LA CORTE DI GIUSTIZIA SUL MOMENTO DETERMINANTE DELLA PENDENZA DELLA LITE IN CASO DI GIUDIZIO DI MERITO PRECEDUTO DA UN PROVVEDIMENTO DI ISTRUZIONE PREVENTIVA

Nel caso in cui pendano fra le stesse parti, dinanzi ai giudici di due diversi Stati membri, una controversia volta all’accertamento della responsabilità di uno o più convenuti ed una controversia che abbia ad oggetto la domanda di accertamento negativo di tale medesima responsabilità, il fatto che la controversia instaurata dal (preteso) danneggiato sia stata preceduta da un provvedimento di istruzione preventiva non rileva al fine di determinare chi sia il giudice preventivamente adito ai sensi dell’art. 27 Reg. 44/2001.

Di Marco Farina -

CGUE, 4 maggio 2017 C 29_16

Una società con sede in Germania ed una società con sede in Francia concludono un contratto in virtù del quale la prima costruisce e cede alla seconda una imbarcazione. L’imbarcazione viene, quindi, ceduta dalla società con sede in Francia ad un acquirente al dettaglio. Poiché l’imbarcazione presenta dei vizi nel suo funzionamento, l’acquirente al dettaglio decide di chiedere ai giudici francesi, nel contradditorio con la società costruttrice tedesca e con quella rivenditrice avente sede in Francia, di disporre l’espletamento di una consulenza tecnica d’ufficio preventiva volta ad accertare la natura e l’entità di tali vizi.

Disposta la consulenza e depositato l’elaborato peritale, la società acquirente finale dell’imbarcazione cita, dunque, in giudizio, dinanzi ai giudici francesi, la società rivenditrice e la società costruttrice chiedendo nei loro confronti la condanna al risarcimento dei danni così come accertati e quantificati nella perizia giudiziaria espletata in via di istruzione preventiva.

Nel frattempo, tuttavia, la società tedesca costruttrice aveva instaurato dinanzi ai giudici tedeschi un’azione di accertamento negativo della propria responsabilità in ordine ai vizi ed ai danni lamentati dall’acquirente finale.

Più in particolare, quanto alla successione cronologica di tali plurimi procedimenti, l’azione instaurata in Germania era precedente quella instaurata in Francia per l’accertamento della responsabilità dei convenuti e la conseguente condanna ai danni ma successiva al giudizio di istruzione preventiva nel cui ambito era stata disposta ed espletata la perizia posta a base della domanda risarcitoria.

Ora, come noto, ai sensi dell’art. 27 Reg. 44/2001 (oggi art. 29 Reg. 1215/2012 che ha sostituito il reg. 44/2001 a far data dal 10 gennaio 2015) nel caso in cui la stessa causa penda contemporaneamente dinanzi ai giudici di due diversi Stati membri il giudice successivamente adito è, innanzi tutto, obbligato a sospendere il giudizio innanzi a sé fin tanto che non risulti accertata la competenza (giurisdizionale) del giudice preventivamente adito e, poi, a declinare la propria giurisdizione nel caso in cui, appunto, il giudice preventivamente adito si sia ritenuto fornito di giurisdizione.

Ferma la ritenuta esistenza di un rapporto di identità europeo iure tra la causa francese e quella di accertamento negativo instaurata in Germania, il dubbio interpretativo rimesso dai giudici tedeschi alla Corte di Giustizia era il seguente: se, ai fini della individuazione del giudice preventivamente adito, potesse e dovesse tenersi conto, nel caso di specie, della data in cui era stato instaurato il procedimento di istruzione preventiva cui poi aveva fatto seguito il giudizio “ordinario” di merito che sul risultato di quel procedimento era venuto a fondarsi, ovvero se dovesse darsi esclusivo rilievo alle date di instaurazione dei due giudizi di merito in rapporto di litispendenza.

Nel primo caso, infatti, il giudice preventivamente adito avrebbe dovuto dirsi quello francese il quale, ancorché adito con la causa di merito in una data successiva a quella in cui risultava iniziata la speculare causa tedesca di accertamento negativo, avrebbe potuto giovarsi della possibilità di far retroagire gli effetti della pendenza della lite innanzi a lui al momento di deposito del ricorso per la richiesta del provvedimento di istruzione preventiva; nel secondo caso, invece, sarebbe stato il giudice tedesco a dover essere considerato preventivamente adito, con conseguente obbligo di sospensione in capo al giudice francese.

La Corte di Giustizia ha risolto il dubbio affermando il principio in virtù del quale l’articolo 27, paragrafo 1, e l’articolo 30, punto 1, del regolamento (CE) n. 44/2001 (oggi, rispettivamente, art. 29 e 32 del Reg. 1215/2012) devono essere interpretati nel senso che, in caso di litispendenza, la data di avvio di un procedimento volto a ottenere una misura istruttoria prima del processo non può costituire la data in cui «è considerato adito», ai sensi di detto articolo 30, punto 1, un giudice chiamato a statuire su una domanda nel merito, presentata nello stesso Stato membro in seguito al risultato di detta misura.

La Corte, dunque, ha escluso, in ragione della riconosciuta autonomia tra procedimento di istruzione preventiva e “successivo” giudizio di merito in cui vuol “spendersi” il risultato istruttorio colà attinto, che la pendenza della lite possa in tali casi farsi risalire al momento in cui si è dato avvio a tale procedimento ante causam; al contrario, a rilevare per determinare la prevenzione di una lite rispetto all’altra sarà sempre, anche in siffatte ipotesi, il raffronto tra le due diverse date in cui siano state instaurate le due cause di merito in rapporto di identità europeo iure.

La decisione presenta un indubbio interesse pratico anche per il nostro ordinamento in quanto il principale argomento utilizzato dalla Corte di Giustizia per negare rilevanza al precedente procedimento di istruzione preventiva di cui all’art. 145 code de procédure civile in ordine all’individuazione del momento determinante della pendenza della lite – ossia, ed in buona sostanza, il fatto che tra tale procedimento di istruzione preventiva francese ed il giudizio di merito vi sia una marcata autonomia, tale cioè da far escludere che il primo e l’altro costituiscano un’unitaria vicenda processuale – ben può giustificare la medesima conclusione allorché, ad es., un giudizio italiano sia stato preceduto dall’audizione di un tese a futura memoria, oppure dall’espletamento di una consulenza tecnica d’ufficio (ai sensi dell’art. 696, o anche dell’art. 696-bis c.p.c.).

La decisione della Corte di Giustizia, proprio in quanto fondata sul carattere “autonomo” del procedimento di istruzione preventiva francese e sulla “netta cesura esistente tra il procedimento probatorio, da un lato, e l’eventuale procedimento nel merito, dall’altro”, non sembrerebbe, invece, poter essere utilmente evocata per risolvere il (diverso) caso in cui, ad es., la causa di merito sia stata preceduta da un provvedimento cautelare vero e proprio, ossia da un provvedimento che, pur eventualmente autonomo dal punto di vista strutturale, presenta comunque un indubbio collegamento funzionale con la successiva tutela dichiarativa. E rispetto a tale situazione val la pena di ricordare come, da noi, la Suprema Corte abbia avuto modo di affermare, assai di recente, proprio l’opposto principio per cui “in caso di accoglimento della domanda cautelare proposta ante causam, seguito da rituale inizio del giudizio di merito, ai fini dell’individuazione del giudice preventivamente adito ai sensi dell’art. 39 c.p.c. deve tenersi conto della data di instaurazione del procedimento cautelare e non del processo di merito” (Cass. civ., sez. VI, 9 giugno 2015, n. 11949, in Riv.dir.proc. con nota, critica, di G. Guarnieri, Provvedimento cautelare ante causam, litispendenza e individuazione del giudice competente per il merito: vecchi e nuovi prodigi dalla lampada di Aladino).

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