IL RICORSO ALLA COMMISSIONE DI SOVRAINDEBITAMENTO E PRESCRIZIONE

La prescrizione di un credito non è sospesa durante l’esame, da parte di una commissione di sovraindebitamento, dell’ammissibilità della domanda di un debitore, né si interrompe per effetto della proposizione – da parte de creditore – di un ricorso al Tribunal d’Instance avverso la decisione della commissione che ammetta il debitore alla procedura di sovraindebitamento, non potendo tale domanda essere assimilata – con riguardo al suo oggetto – alla domanda giudiziale idonea ad interrompere il decorso del termine di prescrizione ai sensi dell’art. 2241 CC.

Di Federica Porcelli -

Cour de cassation, civile, Chambre civile 2, 17 mars 2016, 14-24.986

La scorsa primavera la Corte di cassazione francese è stata chiamata a decidere della questione relativa agli effetti prodotti sulla prescrizione di un diritto di credito dalla «pendenza» di una procedura di sovraindebitamento e dalla proposizione all’autorità giudiziaria ordinaria (e nella specie al Tribunal d’instance, competente in materia di adozione di misure per il trattamento delle situazioni di sovraindebitamanento ai sensi dell’art. L713-1 Codice del consumo francese) del ricorso avverso la decisione di ammissione del debitore al trattamento delle situazioni di sovraindebitamento.

Nella specie la sentenza impugnata, dopo aver affermato che il ricorso da parte del debitore alla commissione di sovraindebitamento ha – ai sensi dell’art. 2240 CC – valore di riconoscimento dei crediti della Banca-creditrice ed è pertanto idoneo ad interrompere la prescrizione, aveva invece negato che il decorso del termine di prescrizione dei summenzionati crediti fosse rimasto sospeso dal momento della proposizione del ricorso alla commissione di sovraindebitamento fino alla data di emissione dell’ordinanza con cui il giudice dell’esecuzione – a chiusura della procedura di sovraindebitamento – constatava che i debitori avevano rinunciato al beneficio della procedura medesima: e ciò in quanto il ricorso alla commissione di sovraindebitamento sarebbe atto del debitore (e quindi non del creditore) idoneo sì a produrre l’effetto interruttivo istantaneo della prescrizione, ma non atto a determinare anche l’effetto interruttivo permanente.

Ebbene, la Corte di cassazione ha confermato la ricostruzione dei giudici di secondo grado e ha addirittura precisato che il ricorso al Tribunal d’instance promosso dalla Banca-creditrice avverso la decisione di ammissibilità del debitore al trattamento della situazione di sovraindebitamento non è assimilabile, quanto all’oggetto, ad una domanda giudiziale idonea ad interrompere il decorso della prescrizione ai sensi dell’art. 2241 CC. Con una soluzione che, oltre ad essere espressione del droit de surendettement des particuliers che non accorda speciale protezione ai creditori, accoglie una nozione ristretta di domanda giudiziale ed esclude la natura giurisdizionale della procedura di sovraindebitamento, senza tuttavia prendere posizione sulla natura della procedura medesima. Se siffatta conclusione non sorprende nella parte in cui interpreta le disposizioni del codice del consumo alla luce del processo di degiurisdizionalizzazione del diritto (che, come risulta dal Rapporto Delmas-Goyon «La justice du XXI siècle», riguarda anche la procedura di sovraindebitamento), suscita invece perplessità laddove interpreta restrittivamente gli artt. 2238 e 2241 CC e attribuisce esclusivo rilievo al supposto oggetto «non giudiziale» del ricorso al Tribunale d’instance e non anche al dato oggettivo dell’essersi il creditore rivolto all’autorità giurisdizionale.