Alle Sezioni Unite il rapporto tra ammissione al patrocinio a spese dello Stato e richiesta del difensore di distrazione delle spese

Di Gaia Iappelli -

Con ordinanza n. 1988 del 29 gennaio 2020, la II Sezione civile della Corte di Cassazione ha disposto la trasmissione al Primo Presidente, per l’eventuale rimessione alle Sezioni Unite, della questione di massima di particolare importanza avente ad oggetto la compatibilità tra l’istituto del patrocinio a spese dello Stato e la richiesta di distrazione delle spese da parte dell’avvocato dichiaratosi antistatario.

Il caso – La questione sottoposta all’esame della Suprema Corte traeva origine da un giudizio svoltosi dinanzi al Tribunale di Napoli, nel quale la parte attrice era stata ammessa, con delibera del Consiglio dell’Ordine, al beneficio del patrocinio a carico dello Stato. All’esito del giudizio, a seguito di domanda del difensore di liquidazione degli onorari ex art. 82 del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, il Tribunale rigettava l’istanza e revocava il patrocinio a spese dello Stato, a motivo dell’incompatibilità tra quest’ultimo e la richiesta di distrazione delle spese avanzata dall’avvocato in sede di ricorso introduttivo.

A seguito di opposizione ex art. 170 d.P.R. 115/2002, il Tribunale di Napoli confermava il provvedimento impugnato, ribadendo l’incompatibilità tra il patrocinio a spese dello Stato e la distrazione delle spese.

Il difensore proponeva, dunque, ricorso per Cassazione, censurando – con unico motivo – la violazione e/o falsa applicazione delle norme disciplinanti il patrocinio a spese dello Stato di cui al T.U. delle spese di giustizia in correlazione con l’art. 93 c.p.c. Sosteneva, infatti, che non possa dirsi che la richiesta di distrazione delle spese renda priva di effetti l’ammissione al patrocinio, qualora la parte ammessa sia risultata soccombente in giudizio.

Gli orientamenti della giurisprudenza di legittimità – Nell’esaminare la questione della compatibilità tra i due istituti, la Suprema Corte prende le mosse – come di consueto – dall’analisi della giurisprudenza di legittimità, evidenziando come le soluzioni prospettate negli anni non siano state univoche.

In particolare, la Seconda Sezione pone in rilievo come, nella maggioranza delle pronunce, emesse in particolare dalla Sezione Lavoro, si sia concluso nel senso che la richiesta di distrazione costituisce una rinuncia implicita all’istanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato, implicando necessariamente che vi sia stato un accordo tra difensore e parte assistita “per cui quest’ultima ha già trovato chi anticipa per lei le spese e non pretende l’onorario”. Tale accordo è considerato antinomico rispetto alla situazione fatta valere con l’istanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato, in cui la parte chiede che le spese e gli onorari del difensore siano posti a carico dell’Erario in considerazione dello scarso reddito del proprio nucleo famigliare.

Tale orientamento era stato, altresì, di recente confermato dall’ordinanza della Corte, Sez. VI – II, 06 marzo 2018, n. 5232, la quale aveva statuito che “il sistema del patrocinio a spese dello Stato, escludendo ogni rapporto fra il difensore della parte meno abbiente assistita e la parte soccombente non assistita, è incompatibile con la distrazione delle spese, il quale crea in via eccezionale un rapporto obbligatorio tra il difensore della parte vittoriosa e la parte soccombente, in forza del quale il reddito sorge direttamente a favore del primo nei confronti della seconda, con la conseguenza che l’eventuale richiesta di distrazione delle spese giudiziali pone in essere una implicita rinuncia al patrocinio a spese dello Stato”.

La Corte sottolinea, tuttavia, l’esistenza di una posizione contrastante della stessa Cassazione civile, secondo la quale cui non è possibile far discendere dall’istanza di distrazione delle spese la revoca del patrocinio, ammessa solo nei casi di cui all’art. 136 del T.U. spese di giustizia. Così Cass. 17461/2014, che ha statuito che, ferma l’ammissione al beneficio della parte assistita, la condotta del difensore che si sia dichiarato antistatario debba esclusivamente sanzionarsi in ambito disciplinare.

Infine, è presente un ulteriore orientamento della Cassazione penale (9178/2009) che aveva concluso per il rigetto dell’istanza di distrazione avanzata del difensore, statuendo che non sia ammessa la distrazione delle spese in difetto di anticipazione delle medesime. Non sarebbe, in altri termini, possibile condannare la parte soccombente al pagamento delle spese direttamente in favore dell’avvocato, che non abbia però anticipato alcuna somma.

La questione giuridica – Per comprendere a fondo le paventate ragioni di incompatibilità tra i due istituti, appare anzitutto opportuno soffermarsi sulle differenze di tutela offerte dai medesimi.

Per effetto dell’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, infatti, tutti i costi del processo sono posti a carico dello Stato, alcuni secondo lo schema della prenotazione a debito, altri mediante anticipazione da parte dell’erario. Di conseguenza, né la parte assistita né il suo difensore sostengono alcuna spesa e l’onorario dell’avvocato, anticipato dallo Stato, è liquidato con decreto di pagamento emesso dall’autorità giudiziaria competente a chiusura di ciascuna fase del giudizio.

La disciplina completa si coglie, in realtà, richiamando anche l’art. 133 del d.P.R. 115/2002, secondo cui il provvedimento che pone a carico della parte soccombente non ammessa al patrocinio la rifusione delle spese processuali a favore della parte ammessa dispone che il pagamento sia eseguito a favore dello Stato. In più, il successivo art. 134 prescrive che, qualora lo Stato non recuperi le spese o la vittoria della causa o la composizione della lite abbia posto la parte ammessa al patrocinio in condizione di poter restituire quanto erogato in suo favore, su questa lo Stato ha diritto di rivalsa.

La ratio dell’istituto è, quindi, senza dubbio quella di garantire il diritto di difesa della parte indigente ai sensi dell’art. 24 Cost., secondo però uno schema che renda in certi casi possibile il recupero delle spese. Tale recupero, però, è ammissibile solo nel caso in cui il giudizio dia un esito positivo per la parte ammessa al beneficio del patrocinio a spese dello Stato. Al contrario, qualora la parte ammessa risulti soccombente non è possibile né il pagamento delle spese processuali ad opera della parte abbiente in favore dello Stato né un’eventuale rivalsa.

Chiarito tale quadro, è evidente come ben differente risulti l’istituto della distrazione delle spese di cui all’art. 93 c.p.c.

Alla base dell’istanza di distrazione, difatti, vi è un accordo intervenuto tra la parte rappresentata ed il difensore, sulla base del quale quest’ultimo, oltre ad assumersi l’onere della rappresentanza del cliente in giudizio, si impegna ad anticipare le spese che dovrebbero essere da questa versate per lo svolgimento del processo e a non richiedere nulla a titolo di compenso. Di converso, il cliente autorizza il difensore a riscuotere le spese e gli onorari direttamente dall’altra parte soccombente, potendo così disporre, in caso di esito favorevole della lite, di un titolo anche nei confronti della medesima.

Il fondamento della distrazione è, dunque, oltre che l’esigenza di assicurare al difensore maggiori garanzie di conseguire il proprio compenso facendo sorgere un diritto di credito direttamente esercitabile verso il soccombente, la volontà di favorire l’anticipazione delle prestazioni professionali da parte del difensore medesimo, non facendo sostenere spese alla parte difesa. È evidente, però, che la gratuità per l’assistito si realizza nella misura in cui la sua pretesa risulti fondata ed il difensore della parte vittoriosa possa così ottenere il pagamento degli onorari non riscossi dalla parte soccombente. In caso contrario, il difensore si rivolgerà al proprio cliente per ottenere il pagamento delle spese e degli onorari.

Alla luce di tutto quanto sinora esposto, è palese che per la parte assistita risulti ben più vantaggiosa l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, in quanto insensibile all’esito della lite. Per il difensore, al contrario, l’istanza di distrazione può essere preferibile, nel sol caso di accoglimento della domanda, in quanto gli consente di percepire il compenso direttamente dalla controparte soccombente. Ciò può valere a spiegare la condotta del difensore che si dichiari antistatario in giudizio in cui la parte è stata ammessa al patrocinio a spese dello Stato.

Il quadro va, infine, completato tenendo conto di un ultimo particolare, l’insindacabilità della dichiarazione di distrazione. Secondo la giurisprudenza di legittimità, difatti, il difensore ottiene la distrazione in proprio favore sulla base della sua mera dichiarazione, vincolante per il giudice. Ciò comporta che né il cliente né l’autorità giudiziaria possa contestare quanto affermato dall’avvocato – che si sia dichiarato anticipatario – in sede di condanna alle spese.

La rimessione alle Sezioni Unite – In attesa della pronuncia delle Sezioni Unite, è utile sottolineare che la giurisprudenza di legittimità pare essere comunque assestata nel sostenere che via sia un’incompatibilità logica tra i due istituti.

La vera scelta rimessa dalla Seconda Sezione, pertanto, sembra risiedere nella prevalenza tra il patrocinio a spese dello Stato e la distrazione delle spese. Le Sezioni Unite dovranno, in definitiva, chiarire se la distrazione comporti o meno la rinuncia implicita al patrocinio, tenendo conto della necessità di perseguire obiettivi distinti e ugualmente importanti: garantire alla parte assistita la tutela più ampia consentita dall’ordinamento, ostacolare comportamenti opportunistici da parte degli avvocati e preservare per quanto possibile le casse dello Stato.