Cass., sez. un., 21 marzo 2017, n. 7155. La pronuncia ex art. 360 bis, n. 1, c.p.c. è qualificabile come pronuncia di inammissibilità della censura (e non di manifesta infondatezza).

Di Silvia Rusciano -

Cass., sez. un., 21 marzo 2017, n. 7155

Con la sentenza n. 7155 / 2017 depositata il 21 marzo scorso, le Sezioni Unite, rimeditando il proprio precedente orientamento, hanno stabilito che l’operatività del filtro ex art. 360-bis, n. 1, c.p.c. determina la sanzione della inammissibilità e non il rigetto per manifesta infondatezza.

La questione, ritenuta dalla Sesta Sezione di particolare importanza e perciò rimessa al Primo Presidente per l’assegnazione alle Sezioni Unite, non è nuova ma oggetto di un contrasto giurisprudenziale: con precedente pronunzia (Cass., sez. un., 06.09.2010, n. 19051), infatti, il massimo Collegio della Cassazione ha ritenuto che il ricorso scrutinato ai sensi dell’art. 360 bis n. 1 c.p.c. deve essere rigettato per manifesta infondatezza e non dichiarato inammissibile; detto principio era stato, però, contraddetto da due recenti pronunce della medesima Suprema Corte (Cass., sez. V, 18.11.2015, n. 23589 e Cass., sez. I, 04.05.2016, n. 8804) volte ad accogliere il principio secondo cui il ricorso che non offra elementi per modificare la giurisprudenza di legittimità, a cui la sentenza impugnata è conforme, deve essere rigettato in rito.

La questione – tutt’altro che meramente teorica – incide sull’istituto dell’impugnazione incidentale tardiva di cui all’art. 334 c.p.c., giacché la sanzione del rigetto per manifesta infondatezza del ricorso per cassazione determinerebbe, comunque, la necessità di esaminare e valutare il ricorso incidentale tardivo.

La decisione del Giudice della nomofilachia si segnala, altresì, per avere precisato che l’art. 360 bis n. 1 c.p.c. impone al ricorrente un “onere argomentativo”, ovvero una critica adeguata all’orientamento uniforme della Corte: detto onere non si sostanzia nella mera dichiarazione – espressa nel motivo – di porsi in contrasto con la giurisprudenza di legittimità, ma nell’individuazione delle decisioni e degli argomenti sui quali l’orientamento contestato si fonda.