Il computo dei termini a ritroso la cui scadenza si verifichi in un giorno festivo o di sabato: alla ricerca di un equilibrio

Il termine per il deposito dell’appello incidentale di cui all’art. 436 c.p.c. che scada in un giorno festivo è prorogato, per effetto dell’art. 155, commi 4° e 5°, c.p.c., al giorno non festivo successivo, e non precedente, con possibilità per la controparte di chiedere un ulteriore termine a difesa per esaminare l’atto così depositato. Tale regime non opera, invece, ove la scadenza si verifichi nella giornata di sabato, costituendo questo un giorno lavorativo a tutti gli effetti ex art. 155, comma 6°, c.p.c.

Di Guglielmo Marmiroli -

App. Lecce – sez. lavoro- 12 febbraio 2016

Con il provvedimento in epigrafe la Corte di Appello di Lecce – Sezione Lavoro – afferma che, contrariamente a quanto ritenuto da Corte Cass., Sez. III, 30/6/2014, n. 14767, la riconosciuta applicabilità dell’art. 155, commi 4° e 5°, c.p.c. anche ai termini a ritroso – quelli cioè con l’assegnazione di un intervallo di tempo minimo prima del quale deve essere compiuta una determinata attività – comporta che, ove un termine di tal genere, quale quello ex art. 436 c.p.c per il deposito dell’appello incidentale nel rito del lavoro, scada in un giorno festivo, debba essere prorogato al giorno non festivo successivo, e non precedente. Con possibilità per la controparte che ne ravvisi l’esigenza di chiedere un ulteriore termine a difesa per esaminare la memoria difensiva contenente detto gravame.

A sostengo di tale decisione vi è la considerazione che l’operare dell’art. 155, commi 4° e 5°, c.p.c. in relazione ai termini a decorrenza successiva produce, pacificamente, l’allungamento del termine a disposizione della parte che debba compiere una certa attività. Appare, quindi, irragionevole, per il Collegio, ragionare in senso opposto in caso di termini a ritroso, atteso che esula dalla ratio di tale norma l’allungamento dello spazio temporale in favore dell’altra parte che debba solo visionare l’atto avversario.

Niente di tutto ciò qualora la scadenza si verifichi nella giornata di sabato, che deve reputarsi a tutti gli effetti un giorno lavorativo, come anche confermato dall’art. 155, comma 6°, c.p.c.

La pronuncia si iscrive, così, in un orientamento minoritario ma tutt’ora presente sia in giurisprudenza che in dottrina e, a parere di chi scrive, risulta condivisibile, specie in considerazione della sensibilità che mostra nel tentare di trovare una soluzione quanto più equilibrata ad una questione affatto problematica. L’idea che i termini a ritroso siano fissati in modo tale da consentire al giudice e alla controparte di godere di un certo intervallo di tempo per conoscere le difese della parte chiamata a effettuare una determinata attività – e che quindi in caso di loro scadenza in un giorno festivo debbano essere anticipati al giorno non festivo precedente – trascura del tutto la dimidiazione cui va soggetta quest’ultima nell’approntare la propria strategia difensiva.

Di qui la necessità di trovare una soluzione di compromesso che tenga conto dei contrapposti interessi in gioco. Compromesso che potrebbe, allora, consistere in quello innanzi illustrato.

Tuttavia, suscita delle perplessità l’inevitabile discrezionalità al riguardo riconosciuta al giudice, in particolare ove questi non soddisfi la richiesta di concessione di un ulteriore termine a difesa.

Un’ultima notazione. L’art. 52, comma 4°, del d.lgs. 02 luglio 2010 n. 104 (c.d. codice del processo amministrativo) stabilisce espressamente che «per i termini computati a ritroso, la scadenza è anticipata al giorno antecedente non festivo»; ciononostante l’irrompere della tecnologia nel processo civile appare senz’altro in grado di risolvere il problema affrontato dalla sentenza annotata, eliminandolo alla radice attraverso la possibilità per gli avvocati di depositare i propri atti in qualsiasi giorno della settimana rimanendo nel proprio studio. Peccato che l’art. 16 bis della l. 17 dicembre 2012, n. 221 – rubricato «obbligatorietà del deposito telematico degli atti processuali» – al comma 7° preveda che «(…) si applicano le disposizioni di cui all’articolo 155, quarto e quinto comma, del codice di procedura civile», con la conseguenza che la questione del computo dei termini a ritroso la cui scadenza si verifichi in un giorno festivo o di sabato è destinata a ripresentarsi anche in futuro.