Il coro dei tifosi che reclamano giustizia per i propri diritti è stato finalmente ascoltato, o così pare: arrivano le LL. nn. 31 e 86/2019

Di Ilaria Rosati -

1. Il nuovo organo consultivo previsto dall’art. 4 della L. n. 86/2019

Il 31 agosto 2019 è entrata in vigore la legge 8 agosto 2019, n. 86, recante “Deleghe al Governo e altre disposizioni in materia di ordinamento sportivo, di professioni sportive nonché di semplificazione[1].

Il legislatore delegante, dunque, ha affidato all’organo esecutivo la realizzazione, attraverso l’adozione di una serie di decreti attuativi[2], di una riforma organica dello sport e della sua organizzazione[3].

Gli aspetti che dovranno essere disciplinati dal Governo rivelano l’importanza di tale riforma: dal nuovo ruolo assegnato al CONI, il quale, d’ora in poi, dovrà limitarsi al ‘governo dell’attività olimpica[4] e alle sue articolazioni territoriali che svolgeranno esclusivamente ‘funzioni di rappresentanza istituzionale’; alla piena autonomia gestionale e contabile riconosciuta alle federazioni sportive nazionali, alle discipline sportive associate, agli enti di promozione sportiva e alle associazioni benemerite rispetto al CONI (art. 1, co. 1, lett. d), i) e l)).

A ciò si aggiunga la trasformazione, operata dalla L. n. 145/2018 (legge di bilancio per il 2019), dell’agenzia ‘CONI Servizi S.p.A.’ in ‘Sport e Salute S.p.A.’ che diventa «l’autonomo motore di gestione e finanziamento delle attività sportive professionali, dilettantistiche e scolastiche di ogni ordine e grado in Italia»[5], rendendosi del tutto indipendente dal Comitato olimpico[6].

Dei dieci articoli che formano il corpus della L. n. 86/2019, alcuni contengono le deleghe che il Governo dovrà attuare (artt. 5, 6, 7 e 9); altri dettano, invece, disposizioni prescrittive (artt. 2, 3, e 10).

Ebbene, tra le disposizioni immediatamente precettive bisogna includere anche quella prevista dall’articolo 4, rubricato “Organi consultivi per la tutela degli interessi dei tifosi”, secondo cui: “1. All’articolo 10 della legge 23 marzo 1981, n. 91[7], dopo il sesto comma sono inseriti i seguenti:

«Negli atti costitutivi delle società sportive di cui al primo comma è prevista la costituzione di un organo consultivo che provvede, con pareri obbligatori ma non vincolanti, alla tutela degli interessi specifici dei tifosi. L’organo è formato da non meno di tre e non più di cinque membri, eletti ogni tre anni dagli abbonati alla società sportiva, con sistema elettronico, secondo le disposizioni di un apposito regolamento approvato dal consiglio di amministrazione della stessa società, che deve stabilire regole in materia di riservatezza e indicare le cause di ineleggibilità e di decadenza, tra le quali, in ogni caso, l’emissione nei confronti del tifoso di uno dei provvedimenti previsti dall’articolo 6 della legge 13 dicembre 1989, n. 401[8], o dal codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, ovvero di un provvedimento di condanna,

anche con sentenza non definitiva, per reati commessi in occasione o a causa di manifestazioni sportive. Sono fatti salvi gli effetti dell’eventuale riabilitazione o della dichiarazione di cessazione degli effetti pregiudizievoli ai sensi dell’articolo 6, comma 8 -bis, della citata legge n. 401 del 1989. L’organo consultivo elegge tra i propri membri il presidente, che può assistere alle assemblee dei

soci.

Le società sportive professionistiche adeguano il proprio assetto societario alle disposizioni di cui al settimo comma entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione».

Dunque, il legislatore delegante ha sancito la nascita di un organo consultivo del tutto nuovo[9], che presenta, nel contempo, alcune peculiarità: è composto da membri (da 3 a 5) eletti, con sistema elettronico, dagli abbonati alla società sportiva professionistica di cui farà parte e avrà il compito di fornire pareri obbligatori ma non vincolanti finalizzati alla tutela degli interessi specifici dei tifosi.

Per di più, il presidente dell’organo, eletto da e tra i propri membri, potrà assistere alle assemblee dei soci.

È certamente un cambio di passo evidente rispetto al passato.

In base alla nuova normativa, non solo dovranno essere individuate forme e condizioni di azionariato e altri strumenti di partecipazione popolare per le società sportive professionistiche (ex art. 1, co. 1, lett. n)), ma gli interessi specifici dei tifosi potranno esser fatti valere direttamente dinanzi a tali società mediante l’attività consultiva del nuovo organo di cui all’articolo 4.

A tal proposito, come già anticipato, il presidente potrà addirittura assistere alle assemblee dei soci; potrà seguire, cioè, lo svolgimento delle attività deliberative della società e conoscere il contenuto delle decisioni più rilevanti.

Non possono essere sottaciute le carenze che, prima facie, emergono dal testo; si pensi alla genericità dell’espressione “interessi specifici dei tifosi” che non chiarisce in alcun modo l’oggetto della tutela richiesta oppure al silenzio circa le conseguenze che dovrebbero verificarsi in caso di mancato adeguamento, da parte delle società sportive professionistiche, del proprio assetto societario (entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione).

Nonostante ciò, appare evidente che il tema della tutela degli interessi dei tifosi, affrontato anche in passato[10], diventa oggi centrale. Le società sportive professionistiche non possono rifiutarsi di ascoltare le istanze e le proposte provenienti dai loro sostenitori.

Ed è per questa ragione che sorge una domanda fondamentale alla quale si tenterà di dare in questa sede, per quanto possibile, una risposta: ci saranno nuove forme di tutela di tali interessi?

E se sì, chi sarà legittimato ad agire in giudizio? E quale sarà il procedimento da seguire?

2. Verso una nuova tutela degli interessi dei tifosi: le risposte del giudice ordinario e del legislatore processuale civile

Prima di ricostruire la disciplina processualistica operante in materia di tutela degli interessi specifici dei tifosi, è necessario un intervento chiarificatore preliminare intorno alla posizione giuridica assunta dai medesimi nei confronti dei propri club.

Perché mai un tifoso dovrebbe avanzare una qualche pretesa verso la società sportiva supportata?

Per capirlo, basta richiamare una delle fattispecie più ricorrenti in quest’ambito: il diritto al rimborso del singolo biglietto (cd. titolo di accesso) o dell’abbonamento che spetterebbe al sostenitore qualora la Giustizia sportiva, nel condannare la società ritenuta “direttamente, oggettivamente o presuntamente responsabile”[11] delle violazioni accertate, disponesse come sanzione l’obbligo di disputare una o più gare con uno o più settori privi di spettatori oppure l’obbligo di disputare una o più gare a porte chiuse[12].

Marco Gagliardi, ufficio legale Movimento Consumatori, ha recentemente riportato, sul mensile dei consumatori, la domanda rivolta al loro sportello di Torino da un gruppo di tifosi della Juventus, nel gennaio 2018, pochi giorni dopo la decisione della Giustizia sportiva di chiudere per un turno la curva sud, come sanzione accessoria alla condanna per responsabilità oggettiva della società per i fatti legati alla violazione del divieto di cessione di biglietti alle frange di ultras: “Perché noi che non abbiamo colpe non solo non possiamo andare allo stadio, ma non abbiamo neanche diritto al rimborso dell’abbonamento?[13]

Di questa domanda l’associazione si è fatta portatrice, arrivando a contattare la società torinese con un’infinità di pec che dimostrassero la delusione dei tanti tifosi danneggiati. Ma vi è di più.

Allargando lo sguardo, ci si è accorti che molte altre società calcistiche di serie A prevedevano nei loro contratti vere e proprie clausole vessatorie, tanto da spingere il Movimento Consumatori ad inviare diffide e ad avviare azioni inibitorie collettive nei loro confronti.

Nella stessa direzione si è mossa l’Antitrust che, il 7 gennaio scorso, ha aperto nove procedimenti nei riguardi di Atalanta, Cagliari, Genoa, Inter, Lazio, Milan, Juventus, Roma e Udinese[14], con l’obiettivo, spiega la stessa Autorità, di «valutare la possibile vessatorietà di alcune clausole contenute nelle condizioni generali di contratto relative all’acquisto dell’abbonamento annuale e del biglietto per la singola partita».

Si tratterebbe di clausole vessatorie perché, non riconoscendo il diritto dei consumatori/tifosi ad ottenere il rimborso di quota parte dell’abbonamento o del singolo titolo di accesso in caso di chiusura dello Stadio o di parte dello stesso – oppure ad ottenere il rimborso del titolo di accesso per la singola gara in caso di rinvio dell’evento (sia per fatti imputabili alla società, sia quando tale circostanza prescinda dalla responsabilità di quest’ultima) o, infine, a conseguire il risarcimento del danno qualora tali eventi siano direttamente imputabili alla società –, escluderebbero o limiterebbero la responsabilità delle società di calcio e, dunque, introdurrebbero un significativo squilibrio a carico dei consumatori nelle prestazioni contrattuali.

La conferma è arrivata dal Tribunale civile di Roma (sezione XVI) con l’ordinanza 24 giugno 2019[15].

Il giudice monocratico è stato adito dall’associazione Movimento Consumatori che ha proposto ricorso, ai sensi dell’art. 702 bis c.p.c., avverso la S.S. Lazio s.p.a., chiedendo di accertare l’illegittimità della clausola C) delle condizioni contrattuali di abbonamento predisposte dalla società, in quanto lesiva della normativa a tutela dei consumatori, e conseguentemente di inibirne l’inserimento nei contratti stipulati (nella stagione calcistica 2018/2019) e stipulandi.

Tale clausola prevede che: “In caso di squalifica dello Stadio Olimpico di Roma, nonché di obbligo di disputare partite a porte chiuse e/o eventuali riduzioni di capienza dell’impianto o chiusure di settori disposte per legge, regolamenti o da altro atto o provvedimento di autorità pubbliche o sportive (inclusi, tra queste, gli organi di giustizia sportiva) il titolare non ha diritto al rimborso, neanche pro quota, del costo di abbonamento, salvo che la chiusura non derivi da responsabilità diretta per dolo o colpa grave della S.S. Lazio, accertata con sentenza dell’autorità giudiziaria passata in giudicato. Le spese di trasferta, nel caso di squalifica dello Stadio Olimpico di Roma, saranno in ogni caso a carico del titolare dell’abbonamento”.

Ebbene, il tribunale ha riconosciuto in queste previsioni negoziali il carattere della vessatorietà, poiché «si pongono in chiaro contrasto con l’art. 33, 2° comma lett. b) CdC[16] in quanto volte ad escludere o limitare i diritti del consumatore in caso di inadempimento della società sportiva resistente».

Compressione dei diritti ritenuta evidente dal giudice «se si considera che in caso di mancata fruizione di uno o più eventi sportivi per ragioni indipendenti dalla sua sfera di controllo ciascun abbonato può ottenere la restituzione della quota di prezzo pagata per la singola gara alla quale non ha assistito», così come desunto dall’art. 1464 c.c.[17]

Per di più, la responsabilità della società calcistica viene limitata ulteriormente perché, in primis, si subordina il diritto al rimborso all’accertamento giudiziale costringendo, così, il consumatore che vuol far valere i propri diritti ad agire in giudizio. E poi perché, circoscrivendo l’imputabilità dell’inadempimento alle sole ipotesi di dolo o colpa grave, si deroga al disposto dell’art. 1218 c.c.[18], comprimendo anche il diritto al risarcimento dei danni patiti dagli abbonati[19].

Allo stesso modo è da considerare nulla l’ultima parte della clausola, laddove si esclude in assoluto la possibilità di rimborso delle spese di trasferta in caso di squalifica dello Stadio Olimpico di Roma, determinando l’annullamento del diritto dei consumatori a vedersi risarciti i possibili danni connessi all’eventuale responsabilità contrattuale della società, ancora una volta in violazione dell’art. 1218 c.c.

Per questi motivi il Tribunale capitolino ha accolto in toto la domanda avanzata dal Movimento Consumatori e, di conseguenza, ha dichiarato la nullità della predetta clausola C) e ne ha inibito l’uso alla parte resistente[20].

L’ordinanza del 24 giugno 2019 non può che essere salutata positivamente perché, come è stato autorevolmente sostenuto, «ha fatto venir meno l’effetto perverso di ribaltare sul consumatore di spettacoli sportivi le conseguenze negative della responsabilità oggettiva della società»[21].

Questa vicenda processuale si rivela particolarmente utile all’analisi che si sta conducendo per due ordini di ragioni: innanzitutto per il riconoscimento del tifoso, parte debole del rapporto, quale consumatore vero e proprio[22]; e poi per la scelta della parte ricorrente, l’associazione Movimento Consumatori, di agire in giudizio esercitando un’azione inibitoria collettiva ex art. 140 del Codice del consumo.

In alternativa, considerando già il tifoso come un consumatore, avrebbe potuto ricevere da questi apposito mandato così da poter esperire un’azione di classe ex art. 140 bis del medesimo codice, come forma di tutela restitutoria e/o risarcitoria.

È su quest’ultimo aspetto che bisogna porre l’attenzione.

Recentemente, infatti, il legislatore è intervenuto in materia di azione di classe, riformando totalmente la disciplina consumeristica e prevedendo un procedimento collettivo del tutto nuovo: ciò è accaduto con l’approvazione della legge 12 aprile 2019, n. 31 (G.U. 18 aprile 2019, n. 92) recante “Disposizioni in materia di azione di classe[23].

Il segno più evidente di questa radicale trasformazione sta nella collocazione sistematica dell’istituto, che viene “trasferito” dal Codice del consumo all’interno del Codice di procedura civile, mediante l’inserimento nel Libro IV del nuovo Titolo VIII-bis, rubricato “Dei procedimenti collettivi” e costituito dagli articoli 840 bis-840 sexiesdecies (art. 1 della legge n. 31/2019).

L’azione seriale diventa, così, una vera e propria azione di diritto comune; un rimedio a vocazione generale non più astretto entro il codice del consumo; uno strumento dalla portata generale ed universale.

Recitano i primi due commi del novello art. 840 bis c.p.c.: “I diritti individuali omogenei[24] sono tutelabili anche attraverso l’azione di classe, secondo le disposizioni del presente titolo.

A tale fine, un’organizzazione o un’associazione senza scopo di lucro i cui obiettivi statutari comprendano la tutela dei predetti diritti o ciascun componente della classe può agire nei confronti dell’autore della condotta lesiva[25] per l’accertamento della responsabilità e per la condanna al risarcimento del danno e alle restituzioni. Ai fini di cui al periodo precedente, ferma la legittimazione di ciascun componente della classe, possono proporre l’azione di cui al presente articolo esclusivamente le organizzazioni e le associazioni iscritte in un elenco pubblico istituito presso il Ministero della giustizia”.

Si verifica, dunque, un notevole ampliamento della platea dei soggetti muniti della legittimatio ad causam.

Innanzitutto, potrà agire in giudizio ‘ciascun componente della classe’, da intendersi non più (ed unicamente) come consumatore/utente; bensì come qualunque soggetto, persona fisica o giuridica, che, affermandosi titolare di un diritto individuale omogeneo che si assume leso, domanda le restituzioni e/o il risarcimento del danno subito. Ergo, chiunque[26].

Ecco, prendendo come esempio la causa che ha coinvolto la S.S. Lazio, si potrebbe immaginare, prossimamente, un’azione di classe proposta direttamente da un tifoso nei confronti della società sportiva supportata, al fine di ottenere, in tutti i casi di responsabilità della stessa, il rimborso del biglietto o dell’abbonamento oppure il risarcimento del danno?

La risposta non può che essere affermativa. Non va dimenticato, inoltre, che il nuovo giudizio di classe consente a tutti i soggetti interessati dall’illecito (nel nostro caso gli altri tifosi), che non hanno esercitato per primi l’azione seriale, di aderire alla medesima in due momenti del procedimento: dopo la declaratoria di ammissibilità della domanda originaria o, addirittura, dopo la pronuncia della sentenza di accoglimento[27].

Va aggiunto, a parer mio, un altro tassello: l’art. 4, co. 1, l. n. 86/2019, di cui abbiamo parlato, non a caso, all’inizio. In base a questa nuova disposizione, si rammenta che le società sportive professionistiche devono prevedere nei loro atti costitutivi la costituzione di un organo consultivo chiamato a fornire pareri obbligatori, ma non vincolanti, per la tutela degli interessi specifici dei tifosi. L’organo, formato da 3 a 5 membri, elegge tra gli stessi il proprio presidente, il quale ha la facoltà di assistere alle assemblee dei soci. Anch’egli allora, in qualità di “rappresentante” della tifoseria, potrà esperire l’azione di classe ex art. 840 bis c.p.c.?

A meno che non si tratti di un tifoso titolare di un diritto individuale omogeneo che risulta leso dalla condotta posta in essere dalla società, non potrà farlo.

La legittimatio ad causam di costui non è prevista dalle nuove normative che stiamo esaminando e nemmeno da altre disposizioni di legge; non si può richiamare, cioè, l’art. 81 c.p.c. che disciplina l’istituto della sostituzione processuale per la quale è necessaria l’espressa previsione di legge[28].

È ammessa, senz’altro, la legittimazione processuale rappresentativa volontaria: teoricamente il tifoso danneggiato potrebbe conferire al presidente dell’organo consultivo (come, del resto, a chiunque altro) il potere di stare in giudizio, in suo nome e per suo conto, ai sensi dell’art. 77 c.p.c.[29]

Ma, tenendo a mente il ruolo che il legislatore ha attribuito a quest’organo, ossia quello di fornire pareri, è più coerente immaginare che esso, d’ora in poi, diventerà il punto di riferimento (nonché il tramite) per tutte quelle organizzazioni e associazioni senza scopo di lucro che mirano a tutelare i diritti individuali omogenei, anche dei tifosi (come il Codacons o il Movimento Consumatori).

Difatti, il 2° comma dell’art. 840 bis c.p.c. consente a tali enti di esperire la nuova azione di classe, conservando in queste ipotesi, come aveva fatto il codice del consumo, una legittimazione ad agire anche collettiva.

A tal proposito, urge però fare due notazioni: in primo luogo, potranno agire in giudizio soltanto quelle organizzazioni e quelle associazioni senza scopo di lucro che, oltre a comprendere tra i propri obiettivi statutari la tutela dei predetti diritti, risulteranno iscritte in un elenco pubblico istituito presso il Ministero della giustizia[30].

Secondariamente, qualora il giudice adìto dovesse accogliere la domanda per l’azione di classe, sarebbe tenuto soltanto ad accertare che il resistente, con la condotta addebitatagli, ha leso diritti individuali omogenei (ex art. 840 sexies, co. 1, lett. b), c.p.c.). La pronuncia sarebbe meramente dichiarativa poiché, in questi casi, la parte ricorrente non corrisponde al soggetto che ha subito effettivamente un pregiudizio economico o che ha effettuato un pagamento privo di causa giustificatrice[31].

Ciò significa che i tifosi continueranno a beneficiare, seppur con le limitazioni appena viste, dell’attività degli enti, altro canale fondamentale per la tutela dei loro interessi.

E, come se non bastasse, il legislatore del 2019 ha riformato anche l’azione inibitoria collettiva, prima disciplinata dall’art. 140 cod. cons.[32], realizzando lo stesso ampliamento previsto per l’azione di classe.

Dispone, infatti, il 1° comma del nuovo art. 840 sexiesdecies, che: “Chiunque[33] abbia interesse alla pronuncia di una inibitoria di atti e comportamenti, posti in essere in pregiudizio di una pluralità di individui o enti, può agire per ottenere l’ordine di cessazione o il divieto di reiterazione della condotta omissiva o commissiva. Le organizzazioni o le associazioni senza scopo di lucro i cui obiettivi statutari comprendano la tutela degli interessi pregiudicati dalla condotta di cui al primo periodo sono legittimate a proporre l’azione qualora iscritte nell’elenco di cui all’articolo 840-bis, secondo comma”.

Addirittura è ammessa la proposizione congiunta delle due azioni collettive purché il giudice disponga «la separazione delle cause», come chiarito dall’8° comma dell’art. 840 sexiesdecies c.p.c.

3. Considerazioni conclusive

Le recenti riforme che qui sono state prese in considerazione dimostrano un’attenzione sempre crescente del nostro legislatore agli interessi specifici dei tifosi, quali soggetti contraenti deboli. Dunque, abbisognevoli di un sistema di tutele rafforzate.

E l’ordinanza del 24 giugno 2019, emessa dalla sezione sedicesima del Tribunale civile di Roma, così come i procedimenti istruttori avviati dall’Antitrust, il 7 gennaio scorso, contro nove società di calcio di serie A, ne costituiscono una prova ulteriore.

D’altronde gli eventi che possono intaccare lo svolgimento regolare delle competizioni sportive sono, a volte, imprevisti ed insuperabili.

Si pensi all’attuale emergenza epidemiologica causata dal virus cd. Covid-19 che ha costretto il Governo, dapprima, a sospendere gli eventi e le competizioni sportive di ogni ordine e disciplina nei comuni delle regioni più colpite (Lombardia, Veneto, Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna), consentendoli soltanto a porte chiuse e al di fuori della cd. zona rossa del contagio (dove il divieto era assoluto). E, successivamente, a decretare lo stop generale del mondo dello sport[34].

Si è posta, a quel punto, la questione dei rimborsi dei biglietti o degli abbonamenti acquistati: ne hanno diritto i tifosi in tutti i casi in cui le partite di calcio, per esempio, si sono giocate a porte chiuse o, addirittura, sono state rinviate a data da destinarsi?

Come ha sostenuto il presidente dell’associazione Unione Nazionale Consumatori, Massimiliano Dona: “Se un evento sportivo viene rinviato, il tifoso in possesso di un biglietto ha diritto al rimborso del singolo titolo di accesso (mentre l’abbonato userà il suo diritto di accesso nella data in cui l’evento si svolgerà effettivamente, senza diritto a rimborsi), se invece per l’evento si stabilisce lo svolgimento a porte chiuse, allora non solo va rimborsato il singolo biglietto, ma anche per il tifoso abbonato scatta il diritto alla restituzione di una quota parte dell’abbonamento stesso. Il fatto che la decisione sia stata presa dal Governo, fa sì che non scatti anche il diritto al risarcimento del danno, essendo tale situazione non imputabile agli organizzatori dell’evento, ma certo i tifosi hanno diritto ad essere rimborsati del prezzo del biglietto. E’ un diritto sacrosanto del consumatore pagare solo a condizione di poter assistere alla competizione sportiva (anche perché, altrimenti, saremmo in presenza di un indebito arricchimento da parte delle società sportive). Vale per ogni tipo di spettacolo, dai concerti al cinema[35].

Eppure ci sono alcune società che non si sono attivate in tal senso, come dimostra il caso della partita Juventus-Inter, giocata il 1° marzo a porte chiuse, rispetto alla quale la Juventus ha dichiarato in una nota di star valutando iniziative a favore degli acquirenti dei titoli di accesso, senza pronunciarsi chiaramente sui rimborsi degli stessi o della quota parte dell’abbonamento[36].

Dunque, anche in presenza di un evento così grave ed eccezionale, i diritti dei tifosi faticano ad essere riconosciuti e soddisfatti.

Il cammino per una piena affermazione degli stessi è ancora lungo; ma le novità introdotte vanno difese strenuamente, nonostante le difficoltà[37] e le possibili proroghe[38], perché la direzione intrapresa è certamente quella più “iusta”.

 

[1]     La L. n. 86/2019 deriva dal disegno di legge (A.C.1603) presentato dal Governo il 15 febbraio 2019, su iniziativa del Presidente del Consiglio di concerto con alcuni ministri, come collegato alla manovra di finanza pubblica (L. n. 145/2018). Il testo su cui è stata chiamata a pronunciarsi, in primis, la Camera dei Deputati è, però, quello risultante dallo stralcio, disposto dal Presidente della Camera e comunicato all’Assemblea il 12 marzo 2019, degli articoli da 6 a 11, recanti disposizioni per il contrasto della violenza in occasione di manifestazioni sportive.

Dopo aver ottenuto l’approvazione della Camera dei deputati il 27 giugno 2019 (atto n. 1603-bis) e del Senato della Repubblica il 6 agosto 2019 (atto n. 1372), la legge è stata promulgata dal Presidente della Repubblica l’8 agosto e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 191 del 16 agosto, per entrare in vigore il successivo 31 agosto.

[2]     Le deleghe dovranno essere esercitate entro 12 mesi dall’entrata in vigore della legge de quo, previa intesa con la Conferenza Stato-regioni o, in alcuni casi, con la Conferenza unificata, e previo parere delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari. Quando il decreto legislativo sarà entrato in vigore, nei 24 mesi successivi a tale data sarà possibile adottare decreti integrativi e correttivi, con la stessa procedura e nel rispetto dei medesimi principi e criteri direttivi.

[3]     P. SANDULLI, Note a prima lettura del disegno di legge n. 1603/2019 in tema di riordino dell’ordinamento sportivo, in Riv. Dir. Ec. Sport, Vol. XV, Fasc. 1, 2019, p. 48. L’A. sottolinea che: “[…] la ricerca di un quadro organico e ben ponderato è auspicabile e va incoraggiata, nella speranza che essa possa correggere soluzioni estemporanee che, nel tempo, sono intervenute, talvolta stratificandosi tra loro e offrendo all’interprete difficili chiavi di lettura”.

[4]     Subito dopo viene precisato, infatti, che il legislatore delegato sarà chiamato a «confermare, in coerenza con quanto disposto dalla Carta olimpica, la missione del CONI di incoraggiare e divulgare i principi dell’olimpismo, in armonia con l’ordinamento sportivo internazionale» (art. 1, co. 1, lett. e)).

[5]     D. RAPACCIUOLO, La riforma italiana dello sport fra critiche, paventate illegittimità, paure e best practices, in Riv. Dir. Ec. Sport, Vol. XV, Fasc. 2, 2019, p. 9.

[6]     Si tenga presente che gli amministratori della società saranno nominati dai ministri competenti e sarà la Corte dei Conti ad assumerne il controllo contabile. Gli amministratori del CONI e delle federazioni sportive, poi, non potranno più sedere nel Consiglio d’Amministrazione dell’agenzia affinché non sorgano conflitti d’interesse nella gestione finanziaria.

Per le criticità, nonchè per gli eventuali risvolti positivi, che la nuova disciplina potrebbe presentare si vedano gli AA. citati nelle note precedenti.

[7]     Recante “Norme in materia di rapporti tra società e sportivi professionisti”. L’art. 10 introduce il Capo II, intitolato “Società sportive e federazioni sportive nazionali”, ed è rubricato “Costituzione e affiliazione”, disciplinando, più nel dettaglio, il processo di formazione delle società sportive legittimate a stipulare contratti con atleti professionisti.

[8]     Si tratta del cd. Daspo nelle manifestazioni sportive, ossia una “misura di prevenzione atipica” che può essere inflitta indipendentemente dalla commissione di un reato, nei confronti non solo di coloro che abbiano preso parte attiva ad episodi di violenza in occasione o a causa di manifestazioni sportive, anche all’estero, ma anche di coloro che siano stati denunciati o condannati, anche con sentenza non definitiva, per una serie di reati, oltre che agli indiziati di reati di terrorismo e di altri reati contro la personalità interna dello Stato e l’ordine pubblico.

Su questa disciplina è recentemente intervenuto il d.l. n. 53/2019 (convertito, con modificazioni, nella l. n. 77/2019) che ha ampliato le ipotesi di applicazione del Daspo.

[9]     È interessante notare che, ad oggi, non si riscontrano nell’ordinamento ipotesi di previsione, in capo alle società, dell’obbligo di dotarsi di organi consultivi (nelle società di capitali non è prevista la presenza obbligatoria di un organo consultivo, né con riferimento al modello societario dualistico né a quello monistico); anche se la presenza di altri organi societari potrebbe essere disposta dallo statuto. È altrettanto vero, però, che, come prescrive l’art. 41, co. 3, Cost., «la legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali».

[10]   Il 27 luglio 2015, infatti, l’on. Mariano Rabino (Scelta Civica) aveva presentato alla Camera dei Deputati una proposta di legge (C. 3255) recante “Modifiche al codice del consumo, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, per l’introduzione della disciplina del rapporto di consumo relativo a manifestazioni sportive”, affinché, come si legge dal testo, «venisse riconosciuto ai sostenitori sportivi uno specifico status giuridico di speciali consumatori, titolari, in quanto tali, di specifici diritti e di specifiche tutele nell’ambito del più generale corpus normativo previsto dal codice del consumo». L’atto è stato assegnato alla VII Commissione Cultura in sede Referente il 3 novembre 2015, e qui si è arenato.

[11]   Si veda l’art. 6 del nuovo Codice di Giustizia Sportiva.

[12]   Art. 8, co. 1, lett. d) e e), nuovo Codice di Giustizia Sportiva.

[13]   M. GAGLIARDI, Campagna abbonamenti seria A: quando si parla di diritti, i tifosi indossano la stessa maglia, «Consumers’ magazine», 1, 2020, p. 8.

[14]   Dopo che le società sportive citate non hanno accolto l’invito che l’AGCM aveva rivolto loro, l’8 maggio 2019, di adottare iniziative volte a rimuovere i profili di criticità delle clausole contrattuali (si tratta delle lettere di “moral suasion”). Differentemente il Parma e il Bologna, in seguito alla richiesta dell’Autorità, hanno modificato le condizioni generali dei loro contratti, rimuovendo i profili di illegittimità prospettati.

[15]   Per un’attenta disamina si veda P. SANDULLI, La responsabilità oggettiva delle società calcistiche non può essere ribaltata sugli abbonati, in Riv. Dir. Ec. Sport, Vol. XV, Fasc. 2, 2019, pp. 161-171.

[16]   In base al quale si presumono vessatorie fino a prova contraria le clausole che hanno per oggetto, o per effetto, di «escludere o limitare le azioni o i diritti del consumatore nei confronti del professionista o di un’altra parte in caso di inadempimento totale o parziale o di adempimento inesatto da parte del professionista».

[17]   L’articolo, rubricato “Impossibilità parziale”, dispone che: “Quando la prestazione di una parte è divenuta solo parzialmente impossibile, l’altra parte ha diritto a una corrispondente riduzione della prestazione da essa dovuta, e può anche recedere dal contratto qualora non abbia un interesse apprezzabile all’adempimento parziale”.

[18]   Secondo cui: “Il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta è tenuto al risarcimento del danno, se non prova che l’inadempimento o il ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile”.

[19]   P. SANDULLI, op. cit., p. 168, ricorda che le sanzioni di squalifica del campo, totale o parziale, discendono dalla responsabilità oggettiva della società per i fatti dei suoi sostenitori; quindi, limitare la risarcibilità ai soli casi di responsabilità diretta (causata da dolo o colpa grave e soltanto nelle ipotesi accertate con sentenza passata in giudicato), equivarrebbe a «nullificare, in concreto, il risarcimento».

[20]   Il giudice, inoltre, come richiesto ab origine dalla parte ricorrente, ha provveduto ad ordinare la pubblicazione del provvedimento sul sito internet ufficiale della S.S. Lazio s.p.a. e sui quotidiani Il Messaggero e Il Corriere dello Sport (entro il 20.07.2019) e ha disposto, in caso di inadempimento a tali obblighi, il pagamento della somma di 1.000 euro per ogni giorno di ritardo rispetto al termine fissato.

[21]   P. SANDULLI, op. cit., precisa che «alla luce della sentenza del Tribunale, l’unica limitazione al risarcimento è legata a quei “tifosi” che con il loro comportamento hanno determinato la sanzione, ma che tale limitazione, per trovare applicazione, comporta un’azione coordinata con le forze dell’ordine che porti alla esatta individuazione dei soggetti responsabili di comportamenti da cui sono derivate le sanzioni».

[22]   M. GAGLIARDI, cit., racconta che, alla richiesta di modificare i propri modelli di condizioni di contratto eliminando le clausole vessatorie, tra le società vi è chi ha risposto: “I tifosi? Non si applica il Codice del consumo, non sono consumatori”.

[23]   Si veda, al riguardo, B. SASSANI, Class action (Commento sistematico alla legge 12 aprile 2019, n. 31), in Quaderni di Judicium, Pacini Editore, Pisa, 2019; C. CONSOLO, La terza edizione della azione di classe è legge ed entra nel c.p.c. Uno sguardo d’insieme ad una amplissima disciplina, in Corr. Giur., n. 6, 2019; C. CONSOLO, M. STELLA , La nuova azione di classe, non più solo consumeristica, in una proposta di legge da non lasciar cadere, in Riv. dir. bancario, n. 12, 2018; L. CAPUTO, M. CAPUTO, La nuova class action (l. 12 aprile 2019, n. 31), ne Il Civilista, Giuffrè, Milano, 2019; P. F. GIUGGIOLI, L’azione di classe. Un nuovo procedimento collettivo, Wolters Kluwer Italia Cedam, Milano, 2019; S. BRAZZINI, P. P. MUIA’, La nuova class action (alla luce della legge 12 aprile 2019, n. 31), Giappichelli Editore, Torino, 2019.

[24]   Possono essere definiti omogenei quei diritti individuali che risultano contraddistinti dalla comunanza degli elementi oggettivi della domanda: petitum (mediato e immediato) e causa petendi. Più nel dettaglio, il requisito dell’omogeneità è soddisfatto in presenza di diritti individuali – alle restituzioni e/o al risarcimento del danno – non necessariamente uguali, ma che originano da un medesimo fatto illecito, che è imputabile al medesimo autore e che ha dato vita ad un unico danno-evento, anche qualora risultassero differenziati sotto il profilo del danno-conseguenza (cioè in punto di quantum debeatur).

[25]   Il 3° comma dell’art. 840 bis precisa che «l’azione di classe può essere esperita nei confronti di imprese ovvero nei confronti di enti gestori di servizi pubblici o di pubblica utilità, relativamente ad atti e comportamenti posti in essere nello svolgimento delle loro rispettive attività». Nel caso di specie si tratterebbe delle società sportive, costituite nella forma di società di capitali o di società a responsabilità limitata.

[26]   Le piccole e medie imprese, i professionisti, gli investitori, gli azionisti, i soggetti inseriti nel ciclo produttivo o di distribuzione.

[27]   Si vedano gli artt. 840 ter, 840 sexies e 840 septies c.p.c. L’art. 140 bis cod. cons., invece, consentiva di aderire all’azione di classe soltanto dopo la pronuncia dell’ordinanza di ammissibilità della domanda proposta.

[28]   L’art. 81 c.p.c., rubricato “Sostituzione processuale”, sancisce che: “Fuori dei casi espressamente previsti dalla legge, nessuno può far valere nel processo in nome proprio un diritto altrui”.

[29]   Il cui 1° comma dispone che: “Il procuratore generale e quello preposto a determinati affari non possono stare in giudizio per il preponente, quando questo potere non è stato loro conferito espressamente per iscritto, tranne che per gli atti urgenti e per le misure cautelari”.

[30]   L’art. 196 ter delle disposizioni per l’attuazione del codice di procedura civile, introdotto dall’art. 2 della l. n. 31/2019 e rubricato “Elenco delle organizzazioni e associazioni legittimate all’azione di classe”, contiene la disciplina di riferimento.

[31]   Negli altri casi, invece, il tribunale, con la sentenza di accoglimento, dovrà provvedere anche in ordine alle domande risarcitorie o restitutorie proposte dal ricorrente (ex art. 840 sexies, co. 1, lett. a), c.p.c.), assumendo un contenuto condannatorio.

[32]   L’art. 5 della L. n. 31/2019 ha disposto l’abrogazione degli artt. 139, 140 e 140 bis del codice del consumo, ma non dell’art. 37 dedicato all’azione inibitoria collettiva contro le clausole abusive.

[33]   Mentre l’art. 140 cod. cons. limitava l’esercizio dell’actio inibitoria collettiva esclusivamente alle associazioni dei consumatori e degli utenti inserite nell’elenco di cui all’art. 137 (ossia quelle maggiormente rappresentative a livello nazionale iscritte nell’elenco tenuto presso il Ministero dello sviluppo economico).

[34]   Il presidente del Coni e i presidenti delle varie Federazioni, il 9 marzo, hanno sospeso tutte le attività sportive ad ogni livello. Sono saltati gli Internazionali d’Italia del tennis (che si uniscono al Roland Garros già rinviato a settembre); la Formula 1 ha annunciato il rinvio del Gp di Baku previsto per il 7 giugno (dopo la cancellazione del Gp di Monaco, Melbourne e Shanghai); in ambito calcistico sono stati rimandati all’anno prossimo gli Europei 2020, sono state fermate Champions ed Europa League e i campionati italiani sono tutti sospesi. È stato rinviato il Giro d’Italia, così come la popolare maratona di Boston e gli Europei di nuoto. Non sono state disputate le finali di Coppa del mondo di sci e, soprattutto, i giochi olimpici di Tokyo 2020 sono stati posticipati al 2021.

[35]   Dal comunicato stampa dell’Unione Nazionale Consumatori del 25 febbraio 2020, consultabile sul sito https://www.consumatori.it/comunicati-stampa/sport-porte-chiuse-tifosi-rimborsati/

[36]   A differenza dell’Inter che, per la partita di Europa League giocata contro il Ludogorets a porte chiuse, il 27 febbraio, ha deciso che i tifosi verranno rimborsati per intero.

[37]   Si fa riferimento al Supporter liaison officer (Slo), figura introdotta dalla Uefa nel 2011 con il compito di assicurare un costante dialogo tra tifosi e società. In base alle linee guida stabilite dalla Figc nel 2015, lo Slo deve valutare, sulla base di requisiti concordati con il management delle società, le associazioni o i gruppi di tifosi che intendano interloquire con i tesserati della società. Dunque, è quest’ultima che sceglie i soggetti con cui dialogare.

[38]   Il d.l. n. 162/2019 (convertito con modificazioni dalla L. 28 febbraio 2020, n. 8), recante “Disposizioni urgenti in materia di proroga di termini legislativi, di organizzazione delle pubbliche amministrazioni, nonché di innovazione tecnologica”, ha prorogato a 18 mesi il termine entro cui le società sportive professionistiche devono prevedere nei propri atti costitutivi, a norma del nuovo art. 4 della l. n. 86/2019, un organo consultivo che provveda alla tutela degli interessi specifici dei tifosi (l’obbligo, perciò, dovrebbe diventare operativo a partire da febbraio 2021).