Ribadita l’inammissibilità della tutela cautelare ante causam nell’impugnazione di delibere societarie

E’ inammissibile il ricorso ex art. 700 c.p.c. con il quale si chieda la sospensione dell’efficacia della delibera di esclusione di un socio di una società cooperativa edilizia, nelle more della introduzione della domanda di merito volta a ottenere l’annullamento della delibera stessa, stante l’esistenza della misura tipica prevista dall’art. 2378 c.c. e la necessità che la stessa sia richiesta solo dopo la proposizione dell’impugnativa ai sensi della medesima norma nelle forme ordinarie del processo di cognizione.

Di Ulisse Corea -

T. Roma, sez. spec. impresa, 3 agosto 2016

Il Tribunale di Roma conferma il suo orientamento circa la inammissibilità della tutela cautelare sospensiva delle delibere societarie, proposta ex art. 700 c.p.c. in via preventiva rispetto alla instaurazione del giudizio di merito.

Nel caso di specie veniva in considerazione un ricorso per provvedimento d’urgenza col quale si intendeva sospendere gli effetti di una delibera di esclusione di un socio da parte del consiglio di amministrazione di una società cooperativa edilizia, delibera non ancora oggetto di impugnazione.

Richiamata l’applicabilità dell’art. 2378 c.c. alla fattispecie, in ragione del rinvio contenuto nell’art. 2519 c.c., il Tribunale ha dapprima precisato che l’azione di merito, alla quale era strumentale il richiesto provvedimento cautelare, era chiaramente volta a ottenere l’annullamento della delibera di esclusione, per poi trarne la conclusione che la misura invocata dal ricorrente avesse un contenuto analogo a quello della sospensione dell’efficacia delle delibere, misura cautelare tipica per le impugnative dei deliberati societari. In conseguenza, il ricorso è stato ritenuto inammissibile, anzitutto, per il difetto di residualità del provvedimento urgente richiesto, stante l’esistenza di una misura ad hoc.

L’inammissibilità è stata pronunciata, poi, anche sotto un ulteriore profilo, attinente alla natura necessariamente incidentale del rimedio cautelare sospensivo, non proponibile prima della introduzione del giudizio di merito. Il giudice evidenzia come in tal senso deponga, inequivocamente, il tenore testuale della norma (art. 2378 c.c.), le cui caratteristiche di specificità sono tali da prevalere sull’art. 669-ter c.p.c., rendendo inapplicabile, perché incompatibile, la facoltà prevista da tale disposizione di proporre il ricorso cautelare ante causam.

L’ordinanza merita piena condivisione. Al di là del chiaro tenore letterale dell’art. 2378 c.c., la ratio della previsione risiede nella connessione necessaria, istituzionale, dell’azione in sospensione con quella di annullamento, la cui esistenza si pone quindi, quale presupposto per la procedibilità della prima (Mortati). Se il potere di impugnazione può esercitarsi solo attraverso la specifica indicazione dei motivi di illegittimità – che di tale potere costituiscono gli specifici fatti costitutivi e precludono al giudice di conoscere di profili ulteriori non denunziati dal ricorrente – a fortiori la possibilità di chiedere in via cautelare la sospensione dell’atto non può che essere subordinata all’avvenuto esercizio della contestazione giudiziale ed alla precisa enunciazione dei suddetti motivi di impugnazione, alla luce dei quali sarà possibile valutare il fumus della pretesa (Vaccarella). In altre parole, se la concessione della sospensiva è subordinata ad un fumus di fondatezza dell’azione di merito (rectius, dei motivi di impugnazione), è coerente e logico richiedere che quest’ultima sia già stata introdotta.

E’ quindi la stessa adozione del modello di tutela “reattiva” impugnatorio, anche nella materia delle delibere societarie, a subordinare la possibilità di una tutela sommaria urgente alla previa o contestuale incardinazione del giudizio (salvo che, in una prospettiva de iure condendo, non si introduca una diversa previsione di legge, che ne disciplini anche le modalità e l’efficacia, come oggi accade nel processo amministrativo, al fine di evitare pericolose incertezze). Diversamente, occorrerebbe ammettere che la parte beneficiaria della sospensiva possa ritenersi soddisfatta e non impugnare la delibera (contando sulla permanente efficacia della sospensione erogata ex art. 700 c.p.c., sulla scorta della sua natura anticipatoria), costringendo così la società convenuta ad intraprendere un’azione di accertamento della validità (e quindi della non annullabilità) della medesima la cui configurabilità è stata giustamente contestata, ponendo diversi e complessi problemi sia sotto l’aspetto della individuazione del thema decidendum che della parte su cui dovrebbe gravare l’onere della prova.

In realtà, si deve ritenere che la scelta del legislatore di prevedere specifici requisiti ed un preciso iter procedurale per la concessione della sospensione sia il frutto di una sua consapevole valutazione circa la maggiore adeguatezza di quelle forme rispetto alla tutela dei diritti e degli interessi in gioco. Una valutazione che ha certamente tenuto conto di quelle esigenze di stabilità e certezza degli atti e dei rapporti societari che caratterizzano la materia e che sono uscite rafforzate dalla riforma del 2003.