LE MODALITA’ DI RIPROPOSIZIONE IN APPELLO DELLA DOMANDA DI GARANZIA CONDIZIONATA AL VAGLIO DELLE SEZIONI UNITE

Di Monica Lolli -

Cass. 7 dicembre 2017, n. 29499

Con l’ordinanza interlocutoria del 7 dicembre 2017, n. 29499, la III Sezione della Corte di Cassazione rimette gli atti al Primo Presidente affinché, ai sensi dell’art. 374, 2° comma, c.p.c., valuti l’opportunità di investire le Sezioni Unite della seguente questione di massima di particolare importanza: se la domanda di garanzia o di regresso condizionata all’accoglimento della domanda principale già respinta in primo grado debba essere riproposta, a pena di decadenza, con la tempestiva costituzione dell’appellato – vale a dire entro i termini previsti per la costituzione nei procedimenti davanti al tribunale – ovvero se, in mancanza di una barriera preclusiva, possano essere riproposte in un momento successivo, e finanche all’udienza di precisazione delle conclusioni.

Nel caso di specie i ricorrenti censurano la pronuncia con cui la Corte d’appello aveva dichiarato l’inammissibilità della domanda di regresso e delle istanze di manleva avanzate dagli appellati poiché tardivamente proposte con comparsa di costituzione depositata dopo la scadenza del termine di cui all’art. 343, comma 1, c.p.c., sostenendo di non aver proposto impugnazione incidentale – soggetta al termine decadenziale di cui all’art. 343, 1° comma, c.p.c. – ma di aver ritualmente riproposto le proprie domande – assorbite in primo grado – al momento della costituzione in appello, così come previsto dall’art. 346 c.p.c.

Al riguardo, occorre sottolineare che di recente le Sezioni Unite hanno chiarito che in caso di rigetto della domanda principale e conseguente omessa pronuncia sulla domanda di garanzia condizionata all’accoglimento, la devoluzione di quest’ultima al giudice investito dell’appello sulla domanda principale non richiede la proposizione dell’appello incidentale, essendo sufficiente la mera riproposizione della domanda ai sensi dell’art. 346 c.p.c. (Cass. n. 7700/2016).

Pertanto, in applicazione di tale principio di diritto – riaffermato di recente in diverse pronunce, tra cui si v. Cass. n. 11799/2017 – il Collegio ritiene che non possa pretendersi la proposizione di un appello incidentale ai sensi dell’art. 343 c.p.c.

Di conseguenza, per valutare la tempestività di tali domande, stante l’inapplicabilità dell’art. 343, 1 comma c.p.c., viene qui in rilievo il termine previsto dall’art. 347, 1° comma, c.p.c., che, nel richiamare l’art. 166 c.p.c., impone all’appellato di costituirsi “almeno venti giorni prima dell’udienza” fissata nell’atto introduttivo del giudizio di appello.

Occorre a questo punto domandarsi se la mancanza di una tempestiva costituzione comporti la decadenza per l’appellato dalla facoltà di riproporre, ai sensi dell’art. 346 c.p.c., le domande condizionate rimaste assorbite in primo grado, ovvero se, in assenza di barriera preclusiva alcuna, queste possano essere riproposte anche successivamente, e fino all’udienza di precisazione delle conclusioni.

Con riguardo alle disposizioni del codice di rito così come modificate dal d.l. 18 ottobre 1995, n. 432 – che trovano qui applicazione – le Sezioni Unite hanno più volte chiarito che l’appellato ha la facoltà di riproporre le domande ed eccezioni ai sensi dell’art. 346 c.p.c. sino all’udienza di precisazione delle conclusioni, non essendo applicabile all’appello il sistema di preclusioni introdotto per il giudizio di primo grado. (Cass. n. 15427/2004 e Cass. n. 25223/2005).

Tuttavia a tale ricostruzione si contrappone un orientamento fortemente critico che afferma invece la necessità di riproporre le domande ed eccezioni ex art. 346 c.p.c. con la comparsa di risposta (Cass. n. 8758/2005), anche al fine di evitare disparità di trattamento tra appellante e appellato, e tra convenuto in primo grado – assoggettato alle rigorose disposizioni di cui agli artt. 166 e 167 c.p.c. – e convenuto in appello e di garantire il diritto di difesa dell’appellante, che risulterebbe – forse – compromesso qualora si consentisse all’appellato di riproporre domande ed eccezioni in un momento successivo alla costituzione dello stesso; si tratterebbe altresì di una soluzione più coerente con il principio della ragionevole durata del processo.

Pertanto, pur avendo le Sezioni Unite fornito di recente interessanti chiarimenti circa i confini tra appello incidentale e mera riproposizione, non è possibile rinvenire un orientamento univoco circa le modalità ed i termini di esercizio della facoltà di riproposizione.

Di qui la necessità di un intervento chiarificatore delle Sezioni Unite.

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