto societario.

A maggior ragione, la mera connessione soggettiva non vale di per sé a far presumere il collegamento: le parti sono parti fra loro ma fra loro egualmente terzi rispetto ad ogni altro rapporto presente o futuro[7], con la conseguenza che il comportamento esecutivo dell’uno non potrà influenzare il giudizio di buona fede sull’esecuzione dell’altro[8].

Si evita anche il problema del concorso apparente fra artt. 104 e 34 c.p.c., perché non si rende opportuna la modificazione della competenza per ragioni di connessione, con salvezza del giudice naturale. Le cause infatti, oltre che soggettivamente, non sono “altrimenti connesse”[9].

[1] In particolare, ai sensi dell’art. 3, DLvo 168/2003, «relativamente alle società di cui al Libro V, Titolo V, Capi V, VI e VII», le sezioni specializzate sono competenti per le cause e i procedimenti «relativi a rapporti societari ivi compresi quelli concernenti l’accertamento, la costituzione, la modificazione o l’estinzione di un rapporto societario». Ai sensi del comma 3 del citato articolo «le sezioni specializzate sono altresì competenti per le cause e i procedimenti che presentano ragioni di connessione» con quelli relativi a rapporti societari. Dunque, le cause di competenza della Sezione comune sono devolute alla competenza della Sezione specializzata se accessorie, pregiudicate o comunque connesse alla questione sul rapporto societario. «Il legislatore», infatti, «sembra avere considerato la pregiudizialità non tanto come attributo della questione in sé stessa, quanto piuttosto (seguendo i precedenti storici in materia) dal punto di vista della competenza del giudice, muovendo dal presupposto che il normale potere decisorio relativamente alle questioni costituenti l’antecedente logico della pronuncia venga meno quando sussista una specifica attribuzione di competenza per materia o valore ad un giudice determinato» (cfr. denti, Questioni pregiudiziali (nel processo civile), in Dig., disc. priv, sez. civ., Torino, 1997, par. 1).

[2] Il rapporto reale, infatti, è a tutela dell’interesse soggettivo alla conservazione di un bene (cfr. gazzoni, Manuale di diritto privato, Napoli, 2015, 58). A tal fine è predisposto dall’ordinamento un sistema di esecuzione forzata in forma specifica per l’ipotesi di sua violazione, cosa che di regola è esclusa per la tutela dei diritti d’obbligazione (cfr. giorgianni, Tutela del creditore e tutela «reale», in Riv. trim., 1975, 853 ss.). Ora, il titolare di un diritto personale di godimento è tutelato, analogamente al dominus, sia con le azioni possessorie (cfr. artt. 1168 e 1585), sia con l’esecuzione forzata in forma specifica nell’ipotesi di mancato rilascio da parte del dominus (cfr. Cass. 9666/2020, secondo cui «in caso di inadempimento dell’obbligo di consegna da parte del locatore il conduttore può ricorrere all’esecuzione in forma specifica ex art. 2930 c.c.»). Talché, l’interesse giuridicamente protetto sembra più quello di conservare che di conseguire, ed il conflitto fra locatore e conduttore sembra più quello fra proprietario e titolare di un diritto reale minore che quello fra creditore ed obbligato. A riprova di ciò si consideri che nel caso di locazione si ha detenzione qualificata, e quindi «presenza di un interesse autonomo che pretende una tutela autonoma» (cfr. gazzoni, op. cit., 68).

[3] Come chiunque può sperimentare, dalla mera osservazione del corpus non è possibile desumere se chi lo possiede sia proprietario, usufruttuario, conduttore o addirittura non possa vantare alcuna ragione giuridica a fondamento del suo possesso. A maggior ragione, la distinzione fra possesso e detenzione non è percepibile agli occhi del terzo, finendo per entrambi i casi ad essere oggetto della di lui osservazione empirica una mera «attività corrispondente all’esercizio della proprietà o di altro diritto reale» (per questa impostazione cfr. sacco, Possesso (dir. priv.), in Enc. dir., Milano, 1985, par. 7).

[4] Banalmente, la domanda con cui si fa valere un rapporto immobiliare di godimento sarebbe più simile ad una domanda autodeterminata, fermo restando che, teoricamente, il diritto resta sempre un credito, tipico oggetto della domanda eterodeterminata (cfr. Cass. 26128/2020, secondo cui «le domande di adempimento contrattuale e di arricchimento senza causa (…) riguardano entrambe diritti eterodeterminati»). Così si interpreta l’enunciazione dell’ordinanza in commento per cui «detta competenza si determina in relazione all’oggetto della controversia, dovendo sussistere un legame diretto di questa con i rapporti societari e le partecipazioni sociali, riscontrabile alla stregua del criterio generale del petitum sostanziale e della causa petendi, per la intrinseca natura della posizione dedotta in giudizio».

Nel caso in esame, la particolare struttura del diritto azionato (il rapporto, anziché reale, è personale) “conforma” il petitum nel senso che permette di dare il giusto peso alla vicenda contrattuale nella concreta interpretazione della fattispecie ed applicare ad essa le norme sul contratto di locazione:

Inoltre, come già detto, il conduttore ha la detenzione (qualificata) della cosa, e sue sono anche le azioni possessorie; ed essendo la Sezione comune anche giudice del petitorio, ad essa spetterà la decisione sull’eccezione feci sed jure feci, con salvezza del principio di concentrazione delle azioni.

[5] Ed infatti è di competenza delle Sezioni specializzate il contenzioso in materia di patti parasociali (cfr. art. 3, comma 2, lett. c), DLvo 163/2003), di carattere tipicamente obbligatorio (cfr. App. Roma, 21 febbraio 2019).

[6] Le cause sul trasferimento della partecipazione, infatti, sono devolute alla competenza della Sezione specializzata (cfr. art. 3, comma 2, lett. b), DLvo 163/2003). La ragione della devoluzione di tali controversie alle Sezioni specializzate si giustifica con un discorso, per certi versi, uguale e contrario a quello diretto ad assegnare le controversie fra società e socio in materia di diritti personali di godimento alla competenza della Sezione comune: la causa vendendi, come è noto, è immediatamente traslativa, ma ai fini della competenza appare certamente più ragionevole considerarla come il fondamento di una pretesa personale, sulla falsariga dell’actio empti (… e di Cass.  12542/2020 secondo cui «l’azione diretta alla coattiva esecuzione in forma specifica dell’obbligo di stipulare una vendita ai sensi dell’articolo 2932 del codice civile, non ha natura reale, ma personale, siccome diretta a far valere un diritto di obbligazione»).

[7] Per App. Firenze, 5 ottobre 2018, invece, «è ravvisabile un collegamento negoziale tra contratti, sia pur di natura implicita (in assenza, dunque, di una formale enunciazione in una clausola ad hoc) laddove sarebbe contrario a buona fede ritenere che la locazione possa continuare a dispiegare i propri effetti una volta venuto meno il patto di opzione». La questione involge il più ampio tema se, verificatosi il “contatto sociale” fra terzi, ogni altro contratto che fra essi possa nuovamente intercorrere possa per certi aspetti considerarsi “collegato” al primo e così via. Certamente, l’aver già concluso in precedenza contratti è sicuramente motivo della reciproca scelta fra contraenti (ammesso, ovviamente, che tali pregressi rapporti siano andati a buon fine), ma l’avere abitualmente rapporti contrattuali può implicare un generalizzato collegamento fra negozi non altrimenti collegati? Oppure, la pendenza di un rapporto come quello societario, può far presumere un collegamento, quantomeno “intellettuale” (cfr. calamandrei, Istituzioni di diritto processuale civile secondo il nuovo Codice, in Opere giuridiche, IV, Roma, 2019, 379), fra esso ed ogni altro rapporto soggettivamente collegato?

[8] Analogamente per l’interpretazione ecc…

[9] L’art. 104 c.p.c. va inteso infatti quale lex generalis sul cumulo oggettivo, essendo presupposto necessario per la sua applicazione la naturale competenza per materia (oltre che per valore e territorio inderogabile) del giudice dinnanzi al quale vengono proposte, «contro la stessa parte (…) nel medesimo processo più domande anche non altrimenti connesse». Può discutersi se l’attore possa far attrarre davanti allo stesso giudice una causa devoluta alla competenza territoriale derogabile di un altro, con la sola proposizione della domanda “non altrimenti connessa” contro la stessa parte. La risposta dipende dall’esito di un bilanciamento fra principio del giudice naturale, principio di economia processuale e meritevolezza in concreto della causa di proroga della competenza.