NOTERELLA SUL DIRITTO ALLA VITA DEGLI ANIMALI. IL CASO DELLA LEPRE UCCISA

Di Simona Paola Bracchi -

Il titolo sembra introdurre un argomento di non particolare importanza, ma così non è; contrariamente a quanto si possa pensare, è di vivo interesse, giacché preziosa è per l’uomo la presenza di un animale, sia esso domestico (quali – i più comuni – il cane, il gatto, il canarino, il criceto, il furetto), sia in stato di libertà (e non in cattività), sempre che quest’ultimo non crei nocumento alla persona. Il caso – afferente l’uccisione di un’innocua lepre (e non nell’ambito di una battuta di caccia) e di cui si dirà infra – appare particolarmente odioso ed urta la sensibilità ed il sentimento di pietà dell’uomo nei confronti degli animali; caso singolare, dal quale prendere spunto per alcune  riflessioni giuridiche in thema.

Nell’esperienza professionale dell’avvocato civilista, in genere, il caso più frequente è quello dell’uccisione, accidentale o volontaria, di un animale di affezione ed il conseguente risarcimento del danno patito dal soggetto detentore del medesimo, risarcimento che – per inciso – appare, sovente, assolutamente non esaustivo del reale danno, soprattutto se si tratta di animali che – affettivamente – sono entrati a far parte del “consorzio familiare” da molti anni. Ciò poiché, per il Codice Civile italiano, gli animali sono considerati beni e, conseguentemente, “cose che possono formare oggetti di diritti[2]; più precisamente, “beni mobili”[3], così qualificati  per  esclusione, come si ricava dal dettato normativo di cui all’art. 812, comma 3^, c.c.[4].

L’animale è, quindi, per nozione civilistica una “cosa”, intendendosi, con questo termine, “una porzione materiale determinata del mondo esterno[5]; secondo autorevole dottrina, “la espressione cosa è così tradizionalmente intesa come cosa materiale o corporea (res corporales[6]) che occupa uno spazio (come la terra, i frutti, gli animali, le case, gli oggetti prodotto con il lavoro, ecc., siano esse cose solide, liquide, aeriformi) od agisce sui sensi (come i fluidi, le energie, ecc.: ad esempio, l’elettricità, l’energia nucleare)[7].

In realtà, gli animali non sono “beni”, nel senso ut supra specificato,  giacché – trattandosi di “esseri senzienti” – non è vi è chi non veda come il nomen iuris (e la qualificazione residuale dei “beni mobili”), utilizzato dal Legislatore del 1942[8], risulti ormai inadeguata, da un punto di vista concettuale; a maggior ragione, se si considera gli animali cosiddetti “di compagnia”, espressione nozionistica, che appare nella “Convenzione Europea per la protezione degli animali di compagnia” del 13 novembre 1987, in verità ratificata assai tardivamente nell’anno 2010[9].

All’art. 1 di siffatta Convenzione, infatti, si legge: “per animale da compagnia si intende ogni animale tenuto, o destinato ad essere tenuto dall’uomo, in particolare presso il suo alloggio domestico, per suo diletto e come compagnia“. In Italia, con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 28 marzo 2003[10], veniva sancito che “ai fini del presente accordo, si intende per “animale di compagnia” ogni animale tenuto o destinato ad essere tenuto dall’uomo, per compagnia o affezione senza fini produttivi od alimentari, compresi quelli che svolgono attività utili all’uomo, come il cane per disabili, gli animali da pet-therapy, da riabilitazione e impiegati nella pubblicità. Gli animali selvatici non sono considerati animali di compagnia“; tuttavia, il predetto Decreto difetta di un elenco specifico degli animali di affezione[11], poiché viene esclusa sola la categoria di quelli selvatici, intendendosi per tali gli animali che per loro stessa natura, adattarsi allo stato di cattività.

Al di là della distinzione tra animali da compagnia ed animali selvatici, randagi e non, tutti sono considerati – come dianzi detto – “esseri senzienti”; invero, nel Trattato di Lisbona[12], l’art. 3 testualmente recita: “nella formulazione e nell’attuazione delle politiche dell’Unione nei settori dell’agricoltura, della pesca, dei trasporti, del mercato interno, della ricerca e sviluppo tecnologico e dello spazio, l’Unione e gli Stati membri tengono pienamente conto delle esigenze in materia di benessere degli animali in quanto esseri senzienti, rispettando nel contempo le disposizioni legislative o amministrative e le consuetudini degli Stati membri per quanto riguarda, in particolare, i riti religiosi, le tradizioni culturali e il patrimonio regionale“.

Pertanto, gli animali, essendo “esseri senzienti”, ossia sensibili e capaci di provare dolore e sofferenza, hanno diritto ad essere tutelati. La richiamata “Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia” di Strasburgo del 13 novembre 1987, all’art. 3[13], si è occupata della tutela degli “animali di compagnia” specificando che “1. Nessuno causerà inutilmente dolori, sofferenze o angosce ad un animale da compagnia. 2. Nessuno deve  abbandonare un animale da compagnia.“. Risulta particolarmente importante quanto sottolineato nel Preambolo della citata Convenzione, laddove sancisce “che l’uomo ha l’obbligo morale di rispettare tutte le creature viventi, ed in considerazione dei particolari vincoli esistenti tra l’uomo e gli animali da compagnia“, nonché “l’importanza degli animali da compagnia a causa del contributo che essi  forniscono alla qualità della vita e dunque il loro valore per la società“, con ciò precisando la ratio ispiratrice della normativa, che riconosce una – sia pure limitata – soggettività giuridica agli animali.

In siffatta cornice normativa, appare degna di menzione una sentenza, in cui è stato riconosciuto, in sede penale, il diritto alla vita dell’animale – una lepre[14] che, com’è noto, non è un animale addomesticato[15] od addomesticabile -, ucciso senza la sussistenza di necessità alcuna, con conseguente condanna dell’autore del fatto. Infatti, il Tribunale di Cremona, in composizione monocratica[16], ha ritenuto penalmente responsabile XXX, imputato del reato di cui all’art. 544 bis c.p.[17], poiché “per crudeltà e senza necessità, alla guida dell’autovettura Fiat Punto tg …, si spostava sulla corsia opposta al proprio senso di marcia senza che ce ne fosse necessità e volutamente puntava ed investiva una lepre presente sulla carreggiata, cagionandone la morte[18]. Invero, il Giudice ha dimostrato una particolare attenzione alla problematica sottesa all’episodica posta al vaglio dibattimentale, rendendo giustizia alla povera bestiola, nonostante la richiesta di assoluzione, da parte della Pubblica Accusa, con la formula “per non avere commesso il fatto”, e da parte del difensore dell’imputato “perché il fatto non costituisce reato”, condannando XX alla pena di mesi quattro di reclusione[19], per il reato di uccisione di animali; ciò sulla base della provata “condotta lesiva dell’integrità e della vita dell’animale“.

Quindi, anche in ambito penale, definitivamente tramontata “l’originaria disciplina codicistica” che “si basava su una concezione antropocentrica degli animali, i quali venivano considerati più come gli oggetti materiali della condotta, che come soggetti passivi del reato, in quanto ad avere rilevanza penale non erano le sofferenze patite dagli stessi in quanto tali, ma le conseguenze che queste generavano sulla sensibilità umana [20], si è ritenuto l’animale soggetto degno di tutela.

Tuttavia, non ci si può esimere dal segnalare quanto sia infelice la denominazione del Titolo del codice penale, nel quale è ricompreso l’art. 544 bis, ossia “Dei delitti contro il sentimento per gli animali” – giacché si fa riferimento al sentimento dell’uomo (ossia, in altri termini, il bene giuridico tutelato dalla norma è il sentimento di compassione e di pietà suscitato dalla sofferenza degli animali) e non ai delitti contro gli animali stessi,- oltre che la collocazione del Titolo medesimo, che avrebbe dovuto essere posto, proprio per quanto dianzi detto, tra i delitti contro la persona e quelli contro il patrimonio. Questa considerazione non toglie pregio alla sentenza del Giudice del Tribunale cremonese, che correttamente ha inteso la lepre un “animale senziente” e, come tale, degna di tutela del proprio diritto alla vita, punendone il soppressore, mosso dalla mera intenzione di ucciderla, sottolineando che “la ragione di invadere improvvisamente la corsia di sorpasso, posto che non vi era più alcuna macchina da sorpassare, non trova altra ragionevole spiegazione se non quella che era obiettivo del conducente investire intenzionalmente l’animale che stava attraversando la strada[21].

Per completare il quadro normativo, in tema di tutela degli animali, appare opportuno citare il Decreto Legislativo 7 luglio 2011, n. 121[22], che ha inserito, nel codice penale, la nuova fattispecie[23] dell’art. 727-bis[24], inerente all'”Uccisione, distruzione, cattura, prelievo, detenzione di esemplari di specie di animali o vegetali selvatiche protette“, e, pure, l’art. 514, comma 3^, n. 6 bis) e 6 ter) c.p.c.; siffatti numeri sono stati aggiunti con Legge 28 dicembre 2015, n. 221[25] (la cosiddetta Legge sulla “green economy“), individuando, tra le “cose mobili assolutamente impignorabili“, “gli animali di affezione o da compagnia tenuti presso la casa del debitore o negli altri luoghi a lui appartenenti, senza fini produttivi, alimentari o commerciali[26] e “gli animali impiegati ai fini terapeutici o di assistenza al debitore, del coniuge, del convivente o dei figli[27].

Purtroppo, oggigiorno, numerosi sono gli atti di vera e propria barbarie perpetrate nei confronti degli animali (maltrattamenti, sevizie, denutrizione, abbandoni, finanche uccisioni), atti particolarmente odiosi e di notevole disvalore sociale, che mortificano il concetto di rispetto nei confronti delle creature viventi diverse dall’uomo, rispetto che i popoli antichi avevano, forse, più presente di quelli contemporanei: “Sei bello (il sole, N.d.A.) quando splendi ai margini dell’orizzonte,/ Tu astro vivente, che primo vivesti./ Quando ti innalzi ad oriente del cielo,/ Diffondi la tua bellezza su tutti i paesi,/ Perché sei bello, grande e raggiante quando ti elevi sopra la terra./I tuoi raggi abbracciano tutta la terra e le sue creature./ Che avvinci col tuo amore.[28]; “Altissimu, onnipotente, bon Signore,/ tue so’ le laude, la gloria e l’honore et honne benedictione./ Ad Te solo, Altissimo, se konfano, et nullu homo ène dignu te mentovare./ Laudato sie, mi’ Signore cum tucte le tue creature,/ spetialmente messor lo frate sole/ lo qual’è iorno, et illumini noi per lui./ …[29].

La “noterella” vuole ricordare il rispetto per qualsiasi animale, sia di compagnia, sia non addomesticato, ed appare in armonia con il noto episodio de “Il Piccolo Principe e la volpe”[30], quando, al momento dell’addio, la volpe disse: “Addio. Ecco il mio segreto. E’ molto semplice: non si vede bene che col cuore, L’essenziale è invisibile agli occhi“, insegnamento dato da una bestiola, che fa scoprire al protagonista il vero significato di “creare legami” tra uomo ed animale.

*  Continua l’utilizzo del termine “noterella”, mutuato dagli scritti di Giuseppe Pera, professore ordinario dell’Università di Pisa dal 1° febbraio 1996 sino al 2001

[2]             ved. art. 810 c.c., recante la nozione di beni

[3]          per il diritto romano, “Res mobiles sunt, quae salvae et integrae ex loco in locum moveri possunt

[4]   ved. art. 812 c.c., recante la distinzione dei beni: al comma primo ed al comma secondo, sono elencati i beni immobili; il comma terzo testualmente recita: “Sono mobili tutti gli altri beni.”; cfr., anche, Cass. Civ., sentenza 7 settembre 2009, n. 19283: “Il concetto di bene mobile contenuto nell’art. 812 c.c. è onnicomprensivo, includendo in sè, con carattere residuale tutti i beni che non siano qualificabili come immobili ai sensi del primo e della comma 2 del medesimo articolo …”

[5]             Giuseppe Chinè-Andrea Zoppini (con il coordinamento di Marco Fratini) – Manuale di Diritto Civile – Nel Diritto Editore – 2011 – Seconda Edizione

[6]             si ricorda, in proposito, il noto brocardo latino: “Res corporales sunt, quae tangi possunt

[7]             (a cura di) Mario Bessone – Lineamenti di Diritto Privato” – G. Giappichelli Editore – Torino – Quinta Edizione

[8]             ved. Regio Decreto 16 marzo 1942, n. 262

[9]             con Legge 4 novembre 2010, n. 201, recante ratifica ed esecuzione della citata Convenzione

[10]          Decreto afferente al recepimento dell’accordo stipulato tra Ministero della Salute, Regioni, Province Autonome di Trento e Bolzano, recante disposizioni in materia di benessere degli animali da compagnia e pet-therapy

[11]          Un’elencazione degli “animali da compagnia” si rinviene nel Regolamento del Parlamento Europeo (inerente ai movimenti a carattere non commerciale di Animali da Compagnia) n. 576-577/2013 – abrogativo del Regolamento CE n. 998/2013 – e, precisamente: animali da compagnia: a) pets: cane, gatto, furetto; b) invertebrati – ad eccezione di api e bombi, molluschi e crostacei -, animali acquatici ornamentali; uccelli – con esclusione del pollame – roditori e conigli, detenuti non a fini alimentari

[12]          noto anche come Trattato di riforma, poiché modificativo del Trattato sull’Unione Europea, nonché il Trattato istitutivo della Comunità Europea, firmato in data 13 dicembre 2007 ed entrato ufficialmente in vigore il 1° dicembre 2009

[13]          ved. art. 3 della citata Convenzione, recante i “Principi fondamentali per il benessere degli animali

[14]          rectius, “lepus“, appartenente alla famiglia dei leporidi

[15]          invero, non deve essere confusa con la “lepre belga”, giacché essa, in realtà, trattasi di una razza di coniglio “selezionata”, al fine di assomigliare, solo superficialmente ed esteriormente, ad una lepre

[16]          Giudice estensore della sentenza: dott.ssa Giulia Masci

[17]          siffatta norma è contenuta nel Titolo IX bis “Dei delitti contro il sentimento per gli animali“, introdotto, nel codice penale, con Legge 20 luglio 2004, n.189

[18]          L’episodio può essere sintetizzata nei seguenti termini. La conducente di un’autovettura, mentre transitava in una via che collega due paesi del cremonese, avvistando una lepre, che stava attraversando la carreggiata per portarsi all’altro lato della strada, rallentava, in modo da consentire alla bestiola di completare l’attraversamento ed uscire dalla corsia; una vettura sorpassava la suddetta auto e, scorgendo la lepre, rallentava anch’essa la propria andatura. A questo punto, l’autovettura dell’imputato sorpassava entrambi i mezzi e completava la manovra di sorpasso, rientrando nella corsia. A questo punto, XX “compiva una manovra repentina e, senza alcuna apparente ragione, si spostava sulla corsia opposta, contromano e, facendo uno scarto improvviso, colpiva la lepre che era ancora in mezzo alla strada, per poi spostarsi nuovamente sulla corsia destra e parcheggiare l’auto sul margine destro della carreggiata. L’animale investito si trascinava tramortito e mortalmente ferito, a bordo strada.“. Tra l’altro, l’imputato, sceso dall’auto e rimproverato dalla conducente della prima vettura, rispondeva che ciò era “inevitabile” e si mostrava soddisfatto dell’azione che aveva compiuto, denotando, con ciò, un’azione posta in essere senza alcuna necessità.

[19]          il trattamento sanzionatorio del reato di cui all’art. 544 bis c.p. è stato inasprito dalla Legge 4 novembre 2010, n. 201 (“Ratifica ed esecuzione della Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia, fatta a Strasburgo il 13 novembre 1987“)

[20]          ved. Pistorelli – “Così il legislatore traduce i nuovi sentimenti e fa un passo avanti verso la tutela diretta” in GD, n. 33, 2004

[21]          il Giudicante, in modo ineccepibile, ha chiarito che “come precisato dalla Suprema Corte il delitto delineato dall’art. 544 bis c.p. si configura sia come fattispecie a dolo specifico, nel caso in cui una condotta lesiva dell’integrità e della vita dell’animale – che può consistere sia in un comportamento commissivo come omissivo – sia tenuta per crudeltà, sia come riguardo a dolo generico, quando  essa è tenuta, come nel caso in esame, senza necessità.

[22]          attuativo della “direttiva 2008/99/CE sulla tutela penale dell’ambiente, nonchè della direttiva 2009/123/CE che modifica la direttiva 2005/35/CE relativa all’inquinamento provocato dalla navi e all’introduzione di sanzioni per violazioni

[23]          avente natura contravvenzionale

[24]          tale norma è stata inserita dopo l’art. 727 c.p. (“Abbandono di animali“), così sostituito dalla Legge 20 luglio 2004, n. 189

[25]          e, precisamente, con l’art. 77 della citata Legge

[26]          n. 6 bis)

[27]        n. 6 ter)

[28]          ved. L’Inno di Amenofi IV, comunemente noto come Echnaton, il faraone eretico, appartenente alla XVIII dinastia, in Otto Neubert – “La valle dei Re- alla scoperta della civiltà egizia” – Arnoldo Mondadori Editore, 1966

[29]        ved. Francesco Giovanni di Pietro Bernardone, noto come San Francesco d’Assisi – “Il cantico delle Creature-Laudes creaturarum“, composto nell’anno 1224

[30]          ved. A. de Saint -Exupèry – “Il Piccolo Principe” – Bompiani (traduzione dal francese di R. Mastromattei)

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