L’elezione del domicilio e la concorrente indicazione della Pec

Nei casi in cui l’elezione di domicilio sia effettuata in luogo diverso da quello indicato dall’art. 82 R.D. n. 37/1934 e l’indicazione della PEC sia accompagnata dalla esplicita richiesta di ricevere presso il predetto indirizzo soltanto le comunicazioni di cancelleria e non anche le notificazioni, deve ritenersi correttamente e validamente eseguita la notifica della sentenza di appello presso la cancelleria della Corte d’appello

Di Alessio Bonafine -

Cass. 20 giugno 2017, n. 15147

Con la sentenza segnalata la Cassazione offre un quadro riassuntivo delle regole applicabili ai rapporti tra elezione di domicilio e concorrente indicazione in atti dell’indirizzo di posta elettronica certificata ai fini delle comunicazioni e delle notificazioni degli atti del processo.

Nel caso deciso con l’inammissibilità del ricorso per cassazione ritenuto proposto oltre il termine breve di decadenza ex artt. 325, comma 2, e 326, comma 1, c.p.c., la notifica della sentenza di appello era stata eseguita presso la cancelleria della Corte d’appello, non essendo stata fatta dai difensori della parte soccombente elezione di domicilio nella circoscrizione in cui aveva sede l’ufficio del giudice adito. In particolare, nell’atto di appello il domicilio era stato eletto presso la sede legale dell’ente assistito (e in luogo esterno alla circoscrizione della Corte d’appello), e sebbene i difensori (non anche, quindi, domiciliatari) avessero indicato nel medesimo atto di appello anche il proprio indirizzo PEC, tale segnalazione era stata accompagnata dalla esplicita richiesta di ricevere presso il predetto solo le comunicazioni di cancelleria e non anche le notificazioni.

Su queste premesse il Collegio sostiene correttamente e validamente eseguita la notifica della sentenza di appello, ex artt. 170 e 285 c.p.c., presso la cancelleria della Corte d’appello. Ciò in applicazione dell’art. 82 R.D. 22 gennaio 1934, n. 37.

Ponendosi in linea di continuità con un orientamento già espresso (cfr. Cass. 27 novembre 2014, n. 25215; Cass. 16 luglio 2015, n. 14969; Cass. 10 novembre 2015, n. 22892), la Cassazione sostiene infatti che l’indicazione della PEC non rende inapplicabile l’intero insieme delle norme e dei principi sulla domiciliazione nel giudizio e non apre ad una svalutazione della volontà espressa dalla parte per la realizzazione della proximity territoriale sottesa alla previsione dell’art. 82 R.D. n. 37/1934. La posta elettronica certificata, piuttosto, costituisce “un’informazione di carattere aggiuntivo […] che è destinata surrogarsi, anche agli effetti della notifica degli atti, ad una domiciliazione mancante, ma non già a prevalere su di una domiciliazione che il difensore abbia volontariamente effettuato”. Da ciò consegue, nel ragionamento del Collegio, che la indicazione in atti della PEC per le comunicazioni di cancelleria non esclude l’operatività della normativa in punto di elezione di domicilio per le notificazioni, con la conseguenza che, qualora il luogo indicato non sia ricompreso nella circoscrizione dell’ufficio giudiziario, deve ritenersi valida la notifica eseguita mediante deposito dell’atto presso la cancelleria ai sensi dell’art. 82 R.D. n. 34/1937.

Alla condivisione di tali conclusioni non costituirebbe ostacolo secondo i giudici di legittimità nemmeno la disciplina di settore che con il d.l. 18 ottobre 2012, n. 179 ha eletto il canale telematico e mezzo esclusivo per le comunicazioni e le notificazioni (art. 16-ter). L’indicazione della PEC si pone in aggiunta all’onere di elezione del domicilio, assolvendo entrambe alla medesima funzione di assicurare la speditezza delle notificazioni e comunicazioni del processo. Alla validità della notifica mediante deposito dell’atto presso la cancelleria, quindi, deve aprirsi solo quando manchino entrambe le condizioni negative della omessa elezione di domicilio e della omessa indicazione dell’indirizzo PEC (cfr. Cass., SSUU., 20 giugno 2012, n. 10143). Si tratta di un principio di carattere generale, applicabile sia nei giudizi di legittimità sia in quelli di merito, con la conseguenza che anche in questi la ritualità della notifica degli atti mediante deposito in cancelleria non può essere negata quando non sia stato eletto un valido domicilio ai sensi dell’art. 82 R.D. n. 37/1934 e l’indirizzo PEC in atti sia stato indicato per le sole comunicazioni, atteso che altrimenti risulterebbe ostacolata la scelta volontariamente effettuata dalla parte.

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