I CONFINI DELLA PROVA NUOVA INDISPENSABILE IN APPELLO SECONDO LE SEZIONI UNITE.

Di Paola Licci -

Cass., sez. un., 4 maggio 2017, n. 10790

Le Sezioni Unite delineano i contorni della indispensabilità della prova nuova in appello con riferimento al vecchio testo dell’art. 345, comma 3 c.p.c.,  in relazione ad un fatto già ritualmente allegato in primo grado.

Secondo la Corte la questione riveste particolare importanza, nonostante l’intervenuta modifica normativa dell’art. 345 c.p.c. ad opera della l. 134/2012, poiché il concetto di indispensabilità della prova nuova ammissibile anche in secondo grado è ancora richiamato nell’appello lavoristico, ex art. 437, comma 2 c.p.c. e nell’appello  del rito sommario di cognizione, ex art. 702 quater c.p.c..

Partendo dall’idea che solo la prova rilevante (e ammissibile) può essere acquisita al processo, sicché la mera rilevanza non può costituire misura della indispensabilità, la Corte definisce come indispensabili solo quelle prove nuove idonee ad eliminare ogni possibile incertezza in ordine alla ricostruzione dei fatti, risultando perciò decisive per il giudizio.

In altri termini, accede all’interpretazione sposata dalle sentenze 20 aprile 2005, nn.  8202 e 8203 delle Sezioni Unite in base alla quale si consente l’ingresso nel processo di secondo grado di quelle prove atte a fugare ogni dubbio circa l’esito del giudizio, indipendentemente dal fatto che esse si sarebbero potute richiedere e produrre già nel precedente grado.

La Corte accoglie dunque una interpretazione più elastica dell’art. 345, co. 3 c.p.c. rispetto a quella della c.d. indispensabilità ristretta che invece vorrebbe, in ossequio al principio di ragionevole durata del processo, che non fossero ammesse quelle prove che, benché indispensabili (nell’accezione già indicata) si sarebbero già potute produrre in primo grado ovvero di cui la decisione impugnata avrebbe potuto tenere conto se la parte fosse stata diligente nel chiederne l’assunzione tempestivamente.

Tale ultima interpretazione, secondo la pronuncia in commento, sacrificherebbe in maniera eccessiva la ricerca della verità materiale a vantaggio della durata del processo, ben potendo invece il regime delle preclusioni ammettere eccezioni in funzione della piena tutela giudiziaria.

D’altra parte, le prove mai proposte o prodotte in primo grado possono comunque trovare accesso in grado d’appello, ai sensi dell’art. 345 c.p.c. co. 3, se la parte dimostri che la mancata richiesta o produzione sia dipesa da causa ad essa non imputabile; e ciò indipendentemente dalla loro indispensabilità. Ne deriva che il concetto di prova indispensabile deve essere sganciato da quello delle decadenze istruttorie.

In sintesi, affinché la prova sia indispensabile è sufficiente che sia idonea ad eliminare ogni possibile incertezza circa la ricostruzione dei fatti indicati nella pronuncia impugnata, prescindendo dal rilievo che la parte interessata sia incorsa, in relazione a quella prova, nelle preclusioni istruttorie in primo grado.

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