Quasi alle Sezioni Unite la qualificazione del rapporto tra sezioni ordinarie e sezioni specializzate in materia di impresa

Di Barbara Desantis -

Cass. 30 gennaio 2019, n. 2723

Con l’ordinanza in esame la Prima sezione civile della Corte di cassazione ha rimesso la causa al Primo Presidente, perché valuti l’opportunità di un intervento delle Sezioni Unite sulla questione, oggetto di contrasto, se il rapporto tra le sezioni ordinarie e la sezione specializzata in materia di impresa del medesimo ufficio giudiziario si configuri come una questione di competenza in senso tecnico o, invece, di mera ripartizione degli affari.

La Sesta sezione civile, investita della trattazione, con ordinanza interlocutoria n. 11884 del 15/05/2018 aveva rilevato il contrasto, disponendo la trasmissione degli atti alla Prima sezione civile, per la decisione del ricorso in pubblica udienza.

Nel giudizio di prime cure, la sezione specializzata in materia di impresa del Tribunale di Napoli aveva sollevato conflitto negativo di competenza a seguito della declinatoria di incompetenza funzionale pronunciata in suo favore dallo stesso Tribunale, sul rilievo che la controversia non fosse riconducibile a quelle devolute alla sua cognizione dall’art. 3, comma 2, lett. a), d.lgs. 27 giugno 2003, n. 168, come sostituito dall’art. 2, comma 1, lett. d), d.l. 24 gennaio 2012, n. 1, convertito con modificazioni in l. 24 marzo 2012, n. 27. Del resto, al di là di una richiesta di deposito della documentazione sociale, a soli fini istruttori, l’oggetto della domanda sembrerebbe essere rimasto estraneo ai rapporti societari propriamente intesi, traendo origine dalla convenzione e dalla procedura di assegnazione di alloggi ai prenotatari, soci di una cooperativa edilizia, i quali, essendosi limitati a contestare il prezzo e le caratteristiche dei beni, avrebbero agito in qualità di semplici acquirenti.

Ai fini dell’ammissibilità del conflitto negativo di competenza exart. 45 c.p.c., per la Corte di legittimità, è necessario anzitutto stabilire se l’ordinanza con cui il giudice assegnato a una sezione ordinaria abbia declinato la propria potestà giurisdizionale in favore della sezione specializzata costituisca, a fini processuali, una decisione sulla competenza impugnabile con il regolamentoexart. 42 c.p.c. Pregiudiziale, in tal senso, è la qualificazione dei rapporti tra sezione ordinaria e sezione specializzata in materia di impresa.

Non sembra esservi contrasto sulla natura di declinatoria di competenza del provvedimento pronunciato dal tribunale nel cui distretto la sezione specializzata in materia di impresa non sia istituita, dal momento che, per la peculiare dislocazione delle sezioni specializzate, in tal caso si è adito il giudice anche territorialmente sbagliato.

Con riferimento, invece, al rapporto tra sezione ordinaria e sezione specializzata istituite presso il medesimo tribunale, la Corte rileva come la giurisprudenza di legittimità abbia accolto, nel tempo, soluzioni diverse. Dopo le pronunce del triennio 2008-2010 in cui, con riferimento alle sezioni specializzate in materia di proprietà industriale ed intellettuale, era prevalsa l’idea della competenza in senso tecnico e della conseguente ammissibilità del relativo regolamento, la tesi secondo cui la ripartizione delle funzioni tra le sezioni ordinarie e le sezioni specializzate del medesimo tribunale attiene, piuttosto, alla distribuzione degli affari giurisdizionali all’interno dello stesso ufficio si è affermata a partire dal 2011, in particolare da Cass., 22 novembre 2011, n. 24656. Ciò non senza che l’orientamento precedente mancasse di essere riproposto (da ultimo, tra le più rilevanti, in Cass., 12 febbraio 2018, n. 4706).

Tra gli argomenti a favore della tesi cd. del mero riparto, il primo è di carattere letterale. Se il legislatore, si sostiene, avesse inteso istituire uffici autonomi e distinti, avrebbe potuto ricorrere alla formula “tribunale delle imprese” – invero presente solo nella rubrica dell’art. 2, d.l. 24 gennaio 2012, n. 1, come risultante dalla legge di conversione, ma che non trova riscontro nel d.lgs. 168/2003 – e non a quella di “sezione specializzata”.

Anche l’utilizzo del termine “competenza”, con riferimento all’espressione “competenza per materia” – nelle rubriche e nel testo dell’art. 3, d.lgs. 168/2003 come modificato – sarebbe sovrastimato, poiché decisivo soltanto al fine di individuare la tipologia di controversie da assegnare alla sezione specializzata in materia di impresa e ciò non diversamente dalle previsioni degli artt. 413 c.p.c. e 24 della legge fallimentare, che tracciano un quadro di attribuzioni tradizionalmente ricondotte nell’area della competenza funzionale. In generale le scelte terminologiche compiute nella rubrica e nel testo dell’art. 3, d.lgs. 168/2003 dovrebbero essere vagliate alla luce della complessiva ricostruzione della disciplina normativa dettata, da cui si evince un uso talvolta promiscuo delle nozioni di “competenza”, “assegnazione”, “trattazione”, che consentirebbe di concludere per la «netta svalutazione dell’argomento letterale posto a fondamento della individuazione della “competenza – in senso proprio – per materia” delle sezioni specializzate» (così, Cass., 29 marzo 2018, n. 7882).

Né a conclusioni diverse condurrebbe il confronto con le sezioni specializzate agrarie, il cui rapporto con la sezione ordinaria è da sempre declinato in termini di competenza in senso proprio, anche a ragione della loro particolare composizione, che vede l’apporto di magistrati ordinari togati, in servizio presso il tribunale, e magistrati onorari, i cd. esperti, muniti di specifica qualificazione tecnica in materia. Priva di rilievo e non assimilabile sarebbe, dunque, la circostanza che i giudici da assegnare alle sezioni specializzate in materia di impresa siano «scelti tra i magistrati dotati di specifiche competenze» exart. 2, comma 1, d.lgs. 168/2003, indicazione che imprime all’ufficio, al più, una direttiva di carattere organizzativo, finalizzata a migliorare la qualità delle decisioni assunte.

Nella rassegna degli argomenti contrari all’ammissibilità del regolamento di competenza, la Corte da conto anche delle decisioni che hanno rilevato l’insidia di un paradosso logico, che potrebbe verificarsi quando il giudice, spogliatosi della causa con ordinanza di incompetenza, sia tenuto a trattarla da componente del collegio in materia di impresa o viceversa; lo stesso potrebbe accadere se due cause connesse fossero pendenti dinanzi al medesimo giudice che, nel dichiarare la litispendenza, dovrebbe qualificarsi per l’una giudice del tribunale e per l’altra giudice del collegio della sezione specializzata.

La soluzione negativa consentirebbe, inoltre, di evitare il possibile uso del regolamento di competenza a meri fini dilatori.

Priva di rilievo sarebbe, infine, la preoccupazione dell’inadeguatezza dei mezzi di tutela offerti alle parti, dal momento che queste ben possono sollecitare il rispetto dei criteri di assegnazione tabellare dal giudice assegnatario e dal presidente del tribunale e ciò non vale in ogni caso a precludere la riproposizione della questione dinanzi al giudice superiore.

Dal canto suo, l’orientamento opposto, propone anzitutto una diversa interpretazione del dato letterale. L’utilizzo dell’espressione “competenza per materia” agli artt. 3 e 4 del d.lgs. 168/2003 si rivelerebbe decisivo, poiché lo stesso non ricorre in relazione all’art. 413 c.p.c., ove la competenza è attribuita al tribunale in funzione di giudice del lavoro e non alla sezione, né in relazione agli artt. 9 e 24 della legge fallimentare, il cui ambito è esclusivamente territoriale.

Tuttavia, la posizione comune a tali pronunce sta in ciò, che le sezioni specializzate in materia di impresa non sono dislocate presso ogni tribunale o corte d’appello, ma solo presso alcuni di essi, per modo che risultano investite di una peculiare competenza per materia e per territorio.

Concludere per l’inammissibilità del regolamento di competenza nei casi di conflitto interno al medesimo tribunale determinerebbe una marcata asimmetria rispetto alle ipotesi in cui la declinatoria di competenza sia pronunciata da un tribunale in cui non sia istituita alcuna sezione specializzata, con una ingiustificata compressione del diritto di difesa per l’impossibilità di accedere al mezzo impugnatorio exart. 42 c.p.c.

L’effettività della tutela delle parti non potrebbe, pertanto, essere giudicata soccombente nel bilanciamento con l’esigenza di scongiurare possibili abusi del diritto derivanti da un uso del rimedio volto a dilatare i tempi della decisione, se a ciò si aggiunge che l’eccezione di incompetenza non impedisce comunque il rilascio di misure cautelari.

L’appianamento del contrasto da parte delle Sezioni Unite contribuirebbe di certo ad avviare a soluzione numerose questioni; tra le molte, rileva la Corte, il regime delle eccezioni di cui all’art. 38 c.p.c., la possibilità di far valere l’esistenza di un vizio dell’atto di citazione in caso di omessa intestazione alla sezione specializzata, la possibilità di sollevare il conflitto negativo di competenza ai sensi dell’art. 45 c.p.c., l’applicabilità della disciplina della riunione di cause identiche o connesse o, ancora, della sospensione ex art. 295 c.p.c.

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