Il Protocollo C.S.M. – C.N.F. del 19 luglio 2018 su – tra l’altro… – chiarezza e sinteticità nella redazione degli atti e provvedimenti in appello

Di David Cerri -

Il 19 luglio C.N.F. e C.S.M. hanno sottoscritto un Protocollo d’intesa sullo “Scrutinio preliminare delle impugnazioni, organizzazione del lavoro, chiarezza e sinteticità nella redazione degli atti e dei provvedimenti nei giudizi di appello”,  propedeutico – nelle intenzioni delle parti – alla diffusione sul territorio dei modelli e degli schemi allegati, da recepirsi in “protocolli condivisi” da adottarsi a livello locale (art.2).

Il contenuto apparentemente eterogeneo del titolo del documento consente peraltro di individuare un minimo comun denominatore nelle (sacrosante, per non voler qui aprire l’ennesima discussione su risorse umane e materiali dell’ordinamento della giustizia, formazione degli operatori, ecc.) esigenze di funzionalità del sistema, che trova in particolare nei giudizi di appello e nelle decisioni rese in quel grado un “collo di bottiglia” [1] assai stretto, come testimoniano le riforme degli ultimi anni. Riforme che evidentemente da sole non sono risultate sufficienti a sciogliere il nodo dell’affollamento delle Corti e dei conseguenti tempi di risoluzione delle controversie.

Occupiamoci brevemente solo del versante civile del Protocollo (ed in particolare degli atti dell’avvocato), che è concepito come momento attuativo dell’intesa-quadro del 13 luglio 2016 tra le medesime parti, e fa espresso riferimento alle “Linee  guida  in  materia  di  esame  preliminare  delle impugnazioni e modalità stilistiche di redazione dei provvedimenti” ed al documento sulla “Prima attuazione delle linee guida in tema di esame preliminare delle impugnazioni e modalità stilistiche di redazione dei provvedimenti”,  adottati dal C.S.M. con le delibere rispettivamente del 5 luglio 2017 e del 20 giugno 2018[2].

La prima nota è che il più recente Protocollo estivo è in realtà la trasposizione della delibera del C.S.M. di poco precedente, frutto del lavoro di un tavolo tecnico cui sedevano anche rappresentanti del C.N.F.; meglio si attaglierebbe quindi il titolo esplicito di Linee Guida, considerato anche il rimando a successivi momenti di approfondimento e condivisione a livello locale.

Proprio a  questo ultimo proposito potrebbe sorgere una perplessità, di natura più specifica della “consueta” osservazione critica ai diversi Protocolli già esistenti (quella sulle presunte conseguenze distruttive dell’unitarietà del sistema [3]): vale a dire l’efficacia di indicazioni generali su modelli (per quel che qui interessa) “organizzativi…  degli atti processuali…[che] possano essere recepiti e ridisegnati a seconda delle esigenze proprie di quel distretto”. Non volendo discutere dell’ambito penale, riesce difficile immaginare che “esigenze locali” possano determinare diversi approcci alla redazione di atti e provvedimenti in materia civile; dal punto di vista organizzativo, certamente [4] potranno esserci Corti più o meno affollate, e di conseguenza modelli organizzativi diversi per far fronte a carichi di lavoro e/o situazioni degli uffici diversi  [5]. Ma gli atti e i provvedimenti dovrebbero tener di conto di tali situazioni ? in altre parole, l’avvocato potrebbe essere prolisso, ripetitivo e confuso di fronte alla Corte che, per così dire, ha più tempo da dedicargli, così come i magistrati di quella stessa Corte sarebbero liberi di tornare alle sentenze-trattato per giustificare lo stipendio ? a parte il legittimo dubbio che vi siano Corti in quelle favorevoli condizioni così or ora provocatoriamente immaginate, per gli avvocati sarebbe davvero uno sviluppo interessante dal punto di vista retorico, per la inevitabile, accresciuta importanza della considerazione dell’uditorio particolare costituito da quella Corte; ed allora forse perché non tornare alle Cassazioni torinese, fiorentina, napoletana…visto che non si potrebbe fare eguale applicazione di quei principi (per citarne uno penso all’interpretazione dell’art.366, c.1 n.3) dei quali la per ora unica Corte Suprema fa attenta applicazione. Se volessimo però uscire ragionevolmente dallo scenario (augurabilmente) distopico delineato, e del quale si sarà colto il tratto ironico, potremmo concludere che si è trattato solo di una concessione formale alle consuete rivendicazioni di autonomia che vedono talvolta accomunate avvocatura e magistratura, concessione non troppo meditata sul profilo dell’equiparazione del livello organizzativo con quello tecnico-redazionale.

Nel merito, l’art.5.2 all’insegna della “maggiore efficienza e speditezza del lavoro giudiziario nel rispetto dell’effettività del contradditorio” (volendo così programmaticamente fugare ogni perplessità su inammissibili scorciatoie a meri fini deflazionistici, coniugando le due virtù della rapidità e del diritto di difesa – impresa in effetti non facile) fornisce una serie di consigli agli avvocati, suggerendo il ricorso all’utilizzo:

“1) di un indice generale;

2) di prospetti di sintesi relativi quanto meno ai singoli motivi di gravame che, pur senza anticipare il contenuto dei mezzi di impugnazione (anche onde scongiurare il pericolo di indicazioni che potrebbero essere fuorvianti), consentano al lettore di comprendere immediatamente l’oggetto del motivo e i temi coinvolti;

3) della numerazione e della titolazione dei paragrafi;

4) della numerazione e della titolazione dei documenti;

5) della distinzione grafica e spaziale (anche con l’utilizzo di note) tra testo dell’atto e richiami extra testuali.

Sono indicazioni, come si vede, piuttosto elementari, delle quali solo quelle al n.2) recano un richiamo diretto al grado di appello; e vien da chiedersi perché non si sia approfittato anche di questa occasione per approfondire i temi della scrittura degli atti già trattati in altri e più noti Protocolli, quelli sottoscritti dal C.N.F. e dalla Corte di Cassazione il 17 dicembre 2015 sulle regole redazionali dei motivi di ricorso in materia civile, tributaria e penale. Quelle regole – val la pena di notare – seppure costituenti il primo concreto esempio di collaborazione istituzionale ai massimi livelli,  non sono ricordate in nessuno dei documenti qui esaminati. E forse la scelta migliore sarebbe stata quella di richiamare un altro e più recente esempio di intesa tra avvocatura e magistratura, sebbene meno “istituzionale”:  le Linee guida 2017 degli Osservatori sulla Giustizia Civile sulla redazione degli atti in maniera chiara e sintetica, approvate dall’assemblea nazionale degli Osservatori tenutasi a Roma dal 19 al  21 maggio 2017 [6], e che avevano “scelto” per l’ambito civile il modello del Protocollo poco sopra citato rispetto alle stringenti indicazioni del Presidente del Consiglio di Stato, come autorizzate dalle riforme del processo amministrativo del 2016; spingendosi inoltre – al § 12 – a dare uno sguardo al giudizio d’appello [7]. E sì (o forse proprio per tale motivo) che tali strumenti devono esser stati ben presenti agli estensori, considerando anche soltanto alcuni testuali richiami (v. ad esempio la scelta della locuzione “prospetto di sintesi”, che leggiamo nelle Linee Guida del 2017) [8].

Le scarne indicazioni sulla redazione degli atti difensivi consentono quindi solo qualche noterella.

La prima e più generale, è sul corretto ribadire il collegamento indissolubile tra l’attività dell’avvocato e quella del giudice: “Tale corrispondenza [degli elementi suggeriti tanto per gli atti difensivi che per i provvedimenti di primo grado e di appello] è sintomatica della stretta correlazione tra i due atti: solo un atto introduttivo formulato in maniera chiara e specifica consente al giudice di redigere un provvedimento altrettanto lineare e non passibile di censure. E, similmente, una sentenza ben strutturata, fin dal primo grado, rende più agevole la redazione di un atto di impugnazione o di difesa altrettanto ben strutturato” (Art.5.2). Si potrebbe piuttosto osservare che la prima affermazione non merita un tono così perentorio, visto che il giudice dovrebbe essere comunque in grado di fare il suo lavoro, se posto nelle condizioni minime, necessarie e sufficienti per farlo (non potendosi, in altre parole, pretendere che disveli l’incomprensibile, ma certamente che interpreti un’esposizione magari farraginosa e graficamente disordinata: ricordo che le intese tra le due categorie sopra menzionate prevedono che la violazione delle indicazioni fornite non possa consentire censure d’inammissibilità).

Altra modesta glossa alla “numerazione e titolazione” dei paragrafi e dei documenti, per notare come da un lato manchi il riferimento alla numerazione delle pagine del testo (che dall’esperienza quotidiana non darei affatto per scontata, e che, insieme all’indice, è considerata un “elemento essenziale dell’atto” nel Principio 3 delle Linee Guida), e, dall’altro, come sia egualmente assente ogni riferimento ad eventuali artifici grafici diretti alla migliore leggibilità (come i punti elenco, o la consueta triade grassetto-corsivo-sottolineato).

Non manca, invece, la menzione (esplicita seppure incidentale: n.5) delle “note” (si pensi per contrasto al deciso divieto delle note a piè di pagina nel processo amministrativo, di cui al Decreto del Presidente del Consiglio di Stato n.167/2016), che sembrano destinate ad accogliere (solo ?) “richiami extra testuali”. L’occasione sarebbe stata ghiotta per ampliare la discussione ai collegamenti ipertestuali, oggetto di numerose e recenti riflessioni talvolta tradotte in intese (per es. si leggano le Linee Guida concordate dal Tribunale di Roma, l’Ordine degli avvocati e la sezione Lazio dell’ A.G.I. sul ricorso ex art.445 bis c.p.c.[9], o il Protocollo per i procedimenti civili redatto dall’Osservatorio presso la Corte d’Appello di Bologna  [10]) od in progetti legislativi  (v. quanto si proponeva nella precedente legislatura sub AS 2284 art.1, c.2,lett.h), n.5)[11], ma si è probabilmente ritenuto non fosse il caso di aggiungere troppa carne al fuoco in un documento che vede come principali interlocutori i magistrati.

Dal punto di vista operativo, l’invito del Protocollo è infine a promuovere “entro il 31 ottobre 2018 le prime occasioni di dibattito e di confronto anche ai fini della stipula di protocolli condivisi” (art.3), sensibilizzando le rispettive Scuole di formazione: in particolare dovranno interessarsene le Scuole forensi, che vedono oggi – col D.M. n.17 del 9.2.2018, art.3, c.2 – l’esplicita previsione tra i contenuti dei corsi di formazione della “tecnica di redazione degli atti giudiziari in conformità al principio di sinteticità…” (lett.d) e della “teoria e pratica del linguaggio giuridico” (lett.f).

[1] definizione che se da sempre si confà ad ogni genere di decisione – v. la Risoluzione del C.S.M. del 18.5.2018, in Foro it., 1988, V, 249 – trova nel grado di impugnazione ancor più gravi motivi di riflessione.

[2] Il Protocollo del 19.07.2018 si legge in http://www.consiglionazionaleforense.it/documents/20182/462917/Protocollo+d%27intesa+CNF+-+CSM+%2819-7-2018%29.pdf/81d49d12-8cb6-4573-a8b1-976cf09501bc. Un primo commento a cura di I.RUSSO, Esame preliminare e Protocollo d’intesa CSM – CNF sulla tecnica di redazione degli atti processuali, in Giudicedonna.it n.1/2018 (http://www.giudicedonna.it/articoli/Esame%20preliminare%20e%20Protocollo%20d%27intesa.pdf.

Tutti gli altri documenti sono consultabili alla pagina del sito del C.S.M. https://www.csm.it/web/csm-internet/norme-e-documenti/dettaglio/-/asset_publisher/YoFfLzL3vKc1/content/linee-guida-in-materia-di-esame-preliminare-delle-impugnazioni-e-modalita-stilistiche-di-redazione-dei-provvedimenti (consultato l’8.8.2018).

[3] Critica che non è di chi scrive, né di altra ben più autorevole dottrina: v. da ultimo F.BAMBI, Per un breviario di buona scrittura giuridica, in Quaderni fiorentini per la storia del pensiero giuridico moderno, n.47/2018, 43 ss.

[4] ma non condivisibilmente, trattandosi in sostanza di denegata giustizia a seconda della geografia giudiziaria: ma mi si replicherà che di fatto è già così…

[5] L’attenzione del C.S.M. sulle “buone prassi” è da tempo costante: v. ad es. la delibera “Dalle buone prassi ai modelli” del 7.7.2016, e l’art.3 del cit. Protocollo con il C.N.F. del 13.7.2016. Alle riforme dell’appello era dedicata la delibera del 19.12.2012.

[6] da un gruppo di lavoro del quale facevano parte – oltre a chi scrive – anche alcuni dei membri del tavolo tecnico che ha elaborato il Protocollo di luglio. Le Linee Guida si leggono sul sito dell’Osservatorio milanese:  http://milanosservatorio.it/seguito-della-xii-assemblea-nazionale-degli-osservatori-svoltasi-roma-maggio-scorso-vista-della-riunione-dellosservatorio-milanese-fissata-5-luglio-2017-pubblichiamo-report-de/ (consultato l’8.8.2018). Sia consentito il rinvio a D.CERRI,  La scrittura degli atti processuali ed il Protocollo d’intesa C.N.F. / Cassazione sulla redazione dei ricorsi, e ID.,Le Linee Guida 2017 degli Osservatori sulla Giustizia Civile sulla redazione degli atti in maniera chiara e sintetica, entrambi in www.judicium.it. Alle Linee Guida si ispira largamente ed espressamente, tra gli altri, il Protocollo tra il Tribunale, l’Ordine degli avvocati e l’Osservatorio di Roma del 12.12.2017 (https://www.ordineavvocatiroma.it/wp-content/uploads/2018/01/MX-M365N_20180108_122833.pdf, consultato l’8.8.2018).

[7] 12. – ATTI E PROVVEDIMENTI IN APPELLO . Seguono le medesime regole dei punti precedenti. Sono riportati i passaggi processuali e le circostanze del giudizio di primo grado rilevanti ai fini dell’appello. Nell’intestazione dell’atto di appello è espressamente indicata l’eventuale richiesta di sospensiva del provvedimento impugnato, che viene trattata in apposito paragrafo, sia quanto al fumus sia quanto al periculum .

[8] egualmente assente ogni riferimento agli elaborati del dicembre 2016 del Gruppo di lavoro ministeriale sulla sinteticità degli atti processuali coordinato da Antonio Mura –  https://www.personaedanno.it/dA/6351a6a7bf/allegato/Sinteticita%20atti%20-%20II%20relazione%20161201.pdf (consultato l’8.8.2018) – poi  messosi all’opera sul processo di primo grado.

[9] https://www.ordineavvocatiroma.it/wp-content/uploads/2016/12/2720216.pdf (consultato l’8.8.2018)

[10] https://www.ordineavvocatibologna.net/documents/19808/50921/Protocollo+Osservatorio+Civile/4dc854c2-53cf-4630-ac37-eeb771ead5a9 (consultato l’8.8.2018), dove in particolare nel grado d’appello si suggerisce l’uso di link per la descrizione del fatto (col richiamo agli atti di primo grado).

[11]5)uno schema informatico per la predisposizione degli atti processuali che, ferma restando l’immodificabilità del loro contenuto informativo, consenta: l’agevole fruizione sulla maggior parte degli strumenti informatici indipendentemente dalle dimensioni dell’apparato di visualizzazione; la fruizione attraverso gli apparati informatici ad ausilio delle persone con disabilità; la creazione di collegamenti ipertestuali tra varie parti del testo, con i documenti prodotti, con risorse esterne; l’inserimento di immagini, filmati, tracce sonore”

Scarica l’articolo in pdf