Se la banca transige sul debito principale è contrario a buona fede segnalare il garante per la differenza senza neppure interpellarlo

Pone in essere un comportamento contrario ai canoni di buona fede e correttezza la banca che, dopo aver raggiunto un accordo transattivo con il debitore principale, segnala alla centrale rischi il nominativo di un cliente garante per un importo pari alla differenza tra il debito originario e la somma transatta

Di Fabio Valerini -

T. Roma 27 gennaio 2017

Il Tribunale di Roma, riformando in sede di reclamo l’ordinanza di prime cure che aveva rigettato la domanda della parte ricorrente, ha ordinato la cancellazione della segnalazione del nominativo di un cliente dalla centrale rischi.

Nel caso di specie la banca aveva effettuato la segnalazione del nominativo di un soggetto che rivestiva il ruolo di garante quando, però, il rapporto con il debitore principale era stato definito attraverso una transazione.

Ciò nonostante la banca aveva ritenuto di segnalare  <<a sofferenza>> il nominativo del garante per un importo pari alla differenza tra il debito originario e la somma transatta.

Il garante prende conoscenza della segnalazione nel momento in cui chiedeva, invano, un finanziamento: senza successo perchè <<il proprio nominativo era stato segnalato nella centrale rischi quale datrice di ipoteca in relazione ad un prestito assunto dal padre e successivamente estinto con ampia quietanza liberatoria da parte della banca>>.

Decide, quindi, di  proporre ricorso d’urgenza ex art. 700 c.p.c. chiedendo la cancellazione della propria segnalazione nella centrale rischi.

La tesi della parte ricorrente era fondata sulla constatazione che, sebbene avesse effettivamente prestato una garanzia, il debitore principale aveva raggiunto un accordo transattivo e, soprauttto, la banca non aveva mai interpellato la parte,poi, segnalata chiedendo un pagamento.

La tesi della banca convenuta era fondata, viceversa, sulla legittimitàdella segnalazione perché, rispetto ad un debito originario di 150.000 euro, l’obbligato principale (e, cioè, il padre della parte ricorrente) aveva corrisposto soltanto 110.000 euro, non già a titolo di transazione, ma a seguito di remissione del debito.

Il Tribunale di Roma, in sede di reclamo, ritiene di dover qualificare l’accordo raggiunto tra il debitore principale e la banca come transazione e non già come remissione parziale di debito ex art. 1236 c.c.

Da qui l’affermazione secondo cui vi sarebbe <<l’impossibilità di operare una segnalazione di rischio nel momento in cui il credito è stato rimborsato dal debitore o da terzi anche a seguito di accordo transattivo liberatorio come è avvenuto nel caso concreto>>.

Affermazione che, per il Tribunale, sarebbe fondata sulla lettura della  Circolare n. 139 dell’11 febbraio 1991 e ss.mm.ii. della Banca d’Italia recante Istruzioni agli intermediari creditizi sulla centrale richi.

In quel testo è previsto che <<la segnalazione di una posizione di rischio non è più dovuta quando: – il credito viene rimborsato dal debitore o da terzi, anche a seguito di accordo transattivo liberatorio, di concordato preventivo o di concordato fallimentare remissorio; rimborsi parziali del credito comportano una corrispondente riduzione dell’importo segnalato>>.

Inoltre, per il Tribunale di Roma la banca non aveva interpellato preventivamente il garante in quanto la banca è tenuta  a informare il cliente che sta per segnalare, per la prima volta, alla centrale rischi il suo nominativo.

Da qui l’accoglimento della richiesta di provvedimento d’urgenza disposto dal Tribunale in quanto – con riferimento al fumus boni juris –  la segnalazione del nominativo alla centralre rischi appare <<fondata su una chiara violazione regolamentare ed oltre a ciò sulla violazione dell’elementare obbligo di buona fede che impone la salvaguardia della posizione giuridica della controparte>>.

Con riferimento, infine, al periculum in mora, il Tribunale ha ritenuto che, in casi come questi, deve essere ritenuto in re ipsa in quanto <<la segnalazione di un soggetto quale cattivo pagatore comporta quale effetto automatico la preclusione per lo stesso all’accesso al credito (ed in alcuni casi la revoca degli strumenti di pagamento)>>.