La Corte di Giustizia sulla proroga di competenza giurisdizionale in materia di responsabilità genitoriale

I giudici dello Stato membro che hanno adottato una decisione passata in giudicato in materia di responsabilità genitoriale e di obbligazioni alimentari riguardanti un figlio minore non sono più competenti a pronunciarsi su una domanda di modifica dei provvedimenti adottati con tale decisione, qualora la residenza abituale del minore si trovi nel territorio di un altro Stato membro.

Di Marco Farina -

CGUE 15 FEBBRAIO 2017 C-499_15

Con sentenza del 15 febbraio 2017, pronunciata nella causa C-499/15, la Prima Sezione della Corte di Giustizia ha risolto in via pregiudiziale una questione interpretativa sorta dinanzi ad un giudice lituano nell’ambito di un complesso contenzioso familiare transfrontaliero.

Questi, in sintesi, i fatti rilevanti. Dopo la fine del loro matrimonio, celebrato negli Stati Uniti, due coniugi (il marito di cittadinanza lituana, la moglie di cittadinanza olandese) instaurano in Lituania e nei Paesi Bassi due diversi e contrapposti procedimenti volti, tra l’altro, ad ottenere lo scioglimento della loro unione e la pronuncia di provvedimenti diretti ad incidere sulla responsabilità genitoriale sul figlio minore e sulle connesse obbligazioni alimentari.

Negato il riconoscimento in Lituania del provvedimento olandese e nei Paesi Bassi di quello lituano, il marito si determina, da ultimo, a chiedere ai giudici lituani la modifica della decisione (passata in giudicato) con cui questi ultimi avevano, tra l’altro, pronunciato il divorzio, affidato il minore alla madre, regolato il diritto di visita del padre e posto a carico di quest’ultimo un obbligo alimentare a favore del figlio minore.

Rigettata in primo grado tale domanda in dipendenza della riscontrata mancanza di circostanze sopravvenute, la causa veniva rinviata al giudice di primo grado che, questa volta, dichiarava il proprio difetto di giurisdizione ai sensi dell’art. 8 del Reg. 2201/2003 (c.d. Bruxelles II-bis) atteso che il minore era abitualmente residente nei Paesi Bassi doveva viveva insieme alla madre a cui era stato affidato.

Impugnato dinanzi al Tribunale regionale di Vilnius anche quest’ulteriore provvedimento di rigetto, la causa veniva nuovamente rinviata al giudice di primo grado al quale si richiedeva di riesaminare la questione di giurisdizione considerando il fatto che, trattandosi di domanda di modifica di un precedente provvedimento emesso dai giudici lituani cui era stato negato il riconoscimento in Olanda, sarebbe stato impossibile per il padre proporre questa medesima domanda dinanzi ai giudici olandesi.

Il giudice di primo grado, quindi, ha sospeso il procedimento e sottoposto alla Corte di Giustizia la seguente questione pregiudiziale: “in base agli articoli da 8 a 14 del regolamento n. 2201/2003, in quale Stato membro (ossia la Repubblica di Lituania o il Regno dei Paesi Bassi) si radichi la competenza giurisdizionale a conoscere della causa vertente sulla modifica del luogo di residenza, dell’importo degli alimenti e degli accordi in materia di diritto di visita al figlio minorenne, V, che risiede abitualmente nel Regno dei Paesi Bassi”.

Il richiamo effettuato all’art. 14 Bruxelles II-bis da parte del giudice remittente trovava giustificazione, probabilmente, nel fatto che a parere di quest’ultimo la competenza residua disciplinata dalla norma regolamentare appena evocata possa in qualche modo trovare applicazione anche nei casi in cui, in ultima analisi, l’applicazione dei criteri uniformi di giurisdizione porti all’individuazione di un giudice innanzi al quale la domanda concretamente proposta non possa essere esaminata (come se, insomma, da detta norma possa ricavarsi una sorta di forum necessitatis).

In realtà, rilevato che l’art. 14 Bruxelles II-bis ha più semplicemente l’effetto di rendere applicabili le norme municipali unilateralmente poste da ciascun singolo Stato membro allorché non ricorrano i presupposti spaziali di applicazione della normativa comunitaria uniforme, il dubbio interpretativo posto alla Corte di Giustizia riguardava, in sostanza, la possibilità di riconoscere o meno ai giudici lituani una proroga di competenza in materia di responsabilità genitoriale su di un minore residente in altro Stato membro allorché, come nel caso di specie, la domanda abbia ad oggetto la modifica di un precedente provvedimento emesso da quegli stessi giudici.

Così correttamente impostata la questione pregiudiziale, è stato agevole per la Corte di Giustizia risolverla affermando che, in materia di responsabilità genitoriale, il criterio generale di giurisdizione coincidente con il luogo in cui il minore ha la propria residenza abituale è destinato ad applicarsi ogniqualvolta venga proposta una domanda in materia di responsabilità genitoriale, a nulla potendo rilevare il fatto che detta domanda abbia in realtà ad oggetto la modifica di un precedente provvedimento passato in giudicato emesso dai giudici di uno stato membro diverso da quello in cui attualmente risiede il minore.

La proroga di competenza in materia di responsabilità genitoriale in favore di un giudice diverso da quello ove risiede abitualmente il minore è prevista da Bruxelles II-bis in casi e circostanze assai limitate quale quella, ad esempio, della connessione delle domande riguardanti tale materia con le domande di divorzio e separazione dei coniugi (art. 12 Bruxelles II-bis); proroga che, tuttavia, cessa di operare non appena il procedimento sia definito con sentenza passata in giudicato.

Nel caso di specie, peraltro, non era neppure applicabile l’art. 9 Bruxelles II-bis che attribuisce ai giudici dello stato membro in cui era precedentemente situata la residenza abituale del minore la competenza a decidere sulla modifica di un provvedimento riguardante il diritto di visita relativo ad un minore la cui residenza sia stata, nel frattempo, lecitamente trasferita in altro Stato membro; l’ultrattività della competenza giurisdizionale precedentemente esercitata, infatti, non solo opera per un periodo di tempo limitato ma, di più, non ha modo di poter essere invocata nel caso di specie atteso che nel procedimento che aveva dato luogo al provvedimento passato in giudicato da modificare la giurisdizione dei giudici lituani era stata esercitata non in ragione della localizzazione in quello stato membro della residenza abituale del minore ma, diversamente, proprio in funzione della proroga di cui all’art. 12 Bruxelles II-bis.