Pubblicato in Gazzetta ufficiale il Regolamento n. 34/2017 sulle modalità di costituzione delle Camere forensi di arbitrato e conciliazione

Di Silvia Izzo -

E’ stato pubblicato in G.U. il 24 marzo 2017, il d.m. giustizia n. 34 relativo alle «modalità per costituire camere arbitrali, di conciliazione e organismi di risoluzione alternativa delle controversie», in attuazione degli articoli 1, comma 3, e 29, comma 1, lettera n) del nuovo ordinamento della professione forense (legge 31 dicembre 2012, n. 247), che entrerà in vigore in data 8 aprile 2017.

Il decreto ministeriale disciplina le modalità di costituzione e i principali meccanismi di funzionamento delle Camere arbitrali e di conciliazione istituite presso i Consigli dell’Ordine degli avvocati.

Tali Camere, pur avendo autonomia organizzativa ed economica rispetto al Consiglio, ne costituiscono un’articolazione (art. 4)e si avvalgono del personale alle dipendenze di quest’ultimo (art. 5). Il Consiglio dell’Ordine è onerato dalla stipulazione di una «polizza assicurativa per la copertura dei rischi derivanti dalla responsabilità civile verso terzi per i danni causati dagli arbitri e dai conciliatori designati per lo svolgimento di attività cui è preposta la camera arbitrale e di conciliazione (art. 4, comma 3).

la Camera e i suoi affari sono amministrati da un Consiglio direttivo che provvede, per esempio, alla tenuta dell’albo e alla nomina degli arbitri e dei conciliatori (art. 6).

Di interesse le previsioni dell’art. 9 relative per l’appunto ai meccanismi di designazione questi ultimi destinati ad operare in assenza di scelta delle parti in lite. Tra i criteri si ritrovano quello della specifica competenza professionale necessaria per l’espletamento dell’incarico e della rotazione. L’albo degli arbitri e dei conciliatori è composto dagli avvocati che esprimano apposita dichiarazione di disponibilità ad esservi inclusi e che presentino i requisiti di disponibilità stabiliti dall’art. 13. Ciascuno dichiara altresì le proprie aree di competenze professionali tra le sei indicate dall’allegato A al d.m.

Il titolo V disciplina le incompatibilità e i requisiti di incompatibilità di arbitri e conciliatori

A norma dell’art. 16, la disciplina troverà applicazione altresì «alle camere arbitrali e di conciliazione dell’avvocatura già costituite alla data di entrata in vigore del decreto medesimo, decorsi sei mesi» dall’entrata in vigore. E’ evidente, perciò, come il testo miri ad offrire una disciplina unitaria per tutti gli Organismi di arbitrato e conciliazione forense. L’obiettivo è condivisibile e ambizioso ma in buona sostanza rimesso agli Ordini stessi dall’art. 14 del d.m. Quest’ultima disposizione prevede infatti che «Qualora la Camera amministri altri strumenti di risoluzione alternativa delle controversie» debba adottare e sottoporre «all’approvazione del consiglio dell’ordine» uno «specifico regolamento in coerenza con le disposizioni della legge e del […] decreto». Sarà, dunque, compito di tali regolamenti ad hoc ricondurre, ove possibile, ad unità il microcosmo di organismi ADR gestiti dai Consigli dell’Ordine degli avvocati. Esso spazia da organismi di mediazione, a enti gestiti in consorzio con altri Ordini professionali (destinati a rimanere esclusi dalla disciplina del d.m. n. 14 che ammette soltanto collaborazioni tra ordini forensi), fino a comprendere gli organismi di composizione della crisi; tutte realtà che non trovano disciplina nè strumenti di coordinamento nel d.m. n. 14 e che dunque, molto probabilmente, continueranno ad esistere e funzionare al di fuori del quadro da esso delineato.