IL DIRITTO ALLA PROVA NELLA MATERIA LAVORISTICA

Il diritto alla prova rende legittima la produzione di documenti potenzialmente idonei a ledere la riservatezza del lavoratore qualora tale produzione documentale sia necessaria per l’esercizio del diritto alla prova medesimo e qualora la predetta lesione sia proporzionata al fine perseguito.

Di Federica Porcelli -

 Cour de cassation, civile,Chambre sociale, 9 novembre 2016, 15-10.203

La Sezione lavoro della Corte di cassazione francese torna ad affrontare il tema del diritto alla prova e della conciliabilità di tale diritto con il diritto alla riservatezza delle parti in un caso in cui un sindacato aveva prodotto in giudizio documenti relativi al computo dell’orario di lavoro, contratti di lavoro e “bollettini degli impiegati” al fine di dimostrare l’inosservanza da parte del datore di lavoro delle regole relative al riposo domenicale.

Giova rammentare che il diritto alla prova è stato per la prima volta riconosciuto da Cass. civ., 1re, 5 avr. 2012, n° 11-14.177, che, oltre ad averne ravvisato il fondamento positivo nell’art. 9 CPC e negli artt. 6 e 8 CEDU, ne ha tuttavia delineato anche un duplice limite di applicabilità. In particolare, la Suprema Corte richiede la sussistenza del requisito dell’indispensabilità della prova (di cui si lamenta la mancata ammissione) ai fini dell’esercizio del diritto alla prova medesimo e del requisito della proporzionalità di tale diritto ai contrapposti interessi in causa.

Con riferimento alla questione della conciliabilità del diritto alla prova con il diritto alla riservatezza delle parti, i massimi giudici hanno recentemente assunto posizioni contrastanti. In quest’ordine di idee, se Cass. 1re civ., 10 septembre 2014, n. 13-22612 ha escluso che la produzione di un rapporto di un detective potesse ledere il diritto alla riservatezza ed ha ritenuto necessario garantire il diritto alla prova; diversamente, Cass., 1re civ., 4 juin 2014, n. 12-21244 ha invece stabilito che il diritto alla prova subisce una limitazione a fronte del carattere assoluto del dovere di riservatezza del notaio, con la conseguente legittimità delle decisioni di merito che escludano la produzione di documenti coperti dal segreto professionale.

Ebbene, la decisione segnalata ha affermato che il diritto alla prova rende legittima la produzione di documenti potenzialmente idonei a ledere la riservatezza del lavoratore qualora tale produzione documentale sia necessaria per l’esercizio del diritto alla prova medesimo e qualora la predetta lesione sia proporzionata al fine perseguito. Con tale pronuncia, la Corte di cassazione non solo ammette l’esistenza del diritto alla prova nell’ambito della materia lavoristica e non solo specifica il significato del requisito della proporzionalità del diritto alla prova alla riservatezza, ma addirittura alleggerisce il requisito dell’indispensabilità della prova all’esercizio del diritto alla prova medesimo, ritenendo invece sufficiente che la prova (lesiva del diritto alla riservatezza) sia necessaria all’esercizio del diritto alla prova. Nella specie e per quanto concerne la specificazione del requisito della proporzionalità, la Sezione lavoro esige che la prova sia raccolta in modo regolare (e quindi non illecitamente) e che la stessa sia funzionale ad assicurare l’effettività del diritto sostanziale controverso (i.e. l’interesse collettivo dei lavoratori a veder rispettate le regole relative al riposo domenicale). Per quanto concerne, invece, il requisito della necessarietà (e non più dell’indispensabilità) della prova, la Corte di legittimità par aver preso in considerazione la posizione di debolezza del lavoratore e optato per una soluzione atta a sopperire allo squilibrio delle posizioni sostanziali e processuali delle parti litiganti.