Cass., sez. un., 20 marzo 2017, n. 7075. Sul termine per chiedere il riesame dell’ingiunzione di pagamento europea (IPE)

Di Antonio Maria Marzocco -

Cass., sez. un., 20 marzo 2017, n. 7075

Le Sezioni Unite intervengono sull’individuazione del termine per chiedere il riesame dell’ingiunzione di pagamento europea (art. 20, Reg. n. 1896/2006/CE).

In realtà la rimessione alle SS.UU. è dipesa da un motivo di ricorso attinente alla giurisdizione, dichiarato inammissibile dalla Corte. Casuale, dunque, ma quanto mai opportuno che dell’individuazione del termine si siano occupate proprio le SS.UU.: l’art. 20 Reg. non fissa alcun termine certo. La norma si limita a prescrivere che “il convenuto” – così si esprime il Regolamento – al ricorrere dei presupposti indicati dallo stesso art. 20 «agisca tempestivamente» dinanzi al giudice competente dello Stato membro di origine. Da qui l’incertezza sul termine e sul relativo dies a quo.

La questione affrontata dalla Corte può essere così sintetizzata: il termine è di trenta, dieci o quaranta giorni? Trenta giorni è il termine fissato dall’art. 16 Reg. per l’invio dell’opposizione all’IPE; dieci giorni è il termine ricavato dall’art. 650, 3° co., c.p.c., che potrebbe operare – quale norma di diritto processuale interno applicabile – quando l’ingiunto abbia avuto conoscenza dell’IPE soltanto con l’inizio dell’esecuzione; il termine di 40 giorni è ancora una volta desunto dall’art. 650 c.p.c., il cui 1° co. lo presuppone quale termine ordinario per l’opposizione tardiva al decreto ingiuntivo (cfr. Cass., sez. un., 22/06/2007, n. 14572; Cass., sez. lav., 29/08/2011, n. 17759).

Le SS.UU. ritengono applicabili i termini di cui all’art. 650 c.p.c. Queste, in estrema sintesi, le ragioni: a) l’art. 20 Reg. afferma che “il convenuto” deve agire per il riesame «tempestivamente»; b) con questo avverbio – per il principio ubi lex voluit, dixit; ubi noluit, tacuit – non si può ritenere che il legislatore europeo abbia inteso richiamare il termine di trenta giorni fissato dall’art. 16 Reg. per l’opposizione; c) pertanto la questione procedurale – l’individuazione del termine per chiedere il riesame – deve essere regolata, in virtù della «metanorma» dell’art. 26 Reg., dal diritto processuale civile nazionale, perché non è specificamente trattata dal Regolamento; d) ciò conduce, secondo la Corte, all’applicazione dell’art. 650 c.p.c., quale disciplina di diritto nazionale affine a quella dell’art. 20 Reg.; e) inoltre al medesimo risultato conduce, questa volta espressamente, l’art. 29 (§ 1, lett. b) Reg., in attuazione del quale lo Stato italiano ha comunicato alla Commissione che «Il giudice competente per il riesame di cui all’art. 20, paragrafo 1, del regolamento n. 1896/2006/CE, e il relativo procedimento, è lo stesso giudice che ha emesso l’ingiunzione, ai sensi dell’art. 650 c.p.c. italiano. Il giudice competente per il riesame di cui all’art. 20, paragrafo 2, del regolamento n. 1896/2006/CE, e il relativo procedimento, è lo stesso giudice ordinario competente per l’ingiunzione, da adire secondo le regole ad esso comunemente applicabili».

Ne discende che in forza dell’art. 26, nonché dell’art. 29 (§ 1, lett. b) Reg., il termine deve essere desunto dall’art. 650 c.p.c., e quindi fissato in: a) quaranta giorni – termine ordinario anche per l’opposizione tardiva al decreto ingiuntivo – decorrente dal momento in cui il soggetto abbia avuto conoscenza dell’ingiunzione (o sia cessata la causa non imputabile che gli aveva impedito di contestare il credito), purché prima dell’inizio dell’esecuzione; b) o in dieci giorni dal primo atto dell’esecuzione, termine ultimo, o se si vuole «di chiusura» per chiedere il riesame, quando la conoscenza dell’IPE sia avvenuta soltanto in quel momento (come nel caso di specie, ma avendo riguardo, non senza qualche dubbio, alla notificazione dell’autorizzazione all’esecuzione resa dal giudice austriaco a seguito dello Exekutionsantrag).

Quanto appena esposto vale per le fattispecie di riesame di cui al § 1 dell’art. 20 Reg. Per le diverse fattispecie previste dal § 2 dell’articolo la Corte opportunamente chiarisce, per fini di nomofilachia, che nelle ipotesi che le stesse SS.UU., in un noto precedente (v. Cass., sez. un., 26/05/2015, n. 10799), hanno individuato come simili a quelle che giustificano la revocazione straordinaria ex art. 656 c.p.c., il termine per la domanda di riesame «risulta individuabile in quello che opera con riguardo all’istituto disciplinato da tale norma, che deve ritenersi implicitamente evocato dalla (n.d.r.: sopra ricordata) comunicazione dello Stato italiano»; mentre nell’ipotesi di ingiunzione europea emessa manifestamente per errore «si deve ritenere che, una volta considerato che in tale ipotesi l’IPE è stato conosciuto, ma, per i suoi difetti intrinseci, i suoi vizi propri, è stata inficiata la possibilità per il debitore di contestare l’ingiunzione, risulta agevole, secondo il tenore della comunicazione fatta allo Stato italiano, ritenere che il termine per il riesame decorra da quando l’IPE (non opposto in via ordinaria) venga utilizzata contro il convenuto e, dunque, dal primo atto di esecuzione, cui allude l’art. 650 c.p.c. e ciò perché la regola ivi dettata può reputarsi “comunemente applicabile” a maggior ragione quando si debba reagire pur essendosi conosciuta l’IPE, e restando, invece, inapplicabile il termine ordinario che rileva nel comma 1 della norma