MORATORIA E PAR CONDICIO CREDITORUM NELLE PROCEDURE DI SOVRAINDEBITAMENTO

Di Eva Di Venuta -

T. Milano 20 gennaio 2017

Il Tribunale di Benevento, con il provvedimento qui considerato , ha dichiarato l’inammissibilità del piano del consumatore, ex art 12-bis, legge n. 3/2012 che prevede il “pagamento (rateale) del creditore ipotecario, ma con una modifica del piano di ammortamento a trent’anni e con un tasso di interesse del 3,04% (ultimo tegm rilevato); il contestuale pagamento dei debiti nei confronti dei creditori chirografari in 24/60 rate mensili nella misura del 15-50%”.
Il ragionamento seguito dal Tribunale si fonda su una (presunta) violazione del principio della par condicio creditorum dell’art. 2741 cod. civ. Secondo il Giudice “il piano non può essere omologato in quanto viola il principio cristallizzato nell’art. 2741 del codice civile … ritenuto, infatti che la previsione del pagamento dilazionato dei creditori privilegiati ulteriore rispetto all’anno di moratoria previsto dall’art. 8, comma 4, L. 3/2012, appare, infatti, inammissibile. E tanto emerge con evidenza: 1. Preliminarmente dal tenore letterale dell’art. 7 che esclude il pagamento non integrale del credito privilegiato se non nei limiti del valore di mercato attribuibile al bene oggetto del privilegio… ritenuto, comunque, che il pagamento rateale del creditore privilegiato, eseguito contestualmente al pagamento rateale del creditore chirografario comporta in ogni caso una evidente violazione dell’ordine generale dei pagamenti così come delineati nel già richiamato art. 2741 cod. civ.”.
Il decreto offre l’opportunità di riflettere sull’interpretazione dell’art. 8, comma 4, l. n. 3/2012 secondo il quale “la proposta di accordo con continuazione dell’attività di impresa e il piano del consumatore possono prevedere una moratoria fino ad un anno dall’omologazione per il pagamento dei creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca, salvo che sia prevista la liquidazione dei beni o diritti sui quali sussiste la causa di prelazione”, nonché sull’applicabilità della par condicio creditorum nelle procedure disciplinate dalla legge n. 3/2012.

1. L’art. 8 comma quarto, l. n. 3/2012.
Quanto al primo aspetto, una interpretazione letterale della disposizione sopra richiamata, sembrerebbe dire che il concetto di moratoria debba essere inteso come “sospensione”, fino ad un anno, del pagamento dei creditori aventi causa legittima di prelazione nell’ipotesi in cui venga proposto o un accordo di ristrutturazione dei debiti o un piano del consumatore.
Tuttavia, il decreto induce ad interpretare la norma nel senso che il debitore che non vuole liquidare l’immobile deve provvedere al pagamento del creditore privilegiato, ancorché nei limiti di cui all’art. 7 primo comma l. n. 3/2012 , entro un anno dall’omologa. Inoltre, l’art. 8, comma quarto, l. n. 3/2012, facendo un generico riferimento ai creditori privilegiati, nulla dice in ordine ai contratti di durata nei quali il debitore gode del beneficio del termine per la restituzione delle somme; la norma non distingue infatti tra credito immediatamente esigibile e credito soggetto alla restituzione mediante il piano di ammortamento in essere.
Pertanto, il principio della par condicio appare applicabile solo nel caso in cui il credito privilegiato sia scaduto e quindi immediatamente esigibile e l’interesse del debitore sia quello di salvare l’immobile.
Diversamente opinando si verrebbe a creare un paradosso: nel caso in cui il debitore gode del beneficio del termine, la proposizione di un piano o di un accordo di ristrutturazione dei debiti determinerebbe la risoluzione del contratto con conseguente decadenza del beneficio del termine per la restituzione delle somme dovute.
Vero è, che la disposizione richiamata non brilla certo per chiarezza, tanto che la giurisprudenza, al fine di ovviare a tale incertezza, ha (ancora una volta) richiamato i principi che regolano le procedure concorsuali.
Ed infatti, la giurisprudenza di merito ha evidenziato che l’art. 8, comma 4, della l. n. 3/2012 ricalca l’art. 186 bis, comma secondo, lettera c) della legge fallimentare nella parte in cui prevede che il piano di concordato con continuazione dell’attività di impresa può: «prevedere, una moratoria fino ad un anno dall’omologazione per il pagamento dei creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca, salvo che sia prevista la liquidazione dei beni o dei diritti sui quali sussiste la causa legittima di prelazione. In tal caso, i creditori muniti di cause di prelazione di cui al periodo precedente non hanno diritto al voto».
La ratio normativa è stata individuata nell’esigenza di tutelare il creditore prelazionario che si veda privato del diritto di soddisfazione attraverso la cessione del bene sul quale ricade il diritto di garanzia, ma necessario all’imprenditore per la prosecuzione dell’attività, attraverso il suo pagamento – nei limiti del valore del bene stesso – entro un anno dalla omologazione del piano .
Inoltre, la giurisprudenza ha ammesso la possibilità di predisporre una proposta concordataria che seppur consenta il pagamento dilazionato dei creditori prelazionari oltre l’anno, individua, quale misura imprescindibile di controbilanciamento, l’attribuzione del diritto di voto.
In realtà, si tratta di un’interpretazione astrattamente corretta, ma che difficilmente può trovare spazio nelle procedure di sovraindebitamento.
In primo luogo perché l’art. 8, comma 4, l. n. 3/2012 richiama solo la prima parte dell’art. 186-bis l. f. senza prevedere, a differenza delle norme contenute nella legge fallimentare, le conseguenze derivanti dal pagamento oltre l’anno; in secondo luogo, l’interpretazione del Tribunale di Rovigo (v. nota 4), secondo cui è possibile prevedere il pagamento oltre l’anno solo in caso di accordo, si scontra con la ratio della legge n. 3/2012 che mira a tutelare proprio il consumatore.

2. Applicabilità della par condicio creditorum nelle procedure di sovraindebitamento.
Per quanto concerne il secondo aspetto, il decreto ha rilevato la violazione del principio della par condicio creditorum, consistente nella previsione del pagamento rateale del creditore privilegiato eseguito contestualmente al pagamento del creditore chirografario. Una siffatta ipotesi si porrebbe in contrasto con l’art. 2741 cod. civ. laddove prevede che: «i creditori hanno eguale diritto di essere soddisfatti sui beni del debitore, salvo le cause legittime di prelazione».
Su tale aspetto occorre evidenziare innanzitutto: a) nella legge non c’è alcun riferimento al rispetto della par condicio; b) pur volendo ammettere che il principio della par condicio trovi diretta esplicazione nelle procedure di sovraindebitamento, lo stesso potrebbe subire una mitigazione nel caso di accordo o piano del consumatore.
Per quanto concerne il primo punto, la dottrina pur riconoscendo la mancanza di una norma ad hoc diretta a regolare i diritti dei creditori prelazionari nella ripartizione dell’attivo, ha evidenziato l’impossibilità di applicare le norme fallimentari nelle procedure disciplinate dalla legge n. 3 del 2012 in ossequio al principio dell’analogia legis.
Ed infatti, l’art. 14 delle preleggi esclude esplicitamente il procedimento analogico in relazione a leggi eccezionali che, in quanto tali, presentano appunto una particolare ratio.
Pertanto, ponendosi come eccezione o deroga rispetto alla disciplina generale degli altri casi, la legge speciale non può essere estesa per analogia a casi non esplicitamente contemplati dalla lettera della norma.
Diversa è l’ipotesi della liquidazione del patrimonio, ex artt. 14 ter e ss. l. n. 3/2012, che rimane regolata dai principi civilistici generali della responsabilità patrimoniale e della par condicio creditorum in considerazione del fatto che, non prevedendo alcuna forma di accordo tra il debitore e i suoi creditori in ordine alle modalità di attuazione della responsabilità patrimoniale, essa avviene secondo il principio della par condicio creditorum.
Ed infatti, la liquidazione coinvolge l’intero patrimonio del debitore che, dal momento dell’apertura, viene amministrato da un liquidatore e che esplica i suoi effetti nei confronti di tutti i creditori.
Per quanto riguarda il secondo punto, occorre chiedersi se possa essere sacrificato il principio della par condicio nel caso in cui venga proposto un piano del consumatore.
Secondo il Tribunale di Benevento la risposta è senz’altro negativa in quanto l’art. 2741 cod. civ., è norma di carattere generale, la cui applicazione non è relegata al solo ambito delle procedure concorsuali ma trova applicazione in ogni ipotesi di concorso tra una pluralità di creditori.
Tuttavia una parte della giurisprudenza di merito ha ritenuto che, ai fini dell’omologazione del piano del consumatore, essendo previste solo una valutazione giudiziale di fattibilità della proposta e una valutazione di meritevolezza della condotta, non può escludersi la possibilità di deroga alla par condicio creditorum.
Secondo tale orientamento, pertanto, la valutazione della pregressa condotta del debitore nei confronti del ceto creditorio e la valutazione dell’attuale capacità del consumatore di provvedere al pagamento di quanto previsto nel piano di ristrutturazione per sanare lo stato di sovraindebitamento, prevarrebbero sul rispetto della par condicio creditorum.
Resta comunque evidente la necessità di sottoporre ad approfondimento il tema dell’applicabilità del principio della par condicio creditorum nelle procedure di sovraindebitamento, chiedendosi se e quanto esso sia vincolante e se non se ne diano eccezioni. Quanto mai opportuno si presenta pertanto un intervento della giurisprudenza di legittimità che miri a dirimere le incertezze interpretative sollevate dalla legge n. 3/2012.

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